Medea al Teatro Quirino di Roma

Il calare del sipario è stato salutato da un uragano di applausi e la serata ha assunto un carattere di grande festa teatrale.

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Anna Magnani in Medea di Jean Anouilh Teatro Quirino 1966

Roma, 21 dicembre 1966

Il 20 dicembre 1966, la Compagnia appositamente formata per Anna Magnani, ha rappresentato Medea di Jean Anouilh. Regia di Giancarlo Menotti.

C’è da domandarsi con motivata curiosità per quale ragione, avendo sottomano un testo semplicemente grandioso come la Medea di Euripide, la Magnani abbia ripiegato sulla rielaborazione contemporanea di Anouilh. Nella quale è pur sempre l’amore a stimolare l’orgoglio della donna nella sua corsa allodio necessaria per arrivare in fondo alla traiettoria senza tralignamenti, ma non si avverte più dietro i gesti la decisione implacabile del fato. (…)

Nel dare corpo all’immagine tragica dell’amante percossa da un meccanismo più forte della sua stessa volontà, la Magnani ancora una volta ha offerto una interpretazione straordinaria per potenza espressiva, semplicità, carica emotiva, imponenza tragica. Ogni volta che prendeva la parola il palcoscenico era interamente e solamente suo, sul filo di una tensione che, nonostante le deficienze del testo, risucchiava in un vortice l’attenzione degli spettatori.

Rispetto a lei gli altri attori, sia quelli bravi come la Gheraldi e Giachetti, che scolasticamente lineari come Osvaldo Ruggeri, hanno finito col diventare una cornice, dei pretesti utili al suo monologo. In scena regnava soltanto lei, con la sua straripante natura impastata di terra e di vento, d’istinto e di dolente grazia. Quanto alla regia di Giancarlo Menotti (il quale per le scene si è giovato della collaborazione di Rouben Ter Arutunian, vecchia conoscenza del Festival di Spoleto), non è difficile intuire che la sua fatica si è limitata ad armonizzare i tempi di un lavoro interamente dominato dalla personalità della protagonista. Il calare del sipario è stato salutato da un uragano di applausi e la serata ha assunto un carattere di grande festa teatrale.

C. A. Cibotto 

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La Medea di Jean Anouilh, che Anna Magnani ha interpretato con la regia di Giancarlo Menotti, appartiene al teatro di contaminazione mitologica che, da André Gide a Jean Giradoux, vanta in Francia illustri tradizioni e che dopo la seconda guerra mondiale ha avuto un ultimo periodo di gloriosa reviviscenza nel clima dell’esistenzialismo. In quest’ultima fase del processo si inquadra la tragedia di Jean Anouilh, che è del 1946 e che segue di quattro anni la giustamente più celebrata Antigone, opera provocata da sollecitazioni morali più sentite e poeticamente più compiuta. (…)

La sottigliezza intellettuale del linguaggio e delle allusioni dalle quali esso risulta intessuto costituisce il pregio, eminentemente letterario, della Medea di Jean Anouilh, la quale Medea è senza dubbio una lupa anche essa, come quella di Giovanni Verga, ma una lupa sofisticata. Era naturale che, affrontando questa figura di eroina tragica, Anna Magnani tendesse a riportarla energicamente verso le dimensioni ben diverse del proprio temperamento, imprimendole una carica immediata e violenta. La Medea alla quale dà vita la grande attrice sulla scena, è una donna ferita che esprime una dolorosa e adirata rivolta: un personaggio potentemente scolpito che però non rassomiglia alla Medea di Jean Anouilh se non fugacemente nei suoi scatti e nei suoi sordi rancori.

La regia di Giancarlo Menotti è una geniale operazione di compromesso mediante la quale gli autentici contorni del testo sono obliterati in un’aura melodrammatica, creata anzitutto con le grandiose e magniloquenti scene di Rouben Ter-Arutunian. Lo spettacolo, nel quale recitano Osvaldo Ruggeri (Giasone) e Fosco Giachetti (Creonte) comunica dunque una sua indiscutibile suggestione, anche se una suggestione sbagliata, ed offre alla bravissima Cesarina Gheraldi (la Nutrice) lo spazio per un’interpretazione di singolare rilievo nella sua classica compostezza.

Il compositore Giancarlo Menotti ha accettato di curare l’allestimento della Medea di Jean Anouilh a patto che Anna Magnani interpretasse un dramma di Federico Garcia Lorca nel prossimo Festival dei Due Mondi a Spoleto. Siamo sicuri che in un personaggio del poeta spagnolo Anna Magnani ritroverà più direttamente se stessa.

g. e.