Nannarella ha vinto al giuoco

Chi è di scena? è senza dubbio un interessante e intelligente spettacolo, ma le risate del pubblico sono state scarse. Così il successo della Magnani è parso un colpo di roulette.

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Chi è di scena? teatro Casino di Sanremo Dicembre 1953

Dicembre 1953

La sera del giovedì 19 avrebbe dovuto aver luogo la prova generale. Ma chi aveva fatto una capatina in teatro nelle ore del tardo pomeriggio, non aveva tardato a rendersi conto dello spirar del vento: attori che sapevano la parte come ragazzini che abbiano dato una frettolosa occhiata al libro, prima di presentarsi alla cattedra; orchestra in dissonanza; ballerine che si scontravano nel bel mezzo delle evoluzioni; macchinisti che alternavano martellate e moccoli a ritmo costante. Si comprese subito che, almeno per quella sera, di prova generale non si sarebbe parlato e che per conseguenza la rappresentazione sarebbe stata rinviata da almeno un giorno: ed era tutto quello che si poteva fare, perché, dopo aver rinviato il debutto di quattordici giorni, riducendo la “stagione” di Sanremo a soli due giorni, altri rinvii non sarebbero stati possibili.

Ai giornalisti fu vietato l’accesso alla prova notturna. Galdieri s’aggirava tra le file delle poltrone del civettuolo teatrino del Casino. Aveva la barba da due giorni e il colorito terreo di chi ha perduto i contatti con Morfeo. Si prendeva la fronte tra le mani e gemeva: «’A capa! Me fa male ‘a capa! Ma voi, ragazzi miei, perché insistete? Anna non vuole nessuno alle prove. Ci sono diverse cose da mettere a posto». In quanto a Pastorino, che dello spettacolo è stato l’organizzatore, diceva: «Galdieri non vuole nessuno. Mancano perfino i costumi. La sarta ne ha sbagliate due serie». E infine arrivò Nannarella e disse: «Io? Ma io vi vorrei con gioia! Ma non posso dir niente. Che, comando io, qui?». E la sua voce era dolcissima e tremula come quella di un’educanda: in quel momento pareva la sua controfigura.

Stanchi della bella gara di… scaricabarile, i giornalisti forzarono il blocco e andarono a nascondersi alla spicciolata sul loggione. Così, potettero rendersi conto che lo spettacolo era davvero in condizioni embrionali. Si procedeva a dieci all’ora, con interruzioni continue. Anna Magnani, in pelliccia di visone e pantofole di tessuto a spugna, ogni tanto partiva in tromba dalla sala, saltava sulla passerella, andava a correggere qualche cosa: un atteggiamento, un tono di voce, un effetto di luce. Quando provava le sue scene, i fotografi che erano stati ammessi (almeno loro…) la bersagliavano coi lampi dei blitz. Una volta, Anna si fermò, e disse in tono accorato ai fotografi: «Ragazzi, siate buoni, io così non so lavorare. So’ tanti anni che non lavoro più in teatro. Forse non ci so più fare. Voi m’accecate. Non ce la faccio più. Siate gentili». I fotografi restarono allibiti: tanta cortesia non se l’aspettavano. «Povera donna, sta in piedi per scommessa. Sono già due notti che non dorme», spiegò uno.

A sbraitare, invece, pensava una soubrette, la Pittaluga, alla quale avevano consegnato un costume che la vestiva troppo. «Ho delle belle gambe, ed ho il diritto di farle vedere», gridava; e poco mancò che non si mettesse a piangere. Per conto suo, Galdieri, al quale, come a tutti, veniva proibito fumare, afferrò il capotto e s’avviò all’uscita, gridando: «Io mi tengo in piedi con il fumo. Se non fumo abbandono la prova». Ottenne così un permesso speciale ed un inserviente che lo seguiva con una bacinella di rame per raccogliere cenere e mozziconi…

Alla sera successiva, le cose non andavano meglio. C’erano scene che venivano provate per la prima volta. Cimara si aggirava per la scena con aria sconsolata. Intere mezz’ore di fermata per mettere a punto posizioni e luci. Così la prova generale cominciò all’alba del sabato, giorno fissato per la recita, e si protrasse fino a mezzogiorno. Gli attori uscirono dal teatro con l’aria disfatta, mentre i croupiers del primo turno andavano ad indossare lo smoking per cominciare il lavoro. Galdieri, col volto rasato e gli occhi infossati, vole tornare in albergo a piedi. Era svuotato da ogni energia. Una vecchietta che lo vide uscire in quelle condizioni mormorò: «Poveretto. Chissà quanto ha perduto!». Michele Galdieri udì ed ebbe la forza di spirito di rispondere: «Dieci chili, signora».

A stretto rigor di termini, la rappresentazione ha risentito solo in parte di questo sfavorevole complesso di circostanze preliminari. Anche stavolta, Michele Galdieri è riuscito a interpolare nella partitura le note della famosa canzone Signorinella, che è stato il suo portafortuna: e la scaramanzia ha funzionato, permettendo di contenere in ragionevoli limiti gli effetti nefasti della preparazione incompleta e della stanchezza che gravava su tutta la compagnia. Vero è che c’era un pubblico d’oro, di quelli che applaudono, fedeli alle leggi della cortesia  e dell’amicizia, anche se in scena un attore salta fuori a dire: «Il pronto è pranzo». Ma a onore del vero, di incidenti classici dell’impreparazione, come le aperture di sipario che lasciavano intravvedere fughe di macchinisti interrotti a metà del loro lavoro, non ce ne sono stati. Tuttavia, l’affettuosa cordialità  del pubblico sanremese (ed internazionale, perché era venuta gente anche dalla Francia) non ha impedito che lo spettacolo si sfaldasse, in molti punti, e si chiudesse con il bilancio piuttosto modesto di due sole “passerelle” al finalissimo, senza chiamate all’autore ed ai suoi collaboratori. Ma Galdieri aveva avuto già la sua soddisfazione alla fine del primo tempo, allorché era stato assai festevolmente evocato.

Il perché di questo tepore di consensi è presto detto. Lo spettacolo non è tuto oro. È indubbiamente interessante, e sempre le trovate (pur non tutte peregrine) rivelano intelligenza. Ma non si ride. E il lettore capisce che cosa possa essere uno spettacolo di rivista dove le risate sono distribuite con parsimonia scozzese. E se si aggiunge che la parte recitata costituisce, in questo caso, l’ossatura dello spettacolo, s’arriva facilmente alla conclusione che Galdieri dovrà armarsi di lunghe forbici e di cospicuo coraggio se vorrà superare il pericolo di cattive accoglienze da parte di spettatori meno ben disposti di quelli sanremesi.

Il titolo (Chi è di scena?) dice in partenza qual’è l’impostazione dello spettacolo. Tutto è teatro: ed ecco che alla commedia dell’arte si sovrappone la commedia della vita. Si parte del chiuso campo di un teatrino di girovaghi, vengono alla ribalta i personaggi più famosi del teatro di tradizione (con Amleto, Otello, Mila di Codra), e attraverso i sei personaggi di Pirandello, dai quali la figliastra è evasa per darsi alla pubblica vita (la figliastra è Anna Magnani, ammirevole per la veemenza e l’arte interpretativa), si giunge ad altri protagonisti: i protagonisti della cronaca di oggi. Così, via, via, incontriamo il marchese di Cuevas, un sosia mascolino di Jolanda Bergamo, Pinocchio e il suo monumento, Alice nel paese delle meraviglie, la Dea Roma, Toulouse-Lautrec e la Goulue, Don Camillo. Tutto è presentato con garbo e gusto letterario, il dialogo rivela l’intelligenza di chi l’ha scritto, le frecciate partono sovente. Eppure ci si diverte con molta parsimonia, perché ogni idea, ogni punto, soffrono di elefantiasi. Lungaggini a non finire avviluppano di ovatta anche il… leggendario vigore agonistico di Anna Magnani.

Le sue attrattive maggiori lo spettacolo le ha nel quadro della commedia dell’arte che costituisce il punto di partenza, nella rievocazione del mondo del Moulin-Rouge che presenta un Toulouse-Lautrec di stupenda somiglianza in un balletto modernissimo che rappresenta l’incubo erotico di un giovin signore, nella pur lunga pantomima dell’errore giudiziario, nell’armonia del finale (Sogno di una notte di mezza estate) composto con toni botticelliani, nell’arguta parodia di Don Camillo. Ed anche altri quadri non mancheranno di sapore quando le forbici avranno compiuto il loro lavoro.

Con Anna Magnani e con Cimara sono il prestante Cesare Danova, che conoscemmo al cinema ed anche sulla scena rivela buone qualità, Andreina Paul, che dopo l’incidente con Rascel aveva giurato di non voler più aver contatti con la rivista ed ora è costretta ad una seduta di strip-tease ovverosia spogliarello che rivela una graziosa figurina; Gianrico Tedeschi, attore provveduto e divertentissimo (sono sue, oltre che di Anna Magnani, le poche risate di una sera di musoneria); i bravi caratteristi Mario Siletti e Vittorio Crispo. Floria Torrigiani ha il ruolo di prima ballerina. Nunzio Gallo, a parte l’abuso dei toni bassi, è un ottimo cantante. Pamela Mettews, Lauretta Torchio, Bruno Corelli, Carlo Giuffrè completano il cast con le graziose Giulia Pittaluga e Maria Teresa Faliano.

Mario Casàlbone

Anna Magnani torna alla rivista

Anna Magnani torna alla rivista

Roma, novembre 1953

Anna Magnani non lavorerà per il cinema sino a tutto aprile. In quell’epoca termina la tournée della Compagnia di riviste di Michele Galdieri, con la quale l’attrice tornerà sulle scene dopo quasi otto anni. Anna Magnani, che sta ora provando nel ridotto del Teatro Eliseo la nuova rivista, ha avuto recentemente una offerta dal produttore americano Hal Wallis, per il ruolo di protagonista nel film The Rose Tattoo (La rosa tatuata), dall’omonima commedia di Tennessee Williams. Anche per questa proposta l’attrice prenderà una decisione dopo la fine della tournée teatrale.

La nuova rivista di Galdieri si chiama Chi è di scena. Il debuttò avrà luogo verso ma metà di dicembre al teatro del Casinò Municipale di San Remo. Interpreti sono Anna Magnani, Luigi Cimara, Gianrico Tedeschi, Cesare Danova, Andreina Paul, Floria Torrigiani, Vittoria Crispo, Lauretta Torchio, Wally Lucchiarini, Fosca Freda, Giulia Pittaluga, Elly Norden, Luciana Rinaldi. Primo ballerino George Zoritch. Scene e costumi di Leonor Fini e Stanislao Lepri. L’orchestra sarà diretta dal maestro Filippini. A Roma, la rivista andrà in scena al Teatro Sistina. L’itinerario della tournée non è ancora definito.

Anna Magnani: “Sul palcoscenico sono viva e reale”

Ritengo che a torto la rivista venga qualificata con l’appellativo di “teatro minore”.

Anna Magnani nella parodia di La Goulue (Chi è di scena? 1953)

Sullo schermo non sono che un’immagine; sul palcoscenico una cosa viva e reale: un personaggio che pensa, sente e si esprime, in presenza di persone che con altrettanta intensità pensano, sentono e si esprimono.

Credevo di non esser più capace di recitare e mi sono presentata alla ribalta con un’immensa timidezza, timorosa di non saper far più quello di cui ero capace un tempo. Invece mi sono accorta che, anche se animata da un’emozione pari a quella del mio primo debutto, la mia passione per il teatro ha potuto farmi facilmente superare il primo istante di panico e ho potuto constatare con gioia che il pubblico non mi aveva dimenticata.

Sono soddifattissima del mio attuale lavoro il quale richiede  doti del tutto ignorate da quegli attori che si dedicano al cinema, alla lirica e alla prosa. Ritengo che a torto la rivista venga qualificata con l’appellativo di “teatro minore”. Non può essere affatto “minore” un teatro alla cui realizzazione occorrono doti di fantasia, di genialità, di “costruttività” estranee a qualsiasi altro genere di spettacolo. In rivista mi sento viva e completamente padrona del mio spirito, della mia personalità, dei miei mezzi di espressione.

Dopo questo mio ritorno al giudizio diretto del pubblico, sono sicura di essere ancora amata dagli spettatori. E questa sicurezza varrà a spronarmi di più nel mio lavoro avvenire.

Anna Magnani
Milano, febbraio 1954