L’onorevole Angelina nei ricordi di Luigi Zampa

L'onorevole Angelina di Luigi Zampa 1947
Anna Magnani “L’onorevole Angelina” di Luigi Zampa 1947

Roma 1979

Mio padre era un operaio e io sono nato a Piazza Vittorio, quindi sono di origini proletarie . Ho sempre vissuto in un casamento di cinquanta appartamenti e quello che osservavo erano i problemi della povera gente, modesta e sopraffatta dal potere, dallo sfruttamento, dalla condizione umiliante in cui doveva vivere. La mia infanzia l’ho trascorsa al Teatro Jovinelli, dove venivano le compagnie napoletane; prima di andare al Centro Sperimentale ho scritto delle commedie, poi sono passato al cinema perché mi sembrava più adatto ad interpretare i tempi che si preparavano.
Quindi è logico che abbia sempre cercato un certo tipo di attori. Processo alla città l’ho fatto con tutti gli attori delle sceneggiate napoletane; ho cominciato con Aldo Fabrizi che veniva dall’avanspettacolo; ho fatto L’onorevole Angelina con Anna Magnani che veniva dal teatro. Noi abbiamo avuto dei caratteristi molto spontanei: Ave Ninchi, Dante Maggio ecc.
La Magnani era un’attrice straordinaria e così pure Fabrizi, Manfredi, Sordi. Sordi anche è di estrazione proletaria, abbiamo vissuto in mezzo al popolo e sappiamo parlare il linguaggio di quella classe non borghese.
Quando ho fatto L’onorevole Angelina sapevo che in una certa borgata c’era una donna che si era ribellata alle autorità, aveva guidato un gruppo di donne per protesta. Siamo andati nella borgata e ho preso un po’ di quelle donne che avevano agito come nel film. In mezzo ci misi la Magnani, che subito di amalgamò con loto, era veramente una di loro. Il giorno che dovevamo girare la scena dell’occupazione dei fabbricati stavo spiegando cosa dovevano fare e mi dissero: “Che c’è bisogno? Facciamo come abbiamo sempre fatto. Andiamo, schiodano le palanche, entriamo dentro, e ci pigliamo le camere che ci servono”. Questo era il cinema neorealista, una cosa che usciva dal popolo, dai suoi problemi, da chi li interpretava.
Nella scena in cui la Magnani usciva dal carcere io avevo detto alle donne: “Voi state qua, la macchina inquadra il portone e poi fa una panoramica su di voi. Voi non l’avete difesa, lei è stata arrestata, voi siete commosse perché l’hanno arrestata ed ora esce perché è innocente”. Ho girato la panoramica sulle donne e queste piangevano veramente perché evidentemente chissà quante volte davanti al portone delle Mantellate, avevano sul serio aspettato parenti e amici.
(La città del cinema, a cura di R. Nicolini, Roma 1979)

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Anna Magnani in Parlamento?

L'onorevole Angelina 1947
L’onorevole Angelina e le amiche di Pietralata

Roma, agosto 1947

L’onorevole Angelina — il nuovo film di Luigi Zampa — insegnerà, divertendo, molte cose sagge. Chissà che alle prossime elezioni quelli di Pietralata non pongano seriamente la candidatura di Anna Magnani.
Nel marzo scorso Anna Magnani si recò a Pietralata, borgata misera alla periferia di Roma, per studiare l’ambiente di un suo nuovo film. La sosta di una bella macchina nella piazza desolata, davanti alla chiesa attirò subito la curiosità di una folla diffidente: era una folla di donne e di ragazzi; gli uomini di Pietralata erano assenti perché lasciano la borgata all’alba, a piedi, per raggiungere i cantieri di lavoro in posti lontani, e se ne tornano a casa, stanchi ed avviliti dalla miseria al tramonto.
Nella borgata non ci sono monumenti, rudere, curiosità storiche né altre attrattive: solo casette ad un piano, piccoli cubi uguali sorti affrettatamente per dare un tetto ai profughi ed i derelitti.
Il paesaggio, che ha perso oramai tutta la freschezza del nuovo è di una uniformità triste. Solo, di quando in quando dopo una sciagura, una epidemia, uno sciopero, la gente di Pietralata ha visto delle faccie sconosciute: giornalisti o funzionari inviati per qualche inchiesta; molto sussiego, molte parole, ma nulla di concreto.
Le strade sono rimaste nelle condizioni di sempre, rassodate soltanto dalle scarpe chiodate degli sterratori che vi abitano e dai piedi nudi dei ragazzini, che sono tanti, e tutti, anche d’inverno, sempre scalzi.
A Pietralata le fogne sono un progresso della civiltà sconosciuto, l’acqua vi scarseggia, le comunicazioni con Roma si fermano ad un bivio lontano.
Tutto questo giustifica la diffidenza con la quale la piccola folla di donne e di bambini circondò quella bella macchina che s’era fermata sulla piazza, davanti alla chiesa.
D’un tratto tra la folla sorse un bisbiglio: l’una diceva all’altra: “È la Magnani!” I volti cambiarono espressione, si distesero, si aprirono al sorriso; gli occhi sfavillarono di simpatia mentre il cerchio si rinserrava intorno alla macchina, e alcuni ragazzini si irradiavano per la borgata a chiamare le madri e le sorelle: “C’è la Magnani! C’è la Magnani!”.
La Magnani, intanto, con il suo piccolo seguito, cercava di avviarsi verso la gradinata della chiesa; chi l’accompagnava cominciò a chiedere che facessero largo, ma inutilmente. Allora la Magnani disse ad una ragazzina bruna che la stringeva più dappresso: “Aoh! me fai passà!” Scoppio improvviso un applauso che già da qualche minuto rodeva nelle mani di tutte.
Così incominciò la storia vera de l’onorevole Angelina a Pietralata, per cui quando due mesi dopo, nella borgata, si sparse la voce che Anna Magnani vi sarebbe tornata per girare un film che aveva per soggetto la vita e le miserie di quell’appendice derelitta di Roma la gente fu contenta.
Solo i saputi politicanti ufficiali della borgata sollevarono delle difficoltà di principio; riuniti in commissione vollero discutere il soggetto, ma poi furono ben lieti anch’essi e almeno una volta tanto tutti d’accordo, non solo di lasciare campo libero ai cineasti, ma addirittura di adoperarsi per qualsiasi loro necessità.
L’onorevole Angelina è una donna politica che non ha colore, è la popolana più popolare di Pietralata, oppressa angosciosamente come le sue compagne dal problema spesso insolubile di sfamare i figliuoli, che cerca di ottenere da sola quello che le è indispensabile.
Le amiche del vicinato la seguono. Alla prima battaglia contro il distributori dei generi tesserati che aveva sospeso la vendita per favorire i borsari neri, arride il successo. Il seguito de l’onorevole Angelina aumenta. La refezione scolastica ragazzini poveri c’è dappertutto fuorché a Pietralata; Angelina si batte anche per questo e la spunta.
Oramai tutta la borgata è con lei; tutti gli speculatori di scritte sui muri si mettono d’accordo e coprono le mura del paese con una sola scritta: “Viva l’onorevole Angelina”. Ogni giorno, ad ogni ora, chi ha una necessità od una idea trova sempre Angelina pronta al consiglio ed all’azione.
I senzatetto dell’alluvione trovano un rifugio, il capolinea dell’autobus si sposta dal bivio nella piazza del paese, la speranza ritorna ai cuori.
Ed allora tutta quella gente chiede ad Angelina di rappresentarla a Montecitorio, lei che ha realizzato quello che essi avevano da tanto tempo inutilmente atteso: i fatti e non le chiacchiere, e principalmente la riunione di tutti in una concordia serena.
Ma intanto per Angelina le cose non si sono svolte in modo tranquillo: le lotte l’hanno costretta a trascurare il marito che la sera, stanco, non trova più casa accogliente ed i figliuoli, cinque figliuoli esuberanti come la madre, ne hanno approfittato per combinare guai di tutti i generi; e questo senza contare i disagi ed i rischi: per l’occupazione del caseggiato in costruzione avanzata ch’essa aveva pensato di destinare ai senzatetto era stata persino arrestata.
Così quando tutta la borgata le propose di designarla sua candidata a Montecitorio ella ci pensa sopra e poi rifiuta.
“Ci vuole una preparazione che io non ho, per aspirare al Parlamento, e c’è anche la famiglia a cui dover pensare. Chiamatemi per baccagliare quando vi occorre, ma non chiedetemi altro”.
Ci voleva proprio Anna Magnani, con il suo temperamento per dare vita a questo film, che si sviluppa con una successione agile di episodi divertenti, del resto, fin da quando la gente di Pietralata che non sapeva ancora nulla l’aveva acclamata alla sua prima apparizione nel borgo non l’aveva già riconosciuta come una esponente?
E il film si svolge per la regia di Zampa, vero e sereno, con quella vena già laureata a Bruxelles in Vivere in pace.
Nando Bruno, Ave Ninchi, Agnese Dubbini, Ugo Bertucci, Vittorio Mottini, Ernesto Almirante, Armando Migliari, e tutta la popolazione femminile e infantile di Pietralata sono gli altri attori di questo film delle società Lux-Ora.
L’onorevole Angelina divertendo insegnerà anche molte cose sagge; chissà che alle prossime elezioni la gente di Pietralata non ponga seriamente la candidatura di Anna Magnani.
Non stupirebbe.

A Pietralata si gira L’onorevole Angelina

Roma, giugno 1947

Si gira a Pietralata: Anna Magnani, Roberto Rossellini e...
Si gira a Pietralata: Anna Magnani e Roberto Rossellini

I giornalisti, intrisi di un comunismo letterario, e, a dir poco, “compagni di strada” se non iscritti addirittura a quel che chiamano “il partito”, consideravano pensierosi le case basse, consunte dalla pioggia e dal sole, la folla dei bambini magri, delle donne spettinate (c’era perfino una ragazza con il lupus in faccia). Erano le tre del pomeriggio, caldissimo, polvere, il carretto dei gelati. Le donne aspettavano in fila, sotto il sole, di essere assunte come comparse per accompagnare Anna Magnani, falsa eroina di Pietralata, all’assalto dei una bottega affollata di prosciutti falsi.
“Qui scoppierà la rivoluzione, ci sono bombe sotto i letti e dinamite nei cessi comuni”, dicevano i giornalisti.
Anna Magnani giunse alle sei, era stata a casa, per riposare e fare il bagno. Arrivò in una grossa macchina, con la cameriera in grembiuli celeste e fu applauditissima. Piacque, soprattutto, che prima di mettersi al lavoro reclamasse un caffè, servito dalla cameriera in un bel termos, in una bella tazza. “E’ una vera signora” mormoravano i rivoluzionari sorridenti.

Si gira. Anna corre sotto la pioggia (finta), col vento che le fa aderire le vesti zuppe, con i capelli appiccicati alla fronte, alle guance… Due ragazze accanto a me commentano: “E pensare che ci sembrava così bello fare del cinema!”.
Anna corre sotto la pioggia, attraversa lo spiazzo, trova finalmente un rifugio.
“Stop!”. Corrono da lei con asciugamani, accappatoi… “Come va Anna?”
“Beh, se si girava di febbraio andava peggio! Ringraziamo dunque Iddio che siamo d’estate!”.
E adesso venitemi a dire che Anna Magnani non ha un buon carattere!

Giugno 1947, si gira a Pietralata L'onorevole AngelinaQuando si decise la realizzazione di questo film, in cui Anna Magnani — in vesti sbrindellate e inalberando una magnifica grinta battagliera — impersona un bel tipo di capopopolo, l’onorevole Angelina, ottenendo alla popolazione della borgata tanti benefici da spingere la popolazione di Pietralata a volerla designare deputata (ma lei stessa vi rinuncerà, riconoscendo nel suo buon senso popolaresco, che le manca la necessaria preparazione), quando dunque tutto fu pronto e si cercò a Pietralata il posto per girare, Anna Magnani vi fu accolta con entusiasmo. L’attrice viene dal popolo, sullo schermo è sempre stata interprete di figure e sentimenti popolari, e qui è diventata subito regina, se questo termine è consentito usare, in metaforico significato, per una zona dove la fede repubblicana è una norma di vita e diffusi son gli ideali repubblicani.
La delicatezza del tema del film fu discussa da delegati dei partiti che aderirono volentieri nella speranza anche che taluni benefici cinematograficamente ottenuti dall’onorevole Angelina alla borgata si traducano in realtà operante.
Agli applausi che accolsero l’arrivo della Magnani seguì l’impulso spontaneo con cui la popolazione si offrì per far da interprete di massa della scene: tutti volevano lavorare dinanzi alla macchina da presa, il regista Zampa non aveva che da scegliere nel campionario umano che gli si presentava e nel quale la disciplina era tenuta, con rigore, da volontari, statuari a torso nudo e bruno, che traevano suprema autorità dalla fascia bianca col nome della società produttrice che si eran legata al braccio. Tutti volevano lavorare nel film, e fu gran fatica procedere alla selezione. Non chiedevano niente, volevano solo essere iscritti nel ruolino degli interpreti. Ma il secondo giorno, quando la troupe tornò sul posto, sapevano già tutto, a perfezione, sulle paghe delle comparse, sulle tariffe sindacali del lavoro cinematografico, sul compenso delle ore straordinarie e su quello doppio per i ragazzi.

Angelina

New York, April 1948

Played out with usual pointed effect by Anna Magnani of Open City fame, this Italian import permits the actress to deliver another performance to be remembered. She permeates her role with earthiness, fundamental drive and a naturalness that almost causes the viewer to forget for a brief moment that she is acting. Her talents are not given to underplaying. She drains every bit of punctuation and accent from her lines and situations.
Angelina should draw a goodly portion of the foreign film cult. Story has to do with poverty stricken people struggling for an existence in a Rome slum. They have their problems in black markets and ramshackle dwellings. Minor annoyances are the water supply and bus service.
In each case Miss Magnani makes things hot for the powers that be. She becomes, via newspaper notoriety, quite a figure and is put up for election to the local legislative body. For dramatic high spot Miss Magnani is almost framed. This causes a reaction on the part of her sponsors. But after being subjected to abuse and exposed to the ridicule of her neighbors her effort is revealed and she emerges triumphant. Telling throughout is in the right key. It is a realistic job that gets down to cases. There are English subtitles. In localities where there is a strong audience element of Italian extraction the film should do very well. It’s all in the dialogue, in that case.

Filmed against a background of poverty and squalor, Angelina is a pictorial history of the struggles of the poor of an Italian slum for food, better housing, adequate transportation as well as improved sanitation. These oppressed people revolt against their exploiters under the leadership of housewife Anna Magnani, a modern-day Joan of Arc. Documentary styled picture is frank and raw in its indictment of the corrupt resulting in surefire b.o. at the art houses where it should reap strong word-of-mouth.
A secondary story theme, which comes close to overshadowing the main plot, is Miss Magnani realization that in fighting for an uplift in her district’s social conditions she has thoughtlessly neglected her husband and five children. Urged to run for office by her followers, she declines their support in a compelling address. The speech is beautifully delivered and ably sets forth her reasons for eschewing a political career for her home and family.
Direction of Luigi Zampa has neatly integrated the film. His fine technique not only is visible in the excellent performances of Miss Magnani and other principals but also is obvious in the well done minor characterizations of shopkeepers, police sergeants and other types who mingle through the picture. Script itself, is creditable with Zampa, Miss Magnani as well, as Suso Cecchi D’Amico and Piero Tellini collaborating on it.
Writers attack their subject with the utmost candor reinforcing the plot with realistic sequences that occasionally exceed the censorial bounds of American Production Code. However, no censor could justifiably scissor a foot on the grounds the public’s morals were endangered. Acting is on par with the direction. It’s crisp, pithy and catches the flavor of the story in every respect.
As the film’s star, Miss Magnani appears in practically every scene. Her portrayal of an ordinary house-wife who zealously battles against black marketers and dishonest contractors, with ultimate success, is done in the same spirited vein as her work in the now famed Open City. Others who measure up include Nando Bruno as her policeman-husband who disapproves of his wife’s interest in politics, but is appeased when she rediscovers the sanctity of the home.
Armando Migliari does okay as a contractor who admittedly pocketed a government housing subsidy. In a minor romance are his son, Vittorio Mittini, and Miss Magnani’s daughter, Ave Ninchi. Their association occasionally proves somewhat embarrassing to the campaign for civic improvement, but the scripters plausibly find a solution. Mario Craveri’s camerawork is good while producer Paolo Frasca made skillful use of what appeared to the location backgrounds employed for practically the entire footage.