Dramma di una madre in una clinica svizzera

Anna Magnani al capezzale del figlio operato a Lausanna

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Anna Magnani sorpresa da un fotografo in una via di Losanna
Anna Magnani sorpresa da un fotografo in una via di Losanna

Losanna, ottobre 1955

Anna Magnani ed io siamo partite per Losanna una sera del mese d’ottobre, senza parlare della ragione di questo viaggio. Quando Anna ha una pena nel cuore, tace per giorni, giorni, giorni, forse per mesi. Sembra che maturi, nutrendola di ogni pensiero, la disperazione la quale, quando infine esplode, ha la violenza del tornado. Ora la nostra antica e provata amicizia ci metteva insieme di fronte a uno dei momenti più gravi della sua vita. Luca, suo figlio, colpito da poliomielite dieci anni or sono e da molto temo in cura dal prof. Louis Nicod, docente di ortopedia  all’Università di Losanna, doveva essere operato ai piedi. Ogni data dell’intervento, stabilita e rimandata, aveva messo Anna di fronte a gravi problemi e la responsabilità della decisione, unita alla paura del dolore, forse inutile, che avrebbe dovuto sopportare suo figlio, avevano reso i suoi nervi di vetro. Tuttavia il prof. Nicod, che per molti anni aveva atteso tutto il ricupero possibile e tardivo dei muscoli delle gambe del bambino, consigliava l’operazione ora che il bilancio della paralisi era definitivo.

«Hai visto nascere mio figlio» mi aveva detto a Roma «Non mi regge il cuore a star sola in questo momento. Puoi venire con me?».

E così una sera siamo partite per Losanna, angosciata lei, umile io di fronte alla pena che la isolava.

Siamo arrivate precedute a seguite da telegrammi e da lettere che giungevano da ogni parte nel piccolo albergo che avevamo scelto per essere più vicine alla clinica dove sarebbe entrato suo figlio. Troppo inquieta, troppo angosciata, Anna era in condizioni spirituali, morali e fisiche tali da non consentire di poter ricevere i giornalisti arrivati a Losanna.

Luca, che ora ha tredici anni ed è bello, serio e spettinato, era ad aspettarci alla stazione insieme con la governante, visibilmente divertito dall’affanno e dall’inutile diffidenza con i quali controllavamo i capi del bagaglio.E cominciarono qui quei discorsi di Anna col figlio che li portano insieme in un mondo magico e segreto dal quale ci si sente subito esclusi. Lo spirito critico di Luca e una sua speciale grazia nello scherzare sono ripresi da sua madre in tono maggiore quando parlano a ritmo serrato di cose che interessano e capiscono soltanto loro. Di quel mondo fanno anche parte l’umiltà e la gioia con le quali Anna accetta la dolce tirannia di questo suo unico figlio che ha imparato a discutere con lei della malattia e dell’intervento come di un dolore comune.

A Losanna lunghe conferenze con il prof. Nicod dovevano mettere Anna al corrente dei benefici che Luca avrebbe ottenuto dall’operazione chirurgica. Si trattava soltanto di una questione estetica o le gambe del ragazzo si sarebbero rafforzate?

Da questi colloqui Anna tornava disfatta, sempre timorosa di non aver capito bene, sempre titubante di fronte ai vantaggi che reputava relativi, se paragonati ai sacrifici ai quali andava incontro suo figlio. Nottate intere, trascorse a parlare di quest’unico argomento, sfociavano lentamente in albe grigie che non avevano portato nessuna decisione. Luca, al quale furono prospettati vantaggi, dolori e sacrifici, insieme con sua madre decise per l’intervento: quattro operazioni ai piedi, due mesi d’ingessatura e un altro supplementare d’immobilità lo spaventavano meno dell’agonia di sua madre. La perfetta intesa di queste due creature colpite, sebbene in diversa maniera, dallo stesso dolore è il lato più umano di questa triste vicenda.

Il coraggio del ragazzo, cosciente e terso quanto quello di un uomo, come quello di ogni uomo, ebbe un momento di debolezza quando la porta della camera della clinica Bois Cerf si chiuse dietro di noi. Luca guardò sua madre: «Portami via» le disse. E, come un vaso comunicante, Anna reagì subito. Voleva portarsi via il figlio e incalzava le Suore con la stessa voce implorante con la quale mi pregava di tornare ogni ora a riparlare con il prof. Nicod. Travolta, ma più serena di lei, le spiegavo i vantaggi che Luca avrebbe tratto dall’operazione. Il dott. Gobet, che il mattino seguente doveva praticare la narcosi al ragazzo, dovette spiegarle il suo sistema e ascoltare attentamente i suoi racconti di narcosi fatali e le sue raccomandazioni.

Le reazioni di Anna, che sembrano più fenomeni naturali che umani, ebbero modo d’imperversare quando, alle nove di sera, le Suore ci costrinsero a uscire dalla clinica dove doveva rimanere soltanto la governante infermiera del bambino. Anna, che era addirittura convinta di avere il diritto di assistere all’intervento di suo figlio, reagiva selvaggiamente a ogni sua esclusione. Tuttavia la vicinanza di Luca con sua madre è una combinazione chimica che deve indurre il prof. Nicod contrario che precedono un intervento, a pregare Anna di non farsi vedere dal figlio al mattino seguente.

Alle cinque, il campanello che suonava come interrotto in un corridoio dell’albergo era quello di Madame Magnani la quale, poco dopo, era già in moto nel corridoi della clinica dove io, che l’ho raggiunta poco dopo, l’ho trovata livida, gelata, con gli occhi asciutti e duri.

«È salito alle otto meno dieci nella sala operatoria» diceva guardando continuamente l’orologio «sembra che l’intervento debba durare un’ora e mezzo». Alle dieci non riuscivo più a seguirla nel tragitto che al Bois Cerf va dalla terrazza dove si affacciano i vetri della sala operatoria all’ascensore che riporta giù gli operati. Non sapevo più trattenerla; ci aveva portati tutti al centro di una bufera dalla quale non trovavamo più la via di ritorno. Soltanto alle undici, dopo tre ore, il piccolo Luca fu riportato nella stanza dove Anna aveva disposto fiori e giocattoli, spostando a seconda di quelle che credeva fossero le preferenze di suo figlio. Io, spedita d’urgenza a comperare un paesaggio giapponese in vaso che Luca aveva desiderato, al ritorno la trovai a colloquio con il prof. Nicod, finalmente abbandonata a una crisi di pianto. Nicod sorrideva soddisfatto. «Tutto è andato benissimo» la rassicurava «soltanto che ho trovato qualche altra cosa da fare e le operazioni sono state sei, non quattro». Lucida, immediatamente, e attenta Anna si mise ad ascoltare, traducendo con me l’arcano francese del professore.

Poco dopo Anna sapeva a memoria le varie fasi delle operazioni di suo figlio delle quali avevo dovuto prendere nota, per lei.

«Ma oltre ai difetti che sono stati tolti ai piedi, mio figlio caminerà meglio?» chiede Anna «Senza dubbio, madame» la rassicurò Nicod, salutandoci con un gesto che significava che il suo lavoro non era finito.

Rientrammo nella stanza di Luca, inutilmente in punta ai piedi e certo, soltanto il rispetto per quel coraggiosissimo bambino creava leggeri i nostri gesti di fronte al sonno profondo che il medico aveva voluto per lui anche dopo il risveglio della narcosi.

Anna non si è più mossa dalla camera del figlio, ma qualche cosa, intanto, aveva sciolto il suo cuore di piombo. Le Suore?… Bravissime. Le infermiere? Deliziose, sebbene controllasse ogni loro movimento.

Molte cose si sono dette su Anna Magnani, in tutto il mondo, ma il pensiero che potesse assumere la fierezza e l’orgoglio di un caporale ha sempre esulato dalla mente di ogni giornalista fintanto che in quell’atteggiamento l’ho veduta io, quando medici, suore e infermiere hanno fatto sapere ai quattro punti cardinali della clinica che mai, mai, avevano incontrato un bambino più bravo e coraggioso del suo.

Il sonno di Luca è stato squarciato, finalmente, dai suoi stessi occhi che, immensi e pensierosi, si sono posati subito sulla madre.

E li abbiamo lasciati soli nella stanza bianca che accoglieva, posandolo dolcemente sul letto come uno scialle, il pallido sole d’autunno.

Egle Monti 

Anna Magnani trionfa in America

“È bello che siamo qui e che si dedichino tanti riconoscimenti alla sua arte. Questo però accade solo qui. L’Italia ha sempre fatto finta di non accorgersi di mia madre”

Catalogo della rassegna Anna Magnani al Museum of Modern Art, New York 1988
Catalogo della rassegna Anna Magnani al Museum of Modern Art, New York 1988

New York novembre 1988

L’America impazzisce per Anna Magnani, la grande attrice scomparsa quindici anni fa. Al Museo d’Arte Moderna di New York, dove il dipartimento cinematografico ha organizzato un’ampia rassegna retrospettiva dei suoi film, non sanno come tenere a freno l’enorme massa di pubblico che cerca di conquistare un biglietto per assistere alle proiezioni. Tutta la stampa, intanto, coglie l’occasione per rievocare, con accenti entusiastici, la figura di Nannarella, la prima italiana a cui Hollywood ha attribuito l’Oscar come attrice protagonista per la sua stupenda interpretazione del personaggio di Serafine Delle Rose nel film La rosa tatuata di Daniel Mann, tratto dall’omonima commedia di Tennessee Williams, il famoso drammaturgo che fu uno dei più convinti ammiratori della stessa Magnani.

La rassegna del Museo d’Arte Moderna di chiude il 27 novembre, ma già altre città degli Stati Uniti l’hanno prenotata, Tra esse figurano Chicago, Houston e Los Angeles. E dovunque il successo è garantito in anticipo, perché il culto della Magnani qui è vivissimo e la gente è ansiosa di conoscere anche i vecchi film dell’attrice girati in Italia negli anni Trenta e Quaranta e mai giunti in America. Non a caso, uno dei mostri sacri di Hollywood, Katharine Hepburn, è sceso in campo per manifestare il suo entusiasmo. «È un grande onore per noi», ha detto «rendere omaggio all’arte di Anna Magnani». Le ha fatto eco il critico cinematografico Elliot Stein, il quale non si è lascito sfuggire l’occasione per lanciare una frecciata alle nuove dive di Hollywood, dicendo tra l’altro: «Meryl Streep è perfetta, ma è tutta costruita in studio. La Magnani, no. La Magnani era un vulcano».

Dunque non poteva andare meglio per Nannarella? Dal punto di vista americano non c’è dubbio. La rassegna ha infatti confermato il giudizio che un altro mostro sacro di Hollywood, Jack Lemmon, diede a suo tempo della Magnani: «È la più grande attrice che io abbia mai incontrato». Del resto, questo giudizio non faceva che riflettere quello già manifestato prima da Tennessee Williams, secondo il quale il cinema mondiale aveva espresso solo due grandi attrici: Greta Garbo, “il cui viso esprime una bellezza che è di questo mondo e di là da questo mondo”, e Anna Magnani, che è “di una bellezza così profonda da racchiudere insieme dolore ed estasi”.

Dove invece le cose non sono andate molto bene è dal punto di vista, diciamo così, italiano. È successo, per esempio, che uno dei film in programma, Davanti a lui tremava tutta Roma, ha dovuto essere cancellato dalla rassegna perché si è scoperto che non ne esisteva una copia. La stessa cosa è accaduta con un’altra pellicola che il Museo avrebbe voluto presentare, e cioè La principessa Tarakanova. Gli americani sono rimasti di sasso. E non hanno esitato a esprimere la propria meraviglia e la propria indignazione per le difficoltà che hanno incontrato nel reperire il materiale necessario alla rassegna. «Sono furibonda», ha dichiarato alla stampa la direttrice della sezione del museo del cinema, Adrienne Mancia. «Molti nostri progetti sono andati a monte perché le bobine delle pellicole non ci sono giunte in tempo».

Ma non è ancora tutto. Un’altra polemica, e ben più grave, è stata innescata da Luca Magnani, il figlio del”attrice. Durante un dibattito organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura, egli non ha esitato e dichiarare fuori dai denti che la madre, in Italia, è “un personaggio scomodo”. E ha soggiunto: «È bello che siamo qui e che si dedichino tanti riconoscimenti alla sua arte. Questo però accade solo qui. L’Italia ha sempre fatto finta di non accorgersi di mia madre. Forse se ne accorgerà adesso, dato che la retrospettiva rimbalzerà in Italia, come sempre pronta ad accogliere a braccia aperte tutto quello che viene dall’America».

Udendo queste parole, agli americani è parso di sognare. Possibile che un’attrice della statura di Anna Magnani non abbia in patria quei riconoscimenti che, in un certo senso, le spettano di diritto? Eppure, a considerare bene le cose, Luca Magnani ha puntato il dito su una piaga ancora aperta. Perché sì, è proprio vero che la madre è un personaggio che “scotta” e con il quale l’Italia, quella cinematografica in particolare, ha quasi paura, un giorno o l’altro, di dover fare i conti. Il motivo? Dover riconoscere di averne snobbato per troppo tempo il talento fino a costringerla, negli ultimi anni della sua vita, a chiudersi in una specie di ringhiosa solitudine, dalla quale la trasse poi la televisione, facendole girare quattro modeste storie costruite apposta sulla sua “misura”.

Ed ecco il problema: chi è stata veramente Anna Magnani? Una grande attrice “dialettale”, tutta viscere e istinto, che in pratica non ha fatto altro che recitare sempre il medesimo personaggio, e cioè se stessa? È l’opinione che sta dietro il mito di Nannarella: un mito che la vuole perennemente scarmigliata, sboccata, “romana de Roma”, mammona possessiva e amante insaziabile. Ma questo mito risponde davvero alla realtà? Un giornalista scrittore che la conosceva bene, Indro Montanelli, non ne è affatto convinto. Secondo lui, Anna Magnani era una donna timida, colta, intelligente, sgobbona, di educazione borghese e di sentimenti squisiti. Insomma, esattamente il contrario del personaggio che rappresentava in pubblico e che l’aveva fatto definire “la Greta Garbo delle borgate”.

(…)

Anna Magnani querela un settimanale

La grande attrice vuole tutelare il suo onore di attrice e il nome di suo figlio dopo una pubblicazione pettegola

Anna Magnani querela un settimanale

La grande attrice vuole tutelare il suo onore di attrice e il nome di suo figlio dopo una pubblicazione pettegola

Roma, luglio 1950

«Con vero dolore mi sono indotta a far questo passo, mi creda, avevo sin qui sopportato tutto, ma quando è venuto in ballo l’avvenire di mio figlio sono stata costretta a reagire». Così ha detto Anna Magnani al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, nell’atto in cui, assistita dai suoi legali, sporgeva querela per diffamazione contro il direttore dell’Europeo Arrigo Benedetti e contro Flora Antonioni per un articolo apparso nell’ultimo numero del settimanale predetto. L’attrice, che è stata ricevuta dal magistrato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia, appariva particolarmente emozionata.

L’articolo incriminato, che non reca firma, ha per titolo “Per divorziare di Anna Magnani Alessandrini vuol farsi musulmano”.

Nel suo sposto al Procuratore della Repubblica la querelante dichiara di rivolgersi con dolore ma per “insopprimibile necessità morale” al magistrato del suo paese per la tutela della sua dignità e del suo onore e per l’avvenire del figlio Luca. Nella narrativa l’attrice ricorda di essere stata tempo fa riservatamente avvertita che sul settimanale L’Europeo sarebbe apparso, a firma di Flora Antonioni, un articolo a carattere scandalistico sulla sua persona e sui rapporti passati e attuali col marito, il regista Goffredo Alessandrini, in relazione alla nascita del loro figlio Luca. Informata di ciò, ella provvide, a mezzo dei suoi legali, a diffidare il giornale perché non si azzardasse a fare una pubblicazione simile. Nella querela è riprodotto anche il telegramma di diffida. Senonché la pubblicazione avvenne egualmente, sia pure alcune settimane dopo, senza la firma dell’autore.

«Che la storia narrata nell’articolo dell’Europeo — si legge nell’esposto della querela — sia la storia della tristezza di una vita, oppure innesto di malsana immaginazione su fatti purtroppo certi, poco importa; certo è ignobile  gettare in pasto a centinaia di migliaia di persone quello che è intimo dolore o frutto di disgraziati incontri sentimentali. È vile infangare il nome di un bambino additandolo quale bastardo, quando giuridicamente invece è considerato legittimo, anche se in proposito vi sia una contestazione giudiziaria in sede civile ».

È infatti di questo che maggiormente si duole Anna Magnani nel suo esposto al Procuratore della Repubblica, che cioè, prendendo lo spunto di un giudizio civile, si sia voluto fare non un articolo di cronaca giudiziaria, ma un articolo di cronaca scandalistica, “senza riguardo per le vittime”. «Che si trascini da sette anni — prosegue l’atto di querela — una causa di disconoscimento di paternità da parte di Goffredo Alessandrini, non significa che si possa annunciare al mondo che il figlio Luca non è legittimo. La legge circonda di rigorosa tutela la condizione di legittimità dei figli ed esiste una laboriosissima indagine e l’assunzione di  severe prove prima che si possa pronunciare un mutamento si stato. Nel caso in esame, il magistrato, malgrado il tempo trascorso, non ha nemmeno iniziato la deliberazione della domanda giudiziale dello Alessandrini. Ora con quale diritto un giornale si occupa di questa questione con un racconto insidioso e artificioso, pretendendo di stabilire ed affermare senz’altro, agli occhi del pubblico, una verità circa la legittimità di mio figlio Luca che è tuttora sottoposta alla indagine e al giudizio del magistrato civile?».

Il fatto che la fonte informativa sia stata lo stesso Alessandrini non potrebbe — si afferma più oltre nella denuncia — essere invocato a difesa del giornale querelato, perché il giornalista deve saper vagliare la gravità di quanto si racconta ed essere quindi primo giudice della responsabilità cui va incontro.

Anna Magnani dichiara di querelarsi, oltre che nei confronti del direttore del settimanale, anche di Flora Antonioni, malgrado che l’articolo sia stato pubblicato senza firma, perché ritiene che l’articolo stesso sia, con lievi adattamenti, quello predisposto ad opera della scrittrice.

La doppia vita di Anna Magnani

Anna Magnani l’attrice e la madre. La vita di Anna Magnani non è stata dolorosa soltanto dal punto di vista sentimentale.

Anna Magnani e Luca 1948
Anna Magnani e Luca 1948

Roma, giugno 1950

Le poche persone che possono dire di conoscere a fondo Anna Magnani, sanno benissimo che fra la donna, spesso scanzonata e mordace che appare sullo schermo, e quella della vita reale esiste una profonda e sostanziale differenza. Soltanto qualche volta le due diverse creature — ugualmente vere e intense — giungono a confondersi l’una con l’altra, quasi a sovrapporsi: quando anche nella vita fittizia dei personaggi creati dalla fantasia è concesso ad Anna di esprimere in immagini e labili atteggiamenti, fatti d’ombra soltanto, tutto il dolore umano che è al fondo della sua vita di donna.

La vita di Anna Magnani non è stata dolorosa soltanto dal punto di vista sentimentale: il suo dramma vero è un altro ed è quello che ha colpito in lei la madre, prima ancora che la donna.
Poco tempo fa tutti i giornali di Roma e parecchi anche di altre regioni d’Italia diedero notizia di un commovente episodio del quale essa era stata protagonista. Di passaggio per Velletri l’attrice era rimasta stupita e quasi sconvolta nel vedere con quale fervore religioso una folla innumerevole partecipava alla processione in onore di quella Vergine miracolosa.
L’impressione che ricevete da quello spettacolo fu così profonda e duratura che qualche giorno dopo essa tornava in quella cittadina, entrava nella chiesa dove si trova l’immagine della Vergine ed offriva in voto i suoi orecchini di smeraldi e diamanti.
In quella occasione moltissimi pensarono che l’offerta votiva si ricollegasse alla notissima vicenda sentimentale, di cui tanto si è parlato recentemente e di cui è ancora vivo il ricordo. Ma l’ipotesi era completamente sbagliata.
Oh no, non per ricuperare un affetto perduto o per trarre vendetta di un inganno subito, Anna si è rivolta con tanto slancio alla Vergine, ma per qualcosa di ben più alto e più umano: per chiedere la guarigione del suo unico figlio, il piccolo Luca, di sei anni, che fu colpito da paralisi infantile alle gambe quando muoveva appena i primi passi. La sventura che l’ha colpita attraverso suo figlio, ha fatto di Anna Magnani, già incline per natura a sentire la sofferenza altrui, una creatura di una sensibilità e di una emotività che rasentano il tormento e che la portano e che la portano per istinto verso la sofferenza altrui. Perfino il suo amore per gli animali, per i cani, siano di razza o randagi, è un segno di questo suo intimo bisogno di prodigarsi continuamente per qualcuno che abbia bisogno d’essere protetto e aiutato.

Vista da vicino, nell’intimità della sua casa (Anna ha lasciato da poco tempo l’appartamento che aveva occupato per anni in via dell’Amba Aradam presso Porta Metronia, per trasferirsi a Palazzo Altieri dove le mura più spesse le permettono di sentire meno i rumori della strada che la hanno sempre ossessionata), Anna Magnani appare del tutto diversa non solo dall’attrice che siamo avvezzi a vedere sullo schermo, ma anche dalla donna che in pubblico si compiace spesso di assumere atteggiamenti popolareschi. La sua mordacità svanisce, le sue risate dentro cui si nasconde sempre un’amarezza istintiva, non appena Anna si raccoglie nell’intimità della sua casa, chiusa in una vestaglia senza pretese, i capelli perennemente scomposti e ribelli ad ogni piega sapiente, i piedi calzati in due vecchie pantofole, le mani nervose sempre in movimento, il viso scavato da una piega amara che non è opera del cerone, né del trucco, gli occhi bellissimi pieni di una grande tristezza di cui sarebbe superfluo ricercare le molteplici cause.
Intorno a lei, oltre agli angeli di terracotta, già appartenenti ad un meraviglioso presepe napoletano del Settecento, che pendono dal suo letto ad ali spiegate in un immobile volo, ci sono soltanto i giocatoli del piccolo Luca: Luca, che anche dalla clinica svizzera in cui si trova per guarire, continua a regnare sulla casa. Luca in tute le pose, Luca fra le braccia della mamma, il visetto delicato piegato da un lato a toccare le guance materne, i grandi occhi azzurri stranamente pensosi e pieni della stessa tristezza che adombra lo sguardo di Anna. Il mondo di Anna incomincia e finisce lì, con quel bambino che è tutto il suo passato più vero e il suo avvenire. Il resto ha un’importanza secondaria e Anna finge di averlo dimenticato, o forse l’ha dimenticato sul serio, per concentrarsi tutta in questo solo pensiero: suo figlio. «Ho tanta pena dentro di me — scriveva un giorno ad un amico — da farmi pena da sola».

È ben difficile che Anna trascorra le grandi solennità lontana da suo figlio: per Natale specialmente vuole averlo vicino a sé e va a riprenderselo dalla Svizzera per poter creare con suo figlio quel senso di intimità familiare e di calore che le è stato sempre conteso e che solo l’innocente sorriso di Luca può darle. Ogni volta che Luca si trova a casa, se la mamma deve uscire con un abito nuovo, il bambino desidera vederla ed esprimere il suo giudizio sulla toilette indossata dalla madre. Se il giudizio del bambino non è completamente favorevole Anna rinuncia senza rimpianto all’abito nuovo (che quasi sempre viene poi regalato a persone di servizio senza mai più essere stato portato) per indossarne un altro, magari vecchio, purché piaccia a Luca.
Consapevole del proprio ascendente sulla madre, Luca non lesina però i complimenti quando le cose siano del suo gusto. La vigilia di Natale, prima di uscire in compagnia di alcuni amici, Anna andò come al solito a salutare Luca — che era già in letto — e a mostrargli « l’abito nuovo ». Dopo aver avvolto la madre in un lungo sguardo pieno di compiaciuta tenerezza, Luca esclamò: « Quant’è bbona stasera la Magnani! ». E quella sera « la Magnani » si sentì bella ed elegante come non s’era mai sentita e tutto le parve meno triste e dopo tanto tempo si ritrovò a ridere con sincera gaiezza.

Negli ultimi tempi la sua vita è molto mutata: quando non è presa dal lavoro o dalle lezioni di inglese, Anna resta chiusa in casa a leggere o in compagnia dei propri pensieri soltanto, con i suoi due fedelissimi cani — un magnifico lupo e un bastardo raccattato per via. La sera telefona quasi sempre a Luca, prima di coricarsi, poi cerca il sonno che non viene: l’insonnia è il suo tormento, un’insonnia refrattaria a qualunque cura, che ha radici nello spirito ferito: « Tutti i rumori della città passano dentro la mia testa — dice Anna — tutti i galli dell’alba cantano dentro di me. Io credo che all’inferno i peccatori più gravi siano condannati all’insonnia ».
Ma forse, se il voto fatto alla Madonna di Velletri sarà esaudito, se il piccolo Luca riuscirà a camminare speditamente sulle sue gambette, anche l’insonnia di Anna avrà fine.

 

 

Mamma Magnani

There is nothing, nothing in the world that would take me away from my son Luca on Christmas

Anna Magnani and Luca 1956
Anna Magnani and Luca, Rome 1956

Two weeks before The Rose Tattoo was scheduled to be premiered, its brilliant leading lady, Anna Magnani, received a phone call in Rome.

“Annarella,” began Pilado Levi, Paramount’s representative in Italy, “the studio is opening Rose Tattoo in New York. They want to fly you there.”

“It’s impossible,” Anna Magnani said.

“But it’s very important,” Pilado Levi said. “You are the star. You must be at the premiere. They will pay everything.”

There was a pause, and then Annarella shouted, “You must be crazy. Christmas is coming. Christmas I spend with Luca. There is nothing, nothing in the world that would take me away from my son on Christmas.”

Anna Magnani has a thirteen-year-old boy named Luca, living with the family of Nina Gravatti in Lausanne, Switzerland. Luca is badly crippled, the result of a polio attack when he was two.

The boy cannot walk without heavy steel braces, and the doctors, for the most part, have given up hope that he ever will. But Anna Magnani fiercely insists that sometime her Luca will walk again.

Last December after she turned down the appearance at the New York premiere of Tattoo, she and a girl friend left for Switzerland.

They arrived the day before Christmas and were met at the Lausanne station by Professor Nicod and Luca. A few weeks previously, the professor had operated on the boy. As Magnani stepped down from the train Luca held out his arms. Magnani ran to him, covered his face with kisses. Excitedly Luca told about his latest operation. His feet, formerly pointing outward, were now straight. With leg braces he would soon be able to stand for longer periods of time.

Anna suggested an immediate celebration, but Professor Nicod told her the boy was too tired. Why not postpone the party until after Christmas?

Reluctantly, Magnani agreed. But on Christmas Eve, dining with her friend in one of Lausanne’s best restaurants, Anna was seized by a sudden, uncontrollable desire to see her boy, to be with him, to have Luca next to her. Jumping to her feet, she announced sharply, “It is impossible to be here without my son.” And with that she bustled out of the restaurant.

Less than an hour later, Anna Magnani and her smiling Luca were sitting in the Grappe D’Or. Luca ordered a chocolate sundae and downed it rapidly.

Next day at Gravatti’s, Luca opened the Christmas presents from his mother: books, clothes, and best of all a pellet-shooting air pistol. Watching her boy, Anna shamelessly shed tears of happiness. Bringing joy to her son meant so much more than any possible trip to New York, any joy to herself.

Christmas over, Anna Magnani returned to Rome, where much to her surprise she learned that a news magazine had awarded her “the golden violet” for being Italy’s most exemplary mother.

And then when she heard she’d won the coveted Oscar, Anna in her excitement said, “Everything I have done is for my Luca.” Whereupon she immediately put in a long-distance call to him, saying, “He’ll be crazy about this. It will be his greatest Easter present.”