Anna Magnani Scores As Bellissima Star

Anna dominates the picture, but not to the extent that the other performers  are completely overshadowed.

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Anna Magnani in Bellissima by Luchino Visconti

New York, May 17, 1953

Anna Magnani came, saw and conquered New York, leaving behind an impression of a tremendously vital personality. She is now back in Italy, but an aura of the great Magnani remains here on Bellissima, Anna‘s latest starring picture, which had its first American exhibition at the Trans-Lux 60th Street Theatre yesterday. It is being released by Italian Films Export Company.

Bellissima was written and designed to display Anna‘s virtuosity as an actress. In it, she runs the gamut of emotional histrionics as a determined mother whose frantic efforts to have the world acknowledge her little ugly-duckling of a daughter as a beautiful and accomplished child bring her only tears and near-heartbreak.

The idea conceived by Cesare Zavattini is a fine subject for satire but, like most Italian directors, Luchino Visconti has a fancy for crowding the screen with shrieking, hysterical people, so, some of the finer points of the story are lost in scenes that develop into sheer bedlam. This is Italian realism, no doubt, but it is hard on the nerves of an American audience.

In spite of the noise and hysteria that run rampant through the picture, Anna gives a fine and affecting performance of a woman obsessed by the idea that her homely, ungainly daughter, Maria, is so beautiful and graceful that she is destined to become a famous child star of the screen. She fights her way into a movie studio, after a call for a child actress has been broadcast, and keeps on fighting to have Maria  given consideration by the director of the picture. Everything she does to improve Maria’s looks and posture turns out disastrously, and the final humiliation comes when she makes her way into a screening room, where her daughter’s test is on display, and discovers that the child’s picture has sent the director and his cohorts into hysterical laughter.

Anna dominates the picture, but not to the extent that the other performers  are completely overshadowed. The child is well represented on the screen by an appealing youngster, Tina Apicella, Gastone Renzelli is good in his first screen role, as the child ‘s father and Anna‘s husband, Walter Chiari plays an unscrupulous actor effectively and Alessandro Blasetti and Tecla Scarano help to make Bellissima into a touching and amusing film.

Kate Cameron 

Bellissima

Dopo il mirabile incontro con la diva Calamai, Visconti scopre in Bellissima una Magnani inedita

Bellissima di Luchino Visconti
Walter Chiari, Tina Apicella, Anna Magnani, Bellissima di Luchino Visconti

Gennaio 1952

Dopo il mirabile incontro con la diva Calamai, Visconti scopre in Bellissima una Magnani inedita, che oltrepassa, e di non poco, quella rosselliniana di Roma città aperta. Egli la spoglia cioè dei suoi vizi, del suo preoccupante gigionismo, riscontrabile in particolare modo in opere come L’amore dello stesso Rossellini e in Vulcano di Dieterle. Toltala dalle formule schematiche, risultanti da “sovrapposizioni artificiose”, Visconti si serve di ciò che di “concreto e originario” essa serba nella sua natura. «Anche se molto spesso è una dura fatica, quella di ritrovare il nocciolo di una personalità contraffatta è una fatica che tuttavia vale la pena di spendere: proprio perché al fondo di una creatura umana c’è sempre, liberabile e rieducabile. Astraendo con violenza dagli schemi precedenti, da ogni ricordo di metodo e di scuola, si cerchi di portare l’attore a parlare finalmente una lingua istintiva». (Di qui, in Visconti, quella sua esigenza di lasciare agli attori un grande margine, di battute e di azione, prima e dopo la scena utile: metodo che «funziona perfettamente anche con la Magnani la quale, a freddo, non riuscirebbe mai a trovare battute ugualmente felici»). «La fatica non sarà sterile, solo se questa lingua esista sia pure involuta e nascosta sotto cento veli. Se esiste, cioè», come appunto nella Magnani, «un vero temperamento». Il quale temperamento Visconti ha saputo rinvenire perfino in Walter Chiari — più di tanti altri attori legato a formule e a schemi fissi di pseudo film comici — nonché in attori non professionali: in Tina Apicella e in Renzelli, a esempio. Accentrando il suo netto atteggiamento nei riguardi della recitazione, egli concludeva di poter fare un film davanti a un muro, se avesse saputo ritrovare i dati della vera umanità degli uomini posti davanti al nudo elemento scenografico. Ritrovarli e raccontarli. Ritrovato appunto ancora una volta un personaggio autentico, quello di Maddalena, lo racconta da uomo e da artista intesi nel significato più attuale della parola.

Guido Aristarco

Anna Magnani una commediante nelle vesti di Maddalena Cecconi

Anna Magnani nelle semplici vesti di Maddalena Cecconi dà forse la misura più completa della sua arte.

Anna Magnani
“Acting, what’s there to it?”

Roma, settembre 1951

Luchino Visconti s’è preso il gusto di mettere davanti alla macchina da presa coloro che di solito ci stanno dietro. Il regista Blasetti in primis, eppoi tecnici, sceneggiatori, aiuto registi, amici di registi, amici di aiuto registi. Il mondo pittoresco e anche un po’ scialbo che gravita intorno agli stabilimenti cinematografici compare per la prima volta sullo schermo in veste di protagonista.

La vera protagonista è però Anna Magnani. Abbiamo avuto occasione di vedere proiettate recentemente alcune brevi sequenze di Bellissima. Se tanto mi dà tanto, da quelle brevi sequenze si deve dedurre che la Magnani realizza un personaggio con una potenza e un’efficacia espressive come forse non le è mai toccato finora, nemmeno in Roma città aperta, di realizzare. Popolana senza iattanza, schietta nell’espressione ardita, accecata dall’amor materno, viv e vibrata, con una recitazione che non ricerca effetti particolari, ma si affida a un sicuro istinto controllato dall’intelligenza e dalla sensibilità, Anna Magnani nelle semplici vesti di Maddalena Cecconi dà forse la misura più completa della sua arte. Almeno in quel poco che ci è stato offerto come primizia. Ma è difficile che la Magnani realizzi soltanto dei frammenti di bei film. O li fa del tutto brutti o si impegna talmente che la sua interpretazione non può avere fratture, alti e bassi nel corso della stessa opera.

Dai piccoli numeri di rivista, di cui Cappuccetto Rosso è restato il più famoso, Anna Magnani passò ad interpretare, da Scampolo ad Anna Christie, personaggi più significativi che tuttavia fossero in chiave col suo estroso temperamento. Giacché la Magnani, personaggio in sé stessa, non è il docile strumento interpretativo capace di piegarsi a una convenzione sia pure la più nobile e la più alta: ella ha bisogno di essere in qualche modo se stessa, di togliere o di aggiungere secondo il proprio estro o temperamento. Già in Cappuccetto Rosso appuntava al posto della tradizionale bambinetta la “regazzina romana”, audace e battagliera, abituata a districarsi da sola dai cattivi incontri e a mettere in imbarazzo i prepotenti; un’eco aggiornato della Magnani bambina come appare in una foto formato gabinetto, in cui Nannarella in pelliccetta posa con l’atteggiamento di sfida di fronte al fotografo. Ci fu, prima di posare, una scena piuttosto tempestosa perché il fotografo voleva mettere come sfondo il Vesuvio e Nannarella pretendeva invece un paravento giapponese che, infatti, a testimonianza della sua vittoria, fa da scenario al ritratto.

Così Scampolo, lunghi dal riprodurre l’ormai classica ragazzina di Niccodemi, aveva gli scatti e le impennate e il precoce buonsenso di una piccola trasteverina alle prese con un mondo sconosciuto che in sostanza non la intimidiva per nulla. Anna Christie era depurata dal mondo puritano per accogliere, sotto le sgarberie del carattere, una quasi materna femminilità. E così Maya, la mistica prostituta di Gantillon, entrava in una dimensione umana, accogliente e sofferta, come una icona bizantina che fiorisca in un plastico modellato. Personaggi d’eccezione, come si vede, ricreati da una interprete d’eccezione; moderna e tuttavia classica come una figura del Belli.

Questo spiega la difficoltà di formare un repertorio per la Magnani che finora ha dato il meglio di sé al cinema, dove è più facile ritagliarle un personaggio su misura: dall’amante del partigiano in Roma città aperta, all’on. Angelina, ad Assunta Spina, a Anita Garibaldi, alla protagonista di Bellissima di Luchino Visconti.

Ma che la Magnani sia autentica commediante e non soltanto una maschera da primo piano cinematografico, lo prova anche al cinema il suo difficile “a solo” nella Voce umana, che mandò in visibilio un intellettuale teatrante come Cocteau. Perennemente in bilico, anche nel corso di una conversazione tra la più schietta e spregiudicata vena popolare e una classicità scontrosa e dolente, non meraviglia che gli inglesi l’abbiano definita durante il suo soggiorno londinese “the first lady of Italian movie picture”; e che un regista come Visconti, la cui ambizione e di assumere il realismo nella più raffinata letteratura teatrale e cinematografica, abbia intenzione di tentare con la Magnani un repertorio che va dalla Medea di Euripide, la donna che sacrifica i propri figli alla sua dignità di regina barbarica, alla Signora dalle camelie, in cui sarà tentata una moderna interpretazione del romanticismo, a Cavalleria rusticana e La lupa di Verga, classici del verismo italiano, cui lontanamente si riallaccia — a parte certe contingenze moralistiche e sociali —,  il moderno movimento del neorealismo. È certo che dall’incontro Visconti-Magnani, per la diversità dei temperamenti, che tuttavia si incontrano nella loro singolarità, può scaturire qualcosa di importante, certamente di inedito per il nostro teatro.

Anna Magnani estate 1951: Bellissima, la Roma, e la dieta

La lavorazione di Bellissima procede regolarmente e anzi tutti hanno potuto notare un grande entusiasmo sia nel regista che nella diva.

Anna Magnani con Lily Marchi, la rivale della sua bambina in "Bellissima"
Anna Magnani con Lily Marchi, la rivale della sua bambina in “Bellissima”

Roma Estate 1951

Tutti temevano che due temperamenti come quelli di Luchino Visconti e di Anna Magnani invece di incontrarsi, si sarebbero scontrati. La realtà ha fatto piazza pulita di ogni dubbio. La lavorazione di Bellissima procede regolarmente e anzi tutti hanno potuto notare un grande entusiasmo sia nel regista che nella diva.

L’incontro di queste due personalità, che per strade diverse hanno contribuito notevolmente all’affermazione della nostra cinematografia, è al centro dell’interesse degli ambienti cinematografici ed artistici in genere. La Magnani non ha fatto mistero delle sue simpatie nel confronti di Visconti e il regista si è mostrato entusiasta dell’apporto artistico dato dall’attrice. La fusione del rigore artistico di Visconti con il temperamento personalissimo della Magnani in una vicenda che si presta a sottolineare le doti di entrambi gli artisti, giustifica l’attesa degli ambienti cinematografici e del pubblico.

Anna Magnani, che è socia della Roma, quest’anno ha sofferto molto per la squadra che è retrocessa in serie B. Dal suo posto in tribuna ha urlato e pianto tutte le domeniche che i giallorossi hanno perduto. Anna non ha fatto in passato molto sport, ma da qualche anno ha imparato a cavalcare, e ci si è perfezionata durante le riprese di Camicie rosse. Il suo maestro, D’Angelo, non le risparmiava rabbuffi se sbagliava gli esercizi. Anna è stata docile con lui, ma un giorno che il bravo maestro petulava più del solito scese dalla sella, gli si piantò davanti, con le mani sui fianchi e gli disse: “A or maè, prendete er cavallo vostro e venite a fà una scena. Ve vorrei vedè, a Voi, a cavalluzzo sotto la luce dei “cinque mila”! E se ne andò a sfogarsi con Vallone, che caracollava un po’ più lontano.

La “regola Magnani” per conservarsi bella si riduce a un solo punto, efficace, sbigottivo e semplice più di tutti gli altri: la diva ha abolito il primo piatto. In particolare, la dieta della diva durante la giornata è la seguente. Alle dieci del mattino, ora della sveglia, cerimonia del caffè. La tazzina di tutte le mattine appena desta la Magnani sorbisce per chiarire le idee e predisporre lo stomaco al lavoro è di caffè purissimo, ristretto e assai caldo. Niente di eccezionale: metà degli italiani compiono quotidianamente lo stesso rito. Ma se alla Magnani dovesse mancare una mattina la nera bevanda, rinunciate, produttori, per quel giorno, alla presenza della diva negli stabilimenti. Il caffè è per lei il bottone d’avviamento del motore, la scintilla che provoca l’incendio della sua tempestosa attività.
Dalle dieci alle undici, toeletta. Rinfrescata, vestita, rabbonita, l’Anna Nazionale tocca il secondo punto della dieta, costituito da: uno yogurt da un quarto di litro; oppure un bicchiere di succo di pompelmo; oppure un bicchiere di succo di pomodoro. Nient’altro fino all’ora di pranzo, che si compone di: una bistecca di filetto ai ferri con contorno di insalata, o di fagiolini, o di pomodori. Niente primo piatto com s’è detto, e pochissimo pane, preferibilmente abbrustolito. Frutta, dolce, e basta. Il pasto è accompagnato da vino rosso toscano: l’unico torto che Anna Magnani fa ai suoi ammiratori romani.
A cena, questo monotono menù viene ripetuto. Qualche volta la bistecca di filetto è sostituita dal piccione arrosto, che è uno dei due peccati dell’attrice. L’altro peccato di gola è gravissimo, e spiega, in parte, come la diva si rifornisca di calorie anche senza mangiare la pastasciutta: i cioccolatini. Un traffico intenso di scatole di cioccolatini si svolge, da sempre, da e per casa Magnani. Scatole di cioccolatini vuote abbandonate vengono rintracciate dalla cuoca, dalla cameriera e dalla segretaria della dive in cucina, in terrazza, sopra i tavoli, sotto il letto stesso della diva. La quale non solo riceve in dono, ma spedisce anche cioccolatini. Li spedisce a Luca, il suo bimbo, nella località svizzera dove passa le vacanze. La rigida regola dietetica della Magnani non impedisce che la diva si comporti come una normale forchetta romanesca quando è invitata a pranzo, e specialmente quando l’invito parte dal più tentatore, dal più galeotto dei cuochi dello schermo: Aldo Fabrizi, inventore delle fettuccine al doppio sugo, dette, appunto “alla Fabrizi”.

Bellissima in lavorazione

È incominciata a Roma la lavorazione del film Bellissima diretto da Luchino Visconti e prodotto da Salvo d’Angelo

Inizio lavorazione di Bellissima

Giugno 1951

È incominciata a Roma la lavorazione del film Bellissima diretto da Luchino Visconti e prodotto da Salvo d’Angelo. Anna Magnani è la protagonista e impersona una madre che vuol spingere sulla strada del cinema la sua bimba, bruttina e insignificante, credendola appunto bellissima.

Veglia e lavora Luchino Visconti. Il più aristocratico dei cineasti, il più cineasta degli aristocratici annuncia infatti di aver iniziato la lavorazione del film Bellissima, che, a quanto è dato di saperne in questo momento, sarà la storia di una madre che vede bellissima, appunto, la propria bambina e su codesta sua convinzione ingenua costituisce un grande sogno: vincere il concorso bandito da una casa cinematografica per la scelta d’una bambina attrice e intascare un mucchio di quattrini. Entrare nel cinema per uscire dalla miseria. La bambina è tutt’altro che “bellissima”, ma sua madre pateticamente cieca d’amore come tutte le madri, non se ne dà per intesa… quando il regista, pensando di poter utilizzare la bimbetta in una parte che le si addice, le viene a proporre un contratto la madre gli sbatte la porta in faccia. Basta con il cinema!
Il soggetto, come appare da codesto condensato, i presenta ricco di possibilità. Così, a occhio, l’impianto psicologico pare piuttosto interessante: delicato e solido nel medesimo tempo.

Anna Magnani nel ricordo di Paul Ronald

Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano (Centro Cinema Città di Cesena 2003)
Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano (Centro Cinema Città di Cesena 2003)

Sul set di Bellissima ho conosciuto Anna Magnani, che stimavo molto, perché era un’attrice vera. Abbiamo simpatizzato subito grazie anche all’amore comune per i gatti. Lei ne teneva tanti in casa. Abitava vicino a Piazza Venezia. Il rapporto amichevole si è consolidato tra noi grazie ai gatti. Ricordo che finito Bellissima, la Magnani, — forse per un’assenza legata a un film — ha portato i suoi gatti da noi, affidati alle cure di Huguette. Una volta rientrata, glieli abbiamo riconsegnati. Io e Huguette siamo stati varie volte a casa sua. La Magnani era simpaticissima. Quando si arrabbiava, diventava una belva. Ma la sua rabbia era sempre indirizzata ad una persona ben precisa. Quando lanciava le cose, mirava dritto. (…) Della Magnani ho un ricordo bellissimo, di un’attrice vera, generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri.

Il direttore della fotografia era Piero Portalupi. Una persona gentile, colta, che conosceva benissimo il mestiere. Visconti lo licenziò perché era troppo tecnico. (…) Visconti non ha cercato un altro direttore della fotografia. Ha detto semplicemente: «Adesso il film lo termina Paul», senza chiedere il mio parere. Io non volevo ma non c’è stato niente da fare. Così mi sono ritrovato direttore della fotografia.

Durante la lavorazione i rapporti tra la Magnani e Visconti furono sufficientemente cordiali, anche se non mancarono episodi poco simpatici. Ci fu un episodio in cui Visconti la volle umiliare in odo eccessivo. Si preparava una scena dietro al teatro cinque di Cinecittà, allora una landa deserta. C’era un praticabile con la macchina da presa, molte comparse, tutto era pronto. E la Magnani non arrivava. Allora stava al Circeo, aveva problemi con il figlio poliomielitico. Si poteva scusare. Visconti mi invita a seguirlo e raggiungere a piedi la portineria di Cinecittà. Lì si piazza in piedi, con le braccia incrociate, a mo’ di duce. L’ambiente era adatto. Dopo un po’ arriva la Magnani con la Buick rossa, decappottabile. Appena vede Visconti, si scusa immediatamente per il ritardo. Lui secco: «Vai». Senza aggiungere altro. Lei un po’ rasserenata — si aspettava ben di peggio — va a prepararsi. Quando è pronta in scena, lui, dall’alto del praticabile, su cui eravamo anche io e l’operatore alla macchina, ha cominciato ad aggredirla in modo feroce, davanti a tutta la troupe e alle tante comparse. Un’aggressione così plateale che la Magnani è svenuta. In questo modo abbiamo perso un’altra ora.

Paul Ronald
(dal volume Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano, a cura di Antonio Maraldi; Centro Cinema Città di Cesena – Società Editrice Il Ponte Vecchio 2003)

A talent for invention

Bellissima, Luchino Visconti
Anna Magnani, Walter Chiari “Bellissima” Luchino Visconti 1952

The scene on the river with Walter Chiari was entirely her invention… and also the scene when she remains alone with the child in the deserted piazza. That pained cry for help was hers, and hers alone.
Luchino Visconti

Bellissima” by Luchino Visconti 1952 – Saturday 11th 2016 Gene Siskel Film Center, Chicago