L’œil de Rossellini

Rome ville ouverte (1945)
… et elle tombait dans la rue, le ventre à l’air, abattue comme une pauvre chienne pleine

Mai, 1948

(…) C’est le succès inattendu et révélateur de Roma città aperta qui attira sur ce jeune réalisateur l’attention généralement distraite de la critique. Quel est donc le secret de Rossellini?

Si nous examinons Rome ville ouverte, nous lui découvrons une certaine faiblesse, là où le film, dans sa construction, dans ses péripéties et ses personnages a encore quelque parenté avec les films ordinaires. Et l’on pourrait être tenté de regretter ce manque d’habilité à user des moyens mécaniques les plus éprouvés pour provoquer l’émotion. Mais c’est exactement sous tous ces défauts que germait la puissance d’un artiste prêt à accomplir una espèce de révolution et qui, dans Paisà, jetant aux orties quarante ans de routine cinématographique et de procédés narratifs coagulés, se lança à la poursuite de la vérité.

La poétique nouvelle qu’il a créée prend sa source dans son inquiétude: quand il recherche, à travers mille histoires, l’histoire la plus simple, évidente jusqu’à paraître banale pour qui la juge d’après son contenu en “effets”; quand il fouille les aspects extérieurs d’un monde qui, à d’autres yeux, pourrait apparaître inerte et sans voix; quand il choisit, parmi cent visages, celui qui sera le plus éloquent et, dans l’histoire de ce visage, l’expression qui en révèlera la vérité, soudain, comme dans un éclair de magnésium; enfin lorsqu’il découvre au milieu des plaies apparemment toutes semblables d’un paysage dévasté, le détail clinique où la tragedie s’est mystérieusement condensée.

Ainsi, on peut dire que son objectif ne saisit pas l’occasion de photographier l’apparence extérieure des choses mais cherche à atteindre le fantôme qui s’y cachait et qu’il fallait savoir trouver. Toute la partition de son film, en somme, est déjà écrite dans sa tête quand il commence à tourner, — confiée à l’infaillible mémoire de son instinct . Au contact de la réalité extérieure, il ne fait qu’ordonner les motifs de l’orchestration; et les images, qui semblent parfois de simples et faciles vues d’actualités, transmettent sans effort l’émotion première qui a fécondé son imagination.

Rossellini ne se laisse jamais submerger par la réalité qu’il affronte. Ce dragon épouvantable, armé de mille tentacules et dont tant de cinéastes sont la proie, lui, nouvel archange, il ne craint pas de l’aller débusquer de son antre pour le transpercer dans sa masse et en extraire, à la pointe de son épée, un cœur insoupçonné que lui seul avait entendu battre…

Fabrizi et Magnani avaient déjà joué ensemble; et sur un fond romain, le fond classique. Rossellini, hardiment, d’instinct, retourna la médaille de leurs interprétations de farce en dialecte et habilla le paysage touristique de la Ville éternelle de son plus sombre et plus moderne aspect de misère et de souffrance. La Magnani parlait toujours romanesque mais non plus pour faire rire; et elle tombait dans la rue, le ventre à l’air, abattue comme una pauvre chienne pleine.

Il y avait là du nouveau, mais du nouveau pris sur le vif et que seul Rossellini, certainement, pouvait retirer de la rubrique des faits divers pour le montrer dans la terrible vérité morale qu’il recélait. Les circonstances de la résistance à l’occupation de Rome, qui réunissent dans le sacrifice un prête et un communiste, élevées par le jugement de l’artiste sur le plan universel de la lutte entre le bien et le mal, se présentèrent, intactes dans leur bestialité ou leur noblesse, à la conscience des spectateurs qui oubliaient complètement qu’ils étaient au cinéma.

Antonio Pietrangeli

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È tornata Nannarella

Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno.

Anna Magnani rientrata a Roma 1949

“Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno. Questa volta ha scelto l’aereo perché importanti impegni richiedevano la sua presenza a Roma. L’aereo è giunto con due ore mezza di ritardo. A Londra la nostra attrice è stata molto ammirata e, prima di partire, gli esponenti del cinema inglese le hanno, in segno di omaggio, regalato un prezioso ritratto della Duse” 

Anna Magnani, dopo il suo breve soggiorno londinese è rientrata a Roma. L’attrice non aveva mancato, anche durante la sua assenza, di tenersi in contatto telefonico quotidiano con il regista Rossellini, che la metteva ogni sera al corrente delle ultime novità. La nostra attrice ha ricevuto un ampio successo nella capitale inglese per la presentazione de L’onorevole Angelina. Non contenta di ciò e volendo evidentemente impressionare il pubblico anglosassone, la Magnani ha tentato di avere per via aerea una copia del suo più recente film Amore. Per qualche sera Rossellini è stato tempestato di telefonate ma sembra che gli sia stato impossibile trovare le “pizze” da spedire. D’altra parte la presenza della Bergman e la preparazione del nuovo film gli hanno occupato quasi tutto il suo tempo. Nannarella nostra non si è arresa alla grande attrice americana e piuttosto che attendere qualche mese per il suo nuovo film ha preferito ripiegare: si annuncia infatti l’imminente inizio di Aria di Roma per la regia di Mario Bonnard e con la particolare supervisione di Roberto Rossellini. La notizia, ormai ufficiale, non ha bisogno di commenti. Rossellini intanto è partito per Stromboli, e Ingrid, che non è ancora riuscita a vedere una sola riga di copione, è stata soprannominata dai maligni “La grande ignara”. Si sa anche che il regista italiano ha ricevuto per la realizzazione del suo film un anticipo di cinquecentomila dollari, al cambio trecento milioni circa.

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Quando giunse in Italia Orson Welles, qualcuno dei soliti linguacciuti mise in giro la calunnia che l’attore americano non fosse esattamente qual che si dice un portafortuna. Anzi… Ebbene, durante la lavorazione di Cagliostro, interpretato dall’ex marito della futura sposa di Ali Khan, il caso volle che si contassero alcuni incidenti e questo valse a dar corpo al venticello calunnioso che già spirava insistente e perverso. In altro senso il regista Rossellini è stato bersagliato da una tenace schiera di malelingue che alimentano la favoletta, ormai vecchia come quella di Cappuccetto Rosso, d’una presunta persecuzione ad opera di Anna Magnani e ai danni del regista che si accinge a dirigere la Bergman. Con l’arrivo di Ingrid, poi, le storie fioriscono a mille e son tutte storie di gelosia, di scene drammatiche, di ripicchi. Storie, come abbiamo detto e ripetuto, che si susseguono prendendo spunto da ogni minimo particolare. Arriva la Bergman e la Magnani parte per Londra? Si dice che Rossellini l’abbia allontanata. Ritorna la Magnani e Rossellini parte con Ingrid per lo Stromboli a fare un sopralluogo dove si girerà il film? Si afferma che Rossellini fugge al riparo degli sfoghi di Nannarella. Ogni coincidenza è soggetto di critica e di rilievo. Il regista di Paisà non sa come salvarsi. Esce un modesto foglietto, redatto alla buona da una trentina di nomi del giornalismo e del mondo cinematografico, in difesa del cinema italiano e Rossellini scrive il suo punto di vista dando incautamente al suo brano questo titolo: “Primo, tranquillità di lavoro”. Non si può non sorridere indovinando che i soliti maligni vedranno, in quel titolo, una disperata invocazione di Rossellini ossessionato. Venne da sorridere pensando che Germania anno zero e La macchina ammazzacattivi sembra siano stati girati da Rossellini fra una telefonata e l’altra di Nannarella, fra una fuga e l’altra, a Roma, per calmare la Magnani, in un clima, cioè, perennemente burrascoso. “Tranquillità di lavoro”, chiede Rossellini nel suo trafiletto. Ma a chi è rivolto l’appello angoscioso? Questo si chiedono i maligni, i quali sono stati attivissimi in questi giorni in attesa del ritorno della Magnani da Londra.

“Scoppierà una bomba”, profetizzavano, fregandosi le mani. “È imminente uno scandalo”, annunciavano al colmo della gioia. Viceversa Anna Magnani è tornata, ma in viaggio deve aver meditato un’intelligente piano di battaglia. Infatti, subodorando ciò che tutti attendevano da lei, anziché dar fuoco alla miccia che avrebbe dovuto causare il tanto atteso scoppio della bomba scandalistica, Nannarella ha capito che il fragore avrebbe pubblicitariamente giovato Rossellini. E così sarebbe stato: la Magnani gelosa della Bergman, lascerebbe intuire che fra Ingrid e Rossellini corre del tenero. E allora ha scelto un’altra strada, comunicando così la sua decisione agli amici: «Quello», tutti sappiamo chi intende Anna, «sarebbe lieto di uno scandalo. Se lo vuole, deve darmi almeno dieci milioni». Decisione saggia: la pubblicità si paga.

Roberto Sgroj

Avio trasportato Rossellini torna a Roma

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani.

Rossellini all'aeroporto di Ciampino
Rossellini all’aeroporto di Ciampino in compagnia di Alfredo Guarini vice presidente dell’Enic

Marzo 1949
L’aereo della TWA che ha riportato Rossellini a Roma dopo 45 giorni hollywoodiani è atterrato a Ciampino quasi contemporaneamente agli apparecchi dai quali scesero il ministro degli esteri australiano Ewatt, a squadra turca di lotta ed il maraja di Batova. Al suo apparire sulla scaletta lampeggiarono i vacoblitz dei fotografi. Erano le 22 e 25. Un vento gelido spadroneggiava sulla pista di volo. Rossellini, sorridente come al solito, in cappotto di cammello dal bavero alzato aveva sotto il braccio un impermeabile, il romanzo Precious bane di Mary Webb, una civettuola scatola di Little Lulu (pure delicious pops), ed un pacco fitto di fogli rilegati: 130 pagine di contratto per il film con la Bergman, di cui l’indice ne occupa più di quattro e 32 pagine del soggetto in inglese. Sopra c’è scritto: Storia senza titolo da interpretarsi in Italia da Ingrid Bergman. Rossellini ha dovuto rimandare la partenza a causa di una tempesta di neve che lo ha bloccato a Los Angeles. Hanno viaggiato con lui soltanto tre passeggeri, uno dei quali era Alfredo Guarini, recatosi a Hollywood per conto dell’Enic. All’aeroporto erano infatti ad attendere Rossellini e Guarini, Isa Miranda con pelliccia di volpi nere e pantaloni color banana, Renzo e Marcella Rossellini, il direttore di produzione Gigetto Giacosi e il segretario particolare Alberto Manni. (…)

Rossellini è rimasto sbalordito e commosso al tempo stesso della accoglienza ricevuta in America. Quasi tutti i principali registi attori e giornalisti hanno voluto conoscerlo. Avendo espresso il desiderio di voler parlare con Bette Davis durante il party offerto da Ingrid, l’interprete di Jezabel disdisse un precedente impegno ed ingoiò tre ore di automobile per portarsi da Laguna dove abita alla villa della Bergman. «È una donna eccezionale, che sprizza intelligenza» ha detto di lei Rossellini. King Vidor lo ha colpito per la sua timidezza, per la sua umiltà, per la modestia. Cordialissimo Capra, gentilissimo Billy Wilder che ha organizzato un party in onore del regista di Paisà. Soffocato di complimenti e gentilezze da Marlene Dietrich, da John Huston, Olivia de Havilland, Edward G. Robinson, Jean Negulesco, Joan Bennett, da Hitchcock. In America ha ricevuto due premi, due pergamene, una dei critici di New York, l’altra del National Board of Review. Aline Mosby dell’United Press ha scritto: «Hollywood moriva dalla voglia di vedere da vicino questo regista che si definisce un dilettante, poiché gli unici due suoi film che si sono visti in America (Open City e Paisà) hanno collezionato più premi e diplomi di quanti sia riuscito ad ottenerne alcun altro regista americano in questi ultimi tempi». Rossellini pensa che non si adatterebbe allo stile di Hollywood: preventivi di film con numeri di sette cifre di dollari, squadroni di sceneggiatori e una produzione tiranneggiata dagli orari. Rossellini non vuol sapere di orari. «Io lavoro di notte» dice «se di giorno mi piace pescare». Ogni regina dello schermo americano avrebbe dato sei anni di vita per poter catturare Rossellini. La gara è stata vinta dalla Bergman solo perché Rossellini aveva in mente una trama che si adatta perfettamente al temperamento di questa attrice. Per avere la chiassosa pubblicità che ha ottenuto Rossellini in America, un giornalista americano ha scritto che un altro attore o regista americano avrebbe dovuto spendere due milioni di dollari. Impressioni hollywoodiane: la gente non vie nelle strade, vive nelle case, nei locali. Nei clubs bisogna andarci; in un certo senso, è un obbligo sociale.

Rossellini è tornato con una valigia in più. Una valigia gremita di regali per il figlio Renzino. La sera dell’arrivo, appena entrato nel suo appartamento all’Excelsior, camera n. 515, ha dato piglio ad una valigia di cuoio, l’ha aperta e ne ha tirato fuori un intero equipaggiamento da cow-boy con pantaloni, casacca, cinturoni, pistole, cappellone, lazo, speroni, gambiere di cuoio bianco, un giubbotto, una camicia a quadroni violenti che farebbe impazzire John Wayne e altri eroi della prateria, e, inatteso, festeggiatissimo un trofeo di piume nere e viola, un autentico trofeo Sioux. Renzino osservò ogni cosa. Giunto al cappello, nonostante il padre gli dicesse che il cow-boy Gary Cooper lo mandava a salutare, scelse il gran trofeo piumato.

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani. «A Hollywood» mi dice «esistono cinque o sei columnist corrosivi, specializzati in malignità sensazionali. Sono te al cubo» mi precisa gentilmente. «Però non hanno l’astio, la malvagità di taluni articolisti italiani. Smentisco recisamente di aver fatto a chicchessia dichiarazioni  anti-Magnani». Mi mostra un ritaglio del New York Times il quale riporta la seguente dichiarazione di Rossellini: «La Bergman non può essere paragonata ad Anna Magnani come prima attrice. La Magnani è così grande come non lo è nessun’altra». Del resto gli stessi critici di Hollywood invitati alla visione privata di Amore si sono trovati d’accordo nel definire la Magnani «the best actress in the world».
Nel corso di una delle visioni di Amore, un gruppo di personalità di Hollywood volle inviare un messaggio ad Anna Magnani: ciascuno scrisse un saluto, un apprezzamento, un giudizio ispirato dalla sua interpretazione. «Vi stimo moltissimo» scrisse Samuel Goldwyn; «Lei è magnifica» aggiunse Bette Davis. Particolarmente calorose le espressioni di Joan Bennett e Robert Montgomery: «siete una grande attrice: meravigliosa! Mi siete piaciuta moltissimo: vi ammiro». Frank Capra ed Edward G. Robinson vollero scrivere i loro messaggi in italiano: «con molta ammirazione (testuale) dal profondo del mio cuore», si espresse il gangster n. 1. «Carissima Anna, gran ammirazione e migliori auguri» scrisse il regista di Accadde una notte. Il messaggio si concluse con la entusiastica adesione della Bergman: «Attendo ansiosamente di conoscervi di persona».

Augusto Borselli

L’odissea americana di Rossellini

Questa è la vera storia di un contratto e di molte malignità circolate sul conto di Ingrid Bergman e di Anna Magnani

Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Peter Lindstrom
Hollywwod, febbraio 1949. Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Dr. Peter Lindstrom assistono alla prima visione di “Paisà”.

Roma, Marzo 1949

Questa che io mi accingo a raccontare è la storia vera di un grande regista e di due grandi attrici contemporanee: il grande regista è Roberto Rossellini, le due grandi attrici sono Ingrid Bergman ed Anna Magnani: personaggi, tutti e tre, di primissimo piano nel campo cinematografico mondiale. La storia che leggerete è una semplice cronaca degli interessi che hanno legato negli ultimi tempi questi tre personaggi, attirando su di loro l’attenzione del mondo.
Roberto Rossellini ventilava da tempo d’idea di un film con la Bergman, ma non riuscì per ovvie ragioni ad incontrarsi con lei finché non andò in America per ricevere il premio internazionale di Paisà. Roberto partì in aereo e giunse in America come un trionfatore, facendo intendere tra l’altro che egli avrebbe voluto prendere due piccioni con una fava: cioè che non sarebbe tornato in Italia senza un contratto con Ingrid. Gli americani sono facili agli entusiasmi improvvisi e accolsero Rossellini nella maniera migliore, con parate di fotografi e di giornalisti, pranzi in suo onore, serate di gala, visioni speciali e promesse latenti. Roberto Rossellini che era partito dall’Italia alla vigilia dell’inizio di un altro film con Anna Magnani, si guardò intorno e fece il suo gioco.

I giornali già annunciavano l’incontro Bergman-Rossellini e parlavano ormai apertamente della partecipazione del produttore Goldwyn. Né Rossellini, né la Bergman, né lo stesso produttore pensarono a smentire questa notizia, ancora ufficiosa, che però presto sarebbe divenuta ufficiale. Poi Goldwyn, che evidentemente vedeva in questa combinazione un grosso interesse, iniziò una rapidissima campagna pubblicitaria sul binomio Bergman-Rossellini. Il mondo cinematografico internazionale sembrava aspettare solo questo e rimase in attesa di una conclusione. Goldwyn combinò una grande conferenza stampa con discorsi augurali del regista, della Bergman e suoi: Conferenza che si concluse con un brindisi augurale. Rossellini aveva capito gli americani, la loro impulsività, la loro rapidità negli affari e si lasciò fotografare accanto all’attrice e al produttore, in atto di firmare il contratto, serio e sorridente, con e senza la penna in mano. Qualche ora dopo i giornali di tutto il mondo riportavano quelle fotografie a davano il contratto già per firmato. In America le cose si fanno a questa maniera: la firma vera e propria viene messa dopo, alla presenza di avvocati ferratissimi e senza troppa pubblicità. Evidentemente il gioco di Rossellini era quello di mettere il produttore davanti al fatto compiuto per poi ricavare il massimo a proprio vantaggio. Perciò solamente quando i tre grandi del cinema si riunirono per la firma definitiva, saltò fuori che la Bergman chiedeva il quaranta per cento sugli incassi e Rossellini il venticinque. A Goldwyn, che avrebbe messo nell’affare i cinquecento milioni o più di lire occorrenti per la realizzazione del film, non rimaneva che un misero quarantacinque per cento. «Cosa fatta capo ha», dice un noto proverbio. Ma indubbiamente questo detto non si presta alle nuove generazioni e tanto meno a quella americana. Tanto è vero che dopo aver invano discusso a lungo per venire ad un ulteriore accordo, al produttore non rimase che fare una controdichiarazione alla stampa, spiegando le ragioni che avevano determinato questa rottura un attimo prima della firma.

Per un giornale americano è importante la grossa notizia, ma è altrettanto importante la grossa smentita, specialmente se, come questa, darà luogo a molte chiacchiere. Gli americani accusarono il colpo di Rossellini ma non esitarono a criticarlo duramente, come non avevano esitato a elogiarlo qualche giorno prima. E il 17 febbraio l’United Press diramò da Hollywood in tutto il mondo un commento sulle divergenze tra Goldwyn e Rossellini.

Fin qui la verità sul mancato accordo con Goldwyn. Ma poiché i produttori crescono come i funghi anche in California, Rossellini e la Bergman non hanno tardato a trovare un altro finanziatore. Il film verrà prodotto sotto la sigla Be-Ro (prima sillaba dei nomi dell’attrice e del regista) e sarà distribuito in tutto il mondo dalla RKO. Di questo nuovo accordo stipulato con Howard Hughes non si conoscono troppi particolari né le percentuali che legano attrice, regista e produttore: si sa soltanto che il contratto (firmato questa volta con ben minore campagna pubblicitaria) consta di 180 pagine dattiloscritte, mentre il treatment del film raggiunge a malapena le 46.

Secondi i dispacci dall’America e secondo quanto ha riferito Rossellini, Ingrid Bergman giungerà in Italia nella prossima settimana e il film dovrebbe iniziare il primo aprile improrogabilmente per durare quattro mesi. Ragione per cui il preannunciato film che Rossellini doveva fare con Anna Magnani non andrà più in porto. Rossellini da quando è partito per l’America non ha fatto che telefonare o telegrafare giornalmente rassicurando che il film Aria di Roma l’avrebbe cominciato a portato a termine. L’ultimo telegramma ricevuto dal produttore Barattolo dave per giorno d’inizio il 25 febbraio. Ragione per cui la Magnani si credette in dovere di inviare all’Europeo una lettera che non venne pubblicata. Scornata da questo fatto la diva ne inviò copia a un settimanale romano che finalmente la pubblicò. La riportiamo qui sotto:

Gent. Direttore, leggo nell’Europeo del 20 febbraio una cronaca che mi riguarda dal titolo La Magnani è gelosa di Ingrid Bergman, con relativa interpretazione del signor Gino Visentini. Tengo a precisarle quanto segue: tanto io quanto la signora Bergman abbiamo l’una dall’altra la più grande considerazione e la più alta stima. Nel caso proprio che il signor Visentini ci tenesse, le dirò allora che per me sarebbe sempre un onore essere gelosa di una grande attrice. Questo già che avete voluto taccare la questione con così poco tatto. E per finire le dirò che, per quanto mi riguarda, sono assolutamente convinta che il signor Rossellini, da vero artista e da galantuomo, non verrà a meno ai suoi doveri nei riguardi di un’artista, soprattutto italiana. Per il resto deploro ecc.

Anna Magnani non era all’aeroporto di Ciampino la sera dell’arrivo di Rossellini dall’America: c’erano ad attenderlo giornalisti, fotografi, il fratello e il figlio. Si trattò di un ritorno in famiglia. Il bambino rimproverò il papà di non essere tornato in tempo per carnevale e Rossellini per tutta risposta gli aprì seduta stante una valigia contenente un costume completo da pellerossa.

Anna Magnani vide il regista solo l’indomani: che cosa si siano detto non si sa, fatto si è che sembrano tornati di buon accordo.

Un ultimo fatto non è stato smentito né dal regista né dall’attrice svedese: il romanzo d’amore che sarebbe rapidamente fiorito e maturato fra i due durante il breve soggiorno americano di Rossellini: ne hanno parlato ininterrottamente i cronisti pettegoli di Hollywood.

Rimane da dire che il nostro regista è tornato dall’America soddisfatto di sé: ha dichiarato di aver speso, solo nel primo giorno di permanenza, 167 dollari e di aver scelto la Bergman perché è l’attrice che attira più pubblico in tutto il mondo. Il miglior film che ha veduto durante il suo soggiorno è Johnny Belinda, diretto da Negulesco con interprete Jane Wyman nella parte di una sordomuta.
Rossellini è diminuito di cinque chili a causa degli strani pasti che gli davano. Ha però reagito vivamente quando si è visto presentare una insalata con fagioli, noci, carotine e panna montata.
Al Mocambo, come era prevedibile, ha conosciuto quasi tutti i personaggi più importanti del cinema americano. Trova che negli Stati Uniti i marciapiedi potrebbero essere aboliti senza che nessuno ne risenta, dato che, a sentir lui, tutti vanno in macchina e non gli è riuscito di vedere un pedone.
Giorgio Salvioni

Ingrid ha scritto a Rossellini che sa dire ti amo in italiano

Roberto Rossellini, Olivia De Havilland e John Huston

Hollywood, Feb. 16, 1949. Samuel Goldwyn yesterday withdrew from the recently-announced deal with Ingrid Bergman and Roberto Rossellini for the production of the picture by the latter starring Miss Bergman in Italy this summer. Although Goldwyn declines comment on his withdrawal, it was reliably reported the move came when the impossibility of resolving certain details developed. The project had been launched with all principals presiding at an elaborate press conference on Feb. 2.
RKO entered the picture today, with negotiations reported to take over the financing and distribution of the film. Music Corp. of America is representing Rossellini and Miss Bergman in talks with Howard Hughes.

Con l’annuncio che Samuel Goldwyn si è ritirato dalla combinazione Bergman Rossellini, una certa confusione si è diffusa fra gli amici di Roberto. Che cosa si nasconde dietro l’improvviso voltafaccia di colui che viene ancora considerata la più astuta volpe di Hollywood? Sebbene Rossellini si mantenga in collegamento telefonico con i collaboratori più intimi, nessuno ha potuto sapere come stiano veramente le cose e le più contraddittorie ipotesi sono state, perciò, fatte da questo e da quello. C’è chi si rallegra per l’esclusione di Goldwyn che permetterebbe ai due artisti di essere i soli e diretti produttori del loro film e chi sene mostra preoccupato per le complicazioni finanziarie che potrebbero derivarne; c’è chi assicura che il film verrà cominciato e girato ai primi di aprile e chi sostiene che la lavorazione è stata rinviata di diversi mesi, c’è chi afferma che, ad ogni modo, l’accordo fra il nostro regista e l’attrice svedese è ormai perfezionato in tutti i particolari e chi dice, invece, che riveste ancora un carattere generico.
La verità è che Roberto Rossellini partì per Hollywood con un soggetto di otto pagine dattilografate che è piaciuto all’attrice ma che Goldwyn ha giudicato insufficiente per un impegno definitivo, tanto più che gli veniva rifiutata qualsiasi ingerenza nella sceneggiatura; che Rossellini e la Bergman stanno lavorando attivamente da più di venti giorni alla stesura del trattamento; e che al suo ritorno in Italia, previsto imminente, Rossellini, sebbene abbia l’impegno di dirigere Aria di Roma con Anna Magnani (alla cui preparazione ha lavorato per mesi fino al giorno della partenza per l’America), girerà Dopo l’uragano al più presto, non appena sarà pronta la sceneggiatura. In quanto all’accordo con Ingrid Bergman, la quale verrà fra un mese o due in Italia per mettersi al lavoro, era già concluso da tempo, da quando cioè il regista e l’attrice si incontrarono a Parigi nello scorso autunno. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata.
Nella primavera dell’anno scorso, mentre stava sceneggiando La macchina ammazzacattivi, Rossellini fu intervistato da un giornalista inglese al quale dichiarò, fra l’altro, di non credere all’attore professionista, alla star concepita con la mentalità dei produttori americani, e che ad essi preferiva sempre l’uomo della strada. Se avesse dovuto fare un’eccezione a tale regola, avrebbe pensato ad Ingrid Bergman.
Qualche settimana dopo, Rossellini ricevette dall’America il ritaglio di un giornale che riportava le sue dichiarazioni, accompagnato dalla seguente lettera: «Caro signor Rossellini, ho visto con grande commozione i suoi magnifici Open City e Paisà. Le accludo questo ritaglio di giornale: non si se la notizia sia vera o se siano riportate esattamente le sue dichiarazioni. Comunque voglio dirle che c’è una piccola ragazza svedese la quale parla abbastanza correttamente il tedesco, conosce qualche parola di francese e sa dire “ti amo” in italiano, che sarebbe felice di poter lavorare con lei». La lettera era firmata Ingrid Bergman.
Per quanto sia abituato ai più allettanti omaggi, Rossellini rimase molto commosso dall’inattesa offerta: bisogna ammettere che l’insinuante civetteria con la quale la lettera è scritta non avrebbe potuto con colpire una fantasia calda come la sua. Rossellini rispose con un lungo telegramma dicendosi lusingato dalle parole dell’attrice e felice che la sorte gli consentisse di poter lavorare con lei. Poi, nei giorni seguenti, le telefonò promettendole di cercare un soggetto e invitandola a considerare la possibilità di un incontro. Pur cercando di mantenere segreta la cosa, Rossellini si buttò con entusiasmo in quella che doveva essere la più grande avventura della sua carriera: mentre passava parola a tutti gli amici compreso De Filippo, perché gli preparassero un soggetto adatto, avviava con l’attrice un laborioso scambio di lettere per chiarire i rispettivi punti di vista sulla progettata produzione in comune. E alla fine stabilirono di incontrarsi a Londra.
Rossellini già da tempo aveva capito che la formula attuale del film italiano non può reggere a lungo. A questo proposito aveva allora dichiarato: Aria di Roma sarà l’ultimo film a carattere nazionale che girerò: dopo lavorerò soltanto in combinazioni internazionali. Per questo, oltre all’impegno per due film con la Bergman, sono già in trattative con Charles Boyer e con altri attori capaci di assicurare i grandi circuiti americani.
Quando fece queste dichiarazioni, Rossellini si era già accordato con la Bergman; ma la cosa era stata tutt’altro che facile. Il progettato incontro a Londra non potè aver luogo perché Roberto arrivò nella capitale inglese (dove era stato invitato dal British Council per la presentazione di Germania anno zero) con tale ritardo che la Bergman era già ripartita. L’attrice, che non conosceva le svagate abitudini del regista italiano, si irritò a tal punto da fare una dichiarazione alla stampa smentendo che esistessero delle trattative con lui e lasciando senza risposta le sue lettere. Rossellini, che non aveva affatto rinunciato al progetto, ricorse allora ai buoni uffici del suo consocio americano, il produttore Lopert, il quale riuscì a combinare un nuovo incontro a Parigi.
Questa volta Rossellini fu puntale: accennò alla Bergman le linee generali del soggetto che stava concretando con Sergio Amidei e che narra la storia di una profuga lettone sposata ad un soldato italiano e trapiantata con lui nelle isole Eolie; e, avuta l’approvazione di massima, riuscì a fissare tutte le clausole della futura collaborazione. La Bergman avrebbe ricevuto per il film 175.000 dollari, dei quali 20.000 subito depositati in una banca a titolo di cauzione, e il 40% degli utili.
Mentre procedeva alla preparazione di Aria di Roma, in cui la Magnani avrebbe sostenuto ancora una volta la parte di una popolana, Rossellini definì con Amidei il soggetto di Dopo l’uragano: furono fatte molte stesure, fino a che fu scelta quella che imperniava il dramma della vicenda sull’ostilità degli abitanti delle Eolie per la bella straniera.
Frattanto la Bergman tempestava Rossellini di lettere e telegrammi incitandolo al lavoro; erano messaggi scritti con la stessa grazia insinuante ed ambigua della prima lettera. L’ultima arrivò poco prima di Natale. Diceva: «Caro signor Rossellini, io sfoglio un fiore e dico: Buon soggetto? Cattivo soggetto? Buon soggetto? Cattivo soggetto?… Sono felice. Molto sinceramente, Ingrid Bergman». Rossellini rispose che il soggetto era ormai pronto, che era buono e che l’avrebbe portato lui stesso in America mascherando il viaggio col pretesto di ricevere il Premio della critica assegnato a Paisà.
Ormai, dunque, il gioco è fatto. Quando Rossellini arriverà ne conosceremo i particolari. Ma di una cosa, frattanto, si può essere certi: che egli avrà saputo difendere e mantenere l’indipendenza della sua personalità di fronte alla gran macchina dell’organizzazione americana.

Ermanno Contini

 

 

Mentre Anna Magnani pensa alla regia, Luciano Emmer ripara gli errori di Rossellini

Anna Magnani pensa sempre a quella compagnia drammatica con la quale dovrebbe esibirsi a Parigi e Londra insieme a Vittorio Gassman e Walter Chiari

Marzo 1950

Anna Magnani pensa sempre a quella compagnia drammatica con la quale dovrebbe esibirsi a Parigi e Londra insieme a Vittorio Gassman e Walter Chiari; repertorio italo-franco-inglese: La signora dalle camelie, La figlia di Iorio, Pigmalione. Pare che Anna ha curato personalmente il montaggio del film Vulcano e da questo abbiamo capito che non le spiacerebbe assumere la regia di un film.

In questi giorni, Luciano Emmer, che ha diretto molti cortometraggi e recentemente un film, è partito alla volta di Maiori, sulla costa amalfitana, per riparare vecchi errori di Roberto Rossellini. Rossellini era stato a Maiori nel luglio del ’48 saturo di gloria e di celebrità recentissime, per girarvi La macchina ammazzacattivi. V’era stato un anno prima per girarvi Paisà e tutti lo conoscevano, i pescatori lo chiamavano confidenzialmente Berto. Aveva comperato una frazione rurale, tre casette aggrappate ad uno strapiombo sotto il paesino di Furore, proprio alla foce di un torrente che passa sotto un ponte di molte arcate e si getta nel mare davanti ad un banco di corallo e venti metri sul fondo. Tutto il giorno girava con la sua Chevrolet da Amalfi a Ravello, da Ravello a Maiori, passava il tempo all’albergo dei Capuccini, la sera ballava alla Marina. Era considerato il regista geniale che improvvisa. Di giorno in giorno, quando gli veniva l’estro, inventava un brano di sceneggiatura, chiamava d’un tratto tutti a raccolta dalle rupi e dalla spiaggia e ordinava di girare. Raccoglieva i discorsi dei paesani e li introduceva tali e quali nel film, ammirava i tipi più originali dei paesi e li scritturava facendoli recitare al naturale. Pensava ed era certo di fare un capolavoro. Un giorno, mentre al paese aspettavano che egli costruisse un orfanotrofio del quale era già pronto il progetto che lui stesso aveva sollecitato, montò con Anna Magnani sulla sua Chevrolet, disse «Arrivederci» e partì. Arrivato a Roma per dei mesi i più grandi esperti di montaggio esaminarono i brani di pellicola: era impossibile montare La macchina ammazzacattivi, girata disordinatamente e senza raccordi. Per un anno e mezzo le pizze della pellicola rimasero nei magazzini. In questi giorni, finalmente, anche per consiglio della Bergman, Rossellini ci ha ripensato: e Luciano Emmer è partito per Amalfi, per riparare agli errori di Rossellini.

Amore di Roberto Rossellini Teverfilm 1948

«Sogno realtà» è stato appunto definito dallo stesso Rossellini questo Amore

Anna Magnani nell'episodio La voce umana del film Amore (1948)
Anna Magnani nell’episodio La voce umana del film Amore (1948), diretto da Roberto Rossellini

Febbraio 1950

Amore, per la sua atmosfera rarefatta, per il suo tono liricizzante, ha indotto qualcuno a parlare di morte del “neorealismo”, mentre del “neorealismo” il film di Rossellini è una conseguenza diretta e necessaria. I nuovi registi italiani infatti, spinti da una tragica esperienza a rivolgersi alla vita di ogni giorno quale unica fonte d’ispirazione, si sono ben presto accorti che essa è più fantastica di ogni fantasia. Lo schermo è divenuto per loro una finestra spalancata sul reale, di cui l’artista deve cogliere il movimento interno ed invisibile. «La realtà — ha detto ultimamente Ugo Spirito — si è fatta tutta romanzesca». Si spiega così come un Rossellini o un De Sica siano potuti arrivare dalla loro prime opere documentaristiche alle favole moderne di La macchina ammazzacattivi e Totò il buono.

«Sogno realtà» è stato appunto definito dallo stesso Rossellini questo Amore che, indicativo del processo evolutivo del nostro regista, risulta non sempre convincente sul piano artistico. Il film, come è noto, consta di due episodi. Il primo è tratto dall’atto unico di Cocteau, La voce umana: una donna ancora innamorata dà, attraverso il telefono, l’ultimo addio all’amante stanco di lei. Rossellini ha inteso servirsi dalla «camera» come di un microscopio. Egli ha voluto ricostruire attraverso il volto bruciato della Magnani la tragedia di una passione che deve e non sa spegnersi. Ma il tentativo può considerarsi fallito. Il lavoro risulta nell’insieme statico, ondeggiando fra una velata melodrammaticità ed un raffinato intellettualismo. Solo all’inizio il regista è riuscito a suggerire una torbida atmosfera esasperata attraverso la fotografia dai grigi «malati», la scenografia di un gusto quasi espressionista ed il materiale plastico (un letto in disordine in una assurda camera ingombra, che richiama alla memoria Les enfants terribles de Cocteau, la cui influenza, più che altro negativa non va trascurata).

Risolto invece su un piano puramente cinematografico è l’episodio della pastora pazza, che nella sua follia mistica crede di portare in seno il figlio di Dio, e che, sbeffeggiata dalla folla, dà alla luce  il frutto della sua «colpa senza peccato» in un solitario santuario a picco sul mare. Ne Il Miracolo Rossellini, pur non avendo saputo evitare  una certa forzatura d’accenti ed una discontinuità narrativa, è riuscito a creare una potente figura di pazza, che in Anna Magnani ha avuto una splendida interprete. Per lungo tempo non potremmo dimenticare la sua smarrita disperazione dinanzi alla folla che le grida «Ave Maria» e che la incorona con una catinella sporca; il suo lamento, orrendo perché senza rancore, rivolto all’unica creatura che avrebbe dovuto comprenderla e che invece la insulta; il mendicante demente come lei; la sua corsa per le scale (scale simboliche: che si alzano verso il cielo), su, fino alla chiesa, dove la pazza grida ai santi immobili sugli altari, ma vivi per lei, il suo ringraziamento in umiltà.

Funzionante, come al solito, l’accompagnamento musicale di Renzo Rossellini.

Vittorio Taviani