Anna Magnani a Parigi per telefono

Le bandiere delle Nazioni Unite sventolano nel cielo d’ottobre, sulla piazza di Chaillot mentre Anna Magnani sosta pensosa ai limiti della zona internazionale.

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Anna Magnani, Prigi ottobre 1948
Le bandiere delle Nazioni Unite sventolano nel cielo d’ottobre, sulla piazza di Chaillot. Anna Magnani sosta pensosa ai limiti della zona internazionale.

Parigi, ottobre 1948

Soltanto Edith Piaf, hanno detto i francesi, può doppiare la Voix humaine di Anna Magnani. La Piaf è la beniamina del pubblico parigino: la sua voce è celebre quanto quella di De Gaulle e di Maurice Chevalier. È di umili origini, come la Magnani, e non ne fa mistero. Ora, in America, sta mietendo allori e sembra che il disco della sua famosissima canzone  delle Trois cloches  venga suonato  sui sagrati delle chiese di campagna, la domenica, per incitare i paesani alla messa.

Anna Magnani non si è interessata del doppiaggio. Ha passato le sue giornate parigine al telefono. Cominciò la mattina dell’arrivo. A mezzogiorno squillò la suoneria. Un amico la informava che un settimanale francese le aveva attribuito una storiella di dubbio gusto sulle spiccate qualità dei soldati italiani nella corsa. Una fotografia di gusto ancora più dubbio completava la presentazione. Anna divenne una belva. Chiese nome, cognome, paternità, indirizzo e telefono del direttore. Quando seppe che in Italia la cosa aveva suscitato ampi commenti e un giornale di Roma ne aveva fatto una questione nazionale, troncò bruscamente  la conversazione con l’informatore. Fece il numero del malcapitato giornalista, borbottando fra i denti: «Il francese non lo parlo molto bene, ma per quello che debbo riferirgli, basta quel che so». Cosa disse Anna Magnani al telefono mezzo in francese e molto in romanesco, non si sa con precisione. Certo è che la mattina dopo l’incriminato arrivò prestissimo all’albergo dove abitava l’attrice. Portava con sé la lettera di ritrattazione nella quale (e la Magnani lesse le parole compitando il francese come gli studenti alle prime armi, per rendersi conto che ci fosse proprio scritto quello che voleva lei) riconosceva inventata di sana pianta l’informazione.

Anna Magnani e Roberto Rossellini, Parigi ottobre 1948

La cosa aveva talmente turbato l’umore dell’attrice che la sera non voleva recarsi alla rappresentazione di gala del suo film. Cocteau lo presentò parlando per un quarto d’ora con gli occhi fissi al palchetto dove la poltrona della Magnani continuava a rimanere vuota. Il pubblico assistente, emozionato, per più di mezz’ora ai primi piani del viso dell’attrice. Sullo schermo essa documentava, secondo le parole di Cocteau, “le sofferenze di una donna”. Nello stesso momento Anna Magnani maltrattava, per telefono, Rossellini che cercava di convincerla a prendere un taxi e a raggiungerlo prima della fine dello spettacolo.

Arrivò in tempo per vedersi nelle ultime inquadrature del Miracolo. Ricevette con un sorriso un po’ forzato le ovazioni del pubblico. «Come sono gentili», diceva, quasi che al cosa la sorprendesse. Poi scappò via, prese sottobraccio uno dei suoi accompagnatori, infilò le scale e piombò nell’atrio giusto in tempo per ricevere l’abbraccio di Jean Marais che le stampò due baci sulle guance.

«Telefonatemi», è stata la parola d’ordine di Anna Magnani a Parigi. Dice che il telefono non ha più nessun mistero per lei e ha deciso, che se le salterà il ticchio di lasciare ai posteri le memorie della sua vita, le detterà per telefono. Cocteau ha assicurato che il telefono può diventare un’arma da delitto e che, per colpa sua, Anna Magnani è diventata una delle principali vittime di questo strumento di tortura. Anna non è dello stesso parere. L’ultima sera del suo soggiorno a Parigi, poche pre prima della partenza, un giornalista telefonò per chiedere un’intervista. «Ma io devo proprio partire, non ho tempo», rispose la Magnani. Poi ci ripensò, «Senta», disse, «prenda una matita e un pezzo di carta e mi chieda quello che vuol sapere. Io, per telefono, vengo meglio che in fotografia».

Emilio Springolo

La Carrozza e le Camicie rosse ripartono

Gran gala al Fiammetta di Roma per la presentazione di Orfeo di Jean Cocteau.

Jean Cocteau, Anna Magnani e Jean Marais
Jean Cocteau, Anna Magnani e Jean Marais al gran gala di presentazione di Orfeo

Aprile 1951

Anna Magnani sarà la protagonista di Bellissima per la regia di Luchino Visconti. Quest’ultimo film che rimpiazza La carrozza d’oro (i 56 milioni spesi per la preparazione evidentemente non sono bastati a fare anche le ruote, e la carrozza si è fermata) sarà realizzato in coproduzione italo-francese.

Maggio 1951 

Il produttore italiano Alliata ed il regista francese Jean Renoir si sono incontrati a Parigi ed hanno preso accordi per la realizzazione del film La carrozza del S.S. Sacramento. Il film sarà una coproduzione italo-francese, tra la Panaria e Dorfmann, il produttore di Giustizia è fatta. La lavorazione avrà inizio nei teatri di posa di Roma a metà settembre. Protagonista sarà Anna Magnani. Gli esterni saranno girati probabilmente in Sicilia e parte a Lima, nel Perù, dove, come è noto, è ambientato il racconto di Prosper Merimée. Nella prossima settimana, Alliata, Renoir e Dorfmann si riuniranno di nuovo a Milano. Jean Renoir si propone di curare personalmente l’adattamento de La carrozza del Santissimo Sacramento alla cui realizzazione pensava sin dall’epoca del muto. Egli ha dichiarato che, dopo aver girato in India The River che è un film “naturale” girato cioè in esterni, con un ritmo largo da documentario, senza attori professionisti, il contrasto con questa nuova opera, che dovrà avere invece un ritmo serrato e violenti è l’interpretazione di attori di grande mestiere, sarà estremamente interessante e gli insegnerà molte cose.

La vertenza giudiziaria relativa al film Il miracolo, di Roberto Rossellini, avrà probabilmente il suo epilogo entro il prossimo mese di giugno, quando la questione andrà dinanzi alla Corte di ultima istanza dello Stato di New York, la cui riunione avrà luogo il 1° giugno e durerà per circa tre settimane. A quanto si apprende, non è usuale che una causa di seconda istanza venga iscritta a ruolo subito dopo la sentenza del Tribunale, ma, dato l’interesse che suscita la vertenza, non si frapporranno questa volta i consueti indugi. Tuttavia, si prevede che la sentenza non sarà emanata prima del prossimo luglio.

Roma città aperta ha ottenuto un notevole successo in Giappone. Al cinema Piccadilly di Tokio il film ha tenuto il cartellone per un intero mese con una frequenza giornaliera che ha sempre superato il 100 per cento. Attualmente il film viene programmato nei cinema dei quartieri di Tokio: Shibuya, Shinjika, Asakusa.

Continua la lavorazione di Camicie rosse. In questi giorni la protagonista, appena ristabilita da una violenta forma influenzale, è tornata al lavoro per interpretare le scene più importanti del suo ruolo, cioè, la morte di Anita avvenuta nella pineta di Ravenna. Ultimate queste scene in teatro, la troupe tornerà in esterni nella Campagna romana per la ripresa della grande battaglia del film, costituita da un violento scontro tra i garibaldini in ritirata da Roma e le truppe austriache. Per la ripresa di tali scene è tornato dalla Francia Michel Auclair, il quale s’era assentato per assistere al Festival di Cannes.

In occasione della gran gala al Fiammetta di Roma per la presentazione di Orfeo di Jean Cocteau, la European e l’Amore Film hanno offerto nei salotti dell’Open Gate un cocktail in onore del grande regista francese e degli interpreti del film
Erano presenti al party le personalità più rappresentative del mondo artistico e culturale. Abbiamo notato Curzio Malaparte, Vittorio De Sica, Alessandro Blasetti, Giovanni Calendoli, Enrico Falchi, Eitel Monaco, Lea Padovani, Anna Magnani ed Elsa de’ Giorgi. Al Fiammetta Jean Cocteau è stato presentato al pubblico da Curzio Malaparte.

Amore piacque soltanto a Cocteau

Anna Magnani e Jean Cocteau alla Mostra di Venezia 1948
Anna Magnani e Jean Cocteau alla Mostra di Venezia 1948

Mostra di Venezia, settembre 1948

Anche senza esagerazioni, Venezia ha avuto un ritmo brillante di arrivi e partenze. Gli ultimi arrivati naturalmente sparirono, o vennero poco notati. C’è una legge, ai festival: un buon film, presentato il ventesimo giorno, interessa meno di un brutto film presentato in serata d’inaugurazione. La stessa legge vale per ultimi arrivati. Vitaliano Brancati, giunto in vigilia di chiusura per Anni difficili, che Zampa ha tratto dal suo Vecchio con gli stivali, non incuriosiva più.
Un altro personaggio del festival fu la “fila d’onore”: vi passarono gli attori e i registi dei film presentati, ci furono molte personalità politiche e Nicola De Pirro, ci furono Anna Magnani e Roberto Rossellini per Amore, Soldati per Fuga in Francia, ci fu Lattuada e Carla del Poggio per Senza pietà, e ci fu sempre Cocteau. Ma Cocteau era in tutti i film: rimase a Venezia una decina di giorni e assistete a una specie di Mostra personale in suo onore. Vennero proiettati L’aquila a due teste, Les noces de sable, per cui aveva scritto e detto il commento, La voce umana, tratto da un suo atto unico. Ci fu persino, in visione privata a Venezia, la primissima presentazione de Les parents terribles. E la sera Cocteau, immancabilmente, si alzava dalla sua poltrona, faceva confluire gli applausi su di sé indicando al pubblico, come un tenore compito, Anna Magnani e scendeva rimboccandosi meglio le maniche dello smoking.

A torto o a ragione, Rossellini viene considerato in tutto il mondo come il più interessante regista italiano, quindi l’attesa per Amore era notevole; purtroppo tale attesa è andata delusa, e Amore piacque quasi esclusivamente a Cocteau, che è l’autore di uno dei due episodi, e ad Anna Magnani, che è la protagonista di entrambi. Si tratta, come è noto, di due storie assolutamente indipendenti l’uno dall’altra; la prima è tratta da La voce umana di Cocteau, una brutta commedia che ebbe successo perché dà la possibilità a un’attrice di gigioneggiare per quaranta minuti. Tradotta in film, la commedia non ha guadagnato nulla, e Anna Magnani ha regolarmente gigioneggiato per il periodo di tempo prescritto. Intendiamoci, Anna Magnani è una ottima attrice, e in questo episodio ha belle espressioni e accenti sinceri; ma quelle parole non reggono, quell’emozione è falsa, e quaranta minuti di primi piani sono troppi. Più che d’un film, si tratta di un lungo provino per dimostrarci che la Magnani ha grandi possibilità; ma poiché questo lo sapevamo, riteniamo che tale provino sia inutile, riteniamo inoltre che ben poco abbia a vedere col cinema.
Il secondo episodio, Il miracolo, è una storia da D’Annunzio prima maniera, e starebbe bene nelle Novelle della Pescara. Qui Anna Magnani in alcuni punti è selvaggiamente brava, in altri invece strafà, e magnaneggia troppo. Ma la colpa non è sua, bensì del regista che le ha imposto così lunghi soliloqui, con l’intento di farle un monumento; ma è un monumento di gesso.
La parte della Magnani in Roma città aperta era breve, ma la rese celebre in tutto il mondo. Qui ella è praticamente solo interprete d’un intero film, e stanca, come stancherebbe un pranzo composto soltanto d’una grandissima e squisita torta.
Quanto a Rossellini, egli ha sbagliato e in questo non c’è nulla di male, perché nessuno per quanto bravo, può essere condannato al capolavoro perpetuo. Saremo sempre grati al regista di Paisà, ma naturalmente ci addolora vederlo deviare dalla strada che lo rese celebre coi suoi precedenti film. Vero è però che si trattava di film senza dedica, mentre Amore si apre con una specie di lapide: “Questo film è dedicato all’arte di Anna Magnani”. E poiché alla Magnani, come abbiamo detto, il film è piaciuto, Rossellini può essere soddisfatto di sé. Noi, un po’ meno.

Mostra di Venezia 1948: Contrastato Amore di Rossellini

Anna Magnani e Giulio Andreotti alla prima del film Amore alla Mostra di Venezia 1948
Anna Magnani e Giulio Andreotti alla prima del film Amore alla Mostra di Venezia 1948

Venezia, agosto 1948

… Una gondola abbandonata sotto il Ponte dei Sospiri è cioè nel punto in cui tutta Venezia e tutti gli ospiti di Venezia passano almeno due volte al giorno, portava la réclame di Amore il film di Roberto Rossellini presentato al Festival.

Anna Magnani è giunta a Venezia per presenziare alla prima del film in due episodi Amore, da lei interpretati. La sera della proiezione, nella fila di poltrone definita “delle autorità” sedevano (da sinistra a destra): il direttore dell’Incom, azzoppato da un incidente, con un piede ingessato ed avviluppato in una pantofola di lana caprina, ma distintamente in smoking estivo, Roberto Rossellini, il regista di Amore in smoking nero, Jean Cocteau, autore dell’atto unico La voce umana, da cui è stato tratto il primo episodio del film Amore, il Sottosegretario Andreotti, timidino nel suo smoking estivo, Anna Magnani, in abito nero scollato, senza spalline, il conte Zorzi, Presidente della “disorganizzazione” cinematografica veneziana, e il giornalista Alberto Consiglio, direttore del quotidiano napoletano Risorgimento. Alla fine del film, che ha avuto un tiepido successo, il regista Rossellini, fra gli applausi dei simpatizzanti e del dottor Gualino, vice presidente d’una casa cinematografica italiana che ha prodotto L’onorevole Angelina con la Magnani, si è alzato commosso ed ha baciato sulla fronte “Annetta nostra”, come la chiamano gli amici. Il “bacetto” è tradizionale per la Magnani: lo aveva già dato a Rossellini alla fine di una visione privata di Amore, data a Roma per la stampa; lo aveva già dato a De Sica in occasione dei Nastri d’argento; dunque, volete un bacetto da Anna Magnani? Riunitevi in gruppo e battete cordialmente le mani.

Anna Magnani e Renato Castellani alla Mostra di Venezia 1948
Anna Magnani e Renato Castellani alla Mostra di Venezia 1948

La nota giornalista americana Elsa Maxwell dopo aver assistito alla proiezione di Amore a Venezia, è uscita piangente dalla sala e ha detto che «la Magnani è la più grande attrice del mondo, oggi, ed è un peccato che faccia dei film come Amore che non sono per il grande pubblico (secondo lei), ma destinati a pochi eletti».
Uno scambio di cortesissimi complimenti ha pure avuto luogo tra Anna Magnani e il regista Renato Castellani. Nannarella ha avuto slanci di simpatia e cordialità nei riguardi di Castellani, veramente toccanti. A sua volta il regista di Sotto il sole di Roma, dopo aver visto Amore ha detto: «È troppo brava, è veramente troppo brava» e si è precipitato a scrivere una lettera a Nannarella che le ha fatto recapitare nella sua camera dell’albergo, insieme a una grossa gardenia.

Anna Magnani e Jean Cocteau alla Mostra di Venezia 1948
Anna Magnani e Jean Cocteau alla Mostra di Venezia 1948

La critica…

Come è noto, il lavoro è suddiviso in due distinti episodi: La voce umana di Jean Cocteau, e Il miracolo, su soggetto di Federico Fellini. Il film vuole essere, come in effetti è, soprattutto un eccezionale “exploit” di Anna Magnani, che si rivela qui, una volta di più, attrice in possesso di straordinarie doti drammatiche ed espressive. Amore potrà anche non avere quelle qualità commerciali che sono prerogativa di quasi tutte le interpretazioni di Anna Magnani, ma sarà ricordato come una delle sue più incisive creazioni, sia nella prima che nella seconda parte. Anche la realizzazione, dal punto di vista tecnico, ha dei pregi indiscutibili. Malgrado alcuni pareri discordi, a parte l’interpretazione, il successo è stato calorosissimo. Anna Magnani e Roberto Rossellini, presenti, insieme a Jean Cocteau, alla visione, sono stati lungamente applauditi alla fine di ciascuno dei due episodi.

Rossellini ha inteso darci un racconto popolare, costruito secondo gli schemi del verismo ottocentesco; e difatti, lo spunto arieggia le Novelle della Pescara, per la sua sensualità elementare e per il suo mitico folclore, appena aggiornati da una certa crudezza all’americana. Questo film fa parte a sé, rispetto alla precedente produzione di Rossellini. E ci si domanda un poco perplessi come si concilia col mondo coerente di Città aperta, di Paisà e, pur coi suoi difetti, di Germania anno zero.
L’unica giustificazione sembrerebbe il partito che codesti testi offrivano alla interpretazione della Magnani; che nel monologo di Cocteau impegna con impetuosa commozione tutto il suo repertorio di attrice drammatica e nel Miracolo, dopo aver giocato di abilità impostando un personaggio fittizio, ha momenti di intensa e sofferta espressività.

Anna Magnani è tornata da Parigi

Anna Magnani al pianoforte
Anna Magnani al pianoforte di casa sua 1947

Roma, giugno 1947

Anna Magnani che ha recentemente raccolto un grande successo nella capitale francese, è ritornata a Roma, per partecipare alla lavorazione del film L’onorevole Angelina che è entrato in cantiere nei giorni scorsi per la regia di Luigi Zampa.

Sono andata da lei alle tre del pomeriggio, nonostante il caldo e nonostante che abiti diagonalmente dall’altro capo della città, perché quello che avrebbe potuto raccontarmi sarebbe stato senza dubbio notevole, originale. Anna Magnani abita in un appartamento grande e bellissimo che si affaccia sulla Piazza di San Giovanni, accanto alle vecchie mura romane. Mi vengono ad aprire una cameriera e tre cani. Io non sono molto abile a distinguere le razze ma penso debbano essere due bassotti e un carboncino. Grosse colane di legno colorato, rispettivamente gialle, verdi e turchese, ornano i loro colli. Abbaiano e mi precedono nel salotto spazioso. La prima cosa che noto è un grande ritratto di Anna, dipinto da Tabet; c’è un pianoforte e un’altra mezza dozzina di strumenti musicali, compreso un piccolo banjo tinto d’indaco. Continuando l’esame scopro belle cose dell’Ottocento, una lampada, un piccolo mobile, tutti oggetti di un gusto sicuro e raffinato e anche la vestaglia che Anna indossa, chiara e spumosa, è scelta con lo stesso gusto: qui l’Anna Magnani che il pubblico conosce non esiste più: qui Anna legge, ascolta dischi di musica sinfonica su quel grande radio-grammofono, studia e racconta bellissime storie al suo bambino dei magnifici occhi e dalle mani bellissime.
Anna Magnani è stata a Parigi: una folla enorme l’aspettava alla stazione, l’ha aspettata tutti i giorni davanti al suo albergo, al teatro di posa. Ha dovuto firmare quintali di fotografie, concedere mille interviste, sorridere a mille obbiettivi. È arrivata a Parigi notissima e preceduta soltanto da Roma città aperta. Molte attrici sono divenute popolari quasi di colpo, ma nessuna credo con la facilità e la celerità di Anna.
È arrivata a Parigi di mattina e ha voluto subito cominciare a visitarla, non era mai stata in quella città e in treno si era tracciato un programma: c’erano tante cose che desiderava vedere da anni e voleva dividere bene il suo tempo! Passò due giornate al Louvre, si perse nei giardini di Versailles, sola sola se ne andò a Fontainebleau. Fu libera per una settimana e l’ottavo giorno si chiuse in un piccolo teatro di posa, quello di via Forest, dimenticò Parigi, le cose viste e quelle che l’aspettavano, dimenticò se stessa: ora doveva dar vita a un’altra donna, una donna triste, malata, innamorata di un uomo più giovane che le sfugge…
Voi indubbiamente avete sentito parlare del lavoro di Cocteau La voix humaine: è un’unica scena, un lungo monologo.
Berthe Bovy lo recitò per prima a una sua serata d’onore. La voix humaine è uno di quei pezzi di bravura, insomma, che consacrano definitivamente le capacità d’una attrice.
Ora, da questo soggetto, Rossellini ha voluto trarre un film, ma non ha fatto quello che di solito succede in questi casi: tagli, sostituzioni, scene aggiunte. Niente di questo: nel mezzo del teatro ci sono le pareti tappezzate di rosso di una camera da letto, separata da una tenda rossa, sollevata a metà dalla toilette. In quest’ambiente si svolgerà tutto il film. C’è un armadio chiuso, due poltroncine bianche e un piccolo sofà rossi, un letto sfatto, un comodino, Anna Magnani e Rossellini prendono gli ultimi accordi: fra poco di comincerà a girare.
Anna scivola nel letto… “Azione!…”
Anna legge; il libro non l’interessa molto ed ha anche un po’ di mal di testa, è distratta. Aspetta e non vuol dirlo neppure a se stessa, cerca di fermare la sua attenzione sulla storia del libro, cerca inutilmente… Il telefono squilla. Il libro gettato lontano, si chiude. ha perso il segno ma non importa. Ecco, allunga la mano, stacca la cornetta: ha paura di una delusione, potrebbe anche non essere lui… “Pronto!”
Anna ha vissuto giorni meravigliosi e terribili: mai prima d’allora aveva trovata una parte simile, avuta una responsabilità simile, recitato in quel simile modo.
Appena finito il lavoro continuava a muoversi, a pensare, a soffrire per la donna malata e innamorata a cui aveva dato vita. Per liberarsene (ma le spiaceva liberarsene, ha confessato) ha accettato finalmente gli inviti della stampa, è andata a feste, a pranzi, ha ripreso le peregrinazioni per Parigi.
Poi arrivò il telegramma della Lux: prima della partenza aveva firmato un contratto e adesso la preparazione per il nuovo film era terminata, bisognava cominciare le riprese…

Jean Cocteau raconte: La Voix humaine

Anna Magnani - La Voix humaine

Paris Mai 1947

«Tout se passe dans la même chambre et, même, la caméra quitte rarement le lit, explique Jean Cocteau. Nous avons tourné la pièce, exactement, et pourtant nous n’avons pas fait ce qu’il est convenu d’appeler du theatre filmé. Paisà est un chef-d’oeuvre où un peuple s’exprime par un homme et un homme par un peuple. J’ai confié La Voix humaine à Roberto Rossellini parce qu’il a la grâce et qu’il ne s’encombre d’aucune des règles mortes qui régissent le cinématographe. En vingt-cinq prises dont le total fait mille deux cents mètres de pellicule, il a tourné cruellement un documentaire de la souffrance d’une femme. Anna Magnani y montre une âme, une figure sans maquillage. Ce documentaire pourrait s’intituler: Femme dévorée par une jeune fille ou Du téléphone considéré comme un instrument de torture. Anna Magnani tourne en italien. Elle se doublera en français, elle-même».

Cocteau déclarait récemment en présence de Rossellini: «Je déplore que les jeunes ne jouissent pas de liberté qu’ils méritent. En attendant, puisque nous pouvons tout nous permettre, c’est à nous d’en profiter… Je fais ici ce que j’ai envie de faire au moment où j’en ai envie… La Voix humaine sera le contraire de ce qu’on a l’habitude d’appeler “du cinéma”, ce sera peut-être un film d’avant-garde, puisqu’il est réalisé dans un style qui “ne se fait pas”, comme on dit».

L’oeuvre achevée, Cocteau récrit maintenant son propre texte d’après les paroles prononcées en italien par Anna Magnani. Il fait donc du doublage, procedé détesté et détestable quand il sert à traduire mécaniquement, à froid, un dialogue prononcé, à chaud, par des acteurs étrangers. Mais il est surprenant qu’on ait négligé d’utiliser le doublage à des fins artistiques.

Docile come un agnellino

Anna Magnani, La voce umana di Jean Cocteau

Parigi, maggio 1947

Anna Magnani oggi sta poco bene ed è tranquilla come un serafino. Non la riconosco affatto. Prova le sue scene con calma e recita con la docilità di un agnellino. Dov’è la nostra incandescente Anna? Possibile che sia rimasta in spirito all’ombra dell’amato cupolone? Ma ecco che le vengono ad annunziare l’arrivo del medico della società che deve passarle la visita per conto delle Assicurazioni. Attenzione! Anna si risveglia. Io mi godo la scenetta: guardo sorridendo la statuaria “Anna nostra” che digrigna i dentini, e le suggerisco amabilmente il termine “puzzone” all’indirizzo dell’incauto professionista. Ma non attacca: decisamente l’attrice mi vuole “épater” in ricordo del nostro primo incontro, al Teatro delle Arti, all’epoca di Anna Christie (quando Sacripante ed io fummo accolti nel suo camerino dalla più bella esplosione di collera romanesca per un abito che non le piaceva). Quando infatti Rossellini, prendendo a prestito dai fratelli Bonos la celeberrima frase, “quando si deve andare, si deve andare”, le dice di non far la ritrosa, ella si allontana docilmente per sottomettersi alla visita medica. E poiché la sua toilette consiste unicamente in una vaporosa e serica vestaglia, generosamente rivelatrice, penso con invidia che in fondo quel medico è fortunato.
Rossellini e il fedele Franchina studiano la prossima inquadratura. Meglio ormai lasciarli tranquilli al loro lavoro. Tanto ormai ho saputo quello che c’era umanamente da sapere: finito questo film essi andranno a Berlino dove gireranno un film sulle condizioni della Germania di oggi viste attraverso il dramma di un parricidio. Tragedia del dopoguerra tedesco, come Roma città aperta era stato la documentazione dell’occupazione tedesca d’Italia. E poi, la Magnani e Rosselini rientreranno in Francia per realizzare un nuovo film su soggetto concertato con Cocteau, la cui azione si svolgerà all’epoca di Messalina e nel quale film Jean Cocteau in persona (pregato dallo stesso Rossellini) debutterà come attore nella parte dell’imperatore Claudio!