Molti sogni per le strade

Molti sogni per le strade di Mario Camerini (1948)
Molti sogni per le strade di Mario Camerini (1948)

Novembre 1948

È questa forse la prima volta, dall’epoca di Rotaie che Mario Camerini riesce a portare sullo schermo con altrettanta semplicità, un dramma della miseria, sullo sfondo di una grande città che nasconde dietro le sue luci e i suoi rumori il pianto sommesso di tanta povera gente.
Il film ha equilibrio, buon gusto e contenuta emozione: narra la storia semplice di un disoccupato che, spinto dalla fame, ruba, ma, incapace di azioni cattive, restituisce infine la refurtiva e riesce a riprendere l’aspro cammino della sua esistenza, validamente sostenuto dalla moglie. A parte alcune incongruenze, qualche pecca di sceneggiatura e un po’ di convenzionalismo (come nell’episodio del ricettatore improvvisamente redento), vi sono almeno due ottime scene in questo film: la prima, quando la Magnani e Girotti, sfiniti, sotto l’incubo della polizia, portano il loro piccolo sul carosello di una giostra: qui, il riso innocente del bambino, le grida di gioia, le luci, la musica assordante e le sagome dei cavalli di legno stridono stupendamente con lo stato d’animo dei due protagonisti: lui decide di fuggire, lei intrudendo quel gesto, grida disperatamente dal carosello in moto implorando l’uomo di andarsi a costituire.
Seconda ottima scena, diversa per impostazione, ma non meno felice, quella in cui la grandezza del cielo e del mare sembrano improvvisamente attenuare il dolore dell’uomo e della donna, che, dimenticando il tragico momento, vivono quasi per incanto alcuni attimi di felicità.
Soggetta a un regista quale Camerini, che sa manovrare perfettamente gli artisti a sua disposizione, Anna Magnani ci ha dato un’interpretazione meno invadente del solito; forse anche perché non primeggia, non essendo protagonista assoluta, ha saputo dare alle sue battute l’impeto di un’artista e l’intelligenza di una attrice completa.
Anche Massimo Girotti non ci era mai apparso così sicuro e così sincero come questa volta.
Vicino a loro, Dante Maggio, Checco Rissone e il piccolo Giorgio Nimmo, più che recitare, sembrano “vivere” l’umanissima vicenda.

Annunci