E dalla prosa alla rivista…

Roma, Teatro Quirino, 27 novembre 1944. Jegor Bulyciov e gli altri di Maxim Gorkij (traduzione di Ettore Lo Gatto). Compagnia Anna Magnani – Carlo Ninchi.
L’esecuzione è stata eccellente da parte di tutti gli attori guidati e affiatati con mano sicura ed esperta, con intelligenza penetrante e animatrice dal regista Vito Pandolfi che si è rivelato maturo per le più ardue prove. Carlo Ninchi ci ha dato in Jegor la sua migliore interpretazione, intensa, umana, concreta, sorretta da un’intima passione e da una controllata semplicità espressiva. Anna Magnani si è presa una bella rivincita, dopo la non troppo convincente prova della Carmen; un po’ bambineggiante al primo atto, ha trovato al secondo e al terzo una vibrante adesione alla vivente realtà del suo personaggio.

Roma, Teatro Quirino, 6 dicembre 1944. Così per gioco di Armand Salacrou. Compagnia Anna Magnani – Carlo Ninchi.
Così per gioco è la rivendicazione dei mariti e la condanna degli amanti, l’affermazione categorica di una netta superiorità di destini dei primi sui secondi: due mogli che in circostanze analoghe e per analoghi impulsi e nostalgie tornano dopo il tradimento ai loro mariti; due amanti che che si scoprono d’un tratto inutili e ridicoli; un’amicizia fraterna che si spezza; un giovane innamorato che si uccide. Questi gli elementi della vicenda che il talento di Salacrou ha intessuto con un equilibrio drammatico, un senso vero del teatro di primissimo ordine. Grottesco e dramma, commedia e tragedia si fondono e identificano qui nella chiara limpida verità dell’arte. La recitazione è stata garbata e molto spesso efficace da parte di tutti. Ninchi, la Magnani, Scandurra, Lupi, la Gherardi, la De Roberto e sopratutto Tieri, chiamato due volte a scena aperta, hanno raccolto applausi prolungati e cordiali.

Roma, Teatro Quirino, 15 dicembre 1944. Scampolo di Dario Niccodemi. Compagnia Anna Magnani – Carlo Ninchi. Serata in onore di Anna Magnani.
Quest’attrice molto genuina e forte ci ha dato uno Scampolo romanesco assai diverso da quello che vedemmo vent’anni fa da Dina Galli. Essa ha interpretato Scampolo in modo più lontano dai modelli francesi da cui Niccodemi derivò la sua monella. Scampolo è diventata realmente più italiana, più romanesca, più verista. Nessuna imbellettatura da pastorella travestita da stracciona. Nessuna imbellettatura posticcia, ma una specie di bruttezza ardita, che è quella normale dell’autentica miseria, e non della miseria vista poeticamente da filantropici occhi borghesi. Gli stracci sono stracci. Il riso della monella trasteverina è più beffardo più rozzo di quella lombarda e parigina, e il suo singhiozzo più profondo. Siamo stati impressionati da un lungo discorso tra i singhiozzi che ci pare di aver già sentito un giorno quasi identico passando per una strada. A occhio e croce, ci pare di vedere nella Magnani il coraggio non comune di far a meno dei trucchi e di gettar via il fardello quasi sempre inutile della bellezza posticcia, che in fondo non dice gran che all’occhio moderno il quale apprezza soprattutto l’espressione e il movimento.

Roma, Teatro Quattro Fontane, 13 gennaio 1945. soffia, so’… rivista in due tempi di Pietro Garinei e Sandro Giovannini. Compagnia Zabum. Regia di Mario Mattoli.
Anna Magnani chiude l’anno teatrale con la rivista, ma non è il desiderio di trovare un facile successo che l’ha spinta al “ritorno”. Entrata in arte a sedici anni, Anna Magnani ha rivelato subito la sua speciale personalità e in breve ha raggiunto posizioni di primo piano. Tra le sue migliori interpretazioni basta ricordare Anna Christie di O’Neill e La foresta pietrificata di Sherwood. Ottima Fifina in Maya di Simon Gantillon, affronterà nella prossima stagione il ruolo della protagonista nella medesima commedia che, con altri lavori d’impegno, figurerà nel cartellone della sua Compagnia.
Trionfatrice indiscussa nel campo dello spettacolo musicale, recitando in prosa ella non ha tentato l’avventura, perché i suoi primi successi, alcuni dei quali non ancora superati, li conobbe proprio sulla scena di prosa.
La “maschietta” di Scampolo è stata una creazione viva e ricca di umanità e prosa, che Anna Magnani non si accontenta di adagiarsi in un repertorio comodo e privo di difficoltà, ma preferisce impegnarsi in interpretazioni che si distacchino con una propria fisionomia dalle precedenti.
Quindi, se di ritorno si deve parlare, il termine è riferito alla prosa e non alla rivista, che l’esperimento recentemente conclusosi non deve essere considerato come una scappatella, ma come l’attuazione di un vecchio e mai sopito desiderio di un’attrice di esprimere intere le sue possibilità e cimentarsi in un campo in cui può figurare degnamente.
Il pubblico che ha imparato ad amarla come interprete di rivista potrà oggi ritrovare la “Nannarella” cui è affezionato: per la verità, anche per lei non è facile dimenticare il genere e il pubblico che finora, le hanno dato maggiori soddisfazioni.

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