L’odissea americana di Rossellini

Questa è la vera storia di un contratto e di molte malignità circolate sul conto di Ingrid Bergman e di Anna Magnani

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Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Peter Lindstrom
Hollywwod, febbraio 1949. Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Dr. Peter Lindstrom assistono alla prima visione di “Paisà”.

Roma, Marzo 1949

Questa che io mi accingo a raccontare è la storia vera di un grande regista e di due grandi attrici contemporanee: il grande regista è Roberto Rossellini, le due grandi attrici sono Ingrid Bergman ed Anna Magnani: personaggi, tutti e tre, di primissimo piano nel campo cinematografico mondiale. La storia che leggerete è una semplice cronaca degli interessi che hanno legato negli ultimi tempi questi tre personaggi, attirando su di loro l’attenzione del mondo.
Roberto Rossellini ventilava da tempo d’idea di un film con la Bergman, ma non riuscì per ovvie ragioni ad incontrarsi con lei finché non andò in America per ricevere il premio internazionale di Paisà. Roberto partì in aereo e giunse in America come un trionfatore, facendo intendere tra l’altro che egli avrebbe voluto prendere due piccioni con una fava: cioè che non sarebbe tornato in Italia senza un contratto con Ingrid. Gli americani sono facili agli entusiasmi improvvisi e accolsero Rossellini nella maniera migliore, con parate di fotografi e di giornalisti, pranzi in suo onore, serate di gala, visioni speciali e promesse latenti. Roberto Rossellini che era partito dall’Italia alla vigilia dell’inizio di un altro film con Anna Magnani, si guardò intorno e fece il suo gioco.

I giornali già annunciavano l’incontro Bergman-Rossellini e parlavano ormai apertamente della partecipazione del produttore Goldwyn. Né Rossellini, né la Bergman, né lo stesso produttore pensarono a smentire questa notizia, ancora ufficiosa, che però presto sarebbe divenuta ufficiale. Poi Goldwyn, che evidentemente vedeva in questa combinazione un grosso interesse, iniziò una rapidissima campagna pubblicitaria sul binomio Bergman-Rossellini. Il mondo cinematografico internazionale sembrava aspettare solo questo e rimase in attesa di una conclusione. Goldwyn combinò una grande conferenza stampa con discorsi augurali del regista, della Bergman e suoi: Conferenza che si concluse con un brindisi augurale. Rossellini aveva capito gli americani, la loro impulsività, la loro rapidità negli affari e si lasciò fotografare accanto all’attrice e al produttore, in atto di firmare il contratto, serio e sorridente, con e senza la penna in mano. Qualche ora dopo i giornali di tutto il mondo riportavano quelle fotografie a davano il contratto già per firmato. In America le cose si fanno a questa maniera: la firma vera e propria viene messa dopo, alla presenza di avvocati ferratissimi e senza troppa pubblicità. Evidentemente il gioco di Rossellini era quello di mettere il produttore davanti al fatto compiuto per poi ricavare il massimo a proprio vantaggio. Perciò solamente quando i tre grandi del cinema si riunirono per la firma definitiva, saltò fuori che la Bergman chiedeva il quaranta per cento sugli incassi e Rossellini il venticinque. A Goldwyn, che avrebbe messo nell’affare i cinquecento milioni o più di lire occorrenti per la realizzazione del film, non rimaneva che un misero quarantacinque per cento. «Cosa fatta capo ha», dice un noto proverbio. Ma indubbiamente questo detto non si presta alle nuove generazioni e tanto meno a quella americana. Tanto è vero che dopo aver invano discusso a lungo per venire ad un ulteriore accordo, al produttore non rimase che fare una controdichiarazione alla stampa, spiegando le ragioni che avevano determinato questa rottura un attimo prima della firma.

Per un giornale americano è importante la grossa notizia, ma è altrettanto importante la grossa smentita, specialmente se, come questa, darà luogo a molte chiacchiere. Gli americani accusarono il colpo di Rossellini ma non esitarono a criticarlo duramente, come non avevano esitato a elogiarlo qualche giorno prima. E il 17 febbraio l’United Press diramò da Hollywood in tutto il mondo un commento sulle divergenze tra Goldwyn e Rossellini.

Fin qui la verità sul mancato accordo con Goldwyn. Ma poiché i produttori crescono come i funghi anche in California, Rossellini e la Bergman non hanno tardato a trovare un altro finanziatore. Il film verrà prodotto sotto la sigla Be-Ro (prima sillaba dei nomi dell’attrice e del regista) e sarà distribuito in tutto il mondo dalla RKO. Di questo nuovo accordo stipulato con Howard Hughes non si conoscono troppi particolari né le percentuali che legano attrice, regista e produttore: si sa soltanto che il contratto (firmato questa volta con ben minore campagna pubblicitaria) consta di 180 pagine dattiloscritte, mentre il treatment del film raggiunge a malapena le 46.

Secondi i dispacci dall’America e secondo quanto ha riferito Rossellini, Ingrid Bergman giungerà in Italia nella prossima settimana e il film dovrebbe iniziare il primo aprile improrogabilmente per durare quattro mesi. Ragione per cui il preannunciato film che Rossellini doveva fare con Anna Magnani non andrà più in porto. Rossellini da quando è partito per l’America non ha fatto che telefonare o telegrafare giornalmente rassicurando che il film Aria di Roma l’avrebbe cominciato a portato a termine. L’ultimo telegramma ricevuto dal produttore Barattolo dave per giorno d’inizio il 25 febbraio. Ragione per cui la Magnani si credette in dovere di inviare all’Europeo una lettera che non venne pubblicata. Scornata da questo fatto la diva ne inviò copia a un settimanale romano che finalmente la pubblicò. La riportiamo qui sotto:

Gent. Direttore, leggo nell’Europeo del 20 febbraio una cronaca che mi riguarda dal titolo La Magnani è gelosa di Ingrid Bergman, con relativa interpretazione del signor Gino Visentini. Tengo a precisarle quanto segue: tanto io quanto la signora Bergman abbiamo l’una dall’altra la più grande considerazione e la più alta stima. Nel caso proprio che il signor Visentini ci tenesse, le dirò allora che per me sarebbe sempre un onore essere gelosa di una grande attrice. Questo già che avete voluto taccare la questione con così poco tatto. E per finire le dirò che, per quanto mi riguarda, sono assolutamente convinta che il signor Rossellini, da vero artista e da galantuomo, non verrà a meno ai suoi doveri nei riguardi di un’artista, soprattutto italiana. Per il resto deploro ecc.

Anna Magnani non era all’aeroporto di Ciampino la sera dell’arrivo di Rossellini dall’America: c’erano ad attenderlo giornalisti, fotografi, il fratello e il figlio. Si trattò di un ritorno in famiglia. Il bambino rimproverò il papà di non essere tornato in tempo per carnevale e Rossellini per tutta risposta gli aprì seduta stante una valigia contenente un costume completo da pellerossa.

Anna Magnani vide il regista solo l’indomani: che cosa si siano detto non si sa, fatto si è che sembrano tornati di buon accordo.

Un ultimo fatto non è stato smentito né dal regista né dall’attrice svedese: il romanzo d’amore che sarebbe rapidamente fiorito e maturato fra i due durante il breve soggiorno americano di Rossellini: ne hanno parlato ininterrottamente i cronisti pettegoli di Hollywood.

Rimane da dire che il nostro regista è tornato dall’America soddisfatto di sé: ha dichiarato di aver speso, solo nel primo giorno di permanenza, 167 dollari e di aver scelto la Bergman perché è l’attrice che attira più pubblico in tutto il mondo. Il miglior film che ha veduto durante il suo soggiorno è Johnny Belinda, diretto da Negulesco con interprete Jane Wyman nella parte di una sordomuta.
Rossellini è diminuito di cinque chili a causa degli strani pasti che gli davano. Ha però reagito vivamente quando si è visto presentare una insalata con fagioli, noci, carotine e panna montata.
Al Mocambo, come era prevedibile, ha conosciuto quasi tutti i personaggi più importanti del cinema americano. Trova che negli Stati Uniti i marciapiedi potrebbero essere aboliti senza che nessuno ne risenta, dato che, a sentir lui, tutti vanno in macchina e non gli è riuscito di vedere un pedone.
Giorgio Salvioni

Ingrid ha scritto a Rossellini che sa dire ti amo in italiano

Roberto Rossellini, Olivia De Havilland e John Huston

Hollywood, Feb. 16, 1949. Samuel Goldwyn yesterday withdrew from the recently-announced deal with Ingrid Bergman and Roberto Rossellini for the production of the picture by the latter starring Miss Bergman in Italy this summer. Although Goldwyn declines comment on his withdrawal, it was reliably reported the move came when the impossibility of resolving certain details developed. The project had been launched with all principals presiding at an elaborate press conference on Feb. 2.
RKO entered the picture today, with negotiations reported to take over the financing and distribution of the film. Music Corp. of America is representing Rossellini and Miss Bergman in talks with Howard Hughes.

Con l’annuncio che Samuel Goldwyn si è ritirato dalla combinazione Bergman Rossellini, una certa confusione si è diffusa fra gli amici di Roberto. Che cosa si nasconde dietro l’improvviso voltafaccia di colui che viene ancora considerata la più astuta volpe di Hollywood? Sebbene Rossellini si mantenga in collegamento telefonico con i collaboratori più intimi, nessuno ha potuto sapere come stiano veramente le cose e le più contraddittorie ipotesi sono state, perciò, fatte da questo e da quello. C’è chi si rallegra per l’esclusione di Goldwyn che permetterebbe ai due artisti di essere i soli e diretti produttori del loro film e chi sene mostra preoccupato per le complicazioni finanziarie che potrebbero derivarne; c’è chi assicura che il film verrà cominciato e girato ai primi di aprile e chi sostiene che la lavorazione è stata rinviata di diversi mesi, c’è chi afferma che, ad ogni modo, l’accordo fra il nostro regista e l’attrice svedese è ormai perfezionato in tutti i particolari e chi dice, invece, che riveste ancora un carattere generico.
La verità è che Roberto Rossellini partì per Hollywood con un soggetto di otto pagine dattilografate che è piaciuto all’attrice ma che Goldwyn ha giudicato insufficiente per un impegno definitivo, tanto più che gli veniva rifiutata qualsiasi ingerenza nella sceneggiatura; che Rossellini e la Bergman stanno lavorando attivamente da più di venti giorni alla stesura del trattamento; e che al suo ritorno in Italia, previsto imminente, Rossellini, sebbene abbia l’impegno di dirigere Aria di Roma con Anna Magnani (alla cui preparazione ha lavorato per mesi fino al giorno della partenza per l’America), girerà Dopo l’uragano al più presto, non appena sarà pronta la sceneggiatura. In quanto all’accordo con Ingrid Bergman, la quale verrà fra un mese o due in Italia per mettersi al lavoro, era già concluso da tempo, da quando cioè il regista e l’attrice si incontrarono a Parigi nello scorso autunno. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata.
Nella primavera dell’anno scorso, mentre stava sceneggiando La macchina ammazzacattivi, Rossellini fu intervistato da un giornalista inglese al quale dichiarò, fra l’altro, di non credere all’attore professionista, alla star concepita con la mentalità dei produttori americani, e che ad essi preferiva sempre l’uomo della strada. Se avesse dovuto fare un’eccezione a tale regola, avrebbe pensato ad Ingrid Bergman.
Qualche settimana dopo, Rossellini ricevette dall’America il ritaglio di un giornale che riportava le sue dichiarazioni, accompagnato dalla seguente lettera: «Caro signor Rossellini, ho visto con grande commozione i suoi magnifici Open City e Paisà. Le accludo questo ritaglio di giornale: non si se la notizia sia vera o se siano riportate esattamente le sue dichiarazioni. Comunque voglio dirle che c’è una piccola ragazza svedese la quale parla abbastanza correttamente il tedesco, conosce qualche parola di francese e sa dire “ti amo” in italiano, che sarebbe felice di poter lavorare con lei». La lettera era firmata Ingrid Bergman.
Per quanto sia abituato ai più allettanti omaggi, Rossellini rimase molto commosso dall’inattesa offerta: bisogna ammettere che l’insinuante civetteria con la quale la lettera è scritta non avrebbe potuto con colpire una fantasia calda come la sua. Rossellini rispose con un lungo telegramma dicendosi lusingato dalle parole dell’attrice e felice che la sorte gli consentisse di poter lavorare con lei. Poi, nei giorni seguenti, le telefonò promettendole di cercare un soggetto e invitandola a considerare la possibilità di un incontro. Pur cercando di mantenere segreta la cosa, Rossellini si buttò con entusiasmo in quella che doveva essere la più grande avventura della sua carriera: mentre passava parola a tutti gli amici compreso De Filippo, perché gli preparassero un soggetto adatto, avviava con l’attrice un laborioso scambio di lettere per chiarire i rispettivi punti di vista sulla progettata produzione in comune. E alla fine stabilirono di incontrarsi a Londra.
Rossellini già da tempo aveva capito che la formula attuale del film italiano non può reggere a lungo. A questo proposito aveva allora dichiarato: Aria di Roma sarà l’ultimo film a carattere nazionale che girerò: dopo lavorerò soltanto in combinazioni internazionali. Per questo, oltre all’impegno per due film con la Bergman, sono già in trattative con Charles Boyer e con altri attori capaci di assicurare i grandi circuiti americani.
Quando fece queste dichiarazioni, Rossellini si era già accordato con la Bergman; ma la cosa era stata tutt’altro che facile. Il progettato incontro a Londra non potè aver luogo perché Roberto arrivò nella capitale inglese (dove era stato invitato dal British Council per la presentazione di Germania anno zero) con tale ritardo che la Bergman era già ripartita. L’attrice, che non conosceva le svagate abitudini del regista italiano, si irritò a tal punto da fare una dichiarazione alla stampa smentendo che esistessero delle trattative con lui e lasciando senza risposta le sue lettere. Rossellini, che non aveva affatto rinunciato al progetto, ricorse allora ai buoni uffici del suo consocio americano, il produttore Lopert, il quale riuscì a combinare un nuovo incontro a Parigi.
Questa volta Rossellini fu puntale: accennò alla Bergman le linee generali del soggetto che stava concretando con Sergio Amidei e che narra la storia di una profuga lettone sposata ad un soldato italiano e trapiantata con lui nelle isole Eolie; e, avuta l’approvazione di massima, riuscì a fissare tutte le clausole della futura collaborazione. La Bergman avrebbe ricevuto per il film 175.000 dollari, dei quali 20.000 subito depositati in una banca a titolo di cauzione, e il 40% degli utili.
Mentre procedeva alla preparazione di Aria di Roma, in cui la Magnani avrebbe sostenuto ancora una volta la parte di una popolana, Rossellini definì con Amidei il soggetto di Dopo l’uragano: furono fatte molte stesure, fino a che fu scelta quella che imperniava il dramma della vicenda sull’ostilità degli abitanti delle Eolie per la bella straniera.
Frattanto la Bergman tempestava Rossellini di lettere e telegrammi incitandolo al lavoro; erano messaggi scritti con la stessa grazia insinuante ed ambigua della prima lettera. L’ultima arrivò poco prima di Natale. Diceva: «Caro signor Rossellini, io sfoglio un fiore e dico: Buon soggetto? Cattivo soggetto? Buon soggetto? Cattivo soggetto?… Sono felice. Molto sinceramente, Ingrid Bergman». Rossellini rispose che il soggetto era ormai pronto, che era buono e che l’avrebbe portato lui stesso in America mascherando il viaggio col pretesto di ricevere il Premio della critica assegnato a Paisà.
Ormai, dunque, il gioco è fatto. Quando Rossellini arriverà ne conosceremo i particolari. Ma di una cosa, frattanto, si può essere certi: che egli avrà saputo difendere e mantenere l’indipendenza della sua personalità di fronte alla gran macchina dell’organizzazione americana.

Ermanno Contini

 

 

Anna nuova vita nuova

anna-magnani-1951

Roma, giugno 1951

La Magnani ha radicalmente mutato il suo sistema di vita? Sembrerebbe di sì, se come riferiscono le ultime notizie, Nannarella si sarebbe impegnata a girare tre film in quattro mesi.

La Magnani vuol mettere dunque le ali ai piedi, andare a letto alle dieci di sera e sfatare la leggenda maligna delle interminabili lavorazioni dei suoi film? Glielo auguriamo di tutto cuore perché un film all’anno, di Nannarella non ci basta. E contiamo quindi di vedere nella prossima stagione la Magnani nel film La carrozza del Santissimo Sacramento regia di Jean Renoir; Bellissima, diretta da Luchino Visconti e Aria di Roma diretta da Luigi Zampa, i tre film che ella deve interpretare tra giugno e settembre.

Fino Bellissima, Anna Magnani non avrà un minuto di sosta. Non avrà neppure il tempo di tirare una bacca d’aria. O meglio, l’aria l’avrà ma sarà Aria di Roma, ovvero il film che dovrà subito interpretare per il regista Luigi Zampa. Anna è anche la soggettista e a quanto pare avrà il diritto di fare la supervisione della sceneggiatura. Per inciso, questo diritto le era stato accordato anche per Camicie rosse; e Camicie rosse non è stato terminato. Lo diciamo così, come semplice notizia di cronaca. Aria di Roma racconta la storia di un vecchio duca romano che, morendo, lascia erede della sua sostanza una popolana con la quale litigava continuamente a causa di un organetto suonata dalla donna sotto le finestre del palazzo patrizio. I parenti del morto impegnano il testamento, ma alla fine la popolana vince la causa e con i soldi ereditati aiuta i suoi compagni di povertà.

Soggetti per Anna Magnani

Anna Magnani in Vulcano

The Italian made Volcano, with Anna Magnani in the top role, can expect a certain amount of box-office in the art spots and from the publicity accorded the star in conjunction with the title accruing from the unsavory Bergman-Rossellini affair, but, unless its entertainment quota is abundant enough to overcome the foreign label, it doesn’t shape up favorably.

Febbraio 1951

Anna Magnani accarezza da anni la segreta speranza di interpretare un film ideale in cui la parte della protagonista si identifichi con il suo particolare temperamento di attrice. Ed è riuscita a trovare, dopo molte ricerche, anche un soggetto che risponde perfettamente alle sue aspirazioni. È intitolato Sagapò il suo soggetto, e racconta la vicenda di tre prostitute finite in un’isola di povera gente. La guerra crea il dramma di queste tre donne che finiscono fucilate per aver concesso i loro favori ai militari di un esercito occupante. Una storia profondamente umana, insomma; un dramma minimo nella grande tragedia della guerra. Nannarella sa già la sua parte a memoria e ne è entusiasta. Recentemente, firmato un importante contratto con un noto produttore romano, la Magnani ha proposto questo soggetto. Il magnate della cinematografia ha letto attentamente il racconto poi ha fatto sapere che all’attrice che quel lavoro è a suo parere poco rispondente ai gusti attuali del pubblico. Piuttosto ha suggerito un altro lavoro imperniato sulla figura di Eulalia Torricelli da Forlì già nota attraverso una canzonetta popolare.

Il famoso Aria di Roma che Rossellini non diresse più dopo aver raggiunto l’accordo per Stromboli, sarebbe stato finalmente varato con l’interpretazione della Magnani (alla quale con la collaborazione di Sarazani si deve il soggetto) e per la regia di Zampa.

Dopo parecchie settimane di lavoro, è stata terminata la sceneggiatura del film La carrozza d’oro, che sarà realizzato prossimamente dalla Panaria, la Casa che ha già prodotto Vulcano. Questo film si annuncia come uno dei più interessanti della prossima stagione, in quanto Anna Magnani — la protagonista — sarà diretta da Luchino Visconti.

I milioni della Magnani e De Sica

Domenica 20 febbraio, alle ore 11, migliaia di persone affollavano Piazza del Popolo. Per la massima parte curiosi che venivano a vedere i divi. Hanno poi parlato al microfono Blasetti, De Sica ed altri. Poi la Magnani che era emozionatissima, e non ha saputo dire altro che «Aiutateci! Aiutateci! Aiutateci!». Non ha detto in che cosa dovevano aiutarla. Forse a guadagnare i quaranta milioni sfumati con la partenza di Rossellini, poiché il film Aria di Roma sembra non si faccia più.

Gli esercenti invece hanno convocato i giornalisti per tentar di far comprendere a tutti che loro farebbero molto volentieri i film italiani, ma non è possibile programmarli a sala vuota. E quando la sala è vuota bisogna cambiare film sia esso cinese o italiano.
Roberto Rossellini, parlando in America dello scarso successo in Italia del cinema italiano (invece lodatissimo all’estero), ha detto: «Gli italiani, eccetto gli intellettuali, non vogliono veder ricordare sullo schermo le loro quotidiane sofferenze. Ed è per questo che preferiscono Betty Grable». Quindi la faccenda sta solo nelle mani dei produttori che fanno film che il pubblico non vuol vedere!
Cosa hanno fatto produttori e registi? Si sono preoccupati gli uni e gli altri di far milioni. Hanno scacciato letteralmente il pubblico italiano, dalle sale dove si proietta un film italiano. E lo hanno scacciato infischiandosi di ciò che desiderava, negandogli qual poco che chiedeva. E quando stufo, questo pubblico, si è rivolto alla produzione straniera, allora, produttori e registi, affamati di milioni, hanno bussato alle Casse dello Stato. Ottenuti milioni hanno ancora fame. Battono ancora credendo che anche per gli usurpatori valga il vangelo “bussate e vi sarà aperto”. E, trattandosi di vangelo, il Governo democristiano che si compiace del fatto che in una capitale dopo quattro anni dalla fine della guerra non si possa telefonare, non vi sia gas, non vi sia luce, le strade siano rotte e sporche come in un lazzaretto, questo Governo democristiano, trionfo ed apoteosi del capitalismo, questo Governo si accinge ad elargire milioni ai milionari, e tasse e limitazioni all’esercizio ed al pubblico.
Basterebbe l’intervista concessa a Momento Sera da Vittorio De Sica ed Anna Magnani che si sono messi a capo del Comitato pro-cinema italiano. Dice Anna Magnani che lei, De Sica e tanti altri si sono sacrificati (è scritto “sacrificati”) per il cinema italiano. Ma non dice come. Chiedendo venti, venticinque milioni per fare un film, per lavorare venti o venticinque giorni. Si sono sacrificati intascando un milione al giorno. Questo non lo dicono. Ladri di biciclette è costato è costato 90 milioni. Bisogna chiedere a De Sica se è giusto che lui solo gravi sul costo del film oltre il 25 %.
I due intervistati, De Sica e la Magnani, chiedono quindi sacrifici all’esercizio ed al noleggio quando vogliono arginare e soffocare l’importazione e quando parlano di provvedimenti da prendere contro quelle sale che non programmano film italiani. Citano che vi sono sale che hanno avuto multe, che non sono state pagate (1). Essi vogliono i sacrifici altrui perché — ribatte la Magnani — «Facciamo tutti dei sacrifici, per esempio Vittorio — vero Vittorio? — ha rifiutato un contratto di sette anni offertogli da una Casa Americana».
Quando poi la Magnani dice che «Il Governo dovrebbe pensare che le nostre pellicole sono ambasciatrici di italianità», la cosa diventa disgustosa perché gli italiani si vergognano di come sono rappresentati sui film italiani. Dopo il nome generico di “maccheroni” e “chitarre e mandulini” i film italiani ci vogliono affermare quali pezzenti, ladri, prostitute, delinquenti.
Ma il cinema italiano di deve comunque salvare. E per salvarlo bisogna toglierlo dalle mani di queste sanguisughe! Comincino la Magnani e De Sica a prendere tre o quattro milioni per un film. Anche facendo un film l’anno, con 4 milioni si può vivere e bene. Chi ha mai detto che per aver fatta una parte d pupazzetta di un lavoro bisogna vivere in un Grand Hotel? Che bisogna viaggiare in vagone letto, che bisogna vivere una vita dispendiosa e dissipatrice? Chi lo ha detto che un attore possa giocarsi milioni alla roulette perché possa chiedere 15 milioni per un film?
Bisogna salvare il cinema italiano e quindi bisogna che lo Stato intervenga per salvarlo. Occorre dare premi al film italiano ma occorre premiare il film italiano per quello che di buono ha fatto e non per quel che “ha fatto”.

(1). Una legge approvata dalla Costituzione stabilisce che almeno 20 giorni al trimestre ogni sala cinematografica rappresenti pellicole italiane. Se la legge fosse applicata, ciò consentirebbe di fare in Italia un centinaio di film all’anno, lasciando al mercato straniero di rifornire tutta la merce necessaria a raggiungere la media di 390 film attualmente consumati in 12 mesi. In pratica le cose vanno diversamente. I trasgressori della legge sono puniti con una ammenda di 10.000 lire; le trasgressioni quindi costano tanto poco (e spesso qualche esattore neppure si sforza di incassarle) che i gestori delle sale e lo stesso ENIC, che pure dipende dallo stato, ne usano e abusano con la stessa strapotenza con cui impongono ai produttori quelle intitolazioni alla Carolina Invernizio, che fanno arrossire di ridicolo e di vergogna la maggior parte degli spettatori. I film italiani vengono sabotati con ogni espediente. Opere che potrebbero far “pieno” per due settimane, vengono ritirate dopo quattro giorni. Alcuni gestori arrivano al punto di pagare il noleggio e di tener chiusa la sala, piuttosto che far proiettare prodotti nazionali.