Vita faticosa di Anna Magnani a Vulcano

Anna Magnani in Vulcano (1949)
Anna Magnani in Vulcano (1949)

Vulcano, luglio 1949

Anna Magnani ha “girato” il suo primo bacio cinematografico e c’è voluta la pazienza teutonica di William Dieterle per farglielo fare. «Mi vergogno», si schermiva l’attrice, sottraendosi all’abbraccio di Rossano Brazzi, «mio Dio, non l’ho mai fatto!». «Kiss!», ordinava Dieterle con voce tonante. Allora Anna ubbidiva, accettava l’abbraccio e il bacio, la macchina da presa “carrellava” sulla scena madre del film, poi, quando il quadro era terminato, i due protagonisti scoppiavano a ridere, e lei, la scanzonata Anna Magnani, si abbandonava su una panca timidamente, borbottando: «Che vergogna! Non ho mai baciato nessuno sullo schermo, ho sempre fatto la “Angelina”». Brazzi la incoraggiava: «Va benissimo, solo mi stringa un po’ di più». Ma per lei c’era soltanto la preoccupazione di quel che avrebbe detto il pubblico, vedendola: «La Magnani che fa la fatale!», immaginava ogni tanto ad alta voce; oppure: «Lo sai quanto ridono quando vedono la Magnani che bacia?». Brazzi seguitava coi consigli: «Si lasci andare, non ci pensi, e vedrà che ci baciamo come si deve». Più tardi, distesi al fresco sulla spiaggia, si accese fra i componenti della troupe un’accanita discussione se quello dato a Brazzi fosse veramente il primo bacio cinematografico della Magnani.
Ricorsero a lei per accertare la verità ed Anna ammise allora di averne dato un altro, in precedenza, uno solo, ad Amedeo Nazzari nel film Il bandito. Spiegò singhiozzando: «M’ha tanto impressionato il bacio di Nazzari, che manco me lo ricordavo e credevo che questo fosse il primo»

La vita di Anna Magnani a Vulcano è faticosa, sia pure nella più bella casa dell’isola, con una cameriera e un cameriere personale, oltre i comuni inservienti, un’auto a disposizione per i trasferimenti e il permesso di confezionarsi a parte le vivande con materie prime fatte venire espressamente da Roma. C’era un gran timore, prima che s’iniziasse il film, di come Anna Magnani avrebbe reagito all’ambiente selvaggio delle Eolie. La parola d’ordine impartita a tutti fu di essere il più gentili possibile con Anna, di assecondarla in tutto, di non discutere mai con lei, di sorriderle sempre. «Mi costa un milione al giorno», raccomandò a tutti il produttore Caramelli, «non datele nessun motivo per ammalarsi e prolungare il lavoro».

Il film Vulcano è un dramma in cui passioni umane essenziali e primordiali possono trovare una sorta di giustificazione o un movente nell’ambiente naturale, aspro, inquieto e quasi minaccioso dell’isola vulcanica. La natura dunque, dovendo sempre prevalere e quasi intonare l’azione cinematografica aveva bisogno di un interprete che le andasse incontro di continuo e che la tollerasse in ogni manifestazione. V’è un episodio, apparentemente insignificante, che illustra molto bene la fedeltà di Anna Magnani alla natura. Si stava girando nelle prime ore pomeridiane una scena nella casa paterna di Maddalena: il ronzio delle mosche quasi sopraffaceva il ronzio della macchina da presa e già due o tre volte la scena aveva dovuto essere ripetuta perché una mosca era andata a posarsi sui capelli o sulla mano di Maddalena. Dieterle non aveva ancora finito di dire «macchina»… ed ecco la mosca, la solita mosca entrare in campo. Già si stava pensando di dare una spruzzata di Flit quando Annuzza osservò: «Scusate, le mosche ci sono o non ci sono in quest’isola? Dal momento che ci sono lasciamole…». E la scena rimarrà con la mosca.
D’altra parte sono questi i principi artistici cui tutto il film s’informa e sono questi intendimenti estetici che hanno portato all’isola di Vulcano la compagnia cinematografica degli Artisti Associati – Panaria Film. Se è vero, ed è in gran parte verissimo, che non v’è soggetto cinematografico che non possa essere realizzato nel teatro di posa, è altresì verissimo che l’artificio del teatro di posa, pur ricostruendo la natura, non può ricostruire l’atmosfera della natura dalla quale nascono gli stati d’animo veri. L’allucinante paesaggio dell’isola di Salina e delle cave di pietra pomice nel quale si svolge un episodio del film, avrebbe potuto essere artificialmente creato; però in tal caso lo stato d’animo dei protagonisti non sarebbe stato lo stesso, e con ogni probabilità Anna Magnani non avrebbe dato quello che forse rimarrà nella cinematografia mondiale come uno de brani più avvincenti e perfetti.
Questo risultato è stato ottenuto imbarcando gli artisti, tecnici, macchine e attrezzi su due grossi motovelieri e trasferendo l’intero cantiere dall’isola di Vulcano all’isola di Lipari. Tutta la compagnia ha vissuto per dieci giorni a Canneto, in una terra semplicemente infuocata. S’immaginino montagne bianche e picchi e burroni e valli bianche di un candore di neve, martellate da un sole che abbacina.
A Canneto, nei pressi delle cave ove le scene sono state riprese, il pulviscolo creato dalle esplosioni delle mine e della lavorazione della pomice rende l’aria quasi irrespirabile, densa, mucilaginosa. È un’aria che penetra implacabilmente nella gola, nel polmoni, nelle vesti, nel capelli, negli orologi a polso; un’aria che appanna gli obbiettivi fotografici e fa stringere i denti. A Salina gli operai delle cave di pomice debbono lavorare con la maschera per non morire di consunzione a cinquant’anni. Nessun fondale avrebbe potuto riprodurre quel paesaggio bianco e allucinante, quel paesaggio nel quale ogni cosa, ogni essere, ogni uomo sembrano assumere proporzioni quasi metafisiche; quel paesaggio in cui il contrasto delle luci e delle ombre ha le stesse vibrazioni della fata morgana. Nè a Canneto un artista può esse la stessa del teatro di posa. A Canneto, confusa fra le donne che lavorano la pomice, lavoratrice anch’essa, Anna Magnani ci ha dato il suo pianto più disperato e più vero.
Ancor oggi, a qualche settimana di distanza, nel quartier generale degli Artisti Associati – Panaria Film, la gente parla delle riprese a Canneto come di una fatica che non sarà presto dimenticata. Deve pensare a questa e a tutte le altre fatiche che il film Vulcano impone, chi percorrendo fra due siepi di fichi d’India il sentiero al quale si affaccia la casetta di Anna Magnani, trova le persiane ancor chiuse a mattina già inoltrata. Annuzza ha faticato e continua a faticare, e non bisogna essere avari col suo riposo.

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Intesa artistica tra Anna Magnani e William Dieterle

Intesa artistica quasi istintiva, fra Anna Magnani e William Dieterle

Anna Magnani e William Dieterle
Anna Magnani e William Dieterle

Vulcano, luglio 1949

Alle sette comincia a far caldo, se non tira vento da maestro. Alle sette in punto, col sole ancora a mezz’aria sull’orizzonte come un gran pallone che stenti a prendere quota, il caldo è già assai forte, da non poter resistere sotto una tenda che non sia protetta dall’ombra. A quest’ora gli artisti, i tecnici, i generici, gli operatori, gli operai della compagnia del film Vulcano si mettono in giro, per i loro lavori, oppure se per caso è festa, vanno intorno ognuno pei fatti propri ; sicché come niente potete incontrare camminanti per questa isoletta, Rossano Brazzi, e Dieterle, Stolof e Geraldine Brooks, Oliver e Vitaliano Brancati approdato di recente quaggiù per scrivere certi dialoghi. Però inutilmente cerchereste Anna Magnani o Annuzza che dir si voglia o Maddalena, come più spesso si senti dire ora dagli isolani.
Anna Magnani è l’artista; Maddalena è la loro donna, la donna degli isolani. Maddalena dunque ha ormai sopraffatto Anna, una signora bruna che giunge da Roma con un cane lupo al guinzaglio. Maddalena è, in certo senso, la prodiga figliola di questa terra cui il destino ha imposto quasi la stessa vicenda delle genti dell’arcipelago delle Eolie: la vicenda delle maree.
Ogni settimana i piroscafi che toccano le isole Eolie portano in continente decine e decine di persone che emigrano; gli stessi piroscafi riportano ogni settimana gente che torna dall’America, dall’Australia, dall’Africa, dopo venti o trenta anni di assenza. Non sappiamo da quale paese sia tornata Maddalena, la protagonista di Vulcano, né quanto lunga sia stata la sua assenza; solo sappiamo che il viaggio del suo spirito fu turbinoso e molto infelice e che le sue esperienze furono amare. In Maddalena dunque, e non in Annuzza, la gente dell’isola ritrova un po’ se stessa.
I pescatori che approdano ogni mattina all’isola per rifornire la mensa dei cinematografasti chiedono, talvolta, se si può vedere Maddalena. Unn’è Maddalena? domandano. Maddalena riposa. Le abitudini conseguite nel teatro e la particolare costituzione del suo temperamento artistico, estremamente complesso nonostante le apparenze (l’aspetto di una Magnani ridanciana e popolaresca è il più convenzionale; però oltre questo velo esiste una personalità artistica i cui caratteri sono tanto lievi e profondi da rendere ardua una definizione anche approssimativa), hanno portato Anna Magnani a preferire per il lavoro le ore del pomeriggio o di notte. Di pomeriggio o di notte Annuzza assorbe il suo personaggio con prodigiosa facilità e non la stancano ore ed ore di permanenza al sole o alla luce dei riflettori, né il dover più volte ripetere la stessa scena per le esigenze estetiche e tecniche del film e per la duplice versione in italiano e in inglese. Anna Magnani, infatti, con la guida di una buona amica americana, si è messa in poco tempo in condizione di recitare in inglese tanto bene da riuscire a trasfondere anche in questa lingua il sapore e il colore del dialogo scritto per passioni, per costumi e per stati d’animo tipicamente italiani.
È quest’aspetto dell’arte di Anna Magnani, è cioè questo suo saper in un sol tempo aderire all’ambiente in cui il dramma si svolge e alle esigenze di una interpretazione destinata al pubblico di tutto il mondo, spesso ignoro di cose nostrane, che ha più profondamente colpito Dieterle, un regista tutt’altro che disposto a far concessioni di genere estetico o artistico. Il film Vulcano nasce giorno per giorno, ora per ora, dall’intesa artistica quasi istintiva, fra Anna Magnani e William Dieterle. Chi ha assistito alle riprese fin dal primo colpo di ciak, può dire come non una sola volta sia capitato che il punto di vista fra Anna Magnani e Dieterle divergesse tanto da non poter essere subito conciliato. A Dieterle poi non è sfuggito come il tipo, il carattere artistico di Anna Magnani aderisca perfettamente al clima di tutto il film.

Dentro il vulcano con Anna Magnani

Anna Magnani mentre si gira "Vulcano"
Anna Magnani mentre si gira “Vulcano”

Vulcano, giugno 1949

Anna Magnani abita la villetta di un italiano che fece fortuna in Australia ed investì i suoi risparmi nell’isola nativa. Vi giungemmo di sera, lungo un sentiero tortuoso, incespicando spesso.
Anna Magnani era a pranzo con un signore sulla quarantina molto abbronzato, sportivo, dagli occhi neri e il naso lungo, un volto noto, credo; non capii il nome nella rapida presentazione; ci eravamo certo incontrati, prima, nell’atrio di qualche albergo romano.
La Magnani mangiava un’insalata di pomodori e lattuga; era stanchissima, dopo una giornata di lavoro sotto la canicola. Indossava, a tavola, un cappotto di feltro seppia, pesante. Alla luce vivida, cruda di un “petromax” il suo volto ci apparve perentoriamente vivo, tragico, come se dicesse: “Sono io, Anna”; un volto che ti potrebbe in due secondi esprimere amarezza, dolore o disperazione, e coraggio; proprio uno di quei volti che non si dimenticano più. Senza trucco, era; sola con la sua visibile stanchezza greve, che le faceva male; i suoi occhi chiedevano solidarietà. “Se ne andrà a letto”, pensammo.
E invece uscì in terrazza, la sera era calda e odorosa di erbe e fiori. Era un poco spettinata, il viso lavato all’acqua e sapone. Non importano i trucchi, su Anna: nemmeno quelli di bellezza; è pane pane, vino vino. Ma un pane con tutte le spezie della terra, dal pepe nero da tavola a quello rosso di Caienna, un vino che nel medesimo bicchiere sa di vecchio stagionato e di mosti in fermento. Non diede, posando, nemmeno un colpo di pettine ai suoi capelli, non si aggiustò il becero del cappotto.
«Quando lei entra nel quadro si sente che deve succedere qualcosa», disse di Anna, recentemente a Milano, Luise Rainer, l’interprete di La buona terra. Ed aggiunse: «La personalità femminile più potente del cinematografo». Gli italiani rimangono sorpresi a conteste affermazioni, li hanno in casa i grandi artisti, e non vi badano. «Grazie», dice Anna quando le racconto la battuta della Rainer; stringendo un po’ la mascella. È ringiovanita, si è affilata, una certa piega amara della sua bocca troppo nuda (tutto il volto di Anna Magnani è nudo, troppo nudo), quella piega intima è una dichiarazione di coraggio, un’affermazione di solitudine, più che una richiesta di solidarietà, come a prima vista sembrerebbe. «Quel che ho avuto l’ho pagato, e pago», dice la coraggiosa Anna: «A prezzo giusto; la vita non mi fa sconti non mi offre occasioni; pago in contanti». Non è una vita a credito, la sua, vi sono cambiali protestate e fallimenti, e gioielli venduti per pagare, e paga fino all’ultimo soldo; poi ricomincia. È il peso di questa sua vicenda che porta sulla scena; è per questo che quando arriva lei sullo schermo “sta per succedere qualcosa”.

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, sotto la canicola infocata della cava di pomice, tra riflessi accecanti e soffi di pulviscolo che si insinuavano tra le palpebre, in gola, un’aria secca e pericolosa, all’ombra di un carrello, accanto a Geraldine Brooks, Anna provava. Il regista Dieterle aveva lavorato, per preparare quella scena, che durerà, nel film, un paio di minuti, oltre un’ora. È un uomo dal volto leale, e autoritario. Nessun collaboratore gli dà del tu, o lo chiama per nome. È “Mister Dieterle”, per tutti, Anna compresa. Dieterle ha per Anna un rispetto evidente: quando parla con la Magnani la voce del regista scende di tono, pur rimanendo ferma; vi è un tentativo di persuasione, vuole persuadere Anna di un particolare. Anna lo guarda intensamente, capisce prima ancora che Renzo Avanzo faccia la traduzione.
Anna non può ripetere la frase del copione con i punti e le virgole, vuole sapere il senso della sua parte, entra nella parte, e dice le parole che le nascono, più o meno quelle del copione, ma l’accento è giusto, l’atteggiamento del volto nitido; e recitando, o meglio, vivendosi la sua parte, ché lei ogni volta se la vive fino a rabbrividirci, o a piangerci, se la scena è da piangere, e a ridere sul serio, se si tratta di ridere. Ha avuto, un paio di volte, toni di voce così torbidi, desolati, che arrivavano all’occasionale ascoltatore come una fitta…

Un vulcano contro l’altro

Anna Magnani e Micia in viaggio verso Vulcano
Anna Magnani e Micia in viaggio verso Vulcano

Giugno 1949

Venerdì scorso è giunta nel porto di Napoli la motonave Vulcania; tra i passeggeri si trovavano Arturo Toscanini che — in compagnia del figlio Walter — ha proseguito alla volta di Genova, il tenore Tagliavini con la consorte Pia Tassinari e Geraldine Brooks.
Geraldine Brooks è una giovane attrice americana che Ferruccio Caramelli ha scritturato durante il suo recente viaggio negli Stati Uniti per metterla a fianco di Anna Magnani e di Rossano Brazzi nel fim Vulcano (titolo provvisorio) diretto da William Dieterle.
Si fa un gran parlare di questa nuova produzione, e per diversi motivi: perché inaugura la fase di attività in compartecipazione americana concertata da Caramelli, titolare degli Artisti Associati; perché riporta in patria Rossano Brazzi dopo il soggiorno statunitense; perché ci fa conoscere più da vicino Geraldine Brooks, una delle più promettenti tra le giovani attrici americane; perché infine, e vogliamo tenere per ultima la ragione di più immediata curiosità, alla base della realizzazione esiste una specie di duello a distanza Bergman-Rossellini e Magnani-Dieterle. Per quanto la Magnani abbia chiaramente esclusa qualsiasi intenzione polemica, pia pure indiretta, tuttavia resta ugualmente vivo il motivo del confronto.
«Con tutto il rispetto per la Magnani — mi diceva giorni or sono Ferruccio Caramelli — gli ottanta milioni che Anna mi ha chiesto per mi sembrano un po’ troppi, tanto più che oggi sono disponibili sul mercato fior di nomi internazionalissimi provenienti da Hollywood che chiedono meno, ma molto meno!». Secondo informazioni attendibili, la Magnani riceverà per questo film un compenso di 150 mila dollari, pari a circa cento milioni di lire.
Anna Magnani è già partita per Vulcano, isola del gruppo delle Lipari. La traversata da Milazzo a Vulcano  fu compiuta a bordo di un piccolo battello, il Luigi Rizzo, e Anna Magnani se ne stette tutto il tempo a prua con il suo cane Micia.
Appena sbarcata a Vulcano, il regista Dieterle decise di far imparare alla Magnani l’inglese, poiché il film non verrà doppiato, almeno in un primo tempo. Così Anna si sottopose a un duro lavoro mnemonico. A sollevare un po’ il morale dell’attrice sono le bellezze naturali dell’isola, i colori, il sole, i riflessi del mare, la suggestività dell’ambiente. Ma sono scoppi di entusiasmo che durano poco, poiché la disciplina di lavoro imposta da Dieterle è severissima.
Per consentire alla troupe un confortevole soggiorno nella piccolissima isola, è stato creato un campo (battezzato Movie City of Vulcano) di ottanta tende e di baraccamenti che ospitano le maestranze, un attrezzato laboratorio e tutta la sussistenza.

Volcano

Magnani has, according to the enraptured critics, an ability to transmit an illusion of femininity and sensualism which can almost be felt physically.

New York, June 1953

Produced and directed by William Dieterle on an island of the coast of Southern Italy about three years ago, this picture originally was slated for release by Motion Picture Sales Corp. but was channeled to Eagle Lion, ultimately going to UA when that company acquired the Eagle Lion product.
For one thing, it has Anna Magnani; and it is her picture, like all her vehicles, other performers notwithstanding. It benefits and has obvious exploitation because of her recent high-powered publicity attending her visit here and the opening of Bellissima. It also has other attractions; superb performances by Geraldine Brooks, as her too-young sister, and by Rossano Brazzi, as a handsome seducer and crook; glimpses of the life of the islanders, always poor, always trying to scrunge a living by spearing fish, by netting tuna, by mining pumice, and so on, and always hard, narrow, unrelenting in their criticisms and ostracism of a woman who strayed from the moral life.
It also has expert dubbing, which, however, introduces a new note which may become a handicap. It is apparent that when Italian dialogue, enriched by nuances of inflection, is turned into American dialogue, with presumably colloquial flavor, the result is often glaring banality. This is the more surprising because Erskine Caldwell wrote some of it.
The story has Magnani exiled from Naples on the mainland to her native island. She was a prostitute. None but her beautiful budding sister and her little brother accept her. Indeed, the islanders go out of their way to be cruel. She masters her lot, however, and works at whatever she may. But a bigger problem occurs when Brazzi, a diver, in reality a crook with white slave associations, campaigns for her sister. Almost nothing Magnani says or does, even to having Brazzi stay with her one night, convinces the sister the man is bad. Magnani, on Brazzi‘s boat, pumping air to him, has one recourse left; she stops pumping, and he dies under the water. Feeling her guilt and completely hopeless, she climbs the volcano as it begins erupting and destroying the village, and dies in its embrace. Others in the cast are Eduardo Ciannelli and Enzo Staiola.
Running time, 106 minutes. Adult audience classification.

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Volcano Blends Qualities Of  U.S. and Italian Films

One of the outstanding phenomena of the post-World War II years has been the great interest in Italian motion pictures. Films like Paisan, Open City, Shoe Shine, The Bicycle Thief, Panic and others have attracted increasingly wider audiences.
Despite the acclaim awarded these pictures for their uncompromising realism and daring themes they have reached only a small part of American film audiences. The language barrier, European production values and unknown actors have confined them to a comparatively few “art” theatres.
A small but determined group of men decided to attempt a film which would combine all that was best in Italian pictures with some of the finest qualities of Hollywood films. The result is Volcano, a tempestuous romance starring the great Anna Magnani in her first all-English drama.
Filmed with uncompromising realism, Volcano, has the additional distinction of being produced and directed by William Dieterle who directed such great hits as the Academy Award-winning Life of Emile Zola, Louis Pasteur, Love Letters, I’ll Be Seeing You and Portrait of Jennie.
Despite the fact that she has been seen in the United States in only a few films including Open City and Angelina, Magnani has become one of the world’s best-known actresses. Fiery, temperamental and deep-voiced, Magnani is an actress in the grand tradition. She is a performer whose off-screen life is as fascinating as any role she has portrayed.
Volcano gives Magnani a chance to let out all the stops under the discipline that only a director as famous in his own right as Dieterle can enforce on so tempestuous a personality.
She portrays a fallen woman forced to leave Naples by the police. Magnani returns to Volcano, craggy island of her birth, in search of a new life. Barred from all jobs because of her past, she becomes involved in a love triangle with her sister, played by Hollywood actress Geraldine Brooks and an unscrupulous diver portrayed by Rossano Brazzi, recently seen as the Professor in MGM’s Little Women.
Among the other well known actors in Volcano is Eduardo Ciannelli, veteran of hundreds of Hollywood films, including Marked Women, Gunga Din, and, most recently Prince of Foxes. Also cast as the little brother of Magnani and Geraldine Brooks is Enzo Staiola, famous as the youthful hero of The Bicycle Thief.

Kiss for Screen Scares Magnani

“I can’t! I’ve never kissed a man on the screen and I’d be embarrassed!”
This speech from Anna Magnani almost shattered the imperturbable calm of William Dieterle who directed the internationally famed actress in her first English language drama, Volcano. Magnani, believer in “down-to-earth realism — Magnani, tempestuous fury off the screen and on the set — Magnani, embarrassed”! The Italian members of the crew were doubly stunned.
It took hours for Dieterle with the help of Rossano Brazzi, who costars with Magnani, to get the actress to make the scene.
After it was over she went and hid in a corner mumbling “They’re all going to laugh when they see me kissing on the screen.”

New Film Queen Not Glamor Girl

It is odd that Anna Magnani whom many critics pick to inherit the mantle of Garbo and Bergman as queen of the screen is not a raving beauty.
She hardly ever combs her hair, wears plain black dresses and has rather large teeth.
But as audiences can see in Magnani‘s first English language drama Volcano, she is literally explosive as an actress.
Like the volcano which gives the film its title, Magnani is always either erupting or on the point of it. She has, according to the enraptured critics, an ability to transmit an illusion of femininity and sensualism which can almost be felt physically.