Anna Magnani mamma del popolo

Anna Magnani ritorna al suo umano ruolo di mamma in Molti sogni per le strade
Anna Magnani ritorna al suo umano ruolo di mamma in Molti sogni per le strade, Cine illustrato 23 maggio 1948

Roma, aprile-maggio 1948

Anna Magnani continua ad interpretare ruoli cari a lei ed al pubblico. Ha cominciato infatti a girare in questi giorni con Massimo Girotti Molti sogni per le strade diretto da Mario Camerini. In questo film Anna è una mamma del popolo che vive uno dei tanti drammi di tutti i giorni. Camerini, come regista, è nuovo a questo genere di films tipo “Magnani” e Girotti debutta nel ruolo, difficile e pericoloso di “marito di Anna”.
Il regista Camerini ha cercato in Molti sogni per le strade una nuova formula per il cinema realista valorizzando la potenza drammatica dei nostri due bravi attori. Una Magnani più semplice e umana che mai, nelle vesti della moglie del disoccupato cui, una sorte benigna, impedisce di diventare un ladro.

Si gira a Roma Molti sogni per le strade

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Si gira a Roma Molti sogni per le strade

Anna Magnani e Giorgio Nimmo in "Molti sogni per le strade" (1948)
Anna Magnani e Giorgio Nimmo in “Molti sogni per le strade” (1948)

Roma, aprile 1948

Sotto la luce dei proiettori Romoletto (Giorgio Nimmo) posa il supplì (una crocchetta di riso) sul piatto, levando lentamente la testa a fissare la mamma (Anna Magnani) seduta all’estremo della tavola.

— Mamma, m’aiuti a mettermi il tovagliolo?  — dice, con la sua tenera voce in falsetto.

Allora Anna Magnani si volge: è uno sguardo ribelle e dolente quello che si posa su di lui. Ella si alza, si ravvia con gesto stanco i capelli, e si avvicina al piccolo:

— Stasera non c’è bisogno di tovagliolo, Romoletto: non c’è minestra. Vedi, la mamma e il babbo ti hanno comperato i supplì… — poi la donna getta un’occhiata al marito (Massimo Girotti) che siede in disparte avvilito; prende il figliolo in collo e s’avvia con lui verso la camera da letto.

Al teatro N. 2 dell’A.C.I. si gira Molti sogni per le strade un film che svolge il tema della solidarietà umana a cui il mondo e la società aspirano.

Giorgio Nimmo (Romoletto) fa per la prima volta  del cinema e pare straordinariamente tranquillo e a suo agio: lo lodano tutti. Ma ha ancora il vezzo di gettare, di quando in quando un’occhiata furtiva verso il buco nero della macchina da presa e ciò esige che la scena venga provata un’altra volta e un’altra ancora. Ma Anna Magnani è molto paziente:

— Guarda me, Romoletto… Guarda me, io sono tua mamma del cinema, lo sai. E allora?… Non guardare il buco della macchina, può saltar fuori un topone grosso così! — Dice mal celando il sorriso e aggiustandosi, di traverso sulle spalle, il misero giacchettino da scena. E mentre l’operatore Tonti definisce la posizione della macchina da presa, l’attrice torna per l’ennesima volta dall’altra parte della tavola e s’accascia sulla sedia armandosi di carta e matita. Questo, della carta e della matita, è fuori programma; rialza gli occhi e, incontrando il mio sguardo, mi fa cenno di raggiungerla.

— Conosce per caso la soluzione delle tre case e dei tre pozzi? — mi chiede. — E’ un mese che on riesco a risolvere questo rompicapo. — Mi mostra sulla carta dei segni alquanto misteriosi. — Camerini? — ora si rivolge al regista. — sei riuscito a risolvere le tre case e i tre pozzi?

Camerini scuote la testa: nemmeno lui è riuscito, a quanto pare. Comunque egli ora è intento a risolvere un problema di genere diverso:

— Perché mai il lampadario deve ballare a questo modo, — lo sento mormorare fra i denti. Infatti il lampadario che pende sulla tavola — al centro della scena che rappresenta una modestissima camera da pranzo — pare invaso da uno spirito allegro.

— Qui c’è qualcuno appoggiato a una parete!… — esclama con aria di segugio l’architetto Boccianti, e il suo occhio di celebre detective passando lentamente in rivista tutti i presenti si posa, accusatore, su l’elettricista addossato alla falsa finestra della falsa camera da pranzo.

— Nessuno s’appoggi alle pareti!… — raccomandano quindi tutti col tono di chi potrebbe dire: «Attenti alla mina!».

Finalmente tutto è pronto per la ripresa; la segretaria di produzione Ines Bruschi va in cerca di Romoletto — corso frattanto fuori al sole a giocare con la mamma e la sorellina maggiore che gli fungono perennemente da scorta d’onore — e lo rimette davanti al supplì. E’ sempre lo stesso supplì e si spera che alla fine della ripresa Romoletto ottenga il permesso di mangiarselo. Per ora no, naturalmente, perché fra le prove e si gira egli avrebbe già dovuto mangiare una decina, e l’espressione con la quale contemplerebbe l’undicesima crocchetta non potrebbe essere che di disgusto.

— Si gira!

I proiettori inondano nuovamente di luce la scena, il truccatore Garbini passa a controllare il volto e la barba di tre giorni (e deve restare di tre giorni almeno per quindici!) di Girotti. Anna Magnani abbandona «le tre cassette e i tre pozzi» che non vogliono decidersi ad accontentarla, e s’aggiusta il giacchettino sulle spalle. Il suo volto muta: ora è quello di Linda, innamorata del suo uomo e del suo bimbo, attanagliata da una cruda opprimente miseria. Tutto questo è rivelato con evidenza dalla sua maschera sapiente di grande attrice; sono occorsi appena pochi secondi.

Dopo dieci minuti, la scena è definitivamente girata. Si spengono di colpo i riflettori, gli attori si sgranchiscono le membra, la segretaria di edizione controlla le riprese «buone» sul suo taccuino; Camerini e Tonti si consultano sulla prossima inquadratura.

— Quant’è buono… Io me lo mangio! — dice a un tratto golosamente Anna Magnani.

Cielo: il supplì di Romoletto! Ci volgiamo preoccupati e scorgiamo Anna che stringe a sé, teneramente, il bambino. Rassicuratevi, chi mangia il famoso supplì è soltanto lui.