Quando meno te l’aspetti nuova rivista di Galdieri

Quando meno te l’aspetti, la Fortuna ti passa vicina, ed è allora che bisogna afferrarla per i capelli, o meglio per il… corno!

Annunci
Anna Magnani e Totò nella rivista "Quando meno te l'aspetti"
Anna Magnani e Totò nella rivista “Quando meno te l’aspetti”

Dicembre 1940

Epifani ed Aulicine, impresari marca oro, hanno opportunamente voluto presentare quest’anno il comico Totò, nella cornice di uno spettacolo di classe. Naturalmente occorreva un gerente responsabile e la scelta è caduta su Michele Galdieri, il quale, tra i rivistajoli, è quello di maggior fama. A giudicare dal successo fervidissimo avuto da Quando meno te l’aspetti, ci sembra che la ciambella sia riuscita questa volta con il buco, cosa che non accade sempre nel laboratorio di dolciumi del Teatro Quattro Fontane, dove si avvicendano vari pasticceri.

Lo spunto è semplicissimo e non ci dice nulla di nuovo: quando meno te l’aspetti, la Fortuna ti passa vicina, ed è allora che bisogna afferrarla per i capelli, o meglio per il… corno! Sappiamo, per oramai lunga esperienza, che in questo genere di spettacolo, un intreccio vero e proprio non c’è. L’autore procede generalmente balzellon, balzelloni, come dicono i nostri umoristi, ed un qualsiasi spunto offre il pretesto per alternare sulla scena quadri, scene e canzoni, satire e balli. Di conseguenza più il valore dei singoli è buono e migliore riesce la rivista. E questa volta lo spettacolo è stato inscenato con decoro ed eleganza ed annovera quanto offrono oggi di meglio i quadri della rivista italiana.

Con l’autore, hanno diviso gli onori della ribalta Mario Pompei, che ha creato costumi ispirati ad un delicato sapore decorativo, e scenari e panneggi quasi tutti graziosi, ben realizzati dallo scenografo Radiciotti. Avremmo voluto vedere alla ribalta, tra i collaboratori di Galdieri, anche Gisa Gert perché forse mai, come in questo spettacolo, la versatile artista tedesca ha saputo darci l’esatta misura del suo valore. Le danze del disco, del buono e del cattivo tempo e, più di tutte, il quadro della famosa melodia La Violetta, bissato seralmente, sono un gioiello di coreografia. Le figurazioni, scelte e regolate con sensibilità, costituiscono quasi la proiezione visiva del magico gioco contrappuntistico che si intreccia e serpeggia tra gli archi del famoso preludio del primo atto della Traviata. Perché, con buona pace dei signori Klose e Lukesh ci sembra che tutto il successo, l’imperversare della canzone in voga La Violetta, non sia dovuto ad altro che alla melodia del buon Papà Verdi. Il che porterebbe a supporre audacemente che per far entrare nel cuore di taluni la sublime pagina verdiana sia stato necessario ridurla a… canzone tango! Ma non divaghiamo, che l’argomento è scabroso.

Totò ha divertito tutti, pur disciplinando la istintiva esuberante comicità con lodevole sensi di misura, e con il suo successo personalissimo si è riaffermato una delle carte sicure sulle quasi imprese e pubblico possono ancora contare. Anna Magnani, ritornata dalla prosa alla rivista, bella donna ed attrice dalla ampie possibilità artistiche, ha vivisezionato, in una caustica ed indovinata satira del film Senza Cielo, gli atteggiamenti a la recitazione di Isa Miranda, trovando invece, nella melodrammatica scena della fioraia, sempre bissata, accenti di suadente e semplice emotività. Ha avuto un successo personale eccellentissimo, e lo merita perché ha qualità e gusto.

Nino Capriani 

Quando meno te l’aspetti di Michele Galdieri
Compagnia delle Grandi Riviste Totò di Remigio Paone
Teatro Quattro Fontane, Roma 25 dicembre 1940

Nannarella ha vinto al giuoco

Chi è di scena? è senza dubbio un interessante e intelligente spettacolo, ma le risate del pubblico sono state scarse. Così il successo della Magnani è parso un colpo di roulette.

Chi è di scena? teatro Casino di Sanremo Dicembre 1953

Dicembre 1953

La sera del giovedì 19 avrebbe dovuto aver luogo la prova generale. Ma chi aveva fatto una capatina in teatro nelle ore del tardo pomeriggio, non aveva tardato a rendersi conto dello spirar del vento: attori che sapevano la parte come ragazzini che abbiano dato una frettolosa occhiata al libro, prima di presentarsi alla cattedra; orchestra in dissonanza; ballerine che si scontravano nel bel mezzo delle evoluzioni; macchinisti che alternavano martellate e moccoli a ritmo costante. Si comprese subito che, almeno per quella sera, di prova generale non si sarebbe parlato e che per conseguenza la rappresentazione sarebbe stata rinviata da almeno un giorno: ed era tutto quello che si poteva fare, perché, dopo aver rinviato il debutto di quattordici giorni, riducendo la “stagione” di Sanremo a soli due giorni, altri rinvii non sarebbero stati possibili.

Ai giornalisti fu vietato l’accesso alla prova notturna. Galdieri s’aggirava tra le file delle poltrone del civettuolo teatrino del Casino. Aveva la barba da due giorni e il colorito terreo di chi ha perduto i contatti con Morfeo. Si prendeva la fronte tra le mani e gemeva: «’A capa! Me fa male ‘a capa! Ma voi, ragazzi miei, perché insistete? Anna non vuole nessuno alle prove. Ci sono diverse cose da mettere a posto». In quanto a Pastorino, che dello spettacolo è stato l’organizzatore, diceva: «Galdieri non vuole nessuno. Mancano perfino i costumi. La sarta ne ha sbagliate due serie». E infine arrivò Nannarella e disse: «Io? Ma io vi vorrei con gioia! Ma non posso dir niente. Che, comando io, qui?». E la sua voce era dolcissima e tremula come quella di un’educanda: in quel momento pareva la sua controfigura.

Stanchi della bella gara di… scaricabarile, i giornalisti forzarono il blocco e andarono a nascondersi alla spicciolata sul loggione. Così, potettero rendersi conto che lo spettacolo era davvero in condizioni embrionali. Si procedeva a dieci all’ora, con interruzioni continue. Anna Magnani, in pelliccia di visone e pantofole di tessuto a spugna, ogni tanto partiva in tromba dalla sala, saltava sulla passerella, andava a correggere qualche cosa: un atteggiamento, un tono di voce, un effetto di luce. Quando provava le sue scene, i fotografi che erano stati ammessi (almeno loro…) la bersagliavano coi lampi dei blitz. Una volta, Anna si fermò, e disse in tono accorato ai fotografi: «Ragazzi, siate buoni, io così non so lavorare. So’ tanti anni che non lavoro più in teatro. Forse non ci so più fare. Voi m’accecate. Non ce la faccio più. Siate gentili». I fotografi restarono allibiti: tanta cortesia non se l’aspettavano. «Povera donna, sta in piedi per scommessa. Sono già due notti che non dorme», spiegò uno.

A sbraitare, invece, pensava una soubrette, la Pittaluga, alla quale avevano consegnato un costume che la vestiva troppo. «Ho delle belle gambe, ed ho il diritto di farle vedere», gridava; e poco mancò che non si mettesse a piangere. Per conto suo, Galdieri, al quale, come a tutti, veniva proibito fumare, afferrò il capotto e s’avviò all’uscita, gridando: «Io mi tengo in piedi con il fumo. Se non fumo abbandono la prova». Ottenne così un permesso speciale ed un inserviente che lo seguiva con una bacinella di rame per raccogliere cenere e mozziconi…

Alla sera successiva, le cose non andavano meglio. C’erano scene che venivano provate per la prima volta. Cimara si aggirava per la scena con aria sconsolata. Intere mezz’ore di fermata per mettere a punto posizioni e luci. Così la prova generale cominciò all’alba del sabato, giorno fissato per la recita, e si protrasse fino a mezzogiorno. Gli attori uscirono dal teatro con l’aria disfatta, mentre i croupiers del primo turno andavano ad indossare lo smoking per cominciare il lavoro. Galdieri, col volto rasato e gli occhi infossati, vole tornare in albergo a piedi. Era svuotato da ogni energia. Una vecchietta che lo vide uscire in quelle condizioni mormorò: «Poveretto. Chissà quanto ha perduto!». Michele Galdieri udì ed ebbe la forza di spirito di rispondere: «Dieci chili, signora».

A stretto rigor di termini, la rappresentazione ha risentito solo in parte di questo sfavorevole complesso di circostanze preliminari. Anche stavolta, Michele Galdieri è riuscito a interpolare nella partitura le note della famosa canzone Signorinella, che è stato il suo portafortuna: e la scaramanzia ha funzionato, permettendo di contenere in ragionevoli limiti gli effetti nefasti della preparazione incompleta e della stanchezza che gravava su tutta la compagnia. Vero è che c’era un pubblico d’oro, di quelli che applaudono, fedeli alle leggi della cortesia  e dell’amicizia, anche se in scena un attore salta fuori a dire: «Il pronto è pranzo». Ma a onore del vero, di incidenti classici dell’impreparazione, come le aperture di sipario che lasciavano intravvedere fughe di macchinisti interrotti a metà del loro lavoro, non ce ne sono stati. Tuttavia, l’affettuosa cordialità  del pubblico sanremese (ed internazionale, perché era venuta gente anche dalla Francia) non ha impedito che lo spettacolo si sfaldasse, in molti punti, e si chiudesse con il bilancio piuttosto modesto di due sole “passerelle” al finalissimo, senza chiamate all’autore ed ai suoi collaboratori. Ma Galdieri aveva avuto già la sua soddisfazione alla fine del primo tempo, allorché era stato assai festevolmente evocato.

Il perché di questo tepore di consensi è presto detto. Lo spettacolo non è tuto oro. È indubbiamente interessante, e sempre le trovate (pur non tutte peregrine) rivelano intelligenza. Ma non si ride. E il lettore capisce che cosa possa essere uno spettacolo di rivista dove le risate sono distribuite con parsimonia scozzese. E se si aggiunge che la parte recitata costituisce, in questo caso, l’ossatura dello spettacolo, s’arriva facilmente alla conclusione che Galdieri dovrà armarsi di lunghe forbici e di cospicuo coraggio se vorrà superare il pericolo di cattive accoglienze da parte di spettatori meno ben disposti di quelli sanremesi.

Il titolo (Chi è di scena?) dice in partenza qual’è l’impostazione dello spettacolo. Tutto è teatro: ed ecco che alla commedia dell’arte si sovrappone la commedia della vita. Si parte del chiuso campo di un teatrino di girovaghi, vengono alla ribalta i personaggi più famosi del teatro di tradizione (con Amleto, Otello, Mila di Codra), e attraverso i sei personaggi di Pirandello, dai quali la figliastra è evasa per darsi alla pubblica vita (la figliastra è Anna Magnani, ammirevole per la veemenza e l’arte interpretativa), si giunge ad altri protagonisti: i protagonisti della cronaca di oggi. Così, via, via, incontriamo il marchese di Cuevas, un sosia mascolino di Jolanda Bergamo, Pinocchio e il suo monumento, Alice nel paese delle meraviglie, la Dea Roma, Toulouse-Lautrec e la Goulue, Don Camillo. Tutto è presentato con garbo e gusto letterario, il dialogo rivela l’intelligenza di chi l’ha scritto, le frecciate partono sovente. Eppure ci si diverte con molta parsimonia, perché ogni idea, ogni punto, soffrono di elefantiasi. Lungaggini a non finire avviluppano di ovatta anche il… leggendario vigore agonistico di Anna Magnani.

Le sue attrattive maggiori lo spettacolo le ha nel quadro della commedia dell’arte che costituisce il punto di partenza, nella rievocazione del mondo del Moulin-Rouge che presenta un Toulouse-Lautrec di stupenda somiglianza in un balletto modernissimo che rappresenta l’incubo erotico di un giovin signore, nella pur lunga pantomima dell’errore giudiziario, nell’armonia del finale (Sogno di una notte di mezza estate) composto con toni botticelliani, nell’arguta parodia di Don Camillo. Ed anche altri quadri non mancheranno di sapore quando le forbici avranno compiuto il loro lavoro.

Con Anna Magnani e con Cimara sono il prestante Cesare Danova, che conoscemmo al cinema ed anche sulla scena rivela buone qualità, Andreina Paul, che dopo l’incidente con Rascel aveva giurato di non voler più aver contatti con la rivista ed ora è costretta ad una seduta di strip-tease ovverosia spogliarello che rivela una graziosa figurina; Gianrico Tedeschi, attore provveduto e divertentissimo (sono sue, oltre che di Anna Magnani, le poche risate di una sera di musoneria); i bravi caratteristi Mario Siletti e Vittorio Crispo. Floria Torrigiani ha il ruolo di prima ballerina. Nunzio Gallo, a parte l’abuso dei toni bassi, è un ottimo cantante. Pamela Mettews, Lauretta Torchio, Bruno Corelli, Carlo Giuffrè completano il cast con le graziose Giulia Pittaluga e Maria Teresa Faliano.

Mario Casàlbone

Anna Magnani torna alla rivista

Anna Magnani torna alla rivista

Roma, novembre 1953

Anna Magnani non lavorerà per il cinema sino a tutto aprile. In quell’epoca termina la tournée della Compagnia di riviste di Michele Galdieri, con la quale l’attrice tornerà sulle scene dopo quasi otto anni. Anna Magnani, che sta ora provando nel ridotto del Teatro Eliseo la nuova rivista, ha avuto recentemente una offerta dal produttore americano Hal Wallis, per il ruolo di protagonista nel film The Rose Tattoo (La rosa tatuata), dall’omonima commedia di Tennessee Williams. Anche per questa proposta l’attrice prenderà una decisione dopo la fine della tournée teatrale.

La nuova rivista di Galdieri si chiama Chi è di scena. Il debuttò avrà luogo verso ma metà di dicembre al teatro del Casinò Municipale di San Remo. Interpreti sono Anna Magnani, Luigi Cimara, Gianrico Tedeschi, Cesare Danova, Andreina Paul, Floria Torrigiani, Vittoria Crispo, Lauretta Torchio, Wally Lucchiarini, Fosca Freda, Giulia Pittaluga, Elly Norden, Luciana Rinaldi. Primo ballerino George Zoritch. Scene e costumi di Leonor Fini e Stanislao Lepri. L’orchestra sarà diretta dal maestro Filippini. A Roma, la rivista andrà in scena al Teatro Sistina. L’itinerario della tournée non è ancora definito.

Anna Magnani: “Sul palcoscenico sono viva e reale”

Ritengo che a torto la rivista venga qualificata con l’appellativo di “teatro minore”.

Anna Magnani nella parodia di La Goulue (Chi è di scena? 1953)

Sullo schermo non sono che un’immagine; sul palcoscenico una cosa viva e reale: un personaggio che pensa, sente e si esprime, in presenza di persone che con altrettanta intensità pensano, sentono e si esprimono.

Credevo di non esser più capace di recitare e mi sono presentata alla ribalta con un’immensa timidezza, timorosa di non saper far più quello di cui ero capace un tempo. Invece mi sono accorta che, anche se animata da un’emozione pari a quella del mio primo debutto, la mia passione per il teatro ha potuto farmi facilmente superare il primo istante di panico e ho potuto constatare con gioia che il pubblico non mi aveva dimenticata.

Sono soddifattissima del mio attuale lavoro il quale richiede  doti del tutto ignorate da quegli attori che si dedicano al cinema, alla lirica e alla prosa. Ritengo che a torto la rivista venga qualificata con l’appellativo di “teatro minore”. Non può essere affatto “minore” un teatro alla cui realizzazione occorrono doti di fantasia, di genialità, di “costruttività” estranee a qualsiasi altro genere di spettacolo. In rivista mi sento viva e completamente padrona del mio spirito, della mia personalità, dei miei mezzi di espressione.

Dopo questo mio ritorno al giudizio diretto del pubblico, sono sicura di essere ancora amata dagli spettatori. E questa sicurezza varrà a spronarmi di più nel mio lavoro avvenire.

Anna Magnani
Milano, febbraio 1954 

Con un palmo di naso..

Anna Magnani e Totò in Salomè, primo tempo della rivista Con un palmo di naso... (1944)
Anna Magnani e Totò in “Salomè”, dal primo tempo della rivista Con un palmo di naso… (1944)

Roma, 27 giugno 1944. Ieri sera al Valle abbiamo assistito alla felice resurrezione dello spettacolo politico satirico, da tanti anni assente dalla ribalte italiane. L’avvenimento è importante e la compagnia Totò Magnani ha egregiamente assolto al compito non agevole di riaccostare, d’un sol colpo, il pubblico romano a un genere tanto scottante e pericoloso. Il successo è stato completo. Totò ha rivelato, specialmente nelle caricature di Hitler e Mussolini, una violenza mordace che non conoscevamo in lui. La Magnani ha confermato il forte temperamento di attrice che tutti ammirano in lei. È difficile trovare in Italia un’altra attrice che abbia un vigore mimico così travolgente, una simile tempestiva e franca agilità di passaggi dal drammatico al comico, dal tragico al grottesco. Non nascondiamo una certa nostalgia delle sue interpretazioni di Anna Christie e di Foresta pietrificata.
Bene gli altri, e particolarmente Gianni Agus.
La rivista di Galdieri è ben costruita nel complesso. Si desidererebbe qualche taglio per abbreviarla e snellirla. Molte belle trovate.
Non meno interessanti le reazioni del pubblico a questo primo libero volo della rivista satirica.

Tempo fa, su un giornale teatrale, Vittorio Calvino, parlando di Anna Magnani, intitolava il suo articolo: «Il fenomeno Magnani». E nel caso della nostra cara attrice si può ben parlare di «fenomeno».
Anna Magnani ha in sé gli stessi elementi della «pila elettrica» con una sola differenza: che della pila è naturalmente molto più bella. Così viva, così vibrante e piena di brio, ella sembra veramente una sorgente di elettricità, di energia, di vitalità, di forza, di allegria, di serenità. Ha il teatro nel sangue: sembra nata per recitare le commedie di Aristofane e nello stesso tempo ha in sé tutti i numeri per essere la protagonista delle nostre più belle tragedie. Ti pare che ella sia fatta solo per la calda e viva e immediata satira popolaresca, traboccante di ironia, di motteggi, di sottintesi e con pari facilità e pari successo può recitare il nostro repertorio classico.
E giustamente Calvino concludeva il suo articolo: «A me piace pensare che Anna Magnani non sia né comica del tutto, né del tutto tragica. C’è qualcosa di meglio in lei, che forse lei stessa ignora. Un fondo semplice, schietto, di accorata e toccante umanità. Forse lei stessa non lo sa, ma nelle sue risate, nei suoi lamenti, c’è la nostalgia, il desiderio ancora inappagato, di esprimere la gioia e il dolore, le speranze e i sogni di una umile creatura umana, una donna così, come tante donne, per cui la vita è piccolo sogno, piccola speranza, piccola gioia, piccolo dolore…».

Con un palmo di naso… rivista di Michele Galdieri – Compagnia Grandi Riviste Totò-Magnani, Teatro Valle, Roma 26 giugno 1944.

Totò e Magnani binomio clamoroso dello spettacolo

Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in Quando meno te l'aspetti
Anna Magnani, vestita alla Edith Piaf, in Quando meno te l’aspetti

La Magnani a Roma recitava e cantava vestita alla Edith Piaf. Non c’era ancora la grande rivista, non c’erano i boys, i quadri spettacolari, le parate, che d’altra parte per lei sarebbero stati ridicoli. La rivista allora era una specie di cabaret e la Magnani era la negazione della vedette. Tuttavia andava bene così, era brava, aveva un filo di voce intonatissimo e quegli occhi importanti: la gente non l’ha mai capita abbastanza.
Wanda Osiris

Roma, Teatro Quattro Fontane, 25 dicembre 1940. Quando meno te l’aspetti di Michele Galdieri.

Tutto il meglio che c’era sulla piazza è stato preso da Galdieri per la nuova rivista Quando meno te l’aspetti. Perfino troppo, nel senso che i numeri costringono l’autore a ridurre al minimo il testo. E il pubblico vuole dal fortunato Michele la satira, l’intreccio, la trovata base.

Totò e Magnani sono il binomio clamoroso dello spettacolo. Totò è apparso in frac. Sono sicuro che ha accettato di entrare in questo lavoro per il frac. Tutta la sera egli è stato brillante e leggero. Non sapeva la parte secondo il solito tuttavia era contento di ritrovarsi sul palcoscenico, dopo la lunga cattività del cinema, come un’anitra nell’acqua, e inventava molte cose curiose: a un tratto si fece dare il copione dal suggeritore per rammentarsi una battuta. Questo straordinario individuo è minato dalla pigrizia.

Anna Magnani mi è sembrata perfino bellissima, elegantissima, eccetera. Parecchi parlavano bene di lei e io le avrei trovato volentieri qualche difetto. Invece mi piace il suo canto nebbioso, il suo « esse », le sue gambe uguali a quelle di Irene Dunne.

Poi anche gli altri sono stati vivaci; prima di tutti Harry Feist e Mathea Merrifield diventati una istituzione del Quattro Fontane. Lia Origoni canta molto bene ma troppo sul serio; Paola Paola è proprio una cara gallinella, appare in sogno con le penne ai giovani piuttosto sensuali; Castellani e la Orlova sono stati, diciamolo, valenti e bolognesi.

Molte richieste di bis. Il pubblico si è liquefatto per un buon quadro con una ventina di Margherite Gautier danzanti, commentando da quella romantica canzone che contamina la Traviata con un motivetto.

Mi pare che nel finale Galdieri abbia esposto con avarizia una sicura idea, anche da un punto di vista coreografico: il tempo visto attraverso le operette famosissime poteva permettere qualunque sorpresa scenica. Ma io sono esigente con Galdieri perché egli è in grado di prepararci come nessun altro, nel suo campo, qualche cosa di inedito.

Zavattini