Cronache indiscrete

New York, April 13, 1949. Director William Dieterle disclosed that he made a deal for three pics in three years with Italian distributor and financier Ferruccio Caramelli shortly before leaving for Europe on the Queen Elizabeth las night. Caramelli also in New York, departs homewards tomorrow to prepare the ground for Dieterle’s initialer for him, “Stromboli,” which will roll at Stromboli in the middle of May. Pic will star Italian actress Anna Magnani with dialog in English. 

Aprile 1949

Due figliuoli prodighi — o quasi — son tornati in Italia: Anna Magnani e Amedeo Nazzari. Nannarella s’era allontanata da Roma per pochi giorni, giusto per la presenziare alla prima londinese de L’onorevole Angelina. La Magnani ha spopolato, come si dice, ed eccitato il pubblico inglese, di solito così parco di entusiasmo. Ma è un fatto che i critici e i cronisti mondani non hanno risparmiato gli aggettivi per descrivere l’apparizione sullo schermo e in società dell’attrice romana. I capelli arruffati e le occhiaie della Magnani hanno fatto colpo sui londinesi, tutti concordi nell’esaltare questa donna italiana definita dal News Chronicle «l’attrice più poderosa dello schermo contemporaneo». I cronisti mondani che s’aspettavano l’irruzione di una popolana italiana urlante e gesticolante, nel vederla in abito da sera, dignitosa e riservata, coi capelli contenuti in un fazzoletto di pizzo, hanno esclamato: «Dio quanto è timida!» e han cominciato a chiamarla «signora». Il successo di Angelina s’è concluso con una scrittura: Anna Magnani, infatti, s’è accordata con Filippo del Giudice per la realizzazione di un film che dovrebbe essere girato in lingua inglese, ricavato da un soggetto di Fabrizio Sarazani e affidato alla regia del francese Claude Autant-Lara (già regista del Diavolo in corpo).

Massimo Serato, che sta interpretando il film di Capuano Rondini in volo nelle vesti di un aitante pilota, si è definitivamente riappacificato con Anna Magnani, dopo una “rottura” durata quasi tre anni. Il zazzeruto attore passa le sue domeniche a Fregene con Nannarella reduce dalle delusioni di Rossellini e dai successi londinesi. I maligni di dividono in due grandi categorie dopo questa notizia: quelli che dicono che Serato è un ripiego dopo l’affare Rossellini-Bergman e quelli che affermano che la Studebaker di Serato è un vantaggio dopo il sequestro governativo della Buick fuoriserie della diva, ridotta per breve periodo a girare in camioncino Topolino. Massimo Serato procede speditamente senza curarsi delle chiacchiere sul suo conto e, nonostante sia un simpatico ragazzo, per il suo modo di fare viene unanimemente creduto antipatico. La Magnani è caduta ammalata proprio mentre si accingeva a ripartire per Londra dove dovrebbe definitivamente concludere il contratto per un film italo-inglese. Intanto è stato ancora rimandato l’inizio di Aria di Roma, che verrà diretto da Bonnard.

Rossano Brazzi

Rossano Brazzi ritorna in Italia. Quando Brazzi partì per l’America gli augurammo molta fortuna. Poi, fra parentesi, dicemmo: «Rossano sta meglio fra noi: qui piace, è simpatico e popolare. Laggiù, forse, troverà difficoltà ad affiatarsi».
Oggi da Hollywood, giunge una notizia sorprendente: «A metà maggio Rossano Brazzi sarà a Roma per lavorare, come protagonista, nel film interpretato da Anna Magnani, film che si chiamerà Stromboli».
Il ritorno del figliol prodigo è probabilmente legato all’insuccesso di pubblico e di critica di Piccole donne, insuccesso dovuto, secondo noi, ad un malinteso fra Rossano ed il suo produttore. Brazzi non era tagliato per quella parte: scegliere un’interpretazione poco gradita all’attore non è stato certamente intelligente. Rossano ha dimostrato di avere qualità eccellenti: spettava al suo produttore, al regista, valorizzarlo nel migliore dei modi possibile. L’insuccesso è costato certamente caro al nostro giovane attore, che oggi fa la valigia e se ne torna, sia pur temporaneamente a girare sotto il nostro bel sole tiepido.
Ma la notizia è interessante per un altro verso. Anna Magnani sembrava aver incassato passivamente l’evasione di Rossellini, la Bergman, il film ai piedi del Vulcano e le maldicenze dei giornalisti. Evidentemente meditava un piano d’attacco a grande affetto.
Con l’annuncio di questa seconda edizione del film su Stromboli, che verrà girato negli stessi luoghi dove attualmente girano Rossellini e la Bergman, Anna Magnani ha lanciato una sfida alla bella svedese.
Sembra che Annetta nostra abbia ragionato così: «Rossellini farà un film a Stromboli? Anche io. Interprete del film di Rossellini sarà un’attrice famosa, una Giovanna d’Arco, ventesimo secolo? Interprete del mio film sarà io stessa, celebre anch’io, non come la Pulcella d’Orleans, ma come l’Onorevole Angelina, che può essere considerata l’emula in edizione popolare dell’eroica ed intraprendente Giovanna. Il protagonista maschile che agirà a fianco della bella svedese sarà un pescatore salernitano? I pescatori non m’interessano. Avrei forse potuto scegliere Massimo Serato; ho preferito invece Rossano Brazzi».
I due films, dunque, su Stromboli marceranno quasi contemporaneamente. Fra poco Nannarella e Rossano raggiungeranno Stromboli (l’isola, di punto in bianco, è al centro dell’attenzione mondiale) con la loro troupe e si incontreranno con la Bergman e Rossellini. Ma la Magnani ha già dichiarato: «Sono convinta che Ingrid ed io diverremo buone amiche».

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Vulcano di William Dieterle

Anna Magnani (ex donna perduta) è la colonna principale su cui poggia l’edificio di Dieterle

Anna Magnani in Vulcano

Roma, Febbraio 1950

Ricordate il gran parlare che si fece l’estate scorsa sulle isole Eolie? Sembrava a un certo momento che il nostro cinema dovesse ridursi in cenere e lapilli. Le gazzette si erano trasformate  in crateri eruttanti pettegolezzi. Nella grande regata verso le coste di Stromboli e di Vulcano erano impegnate alcune fra le più notevoli personalità del nostro cinematografo. Il pubblico, imbaldanzito dai reportages sensazionali, era in preda ad un autentico «tifo» sportivo. Scelto il proprio idolo, ognuno smaniava e da lontano cercava di far giungere sulle coste delle isolette mediterranee l’incoraggiamento più appassionato.

Adesso molta acqua è passata sotto i ponti e della cosiddetta «battaglia delle Eolie» non rimane che un modesto ricordo. Si è creata insomma un’atmosfera respirabile per poter accogliere con serenità il primo dei due film vulcanici, quello —per intenderci — diretto a tempo di primato dal tedesco-hollywoodiano William Dieterle e interpretato da Anna Magnani.

Vulcano (il titolo deriva dal nome dell’isoletta in cui la vicenda si svolge) è un’opera che , pur avendo degli squarci di indiscusso valore, non riesce a pervenire — come racconto cinematografico — a convincenti risultati. Soprattutto manca nel film di Dieterle la calda e persuasiva partecipazione umana. La drammaticità degli avvenimenti narrati risulta esteriore, non si amalgama col sangue e con l’anima dei protagonisti. Questa sostanziale debolezza del film va addebitata non tanto al regista, quanto all’autore del soggetto e — in minor misura — agli sceneggiatori. (…)

Tenendo conto che l’opera fu girata con l’orologio alla mano (l’estate scorsa, per molteplici motivi, esisteva la psicosi della fretta), possiamo assolvere William Dieterle. Che volete, presto e bene raro avviene; soprattutto poi nel caso di Vulcano, in cui il regista sbaglia strada e invece di imboccare quella dell’arte, s’avvia a passo bersaglieresco proprio nella direzione opposta.

Vi sono nel film gli squarci notevoli a cui abbiamo accennato in principio. Tutta la sequenza della tonnara è di una eccezionale efficacia cinematografica. Un pezzo di bravura, da ritagliare e mettere in disparte una eventuale antologia. Ma giova questo “do di petto” al tessuto narrativo del film? È una sequenza che potrebbe essere inserita in qualsiasi pellicola girata sulle coste siciliane. Alla stessa stregua vanno considerate le scene della pesca subacquea. Invece l’unico momento veramente originale, che in certo modo fa presa sul corpo del racconto, è quello riguardante le cave di pomice. Qui il paesaggio non resta fine a se stesso, ma diventa elemento espressivo di una particolare psicologia del dramma umano.

E veniamo agli interpreti. Anna Magnani (ex donna perduta) è la colonna principale su cui poggia l’edificio di Dieterle. Non è certamente questa la migliore interpretazione della nostra “diva”, però bisogna riconoscere che senza di lei il film sarebbe stato un’altra cosa. Anna Magnani in Vulcano recita con gli impeti di una leonessa: o fate largo o vi sbrano tutti. Con un’attrice così scatenata, il regista deve tramutarsi a un certo momento in domatore. Eppure la star romana nella sua foga (che talvolta porta a strafare) raggiunge momenti di entusiasmante efficacia. Se questo film avrà successo fra il pubblico, gran parte del merito sarà suo.

Maria è impersonata dall’americana Geraldine Brooks, Non le si può certo offrire serti trionfali, ma non le si può neppure gettare una croce sulle spalle. Ha un corpicino scattante come una puledra, un sorriso vorace, due occhi espressivi. Non chiedetele troppo: tenete conto che doveva impersonare una giovane e ardente siciliana, e non dimenticate la sua origine yankee.

Per il terzo interprete principale, meglio intonare il coro “delle bocche chiuse”. Ci dispiace per Rossano Brazzi, ma la sua rentrée, dopo la sfortunata parentesi hollywoodiana, non ha certo sprizzato scintille. Però nei panni di quel personaggio “nè carne nè pesce” chi se la sarebbe cavata?

Ezio Colombo

Alla premiere di Vulcano tutti parlavano di Rossellini

Mentre sullo schermo, infatti, la Magnani viveva magistralmente il dramma di Maddalena, nelle redazioni dei giornali piombava inattesa e folgorante la «prematura» notizia della nascita del figlio di Ingrid

Manifesto per il film Vulcano di William Dieterle
Manifesto del film

Roma, febbraio 1950

Serata sismica quella del 2 febbraio u. s. al cinema Fiamma di Roma, durante la «gala» per il film Vulcano. Le prime «scosse» furono avvertite alle ore 10,30, le ultime alle ore 1,40.

Gli spettatori, tra i quali erano Vittorio Emanuele Orlando, Zellerbach, ministri, senatori, deputati, registi, attrici, attori e filantropiche marchese, cominciarono a considerare la possibilità di un sabotaggio del film quando, dopo venti minuti di continue interruzioni a salti, tacque il sonoro. Tornò la luce in sala e Renzo Avanzo, soggettista e aiuto regista del film, salì sul palcoscenico piroettando alla Harry Feist, Quindi, fra lo stupore generale, il singolare presentatore dichiarò: «Questo che state vedendo non è il film che abbiamo fatto. Comunque abbiate pazienza: si deve riparare un guasto alla macchina del sonoro». Anche dopo il lungo intervallo, la proiezione non riprese regolarmente e, prima di giungere alla sospirata fine, si verificarono altre due interruzioni. Al termine della proiezione Sandro Pallavicini disse ad uno dei produttori del film, Ferruccio Caramelli: «Non capisco perché hai preso Roberto Rossellini come operatore di cabina». Era una gustosa malignità. Secondo voci più accreditate il «sabotaggio» sarebbe stato invece di natura politica, essendo la «gala» a beneficio del «villaggio del fanciullo giuliano».

Nel corso della serata inoltre la signora Calvino veniva derubata della borsetta; Luchino Visconti e Massimo Girotti si scontravano con un fotografo, ostinato nel fare scattare il lampo della sua macchina più volte durante la proiezione, e l’attore Folco Lulli fu aggredito da un inesorabile mal di denti e costretto ad abbandonare la sala.

Il destino volle che Rossellini fosse a tutti i costi il protagonista della serata. Mentre sullo schermo, infatti, la Magnani viveva magistralmente il dramma di Maddalena, nelle redazioni dei giornali piombava inattesa e folgorante la «prematura» notizia della nascita del figlio di Ingrid. Il collega GianLuigi Rondi, che ha preso nella «corte» di Rossellini il posto del compianto Mariano Cafiero, si trovava tra noi al cinema Fiamma ma, riuscendo a dominare l’emozione, teneva ben celata nel cuore la notizia appresa pochi minuti prima delle 21, e alle ore 23,30, in preda a viva agitazione abbandonava il suo posto di critico per recarsi alla Clinica Margherita a visionare il neonato. Poi, avute disposizioni dall’alto, ne dava la comunicazione ufficiale alle redazioni dei giornali. Fra l’altro, il portavoce di Rossellini si è premurato di dichiarare che i genitori del Rossellini junior erano concordi nel battezzare ed allevare il bimbo secondo la religione cattolica.

 

 

Vulcano

Bisogna aver visto Anna Magnani al lavoro, un lavoro assiduo, senza riserve, snervante, che le ha permesso di assorbire il suo personaggio con prodigiosa facilità.

Anna Magnani in Vulcano
Anna Magnani in Vulcano foto Maraini

Gennaio 1950. Per la prima volta un celebre regista americano, William Dieterle, ha diretto, in Italia, un film interpretato da una nostra celebre attrice, Anna Magnani, da un nostro attore popolarissimo, Rossano Brazzi, e da una giovane americana già celebre, Geraldine Brooks; un esempio di collaborazione internazionale che apre nuove vie al nostro cinema.

Chi conosce l’arcipelago delle Eolie, nude e ardue isolette vulcaniche rose dalle maree, ha già molti punti di vantaggio sulla gran massa del pubblico per arrivare a comprendere quale potrà essere l’atmosfera in cui si muovono i protagonisti del film Vulcano, quale la psicologia di Maddalena, eroina della vicenda, il cui destino è il destino stesso delle genti dell’arcipelago; uomini, donne, bambini che, come il flusso e il riflusso del mare, ogni settimana i piroscafi strappano alla loro povera terra verso lunghi anni d’emigrazione, o a quelle rocce riconducono dalle terre più lontane, segnato il viso dal lavoro. Ma avere idea della vita dell’arcipelago non basta.

Come conciliare Anna Magnani quale la conosciamo, così esuberante e naturalmente portata al riso, con la scarna, disperata nudità dell’ambiente, con Maddalena, infine, che porta il peso di tante amare esperienze, di un’infelicità ancor più grave perché è di tutti oltre che sua?

Bisogna averlo visto girare, Vulcano, per capire. Bisogna aver visto Anna Magnani al lavoro, un lavoro assiduo, senza riserve, snervante, che le ha permesso di assorbire il suo personaggio con prodigiosa facilità. Preferendo riposare al mattino, dedicava il pomeriggio e la notte, ogni giorno, allo studio e alla preparazione del suo animo d’artista. Con l’aiuto di una amica americana, ha saputo persino mettersi in grado, in pochi giorni, di recitare in lingua inglese con perfetta efficacia. Né mai si è stancata di provare e riprovare, sotto il sole spietato o alla luce abbagliante dei riflettori, pur di riuscire a dare il meglio di sé stessa, nella duplice versione in italiano e in inglese.

Il regista William Dieterle, è entusiasta di lei. Subito un’intesa artistica quasi istintiva si è stabilita fra l’attrice e il regista, e non v’è scena che non sia stata studiata e attuata in comune accordo; insolitamente tolleranti e comprensivi l’uno dell’altra, hanno sempre saputo riconoscere ciascuno i propri errori ed emendarli.

Così non è stato difficile lavorare a Vulcano. Duro, durissimo, sì, ma in perfetta armonia con gli uomini e con la natura, la quale è, in fondo, la grande protagonista del film. Una natura primordiale, aspra e minacciosa, e perciò ardua da affrontare e da ridurre — contaminandola il meno possibile — alla stregua delle umane passioni, siano pur esse le più istintive ed essenziali.

Costante, dominante, è stato lo sforzo d’inchinarsi alla natura. Ed è questo scopo che la Società produttrice, Artisti Associati – Panaria Film, ha deciso fin dall’inizio di realizzare l’opera nei luoghi stessi dove si svolge la vicenda, trasferendo l’intera compagnia all’isola di Vulcano. Buona parte delle scene, anche fra le più importanti, avrebbe potuto essere girata nei teatri di posa; ma il pubblico sa ormai per esperienza che gli artifici degli studios, anche quando sono perfettamente mascherati, infondono inevitabilmente una certa freddezza nella scena, e che essa si trasmette innanzitutto agli interpreti stessi.

Perciò non si è esitato di fronte ad alcuna difficoltà tecnica, ad alcun disagio fisico o morale. Dopo aver effettuato le riprese a Vulcano, l’intero cantiere è stato trasferito all’isola di Lipari, in località Canneto, ove si è continuato il lavoro fra le rocce bianche e roventi, nelle cave di pomice dove gli operai devono lavorare quasi soffocati dell arido pulviscolo. Un quadro naturale invero apocalittico la spietata ferocia del sasso infuocato a picco in un mare decisamente nemico.

Volcano by William Dieterle with Anna Magnani

If you like a meaty novelette, coupled with some first-rate acting, and dubbed into American, because this is the English version, then Volcano is your picture.

Magnani Volcano

London, December 1952

If you can bother to recall the fuss that eventuated when Miss Ingrid Bergman decided she would like to marry the Italian film director, Signor Rossellini, you may also remember that at the time she was being directed by him in a film called Stromboli. Rossellini had originally planned to make the film with Italian leading dramatic actress Anna Magnani, but the rumpus that began to surround the project sent Miss Magnani off to America’s William Dieterle to see if they couldn’t beat the other team to it. So while Miss Bergman was busy walking bang  into Stromboli, Miss Magnani was tearing headlong into Volcano. It became, in fact, a fight to a volcanic finish: but who won is anybody’s guess.

It is a couple of years since we saw the Rossellini-Bergman epic. The Magnani-Dieterle piece, after being held up for some twelve months, has at last appeared and, if we are not exactly staggered, we are at least interested. Perhaps in our opinion Miss Magnani wins by a short 1500 feet, which is the amount of cutting her film had to undergo before we were allowed to see it.

If you like a meaty novelette, coupled with some first-rate acting, and dubbed into American, because this is the English version, then Volcano is your picture. The story is about a prostitute who has made Naples too hot to hold her, and who has been sent back by the police to her native island. Finding that a deep-sea diver has evil designs on her young sister, she saves her from a fate worse than death by first seducing the would-be seducer, and then eliminate him good and proper by cutting off his air-supply. After this, she decides she is tired of life, and walks into an erupting volcano.

Just for good measure there are some unpleasantly realistic scenes of a harpooned corpse dragged up in a net for tunny-fishing, and a little dog deliberately smothered under a load of shoveled pumice. Not exactly a story that would qualify Volcano to rank as one of the world’s classics.

The trouble is that, while the film does present a classic actress in the person of Anna Magnani, it only presents half of her. You see her, but you don’t hear her. Except when she sings, or utters ejaculations that can’t be dubbed, you hear instead a synchronised voice speaking fluent American. It is certainly well done. If there is anything to be said for dubbing, it can be said of this specimen of it: but the fact remains that Miss Magnani with an American voice is not Miss Magnani, whose every inflection and twist of dialogue has a calculated characteristic style.

The whole film, in fact, is predominantly a Hollywood product: and for all the sense you get of its being made in Italy, it might just as well have been made in California, with back projection. And this impression is heightened by the charmingly fresh performance of Hollywood’s own Geraldine Brooks as the younger sister. She is sweet, and acts far better than she has been encouraged to do in any of her American pictures, but never for one moment could anyone believe she was a native of the Eolian Islands, tumbled hair, bare legs and tattered dresses notwithstanding. She is simply another chip from the well-carved Hollywood block.

C. A. Lejeune

A Volcano Called Anna

Her name is Anna Magnani, and I met her in Rome. Hers is about the best-known face in Italy. She is a film star.

Anna Magnani in Volcano (1950)

Rome, January 1950

A new film called Volcano will be show in Rome next week. Il will tell the story of a woman. But it is the story of the woman behind the film which I’d like you to hear.

Her name is Anna Magnani, and I met her in Rome. Hers is about the best-known face in Italy. She is a film star.

Once, she used to play comedy stuff. She used to carry around quite a few pounds of weight that weren’t absolutely necessary. She used to say that her face was her fortune “because it is ugly and ridiculous.”

When I sat talking to her in her flat the other day, she was slim and had a curious sort of beauty. She had also become a passionate, dramatic actress, and had made a movie which she privately thinks will kick the movie world sideways with surprise.

And thereby hangs the tale I’m going to tell you.

A year ago this month, she was lunching in the Excelsior Hotel, Rome, with a film director called Roberto Rossellini. This Rossellini had directed her in pictures, and had gone as far to indicate — in the modest way Italians have — that he was her inspiration. The way Rossellini figured it to his pals was that while Miss Magnani was a pretty good actress, she needed his direction to add the genius touch.

During lunch they were talking about a film which Rossellini was to direct — and in which Miss Magnani might star — called Stromboli.

Miss Magnani was pretty happy. She had told her friends that, in her opinion, she and Rossellini might even be married as soon as they were both divorced.

She didn’t know that Rossellini had in his pocket a letter saying that Ingrid Bergman would like to work for him.

Rossellini got up from the table and went to the airport. He stepped on a plane and flew to America.

Next day he was dining with Ingrid Bergman, arranging for Ingrid to star in his new film called Stromboli.

Anna waited for a while, at the Excelsior in Rome.

At first she didn’t quite realise what had happened. Gradually the truth became too clear to be blinked at. Rossellini was definitely taking Bergman to the lonely, volcanic island of Stromboli to make the film of that name. In fact, they were there.

For two months Anna sat quiet, thinking, doing nothing else.

Then, suddenly, she moved into action with all the passion of a Latin.

She rushed round to her script writer and producer, Renzo Avanzo. He had written Stromboli.

“I want another script for a film to be made on a lonely, volcanic island,” she said, without a smile. “And I want the theme to show what men are really like. We’ll make it on the island of Volcano. And we’ll call it Volcano.”

Now, the island of Volcano is just four miles across the sea from the island of Stromboli. If the wind is in the right direction you can shout from one to t’other.

Anna Magnani and the unit started in the film a full two months behind “the firm next door.” It seemed impossible that they could ever catch up on such a lead.

But Anna worked with a speed that nobody had ever seen her use before.

All through the shooting of the film she stayed on the side of Volcano from which it was not possible to see Stromboli.

Not until her work was done did she walk across the island and look across at Stromboli. A few friends stood by, silently. But Anna didn’t say anything. She just put her tongue in the direction of the island over the way — and blew a colossal raspberry.

She had finished her movie dead on time with Rossellini‘s. But Anna had spoken her part in Italian, and she wanted this film dubbed in English, for world showing. Dubbing by someones else would take a long time.

So Anna learned English — just like that — in about a fortnight. And she dubbed the picture herself. So she was still neck and neck with Rossellini.

Today, Anna sits in her apartment in Rome, and waits restlessly for the picture to be processed.

The Italian version will be premiered in Rome next week. Nobody has seen it yet.

Several people have seen the Rossellini-Bergman picture, Stromboli, which is still having the technical jobs finished in America. They say it’s good, astonishingly good.

Anna doesn’t sat so — but she thinks her film is better.

Noel Whitcomb

La Magnani-Magnani e non una Magnani Hollywood

“Se l’impostazione del lavoro ha un certo cliché, io posso essere libera finché mi pare, ma il film rimane quello”

Burt Lancaster Anna Magnani The Rose Tattoo

Roma, giugno 1970

Si è detto che Vulcano, da lei interpretato nel ’50, fosse un po’ una concorrenza a Stromboli, il primo film della coppia Bergman-Rossellini.

Ma certo che lo era. Certo. Come mai l’ho fatto? Per i soldi. Perché mi hanno pagata in maniera… molto brillante. Ah be’, viene un momento in cui posso anche essere cinica. La storia però era bella e se non è riuscito un grosso film, dipende da Dieterle, il regista. Un uomo adorabile, guardi. Una persona perbene. Fine, sensibile. Ma che cosa poteva capire lui dell’isola, dell’ambiente italiano in cui si svolgeva la vicenda? Solo le cose che si sanno bisogna raccontare, no? Lui invece veniva dall’America e le scene le vedeva sempre in una data maniera… Tipo Hollywood, diciamo.

A posteriori non pensa che i suoi film americani abbiano tutti una patina un po’ di maniera?  

Eccetto La Rosa tatuata, gli altri due sì. Selvaggio è il vento e Pelle di serpente, sì. Un po’… Sebbene anche lì debbo dire che mi hanno lasciata liberissima. Però, se l’impostazione del lavoro ha un certo cliché, io posso essere libera finché mi pare, ma il film rimane quello. Con Daniel Mann, invece, il regista di Rosa tatuata, abbiamo parlato la stessa lingua ed è venuta fuori una cosa non tanto Hollywood. S’immagini che un giorno Mann s’è seduto vicino alla macchina da presa e ha detto a me e a Burt Lancaster: «Fate voi. Vediamo cosa combinate». Ora questo, per un regista americano, è la fine del mondo. In Rosa tatuata poi ho avuto la fortuna di trovare un produttore… duro eh, durissimo, ma molto intelligente. I primi giorni mi sentivo tutta squilibrata, fuori ambiente, no? Quando mi ha vista così, è venuto da me con il regista e mi hanno fatto questo discorso. Che per me è magnifico. «Noi ti sentiamo infelice, dentro. Noi vogliamo che tu sei la Magnani Magnani, e non una Magnani Hollywood. Perciò butta fuori quello che hai e sentiti te stessa». Forse il mio Oscar è nato anche da lì. Da quella comprensione.

(fine della seconda parte)