Si gira Risate di gioia

Il film è una vecchia idea. Un paio di anni fa Suso Cecchi aveva scritto una sceneggiatura per un film che avrebbe dovuto dirigere Maselli

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Anna Magnani, Ben Gazzara e Totò in "Risate di Gioia" di Mario Monicelli
Anna Magnani, Ben Gazzara e Totò in “Risate di Gioia” di Mario Monicelli

Roma, Maggio 1960

La lavorazione di Risate di gioia è cominciata il 3 maggio in esterni a Roma, alla Stazione Termini. Questo film porterà sullo schermo una Magnani nuova, persino bionda. «Questo film si svolge interamente nella notte di Capodanno. — dice l’attrice —Nonostante l’estate incipiente, dobbiamo ricreare un’atmosfera natalizia. Il film è una vecchia idea. Un paio di anni fa Suso Cecchi aveva scritto una sceneggiatura per un film che avrebbe dovuto dirigere Francesco Maselli, e che era ispirata agli stessi racconti di Moravia: Ladri in chiesa e Risate di Gioia. In quella versione il mio personaggio era drammatico, mentre ora Gioia è un personaggio divertente, patetico in fondo: per me è una vacanza, una piacevole ma impegnativa vacanza dai miei ruoli consueti. E mi diverte moltissimo fare questo personaggio di una generica un po’ svanita». L’attrice, il regista Monicelli e gli sceneggiatori (Age & Scarpelli e Suso Cecchi) hanno trascorso tutto il periodo di preparazione del film in lunghi colloqui: tutte le scene sono state discusse e definite solo mano a mano che la Magnani entrava nel nuovo gioco. Chiedere ad un’attrice come lei di sbarazzarsi di colpo dei personaggi così connaturati al suo carattere, equivaleva ad un gioco di azzardo. «La comicità, come in ogni film di Monicelli — afferma la Magnani — ha un risvolto amarognolo. Risate di gioia non farà eccezione. Io non sono un critico, recito e basta. Ma devo riconoscere, in piena sincerità, che questo film mi piace. Sento molto il personaggio affidatomi e la pietà che lo circonda».

«Che effetto faccio bionda?» chiede la Magnani. Il suo personaggio, Gioia detta Tortorella, è una generica impegnata in un film in costume che si gira a Cinecittà. Più tardi, a casa, nel tentativo di farsi due ciocche bianche nei capelli, se li brucerà e dovrà allora ossigenarli. Un giornalista chiede se questa è la prima volta che recita con una parrucca bionda. «No, sono stata bionda in teatro, per la messa in scena della Foresta pietrificata di Sherwood (Lamberto Picasso interpretava la parte del gangster) e in Anna Christie di O’Neill. Altri tempi!».

«E la rivista? Tornerà al teatro leggero?»

«Ogni anno mi riprometto di tornare sul palcoscenico, ma poi sono costretta a rinunciarvi. Lo so, sono la donna più discontinua del mondo. Tutto cambia dentro di me da un’ora all’altra. Il fatto è che seguo sempre il mio istinto e il mio cuore». Molti affermano che la nostra grande attrice è diversa da tutte le altre perché ignora il panico, perché si butta nella sua parte come se si gettasse dall’ultimo piano di un grattacielo. «Beh, diciamo almeno che so cadere con un certo stile», ammette sorridendo la Magnani. «Non mi curo mai di quello che sembro, di come gli altri mi vedono. Sono così, come nella vita, le mie speranze, le mie delusioni, le mie gioie e le mie infelicità mi hanno fatta come sono. Sono come sono senza riserve e senza ipocrisia. Nella vita tutto mi emoziona, mi commuove, mi fa tenerezza e mi spinge alla generosità. Ma nel lavoro, lo riconosco, sono una peste. Qualche volta posso anche diventare cinica, cattiva, spietata. Non ammetto che si bari, che si truffi, che si cerchi di dare a intendere si saper fare una cosa se non è vero. Io il mio mestiere l’ho sudato e sofferto. Ho impiegato molti anni, e ho faticato per diventare “la Magnani”. Ora sudo e fatico per continuare ad esserlo». In Italia è talvolta considerata un’attrice piuttosto difficile, piena di pretese, invadente, ma basta osservarla mentre lavora per rendersi conto che non è così: «Qualche volta può essere avvenuto ciò che mi si rimprovera perché mi sono trovata a lavorare con gente che non aveva nessuna preparazione, né forza morale o artistica per imporsi su di me, e per questo mi sentivo più forte di loro».

«Sarebbe disposta a riformare compagnia con Totò

Il principe De Curtis si scuote: «Se Anna allestisse uno spettacolo e mi chiamasse, io accorrerei». «Sei troppo modesto. — esclama la Magnani — La verità è che il teatro stanca e non ci va più di lavorare!» Affiorano i ricordi, i titoli delle riviste rappresentate durante la guerra e nel periodo successivo alla Liberazione.

«I fascisti — rammenta Anna Magnani — ci proibirono di pronunciare la parola “libertà”, che era scappata dalla penna di Michele Galdieri» «Ricevemmo una diffida ufficiale — aggiunge Totò —. Erano anni difficili quelli».

Chiedono a Totò se ha mai pensato alla regia. «Per carità! Vedete: il regista, di notte, deve studiare. Io invece, durante la notte, preferisco dormire».

Fine della Prima Parte