Avanti a lui tremava tutta Roma 1946/1990

Gli applausi hanno trionfalmente accompagnato tutti i titoli di testa, più forti all’immagine di Castel Sant’Angelo e al nome di Anna Magnani, ma caldi per qualunque cosa

Annunci
Avanti a lui tremava tutta Roma di Carmine Gallone
Roma, 6 dicembre 1946

Roma, 8 dicembre 1946

Credevamo che questo dopoguerra ci risparmiasse ameno i film di Gallone invece eccolo di ritorno, melodrammatico e pomposo con tutto il bagaglio della sua vieta retorica e della sua trita coreografia, a sbizzarrirsi con pletorici voli nell’unico campo in cui gli sia ancora rimasto alcunché di «congeniale»: l’opera lirica. Questa volta si tratta di un’edizione cinematografica della Tosca, meticolosamente fotografata sul palcoscenico, in orchestra, in platea e — la gran trovata — tra le quinte e i ridotti dove gli stessi protagonisti della scena vivono consimili avventure con Scarpia nazista al tempo dell’occupazione di Roma: statica e teatrale la parte operistica, vista con l’occhio scialbo del documentario, facile, lenta, grossolana «l’umana vicenda» che parallelamente si svolge. Gli interpreti han tutti recitato da soli. Vogliamo ricordare la Magnani, meravigliosa Tosca, che, in barba a Gallone s’è abbandonata sulla scena a una divertente parodia della cantante d’opera, e a Gobbi, uno Scarpia che risentiremmo volentieri.

Roma, 14 aprile 1990

Ma allora non è il cinema è morto. Che il fascino del rito collettivo si è perduto. Che il richiamo subdolo della domestica poltrona davanti alla tv ha sconfitto la scelta di uscire. Che la rassicurante banalità vince sul rischio dell’imprevisto è dello stupore Riflessioni consolatorie per chi ama il cinema, abusate e ormai anche retoriche, però inevitabili e tanto piacevoli quando arriva un’occasione come quella di giovedì al teatro Argentina di Roma, offerto per una sera al cinema, ad un titolo glorioso come Avanti a lui tremava tutta Roma. certo, ci voleva Anna Magnani, ci voleva il richiamo di un’occasione sapientemente costruita come evento e la suggestione di vedere un reperto storico per trent’anni sepolto e finalmente svelato, per sconfiggere la televisione. Però quella di giovedì, anche con quel minimo di fastidiosa ma inesorabile mondanità, è stata proprio una bella serata per il cinema.

Gruppi di gente erano fuori dal teatro un’ora prima dell’inizio del film, con tutta l’eccitazione dell’attesa. C’erano gli antichi cinefili e i consueti presidenzialisti, però c’erano tanto romani comuni che hanno colto l’occasione di un atto di amore per la loro grande attrice, uscita di scena 17 anni fa, mai dimenticata. Ad evocare la nostalgia per Nannarella, c’era la sua inconfondibile voce roca e sommessa, diffusa dagli altoparlanti in una colonna sonora delle famose incisioni dell’attrice, parole susurrate, spezzate, drammatiche o ironiche, nel suo romanesco famigliare e incisivo. Mezz’ora prima dell’inizio il teatro era pieno, affollati perfino i palchetti del quinto ordine, e quando si sono chiuse le porte erano rimaste fuori oltre mille persone deluse, un fatto da 007 di una volta, da Spielberg.

A presentare la serata, organizzata dal cineclub l’Officina, con la collaborazione degli enti locali con il Teatro di Roma e il Museo del Cinema di Torino, è stato Lello Bersani, corretto, un po’ commosso. Se condo lui, vedendo il teatro così pieno, forse Anna Magnani gli avrebbe mormorato: “A Lè, ma ne vale la pena? Che gliene frega alla gente…”, per pudore, per romanesco scetticismo. Patrizia Pistagnesi, curatrice di varie rassegne dedicate alla Magnani, ha raccontato la vicenda di Avanti a lui tremava tutta Roma, i capricci di Freddy Buache della Cineteca Svizzera, che da collezionista maniaco e geloso, aveva cercato in ogni modo di negare la pellicola conservata negli archivi, l’impegno del Museo del Cinema di Torino per ristamparla.

Dopo vari interventi, tra i quali quello di Renato Nicolini («Questa serata è una lezione per il Parlamento che deve impegnarsi a difendere il cinema»), di Diego Gullo che ha espresso l’orgoglio di ospitare all’Argentina «un’anteprima di Anna Magnani, che finora mai era stata in questo teatro», è arrivato l’ospite più significativo, il tenore Gino Sinimberghi. In Avanti a lui tremava tutta Roma è il tenore cha ama la soprano Magnani e insieme devono cantare Tosca in onore delle truppe naziste occupanti, che entrambi odiano. Fresco e simpatico 75enne, Sinimberghi è stato salutato da un applauso affettuosissimo.

Gli applausi hanno trionfalmente accompagnato tutti i titoli di testa, più forti all’immagine di Castel Sant’Angelo e al nome di Anna Magnani, ma caldi per qualunque cosa, anche per Anchise Brizzi (grande fotografo del tempo), anche per il cast dei caratteristici. La partecipazione e il calore del pubblico si è avvertito per tutta la proiezione. Nel film di Carmine Gallone del resto, se pure dominato dalla presenza perentoria, arruffata e appassionata di Anna Magnani — doppiata nel canto da Renata Tebaldi (secondo i titoli di testa da Elisabetta Barbato) —, elementi di interesse ce ne sono parecchi. Intanto l’idea di intrecciare l’angoscia di Ada (Anna Magnani) in pena per l’amato Marco (Sinimberghi) che ha nascosto in casa un inglese ferito e che i nazisti stanno per arrestare, con quella di Tosca per Cavaradossi.

Poi la bravura di altri interpreti, dal grande Tito Gobbi (Scarpia) a Edda Albertini, coraggiosa e toccante, da Ave Ninchi ai tanti altri, Antonio Crast (nazista elegante), Giuseppe Varni, Tino Scotti (in romanesco) e altri caratteristi romani, i tanti che si impegnano per salvare la vita del tenore, usando le segrete strutture del teatro dell’Opera, scivoli e corridoi misteriosi che esaltano il fascino del teatro.

Un lunghissimo applauso alla fine del film e Gino Sinimberghi è riapparso, felice e commosso. Avrebbe commosso anche la Magnani, e anche Carmine Gallone: il film fu accolto male, giudicato “melodrammatico e pomposo”.

Una promessa in questo senso c’è stata: Avanti a lui tremava tutta Roma sarà proiettato in una piazza della città. Magari sullo sfondo di Castel Sant’Angelo.

Maria Pia Fusco
(Repubblica)