Totò e Magnani binomio clamoroso dello spettacolo

Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in Quando meno te l'aspetti
Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in Quando meno te l’aspetti

La Magnani a Roma recitava e cantava vestita alla Edith Piaf. Non c’era ancora la grande rivista, non c’erano i boys, i quadri spettacolari, le parate, che d’altra parte per lei sarebbero stati ridicoli. La rivista allora era una specie di cabaret e la Magnani era la negazione della vedette. Tuttavia andava bene così, era brava, aveva un filo di voce intonatissimo e quegli occhi importanti: la gente non l’ha mai capita abbastanza.
Wanda Osiris

Roma, Teatro Quattro Fontane, 25 dicembre 1940. Quando meno te l’aspetti di Michele Galdieri.

Tutto il meglio che c’era sulla piazza è stato preso da Galdieri per la nuova rivista Quando meno te l’aspetti. Perfino troppo, nel senso che i numeri costringono l’autore a ridurre al minimo il testo. E il pubblico vuole dal fortunato Michele la satira, l’intreccio, la trovata base.

Totò e Magnani sono il binomio clamoroso dello spettacolo. Totò è apparso in frac. Sono sicuro che ha accettato di entrare in questo lavoro per il frac. Tutta la sera egli è stato brillante e leggero. Non sapeva la parte secondo il solito tuttavia era contento di ritrovarsi sul palcoscenico, dopo la lunga cattività del cinema, come un’anitra nell’acqua, e inventava molte cose curiose: a un tratto si fece dare il copione dal suggeritore per rammentarsi una battuta. Questo straordinario individuo è minato dalla pigrizia.

Anna Magnani mi è sembrata perfino bellissima, elegantissima, eccetera. Parecchi parlavano bene di lei e io le avrei trovato volentieri qualche difetto. Invece mi piace il suo canto nebbioso, il suo « esse », le sue gambe uguali a quelle di Irene Dunne.

Poi anche gli altri sono stati vivaci; prima di tutti Harry Feist e Mathea Merrifield diventati una istituzione del Quattro Fontane. Lia Origoni canta molto bene ma troppo sul serio; Paola Paola è proprio una cara gallinella, appare in sogno con le penne ai giovani piuttosto sensuali; Castellani e la Orlova sono stati, diciamolo, valenti e bolognesi.

Molte richieste di bis. Il pubblico si è liquefatto per un buon quadro con una ventina di Margherite Gautier danzanti, commentando da quella romantica canzone che contamina la Traviata con un motivetto.

Mi pare che nel finale Galdieri abbia esposto con avarizia una sicura idea, anche da un punto di vista coreografico: il tempo visto attraverso le operette famosissime poteva permettere qualunque sorpresa scenica. Ma io sono esigente con Galdieri perché egli è in grado di prepararci come nessun altro, nel suo campo, qualche cosa di inedito.

Zavattini

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