Un ruolo su misura per Anna Magnani

Sora Gioconda (Anna Magnani) Abbasso la ricchezza! (1946)
Gioconda Perfetti (Anna Magnani), Abbasso la ricchezza! (1946)

Febbraio 1947

Abbasso la ricchezza! appartiene alla categoria dei film furbi, del film calcolati al millimetro, dei film pronti a tutto. Costruito secondo gli insegnamenti di una esperienza orgogliosa a furia di successo ha l’esattezza di una ricetta: il soggetto, gli attori, il dialogo, le minime sfumature dell’arredamento sono studiati con la condiscendenza ai supposti gusti del pubblico che diventa addirittura rigore. Il regista Righelli con ogni probabilità non dimentica, neppure dormendo, i favolosi incassi dei film precedenti ed è facile immaginare il gesto orgoglioso delle sue mani, nel respingere ogni proposta di maggior discrezione. Abbasso la miseria! gli ha fruttato milioni, Abbasso la ricchezza! resti dunque fedele allo spirito dialettale e commerciale.
La carta grossa, anche stavolta, è Anna Magnani. Si dice in questi giorni che Anna Magnani stia diventando bellissima: “Se tu vedessi la sua pelle” sospirano attrici meno fortunate: “ha una pelle straordinaria, tutta liscia, gonfiata dentro, senza rughe, senza pori aperti, un velluto. E le sopracciglia lucide, la voce ricca, impara perfino a vestirsi bene, ieri aveva qualcosa di viola, indosso, proprio fantastico”. Sì, la gloria riconosciuta ha una influenza sulla carnagione: Anna Magnani è ora morbida e raggiante, tutto quello che dice o che fa, “porta” immediatamente, con allegro vigore. Qui le hanno affidato un ruolo su misura e quindi un ruolo sciocco. Gli sceneggiatori hanno fatto l’impossibile per offrirle tutte le sue armi previste: l’insolenza, la tenerezza, la volgarità, l’ironia, lo sconforto, senza neppure sospettare che ad Anna Magnani (e specialmente alla trionfante Anna Magnani di oggi) sarebbe giusto darle carta bianca, affidarle un personaggio appena sfumato, ancora inconsistente, che lei immagini minuto per minuto.
Figura una verduriera di Trastevere: quante volte l’abbiamo già vista fioraia, mendicante, o, al massimo, se stessa! Mani sui fianchi, mento il alto, dialetto alternato a pretenziose ricerche di linguaggio. E la possibilità di cantare stornelli con quel suo accento basso, ricco, toccante. Per l’occasione è una verduliera arricchita, che spera di introdurre se stessa e una giovane sorella nel bel mondo. E s’è detto tutto. La sua installazione nella villa del conte interpretato da De Sica, i suoi bisticci con l’amministratore interpretato da Porelli, il suo ingenuo rapimento per il conte, la sua rude dolcezza con la sorella, tutto si segue logicamente, implacabilmente, e non c’è rimedio, chi entri in un cinema dove proiettano Abbasso la ricchezza! è condannato a subire fino in fondo la retorica popolaresca imposta da un simile punto di partenza.
E tuttavia resta misteriosa l’obbligata conclusione. Fin dal principio avevamo intuito che Anna perderà i suoi milioni, tornerà alla botteghino di Trastevere ed ai vecchi amici fedeli, mentre i nuovi amici eleganti la tradiranno regolarmente; e si potrebbe parlare di moralità, se non sapessimo con precisione che in casi simili i registi si sentono poco morali. Allora c’è forse la speranza di castigare la borsa nera, nella persona di Anna? Neppure, perché la borsara nera è assai più onesta che non l’importante uomo di affari o la contessa. Allora dobbiamo credere che si additi agli spettatori la vera felicità composta nella squallore di una cucina sporca? Nemmeno: la cucina di Anna è raccontata con durezza, con particolari insolitamente realisti di piatti sporchi e di bicchieri vuoti. O forse Righelli intendeva esaltare la trasformazione di un animo femminile? Niente affatto: Anna, impoverita, non mostra alcuna serenità, alcuna luce, anzi corruccia rimpiange il fastoso mondo perduto. E insomma vorremmo sapere perché, eternamente ligio alla legge del “lieto fine”, Righelli se ne sia staccato stavolta, offrendo agli spettatori una catastrofe finale assai peggiore della morte.

Irene Brin

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Sugli schermi romani: Abbasso la ricchezza!

Anna Magnani in Abbasso la ricchezza!
Anna Magnani in Abbasso la ricchezza!

Roma, gennaio 1947

Un bello spirito ha detto che probabilmente gli americani, che hanno dichiarato Anna Magnani la più brava attrice per il 1946, si ricrederanno dopo aver visto Abbasso la ricchezza! Il bello spirito probabilmente esagera, ma c’è davvero da chiedersi perché mai la Magnani, che ha dato indubbie prove del suo talento di attrice, non sia più cauta nella scelta dei suoi film. Questo ultimo lavoro di Righelli vuole ritentare il colpo di Abbasso la miseria!, senza peraltro raggiungere quella aderenza alla realtà attuale che fece la fortuna di quel film. Siamo perfettamente d’accordo: il pubblico ride, applaude e si diverte, e la cassetta è salva, ma l’interprete di Roma città aperta ha ormai una responsabilità alla quale non può sottrarsi. La Magnani eccelle in queste parti dense di colorita e popolaresca esuberanza, ma anche questa esuberanza va guidata e mantenuta entro i limiti della misura e del buon gusto, oltre i quali finisce per fallire il bersaglio. Il contorno artistico non esce da una grigia mediocrità, salvo De Sica corretto e signorile quanto occorre. Riento assolutamente fuori fase. Il pubblico, come abbiamo detto, si diverte, e se ne infischia delle critiche. Questo è l’importante, però…

Dopo abbasso la miseria abbasso la ricchezza

Anna Magnani e Vittorio De Sica in Abbasso la ricchezza! (1946)
Anna Magnani e Vittorio De Sica in Abbasso la ricchezza! (1946)

Novembre 1946

In America, la produzione si divide in tre categorie A, B, C, a seconda del genere e dei mezzi impiegati per la realizzazione dei film. In Italia non esiste niente di simile ma possiamo dividere e classificare così le nostre pellicole: A) Quelle che soddisfano la critica (pochissime) e generalmente fanno fallire il produttore; B) Quelle che non piacciono alla critica ma incontrano il favore del pubblico; C) Quelle che non piacciono né all’una né agli altri. In America, dato che hanno fatto del loro cinema una florida industria, tolte una due riviste dedicate alla critica seria, è proibito parlar male dei film. Per noi, che vorremmo farne, pia illusione, un’arte, è quasi obbligatorio parlar male delle ultime due categorie, tollerando con magnanimità la prima.
Giudicando con gli stessi criteri usati per un quadro di Ruisdael o del Cranach, per la musica di Borodin e una poesia di Goldsmith, dimostriamo di non aver capito il cinema. L’85 % dei nostri simili trova “fantastici, meravigliosi” la rivista Grand Hotel, i quadri di Cascella, i film di Gallone; è dunque perfettamente inutile cercar di ammannir loro L’uomo di Aran (categoria A in pieno, fallimento compreso) invece di Abbasso la ricchezza! serie B, che li manderà a casa lieti di aver bene speso il loro tempo e il loro denaro. Tutta questa seria e lunga tirata è per spiegarvi come, invece di urlare di una santa indignazione, dirò un mucchietto di bene di quest’ultimo film di Righelli, tratto da un suo soggetto, girato sotto l’egida della Lux negli stabilimenti dell’Aci.
Abbasso la ricchezza! è gemello di Abbasso la miseria! che ha ottenuto un successo di cassetta notevole: ha l’obbligo di emularlo e, se possibile, di superarlo.
Anna Magnani, nella parte della nuova ricca, ci ha dato un’interpretazione vivace e gustosa: questa volta Anna era “nei suoi panni” e non ha voluto perdere l’occasione. I suoi tentativi di seguire i discorsi profondi, di restar pettinata, di non agitare le mani, di non alzare la voce sono divertenti; le sue gaffes divertentissime. L’aria di sollievo, di beatitudine con la quale abbandona il ruolo di “madame” per tornare a essere “la sora Gioconda” è un piccolo poema. Anna è, modestamente, molto soddisfatta di sé ed è sicura che il film piacerà molto.

La commedia quotidiana

In Abbasso la miseria!, quello che ha stupito piacevolmente sono state la naturalezza degli attori, la verità delle situazioni e dei casi.

Anna Magnani e Vito Chairi (Vito Annichiarico) in Abbasso la miseria! (1945)
Anna Magnani e Vito Chiari (Vito Annichiarico) in una scena del film Abbasso la miseria! (1945)

Aprile 1946

Il film italiano Abbasso la miseria! si presta a molte considerazioni. Diretto da un vecchio lupo del nostro cinema, un regista della vecchia guardia proveniente addirittura dal cinema muto, Gennaro Righelli, interpretato da un attore di prosa, Nino Besozzi, da un attore di rivista, Virgilio Riento, e dalla straordinaria Anna Magnani, il film poteva essere giudicato in partenza come qualcosa da non fidarsi troppo, come roba di ordinaria amministrazione. E invece si tratta di un film riuscito, che ha il merito di muoversi sul concreto, di interessare, di mordere su una materia viva.

Abbiamo assistito sino a oggi senza far motto a una lunga polemica fra fautori, interessati in quanto gente di cinema, della protezione dei nostri film dalla concorrenza straniera e giornalisti sostenitori della libera concorrenza anche nel campo cinematografico. Si tratta di due punti diversi e addirittura opposti che non è facile conciliare. Certo che, per i dubbiosi, film come questo, fatto con mezzi modesti e che piace molto alla gente, possono suggerire una soluzione che appaghi.

Il cinema va considerato come un’industria artistica, cioè come qualcosa che attrae a sé, un argomento di indole estetica o parentetica, molti interessi, molta cupidigia, soprattutto molti sentimenti che hanno ben poco a spartire con l’arte disinteressata. È vero tuttavia che dalla liberazione in avanti noi abbian visto che dal castello di carte dell’autarchia cinematografica, castello che pareva crollato miserevolmente, sono nati in breve ora iniziative e realizzazioni che hanno conquistato gli spettatori. Noi non abbiamo molta simpatia per i film “che parlano al vostro cuore”, cioè per quei film che Mattoli distribuisce con meticolosa economia dalle due alle tre volte all’anno alle platee assetate. Film fatti con una dosatura senza pentimenti di tutti gli ingredienti necessari al successo. Però abbiamo dovuto accettare il fatto che, anche dopo la fine dell’autarchia cinematografica, la macchina mattoliana ha funzionato a pieno regime toccando dappertutto il successo. Quando compariva Alida Valli sugli schermi non c’erano sul mercato Bette Davis o Rita Hayworth o Lana Turner che tenessero. Tutti correvano da lei. Per non parlare di Roma città aperta e di altri film che vedrete presto e di cui il successo a nostro parere è sicuro. A che servirebbe allora la protezione dei nostri film? A farci ingollare molli anche commercialmente senza senso e proibire tanti film di fuori, americani e francesi, sovietici e inglesi, che desideriamo vedere.

Se i produttori italiani, ammaestrati dal ventennio, sapranno seguire le vie del buon senso, crediamo che la nostra cinematografia, senza bisogno di tante storie o al massimo con un protezionismo molto annacquato, saprà cavarsela assai bene. La gente, gli spettatori del cinema, ha sete di cose nostre, di veder rispecchiati i propri desideri, le proprie fantasie, i propri difetti, di vedere sullo schermo i personaggi di quella commedia quotidiana che ama e a cui è attaccata perché è costretta a viverla giorno per giorno, ora per ora. In fondo, in Abbasso la miseria!, quello che ha stupito piacevolmente sono state la naturalezza degli attori, la verità delle situazioni e dei casi. Tutti sanno che intelligente attrice sia Anna Magnani, per poco che sappia sorvegliarsi, e qui è stata bravissima. Ma pochi sanno che Nino Besozzi può essere un buon attore di cinema, dopo esserlo stato di teatro. Qui Besozzi è vero, ed è riuscito a far dimenticare il funesto ricordo del Besozzi comico-sentimentale di anni lontani.

Pietro Bianchi

Finite le riprese di Posto di blocco

Condividono l’onere dell’interpretazione Riento e la Magnani. Ma chi avrà frenati questi attori così caratterizzati e incontrollabili?

Roma, ottobre 1945

Negli stabilimenti della Titanus, alla Farnesina, Gennaro Righelli ha quasi finito le riprese di Posto di blocco (il cui titolo definitivo, tuttavia, pare debba essere Abbasso la miseria!) È il film della borsa nera, diventata anch’essa personaggio cinematografico, con paga naturalmente adeguata ai tempi e alla nomea, e lo interpretano — comicamente — Anna Magnani, Riento, Besozzi e Mara Lopez.

Abbasso la miseria? E perché? se la miseria ci ha fatti conoscere? se questa generale miseria economica e morale in cui langue l’umanità ci ha fatto guardare dentro di noi, ci ha fatto piangere e a volte ci ha confortati?

Ma forse la miseri cui allude il titolo è un’altra: quella del povero che sogna la ricchezza. Quella miseria che chiamiamo porca e che si vendica con la volgarità dei “parvenues”.
Io penso con terrore a questi poveri arricchiti, ai telefoni bianchi, agli abiti nuovi, ai pranzi pantagruelici, cui essi si saranno abbandonati sotto la compiacente regia di Righelli.

Perché Righelli è l’uomo che ha diretto centinaia di attori, che ha consumato chilometri di celluloide; è l’uomo che ha girato più pellicole di qualsiasi altro in Italia, non meno di quattro all’anno dal 1931, eppure non si ricorda un suo film che sia un film.
Che sia questa la volta? Ma i nomi di Nino Besozzi e di Marisa Vernati tra i quadri, poco confortano la speranza. Il primo rappresenta un mondo che, aperto con La segretaria privata, si è irrimediabilmente chiuso con il 10 giugno 1940. La seconda non rappresenta niente. Tali restando, ed essendo la regia di Righelli perfettamente neutra, questi attori avranno le più brillanti possibilità nel teatro. Besozzi nelle commedie francesi e in quello nostrane, di Pugliese e di Cantini, di Tieri o di De Stefani; la Vernati nella rivista. Non più nel cinema, dove la povertà nostra e la concorrenza estera impongono pochi mezzi e creazioni d’arte.

Condividono l’onere dell’interpretazione Riento e la Magnani. Ma chi avrà frenati questi attori così caratterizzati e incontrollabili? Rossellini c’è riuscito in Roma, città aperta per la Magnani, pur indulgendo a volte alla sua esuberanza romanesca. Ma Righelli non è Rossellini, e se la Magnani è già un’attrice di prosa, Riento è pur sempre una maschera di varietà e il suo umorismo non ha trovato ancora una cifra di equilibrio.
Non vorrei dire cosa che suonasse offesa, tanto più prima di vedere il film, ma perché queste case di produzione vecchie o nuove, sole o associate, come la Domus-Lux si ostinano ad affidare a registi vecchi e male provati, attori vecchi e sfruttati? Non ci sono attori giovani, come la Berti, la Benetti, la Michi, la Galletti? Diamo queste forze fresche a Rossellini, a Lattuada, a Visconti, a Franciolini, e lasciamo a Righelli la gioia di ammirare da una poltrona di prima fila le gambe della bionda Marisa.

Peddlin’ in Society 1946

It is strictly a vehicle for Magnani “the magnificent”

(Italian title: Abbasso la ricchezza! Down With Wealth!)

After having hoarded millions, aunt Gioconda, a fruiterer and pleasant widow, decides to leave the modest shop and to actually start to be an authentic lady. And first of all she enters, with a considerable retinue of relatives, the sumptuous country-house of a ruined count. So begins the second life of the fruiterer, who now insists with a certain gravity upon being called Donna Gioconda, she collects Picasso and Van Gogh pictures, and calls, to be in tune, on intellectual saloons of the town. But the money so rapidly heaped up gives no happiness the worthy Donna who, on the contrary, soon enough is entangled in a lot of troubles, at a struggle with parasites and swindlers of any kind. The wretch loses her rest, her peace, her appetite, until, millions having scampered away, she returns to the modest shop, wherefrom she had set out.

And there she finds again the peace lost and the good, stout wisdom of those who work to live and through work give  sense to life.

New York, May 1949.

Anna Magnani finds it not so easy to be a newly rich. She is mulcted when she frequents “exclusive saloons,” her sister has romantic troubles and Anna herself yearns for a man she cannot have, the noble but poor Vittorio De Sica.

This is a light offering, mostly comedy and fairly entertaining but not for art houses. It is strictly a vehicle for Magnani the magnificent, the mature and sturdy beauty known through Italian films that include Open City, Before Him All Rome Trembled and Angelina. Here she’s a raucous extrovert drawing laughs as an ex-fruit peddler in high society. For the first time in her movie career she sings a song — husky crooning — and does a dance — American style. The American influence  is brought to bear by a GI wolf who is wooing her sister, and will hand American audiences some extra laughs. Vittorio De Sica is both polished and warm, in short, perfect, as the impoverished nobleman. Laura Gore proves that French maids have nothing on the Italian ones.