Vulcano di William Dieterle

Anna Magnani (ex donna perduta) è la colonna principale su cui poggia l’edificio di Dieterle

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Anna Magnani in Vulcano

Roma, Febbraio 1950

Ricordate il gran parlare che si fece l’estate scorsa sulle isole Eolie? Sembrava a un certo momento che il nostro cinema dovesse ridursi in cenere e lapilli. Le gazzette si erano trasformate  in crateri eruttanti pettegolezzi. Nella grande regata verso le coste di Stromboli e di Vulcano erano impegnate alcune fra le più notevoli personalità del nostro cinematografo. Il pubblico, imbaldanzito dai reportages sensazionali, era in preda ad un autentico «tifo» sportivo. Scelto il proprio idolo, ognuno smaniava e da lontano cercava di far giungere sulle coste delle isolette mediterranee l’incoraggiamento più appassionato.

Adesso molta acqua è passata sotto i ponti e della cosiddetta «battaglia delle Eolie» non rimane che un modesto ricordo. Si è creata insomma un’atmosfera respirabile per poter accogliere con serenità il primo dei due film vulcanici, quello —per intenderci — diretto a tempo di primato dal tedesco-hollywoodiano William Dieterle e interpretato da Anna Magnani.

Vulcano (il titolo deriva dal nome dell’isoletta in cui la vicenda si svolge) è un’opera che , pur avendo degli squarci di indiscusso valore, non riesce a pervenire — come racconto cinematografico — a convincenti risultati. Soprattutto manca nel film di Dieterle la calda e persuasiva partecipazione umana. La drammaticità degli avvenimenti narrati risulta esteriore, non si amalgama col sangue e con l’anima dei protagonisti. Questa sostanziale debolezza del film va addebitata non tanto al regista, quanto all’autore del soggetto e — in minor misura — agli sceneggiatori. (…)

Tenendo conto che l’opera fu girata con l’orologio alla mano (l’estate scorsa, per molteplici motivi, esisteva la psicosi della fretta), possiamo assolvere William Dieterle. Che volete, presto e bene raro avviene; soprattutto poi nel caso di Vulcano, in cui il regista sbaglia strada e invece di imboccare quella dell’arte, s’avvia a passo bersaglieresco proprio nella direzione opposta.

Vi sono nel film gli squarci notevoli a cui abbiamo accennato in principio. Tutta la sequenza della tonnara è di una eccezionale efficacia cinematografica. Un pezzo di bravura, da ritagliare e mettere in disparte una eventuale antologia. Ma giova questo “do di petto” al tessuto narrativo del film? È una sequenza che potrebbe essere inserita in qualsiasi pellicola girata sulle coste siciliane. Alla stessa stregua vanno considerate le scene della pesca subacquea. Invece l’unico momento veramente originale, che in certo modo fa presa sul corpo del racconto, è quello riguardante le cave di pomice. Qui il paesaggio non resta fine a se stesso, ma diventa elemento espressivo di una particolare psicologia del dramma umano.

E veniamo agli interpreti. Anna Magnani (ex donna perduta) è la colonna principale su cui poggia l’edificio di Dieterle. Non è certamente questa la migliore interpretazione della nostra “diva”, però bisogna riconoscere che senza di lei il film sarebbe stato un’altra cosa. Anna Magnani in Vulcano recita con gli impeti di una leonessa: o fate largo o vi sbrano tutti. Con un’attrice così scatenata, il regista deve tramutarsi a un certo momento in domatore. Eppure la star romana nella sua foga (che talvolta porta a strafare) raggiunge momenti di entusiasmante efficacia. Se questo film avrà successo fra il pubblico, gran parte del merito sarà suo.

Maria è impersonata dall’americana Geraldine Brooks, Non le si può certo offrire serti trionfali, ma non le si può neppure gettare una croce sulle spalle. Ha un corpicino scattante come una puledra, un sorriso vorace, due occhi espressivi. Non chiedetele troppo: tenete conto che doveva impersonare una giovane e ardente siciliana, e non dimenticate la sua origine yankee.

Per il terzo interprete principale, meglio intonare il coro “delle bocche chiuse”. Ci dispiace per Rossano Brazzi, ma la sua rentrée, dopo la sfortunata parentesi hollywoodiana, non ha certo sprizzato scintille. Però nei panni di quel personaggio “nè carne nè pesce” chi se la sarebbe cavata?

Ezio Colombo

Alla premiere di Vulcano tutti parlavano di Rossellini

Mentre sullo schermo, infatti, la Magnani viveva magistralmente il dramma di Maddalena, nelle redazioni dei giornali piombava inattesa e folgorante la «prematura» notizia della nascita del figlio di Ingrid

Manifesto per il film Vulcano di William Dieterle
Manifesto del film

Roma, febbraio 1950

Serata sismica quella del 2 febbraio u. s. al cinema Fiamma di Roma, durante la «gala» per il film Vulcano. Le prime «scosse» furono avvertite alle ore 10,30, le ultime alle ore 1,40.

Gli spettatori, tra i quali erano Vittorio Emanuele Orlando, Zellerbach, ministri, senatori, deputati, registi, attrici, attori e filantropiche marchese, cominciarono a considerare la possibilità di un sabotaggio del film quando, dopo venti minuti di continue interruzioni a salti, tacque il sonoro. Tornò la luce in sala e Renzo Avanzo, soggettista e aiuto regista del film, salì sul palcoscenico piroettando alla Harry Feist, Quindi, fra lo stupore generale, il singolare presentatore dichiarò: «Questo che state vedendo non è il film che abbiamo fatto. Comunque abbiate pazienza: si deve riparare un guasto alla macchina del sonoro». Anche dopo il lungo intervallo, la proiezione non riprese regolarmente e, prima di giungere alla sospirata fine, si verificarono altre due interruzioni. Al termine della proiezione Sandro Pallavicini disse ad uno dei produttori del film, Ferruccio Caramelli: «Non capisco perché hai preso Roberto Rossellini come operatore di cabina». Era una gustosa malignità. Secondo voci più accreditate il «sabotaggio» sarebbe stato invece di natura politica, essendo la «gala» a beneficio del «villaggio del fanciullo giuliano».

Nel corso della serata inoltre la signora Calvino veniva derubata della borsetta; Luchino Visconti e Massimo Girotti si scontravano con un fotografo, ostinato nel fare scattare il lampo della sua macchina più volte durante la proiezione, e l’attore Folco Lulli fu aggredito da un inesorabile mal di denti e costretto ad abbandonare la sala.

Il destino volle che Rossellini fosse a tutti i costi il protagonista della serata. Mentre sullo schermo, infatti, la Magnani viveva magistralmente il dramma di Maddalena, nelle redazioni dei giornali piombava inattesa e folgorante la «prematura» notizia della nascita del figlio di Ingrid. Il collega GianLuigi Rondi, che ha preso nella «corte» di Rossellini il posto del compianto Mariano Cafiero, si trovava tra noi al cinema Fiamma ma, riuscendo a dominare l’emozione, teneva ben celata nel cuore la notizia appresa pochi minuti prima delle 21, e alle ore 23,30, in preda a viva agitazione abbandonava il suo posto di critico per recarsi alla Clinica Margherita a visionare il neonato. Poi, avute disposizioni dall’alto, ne dava la comunicazione ufficiale alle redazioni dei giornali. Fra l’altro, il portavoce di Rossellini si è premurato di dichiarare che i genitori del Rossellini junior erano concordi nel battezzare ed allevare il bimbo secondo la religione cattolica.

 

 

Vulcano

Bisogna aver visto Anna Magnani al lavoro, un lavoro assiduo, senza riserve, snervante, che le ha permesso di assorbire il suo personaggio con prodigiosa facilità.

Anna Magnani in Vulcano
Anna Magnani in Vulcano foto Maraini

Gennaio 1950. Per la prima volta un celebre regista americano, William Dieterle, ha diretto, in Italia, un film interpretato da una nostra celebre attrice, Anna Magnani, da un nostro attore popolarissimo, Rossano Brazzi, e da una giovane americana già celebre, Geraldine Brooks; un esempio di collaborazione internazionale che apre nuove vie al nostro cinema.

Chi conosce l’arcipelago delle Eolie, nude e ardue isolette vulcaniche rose dalle maree, ha già molti punti di vantaggio sulla gran massa del pubblico per arrivare a comprendere quale potrà essere l’atmosfera in cui si muovono i protagonisti del film Vulcano, quale la psicologia di Maddalena, eroina della vicenda, il cui destino è il destino stesso delle genti dell’arcipelago; uomini, donne, bambini che, come il flusso e il riflusso del mare, ogni settimana i piroscafi strappano alla loro povera terra verso lunghi anni d’emigrazione, o a quelle rocce riconducono dalle terre più lontane, segnato il viso dal lavoro. Ma avere idea della vita dell’arcipelago non basta.

Come conciliare Anna Magnani quale la conosciamo, così esuberante e naturalmente portata al riso, con la scarna, disperata nudità dell’ambiente, con Maddalena, infine, che porta il peso di tante amare esperienze, di un’infelicità ancor più grave perché è di tutti oltre che sua?

Bisogna averlo visto girare, Vulcano, per capire. Bisogna aver visto Anna Magnani al lavoro, un lavoro assiduo, senza riserve, snervante, che le ha permesso di assorbire il suo personaggio con prodigiosa facilità. Preferendo riposare al mattino, dedicava il pomeriggio e la notte, ogni giorno, allo studio e alla preparazione del suo animo d’artista. Con l’aiuto di una amica americana, ha saputo persino mettersi in grado, in pochi giorni, di recitare in lingua inglese con perfetta efficacia. Né mai si è stancata di provare e riprovare, sotto il sole spietato o alla luce abbagliante dei riflettori, pur di riuscire a dare il meglio di sé stessa, nella duplice versione in italiano e in inglese.

Il regista William Dieterle, è entusiasta di lei. Subito un’intesa artistica quasi istintiva si è stabilita fra l’attrice e il regista, e non v’è scena che non sia stata studiata e attuata in comune accordo; insolitamente tolleranti e comprensivi l’uno dell’altra, hanno sempre saputo riconoscere ciascuno i propri errori ed emendarli.

Così non è stato difficile lavorare a Vulcano. Duro, durissimo, sì, ma in perfetta armonia con gli uomini e con la natura, la quale è, in fondo, la grande protagonista del film. Una natura primordiale, aspra e minacciosa, e perciò ardua da affrontare e da ridurre — contaminandola il meno possibile — alla stregua delle umane passioni, siano pur esse le più istintive ed essenziali.

Costante, dominante, è stato lo sforzo d’inchinarsi alla natura. Ed è questo scopo che la Società produttrice, Artisti Associati – Panaria Film, ha deciso fin dall’inizio di realizzare l’opera nei luoghi stessi dove si svolge la vicenda, trasferendo l’intera compagnia all’isola di Vulcano. Buona parte delle scene, anche fra le più importanti, avrebbe potuto essere girata nei teatri di posa; ma il pubblico sa ormai per esperienza che gli artifici degli studios, anche quando sono perfettamente mascherati, infondono inevitabilmente una certa freddezza nella scena, e che essa si trasmette innanzitutto agli interpreti stessi.

Perciò non si è esitato di fronte ad alcuna difficoltà tecnica, ad alcun disagio fisico o morale. Dopo aver effettuato le riprese a Vulcano, l’intero cantiere è stato trasferito all’isola di Lipari, in località Canneto, ove si è continuato il lavoro fra le rocce bianche e roventi, nelle cave di pomice dove gli operai devono lavorare quasi soffocati dell arido pulviscolo. Un quadro naturale invero apocalittico la spietata ferocia del sasso infuocato a picco in un mare decisamente nemico.

Volcano by William Dieterle with Anna Magnani

If you like a meaty novelette, coupled with some first-rate acting, and dubbed into American, because this is the English version, then Volcano is your picture.

Magnani Volcano

London, December 1952

If you can bother to recall the fuss that eventuated when Miss Ingrid Bergman decided she would like to marry the Italian film director, Signor Rossellini, you may also remember that at the time she was being directed by him in a film called Stromboli. Rossellini had originally planned to make the film with Italian leading dramatic actress Anna Magnani, but the rumpus that began to surround the project sent Miss Magnani off to America’s William Dieterle to see if they couldn’t beat the other team to it. So while Miss Bergman was busy walking bang  into Stromboli, Miss Magnani was tearing headlong into Volcano. It became, in fact, a fight to a volcanic finish: but who won is anybody’s guess.

It is a couple of years since we saw the Rossellini-Bergman epic. The Magnani-Dieterle piece, after being held up for some twelve months, has at last appeared and, if we are not exactly staggered, we are at least interested. Perhaps in our opinion Miss Magnani wins by a short 1500 feet, which is the amount of cutting her film had to undergo before we were allowed to see it.

If you like a meaty novelette, coupled with some first-rate acting, and dubbed into American, because this is the English version, then Volcano is your picture. The story is about a prostitute who has made Naples too hot to hold her, and who has been sent back by the police to her native island. Finding that a deep-sea diver has evil designs on her young sister, she saves her from a fate worse than death by first seducing the would-be seducer, and then eliminate him good and proper by cutting off his air-supply. After this, she decides she is tired of life, and walks into an erupting volcano.

Just for good measure there are some unpleasantly realistic scenes of a harpooned corpse dragged up in a net for tunny-fishing, and a little dog deliberately smothered under a load of shoveled pumice. Not exactly a story that would qualify Volcano to rank as one of the world’s classics.

The trouble is that, while the film does present a classic actress in the person of Anna Magnani, it only presents half of her. You see her, but you don’t hear her. Except when she sings, or utters ejaculations that can’t be dubbed, you hear instead a synchronised voice speaking fluent American. It is certainly well done. If there is anything to be said for dubbing, it can be said of this specimen of it: but the fact remains that Miss Magnani with an American voice is not Miss Magnani, whose every inflection and twist of dialogue has a calculated characteristic style.

The whole film, in fact, is predominantly a Hollywood product: and for all the sense you get of its being made in Italy, it might just as well have been made in California, with back projection. And this impression is heightened by the charmingly fresh performance of Hollywood’s own Geraldine Brooks as the younger sister. She is sweet, and acts far better than she has been encouraged to do in any of her American pictures, but never for one moment could anyone believe she was a native of the Eolian Islands, tumbled hair, bare legs and tattered dresses notwithstanding. She is simply another chip from the well-carved Hollywood block.

C. A. Lejeune

Soggetti per Anna Magnani

Anna Magnani in Vulcano

The Italian made Volcano, with Anna Magnani in the top role, can expect a certain amount of box-office in the art spots and from the publicity accorded the star in conjunction with the title accruing from the unsavory Bergman-Rossellini affair, but, unless its entertainment quota is abundant enough to overcome the foreign label, it doesn’t shape up favorably.

Febbraio 1951

Anna Magnani accarezza da anni la segreta speranza di interpretare un film ideale in cui la parte della protagonista si identifichi con il suo particolare temperamento di attrice. Ed è riuscita a trovare, dopo molte ricerche, anche un soggetto che risponde perfettamente alle sue aspirazioni. È intitolato Sagapò il suo soggetto, e racconta la vicenda di tre prostitute finite in un’isola di povera gente. La guerra crea il dramma di queste tre donne che finiscono fucilate per aver concesso i loro favori ai militari di un esercito occupante. Una storia profondamente umana, insomma; un dramma minimo nella grande tragedia della guerra. Nannarella sa già la sua parte a memoria e ne è entusiasta. Recentemente, firmato un importante contratto con un noto produttore romano, la Magnani ha proposto questo soggetto. Il magnate della cinematografia ha letto attentamente il racconto poi ha fatto sapere che all’attrice che quel lavoro è a suo parere poco rispondente ai gusti attuali del pubblico. Piuttosto ha suggerito un altro lavoro imperniato sulla figura di Eulalia Torricelli da Forlì già nota attraverso una canzonetta popolare.

Il famoso Aria di Roma che Rossellini non diresse più dopo aver raggiunto l’accordo per Stromboli, sarebbe stato finalmente varato con l’interpretazione della Magnani (alla quale con la collaborazione di Sarazani si deve il soggetto) e per la regia di Zampa.

Dopo parecchie settimane di lavoro, è stata terminata la sceneggiatura del film La carrozza d’oro, che sarà realizzato prossimamente dalla Panaria, la Casa che ha già prodotto Vulcano. Questo film si annuncia come uno dei più interessanti della prossima stagione, in quanto Anna Magnani — la protagonista — sarà diretta da Luchino Visconti.

Vulcano film “realista”

L’Associazione dei Giornalisti Cinematografici di Amburgo ha scelto Vulcano fra i film esteri.

Magnani Volcano

Febbraio 1951

L’Associazione dei Giornalisti Cinematografici di Amburgo ha scelto i migliori film presentati nel mese di gennaio: fra i film nazionali Das doppelte Lottchen; fra i film esteri Vulcano:

Anna Magnani, la più significativa attrice dello schermo italiano, ha avuto la fortuna di incontrare, dopo la sua separazione da Rossellini, un regista del rango di William Dieterle. La sua esperienza, fatta di tradizione cinematografica, mette in risalto tutta l’assurdità della definizione neo-realismo. Poiché tutti i film che dipingono vite reali nel periodo attuale sono e saranno per forza realisti, sempre se ben fatti. Il film realista non può però mai diventare un film divistico. E qui ne abbiamo una dimostrazione poiché nemmeno la fortissima personalità della Magnani può distruggere o disturbare l’armonia dell’insieme, il che parla sia a favore dell’attrice che del regista. Eppure questo film acquista il suo vero volto attraverso il volto di lei, sul quale i sentimenti hanno una presa immediata come la forza e la violenza del paesaggio impressionante e semplice. La sua natura è altrettanto vulcanica quanto quella dell’isola su cui si svolge la vicenda. Il suo temperamento si libera dal suo cuore come la materia incandescente dal vulcano. Ella è passionale e materna, con tutte le qualità così care al suo popolo, la sua innata gioia di vivere, il suo sicuro istinto e la forza primitiva nell’amore, nell’odio, nel dolore. Come attrice possiede il grande dono di trasformare queste qualità in una interpretazione completa, libera di ogni meschinità vanitosa. Per la giovane Geraldine Brooks è un grande vanto non sfigurare vicino ad una protagonista del genere. Ella possiede una grazia  irresistibile ed un forte talento, qualità che vengono pienamente sfruttate da Dieterle. Vicino alle due protagoniste femminili, Rossano Brazzi appare piuttosto scialbo, pur non essendo un cattivo attore.

L’eruzione del vulcano nel finale può apparire troppo improvvisa e forzata (potrebbe dipendere dal montaggio), ma ciò non toglie nulla all’impressione di aver visto uno dei film più interessanti di questi ultimi tempi.

Successo di Vulcano all’estero

Anna Magnani è rientrata da Parigi
Anna Magnani è rientrata da Parigi

Ottobre 1950

Rientrata a Roma, da Parigi, Anna Magnani. Ai fotografi che volevano ritrarla alla stazione con la “Celestina” in mano (Le prix grand Celestine le è stato assegnato a Vichy per Vulcano) l’attrice, con ammirevole modestia, ha detto che nella Città Eterna ci sono tante e tali statue che non era proprio il caso di sciupare la pellicola ed i lampi al magnesio per una minuscola statuetta, proveniente dall’estero. Boutades a parte, la Magnani non si è dichiarata contenta del fatto che, per una delle sue più umane interpretazioni, l’unico riconoscimento ufficiale le sia giunto d’oltre Alpe.

Ecco una breve sintesi delle critiche sulla stampa francofona:

«La straordinaria interpretazione di Anna Magnani, se contribuisce ad aumentare il valore di Vulcano, non costituisce tuttavia che uno dei tanti pregi del film»
(La Wallonie, Liegi, 3-09-1950)

«Da Vulcano si eleva una forza drammatica a cui non si sfugge e che è tanto più potente quanto più umana resta l’azione nel realismo di questa storia crudele. La vita dei pescatori delle isole Eolie e la pesca del tonno completano questo film, in cui, con abilità sorprendente, sono stati dosati gli effetti drammatici, le immagini d’una natura selvaggia e pericolosa, la psicologia di queste donne e questi uomini primitivi»
(Le Soir, Bruxelles, 1-09-1950)

«Il clou del film, dal punto di vista documentario, è costituito senza dubbio, dalle visioni di vita sottomarina. Dal punto di vista drammatico, dalla scena di Maddalena (Anna Magnani) davanti alla chiesa. Raramente, abbiamo visto un documentario cos’ perfetto, una scena drammatica così umana e potente»
(Tribune de Geneve, 4-05-1950)

«Nessun’attrice avrebbe potuto sostituire la Magnani. Sensuale, violenta, scettica ormai, essa dà alla sua parte di donna sperduta e pentita un rilievo straordinario. Solo la sua violenza appassionata poteva dare a Maddalena la realtà della vita»
(Le Peuple, Bruxelles, 1-09-1950)

«La Magnani è, come dire, divorata da una passione artistica che le permette di raggiungere le supreme vette dell’arte»
(La Dernière Heure, Bruxelles, 1-09-1950)

«Mai Anna Magnani fu così convincente e avvincente come in questa tragedia, in quest’isola dal sole bruciante»
(Ici-Paris, Parigi, 4-09-1950)

«L’eccellenza di Vulcano si impone grazie all’interpretazione straordinaria di Anna Magnani. Il suo viso torturato, la sua espressione dolorosa creano un personaggio reale. Anna Magnani non recita una parte, vive un brano di vita»
(Le Journal d’Alger, Algeri, 1-09-1950)