L’intenzionale ritratto dei luoghi comuni

Made in Italy Nanni Loy

Gennaio 1966

La parata cinematografica per le feste è in pieno svolgimento, i film più prestigiosi cercano d’accaparrarsi una fetta delle tredicesime che per qualche giorno danno all’Italia l’illusione di Paese ricco. Occupiamoci di quello che si occupa di noi, cioè Made in Italy diretto da Nanni Loy e scritto da Scola, Maccari e lo stesso Loy. Le premesse sono note: attraverso una serie di immagini, fatterelli, tipi, flashes e qualche vicenda più nutrita, gli autori intendevano fare un ritratto del nostro Paese; un ritratto divertente, impietoso e ricco di sfaccettature, cercando di sfatare qualche leggenda e scalzare qualche luogo comune. Alla impresa hanno collaborato attori e attrici di vasta popolarità, più per simpatia verso l’autore, credo, che per ragioni strettamente professionali; così possiamo vedere nella stessa pellicola Anna Magnani e Catherine Spaak, Virna Lisi e Rossella Falk, Lea Massari e Sylva Koscina, per citare soltanto le prime che mi vengono in mente; e Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Nino Manfredi, Nino Castelnuovo, Giulio Bosetti, Walter Chiari, Aldo Fabrizi, Lando Buzzanca eccetera. Un’occasione eccezionale insomma, che difficilmente si ripeterà; e ciò, visti i risultati, non mi rattrista molto.

Il film è fatto bene, diretto con bravura, interpretato ottimamente; però gli manca proprio quello che prometteva, cioè lo spirito. È quasi tutto di grana grossa, le risate che provoca sono facili, le lagrimucce tenta di strapparle con i mezzi d’un De Amicis appena iscrittosi alla Camera del Lavoro. Raramente si videro tanti luoghi comuni radunati a comizio, vecchie barzellette ottengono onori che non meritano, cose ovvie da secoli te le vedi presentare come recenti scoperte.

(…)

C’è Anna Magnani con vecchia mamma, marito molle e tre figli, che deve traversare una larghissima strada per offrire il gelato alla famiglia, nel bar di fronte. Per la strada  c’è un flusso ininterrotto d’automobili, l’attraversamento è rischioso, pittoresco, una tipica avventura urbana; poi risulta che il bar di fronte non ha gelati, e si possono trovare invece proprio dalla parte di strada di dove la famiglia è partita. Tutto chiaro, giungla d’asfalto, follia motoristica eccetera. Ma alla fine, dopo aver cercato il divertimento con ogni mezzo, improvvisamente il regista ti sbatte in faccia un primo piano della Magnani leonessa-con-una-spina-al-piede; un lungo primo piano da tragedia greca, del tutto sproporzionato all’esiguità della vicenda. Se si ha una grande interprete bisogna adoperarla, ma perché così?

(…)

Made in Italy è il tipico film che, in fase di sceneggiatura e di lavorazione, ha divertito i suoi autori. Devono aver riso molto, per le intenzioni più che per i fatti. Nel film le intenzioni non si vedono, e quel che resta è poco, qualche pepituzza in un mare di sabbia. Però è sabbia in techniscope e fotografata bene.

Adriano Baracco

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