A colloquio con Anna Magnani

“Rossellini è un caso deprimente che fareste bene a dimenticare anche voi se non volete finire dallo psicoanalista”

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Anna Magnani
Anna Magnani riceve i giornalisti nella sua casa romana di Palazzo Altieri

Roma, dicembre 1957

Raramente Anna Magnani riceve gente a casa sua. Ama la solitudine, o forse è soltanto gelosa della propria intimità, delle mille cose che la custodiscono, e la celano all’indiscrezione e alla curiosità. Scoprirla tra le sue cose disposte con disordine, i mobili, i libri, i quadri e gli oggetti più strani, preziosi, gli animali, è una esperienza indimenticabile.

Doveva presentarci Eli Wallach, il “siciliano” di Baby Doll, che aveva conosciuto a Broadway, e che la sera prima aveva tenuto in un teatro romano una divertentissima conferenza sulle sue esperienze alla scuola di Kazan, negli spogli palcoscenici dell’Actor’s Studio. Wallach era sulla scena, allora, “Mangiacavallo” nella Rosa tatuata, che Tennessee Williams aveva scritto per Anna Magnani: Un Mangiacavallo superbo, magnifico, un attore come al mondo pochi ne esistono anche in America.

Di quanti eravamo stati invitati all’ultimo piano di Palazzo Altieri, sull’altra ala dell’edificio dove molti anni fa l’attrice aveva debuttato come soubrette in una rivista d’avanspettacolo, pochi si sono occupati dell’ospite. Non che non lo meritasse: tutt’altro. È uomo veramente straordinario, ricco di risorse, accompagnato da una fama che pochi attori di teatro possono vantare. Anna Magnani ha però il potere di calamitare su si sé l’interesse e la curiosità generali. E poi c’è sempre chi solleva con mano pesante le tende della discrezione. Il nome di Rossellini pareva inevitabile: «È un caso deprimente che fareste bene a dimenticare anche voi se non volete finire dallo psicanalista». Ed ha chiuso l’argomento. «La vita è già difficile a viversi. Voi giornalisti non fate che peggiorare le cose». Era nelle sue parole un che di amaro, di risentimento personale.

In quella cornice (alle sue spalle un capace caminetto, che ardeva senza posa, come incastonato ai piedi d’una libreria; indosso una vestaglia a sottolineare maggiormente il “suo” disordine) Anna Magnani era “più vera” di qualunque altro personaggio interpretato sullo schermo. Bene in vista la statuetta d’oro dell’Oscar, a fianco della Grolla d’oro. Potrebbe esser felice. Non lo è.

Avrebbe dovuto essere la madre nella Diga sul Pacifico: «Avevo letto il romanzo e mi era subito piaciuto: un’opera potente, pronta per essere tradotta in film. Mi ha vinto la preoccupazione che si volessero sfocare tutti quanti i personaggi per dare maggior risalto al personaggio della figlia, ruolo che era stato destinato a Silvana Mangano». Lo stesso Irwin Shaw, lo sceneggiatore, aveva confermato questa sua preoccupazione: «Non ne feci nulla».

«Non avete idea cosa voglia dire lavorare con una protagonista che è moglie del produttore. In fondo è stato bene, perché così ho potuto interpretare l’ultimo film di George Cukor». Wild is the Wind (Selvaggio è il vento), è stato presentato in prima mondiale pochi giorni fa, a New York; ed alle cinque e trenta del mattino del giorno successivo, Hal Wallis telefonava alla Magnani per informarla del suo personale successo: «Hai riscosso applausi sin dalle prime scene».

Tre volte era stata riveduta la sceneggiatura del film per lei. Càpita raramente a Hollywood. E prova in quale considerazione sia tenuta Anna Magnani.

Interpreterà un film anche in Italia, nei primi mesi dell’anno prossimo. «Siccome ho imparato ad essere tremendamente superstiziosa, non vi dirò di che si tratti sinché non sarà dato il primo giro di manovella». Il cinema italiano è tuttora vivo. Anna non crede alla «rovina». Tutt’è mutare indirizzo alla produzione. «Poveri ma belli, va bene; ma non sempre, sino alla noia».

Dopo di che Anna si recherà ancora una volta a Hollywood per essere la protagonista di un’altra commedia di Tennessee Williams ridotta per lo schermo: Orpheus Descending. S’è stabilita una certa affinità elettiva fra l’arte dello scrittore americano e la nostra attrice. Di un altro film, pure da girarsi negli Stati Uniti nel prossimo anno, a settembre, ci ha parlato Anna Magnani: «Siamo alla ricerca di un soggetto che mi piaccia. Mi piacerebbe una vicenda diversa dalle solite, con un personaggio pure diverso. Mi sento di poter esprimere una quantità incredibile di tipi di donna. Li ho covati qui dentro, per anni».

La ciociara di Moravia, per esempio: si sentirebbe di farla. V’è stato un pour-parler, ma nulla di definitivo. O La Lupa di Verga: «film che vorrei fare a ogni costo, dovessi anche produrlo da me». La Lupa è un film legato a uno dei peggiori ricordi della sua vita di attrice. Non ha potuto dimenticare di non essere stata preferita a Kerima nella versione diretta da Lattuada. E un altro episodio non dimenticherà mai riguarda De Sica. Gli diceva un giorno: «È un vero peccato, Vittorio, che io e te non si faccia qualcosa insieme. Io ti capisco, sento ciò che vuoi». «Sono io che non sento il romanesco» fu la risposta, ed Anna ne fu come gelata. Per la prima volta in vita sua pensò seriamente «di piantarla» col cinema.

La graziosa moglie di Wallach, anch’essa attrice, stupiva dalla straordinaria vitalità che sottolineava ogni gesto, ogni parola della Magnani. La sera prima, sia lei che il marito, con parole semplici e commoventi, immediate, erano stati presentati al pubblico romano accorso numerosissimo ad applaudire la loro esibizione «fuori programma», alla maniera del’Actor’s Studio, e insieme ricambieranno la cortesia l’anno prossimo a Broadway dove Anna Magnani, quasi certamente debutterà in teatro nel Camino Real, guarda caso!, un’altra commedia di Tennessee Williams e forse per la regia di Lee Strasberg.

Wild is the Wind

Miss Magnani turns in another notable performance, slimming expertly the problem of the seemingly unloved second wife

Anna Magnani in "Wild is the Wind"

December 1957

Top grade performances, some unusual film sequences and expert production highlight Wild is the Wind, a story of earthy passion. It may earn most of its attention from distaff audiences, to whom its problem of a second wife desperately seeking love will appeal strongly. In addition to its moisture content, the Hal Wallis production has some added marquee stature in the persons of Anna Magnani and Anthony Quinn, a pair of former Oscar winners who look like nominees again this year on the strength of these performances. Overall box-office prospect is good.

Screenplay by Arnold Schulman, from a story by Vittorio Nino Novarese, is a good one, particularly in its delineation of the characters. It’s an unusual switch in that it starts off on a comedy level before abruptly switching to the dramatic problem and long early portions of it are almost entirely in Italian. The device, which sounds odd, effectively sets the mood of the overall family relationships involved in the story.

Quinn is a wealthy sheep rancher in Nevada and goes back to the old country to wed the sister of his long-dead wife. He brings her home to a promise of happiness, but the shadow of the first wife is constantly between them. Even when he proposes a birthday toast to his bride, he calls her by her sister’s name. Her urgent need to be loved makes her mistake the growing attraction between herself and Anthony Franciosa, young Basque sheepherder who had been raised by Quinn. When their affair is discovered, Franciosa turns away from her and she’s ready to return to Italy when Quinn, finally conscious of his own need for her and discovering that romance has blossomed, convinces her to try again.

George Cukor has directed with taste and imagination and his skillful handling is evident. Under his direction, Miss Magnani turns in another notable performance, slimming expertly the problem of the seemingly unloved second wife. Characterization is particularly expert in initial scenes where, despite an almost total use of Italian, she vividly conveys her reactions.

Quinn also does a top job capturing the domineering quality of the rancher determined to run people’s lives as he does his ranch. And Franciosa also shines as the younger corner of the triangle, giving the part considerable depth. In lesser roles, Joseph Calleia does a highly effective job as Quinn‘s elder brother, Lili Valenty is good as Calleia‘s wife and Dolores Hart shows promise as Quinn‘s daughter whose marriage to Franciosa is taken as a foregone conclusion by the family.

Wallis has given the production top quality throughout and there are good technical credits including fine lensing by Charles Lang Jr., good art direction by Hal Pereira and Tambi Larsen, smooth editing by Warren Low and a fine underscore by Dimitri Tiomkin. Sound by Gene Marritt failed to measure up in some of the outdoor scenes. Tiomkin and Ned Washington turned out a title tune that will have some exploitation value and the Italian song Scapricciatello, by Fernando Albano and Pacifico Vento, sung by Miss Magnani, should also generate some interest as a noveltune entry.

Kep.

Anna Magnani non è una diva

La Magnani si trova, ai pari di quasi tutte le altre grandi attrici dello schermo, agli antipodi della mitizzazione divistica

Anna Magnani in Roma città aperta (1945)
Anna Magnani in Roma città aperta (1945)

Luglio 1957

La parte di Ossessione avrebbe dovuto essere affidata ad Anna Magnani, se questa non fosse stata, allora, incinta. Ma l’occasione propizia per quell’attrice di rivista dal vulcanico temperamento romanesco, la quale si era già fatta notare in una divertente caricatura di soubrette in Teresa Venerdì e che celava uno dei più formidabili temperamenti drammatici del nostro tempo, non doveva tardare a presentarsi: Roma città aperta di Rossellini segnò, nel 1945, la nascita dello “stil nuovo” neorealistico e, insieme, di una grande attrice, in grado di esprimere con una verità ed una intensità brucianti, senza precedenti, gli slanci ed i tormenti di una popolana di Roma. Era nato così il personaggio Magnani: bruna e non bella, ma con occhi di una divorante, fonda, febbrile vivezza, lucenti sopra le occhiaie peste, dietro le ciocche dei capelli eternamente arruffati e spioventi, essa era l’emblema del buonsenso e della aggressività, dei corrosivi, motteggianti umori e dei palpiti emotivi della gente di Roma. E come tale rivisse sullo schermo in L’onorevole Angelina, in Bellissima, in Siamo donne, interpretazioni accanto alle quali conviene ricordare quelle di L’amore, di Vulcano, di La rosa tatuata, quest’ultima (che le fruttò l’Oscar del 1955) sostenuta a Hollywood, dove l’attrice aveva trovato credito, uscendo da un periodo di inattività in Italia, dove — dopo i furori dell’immediato dopoguerra — era stata considerata “negativa” agli effetti della “casetta”. La Magnani non è una diva, anzi si trova, ai pari di quasi tutte le altre grandi attrici dello schermo, agli antipodi della mitizzazione divistica, poiché ricerca ed esprime con schiettissima immediatezza una verità tanto più universale quanto più legata al mondo in cui essa è cresciuta. Ma la stessa sua natura scorbutica e ribelle e mordace ha fatto di lei un fenomeno, anche, pittoresco. Corrado Alvaro ha ben descritto “quella sua riottosità popolare, quella indomabili, che è il suo carattere, quelle risorse che ella mette nelle sue interpretazioni che appartengono al mondo spontaneo della donna, per intenderci diciamo romana, ma della donna italiana quando non vuol somigliare al modulo comune della donna”. Ed ha legittimamente affermato: “Anna Magnani può condurci dove vuole, dallo schermo, tanto la memoria e la fantasia dello spettatore si affidano a ciò ch’ella va rintracciando e riproducendo della realtà, con una felicità di osservazione e una forza di rappresentazione, con una verità e una poesia della vita che fanno di una tale attrice un fenomeno unico. Ella può darci un ritratto esemplare dei donna italiana, di quelle che hanno spazientito tanta letteratura e che è stato sempre ambizione di scrittori italiani e stranieri poter raffigurare”.

Giulio Cesare Castello

Anna Magnani scriverà la sua biografia

Da Roma, dicembre 1957

Anna Magnani, attrice perfetta e schiva, avrebbe intenzione di scrivere la sua biografia: questo ha dichiarato, avvertendo però — con il buonsenso che la distingue e che la rende cara e veramente degna di simpatia cordiale — che ci penserà bene, perché quella di «autobiografarsi» è diventato ormai una abitudine e Anna non vorrebbe fare quanto ormai fanno tutti. E poi, aggiungiamo noi, perché raccontare la propria vita al pubblico che la conosce e l’ammira così come l’ha vista al cinema, indimenticabile interprete e soprattutto squisitamente donna? Non crediamo che Anna Magnani abbia alcunché di eccezionale da raccontare, se non come ha potuto rivelarsi, affermarsi e dominare, ma queste cose in definitiva interessano più a lei che al pubblico. Resti in noi com’è, come la conosciamo: creatura sensibilissima, attrice stupenda, istintiva, di getto, che «non sa recitare» come afferma: non sa recitare come perché sente e interpreta come sente; vive e fa sue le passioni, gli istinti, le ansie e le pene dei personaggi, «si mette dentro» al cuore delle donne che essa rappresenta e si sdoppia, si divide, diventa «l’altra», non è più lei.

«Se io mi sorprendo recitare, è finita — essa afferma — vuol dire che non vivo il personaggio. E se un interprete non vive il personaggio non vi s’incarna, il pubblico lo sente immediatamente».

Una verità semplice e antica ma che è bene tener presente oggi che in fatto di recitazione al cinema, ci sarebbe molto da dire.

Non sappiamo se, scrivendo la biografia, Anna Magnani dirà che ha paura dei temporali, una paura che non tormenta soltanto lei. comunque la verità è che quando piovono saette e romba il tuono, Anna subisce l’ansia della pressione atmosferica, è tormentata dalla elettricità di cui l’aria è carica. Sapete come spiega o giustifica tale «cedimento»? Così: «Il terrore per i temporali è forse la ragione incosciente della mia avversione per i fotografi che col loro flash mi vogliono ritrarre da ferma». Poi chiarisce: «Non riesco ad adattarmi ad essere ritratta immobile, senza una azione o meglio un’emozione da trasmettere; mi sembra che mi derubino di qualche cosa».

Una notazione che molte altre artiste «che recitano» non riescono a sentire.

Anna Magnani a New York 1957

Anna Magnani ha dichiarato che si tratterrà un mese a New York, dove conta di studiare meglio l’inglese e vedere tutti gli spettacoli di Broadway

Anna Magnani a New York, marzo 1957

New York, marzo 1957

Anna Magnani è giunta il primo del c.m. a New York a bordo del Cristoforo Colombo, accolta da una folla di giornalisti, fotografi e ammiratori. Nonostante le condizioni avverse del tempo e la mancanza di rimorchiatori, a causa dello sciopero degli equipaggi, i giornalisti e i fotografi, non appena il transatlantico è entrato in porto, si sono precipitati a bordo per incontrarsi con l’attrice, che attendeva il momento dello sbarco in una sala del ponte lance. Anna Magnani, che nonostante il freddo ha acconsentito a posare a lungo per i fotografi, indossava un abito di maglia color verde ramarro.

L’attrice ha poi risposto alle domande dei giornalisti ed ha anzitutto tenuto a sottolineare, sorridendo, che «i capricci» che le vengono attribuiti per quanto riguarda la sua pretesa scortesia nei confronti dei giornalisti, sono «invenzioni di persone malevole»; ha rivelato in proposito che a Napoli, prima di partire, non si «rifiutò di farsi fotografare», come qualcuno ha scritto: «Avevo già posato per i fotografi quando, all’ultimo momento, arrivò un ritardatario il quale pretendeva, e con poca cortesia, che posassi ancora. Naturalmente rifiutai».

Anna Magnani ha poi dichiarato che si tratterrà un mese a New York, dove conta di studiare meglio l’inglese e vedere tutti gli spettacoli di Broadway, e possibilmente un «rodeo». Da New York l’attrice, che è accompagnata dalla sua segretaria Janette Suarez, si recherà a Hollywood ove prenderà parte la nuovo film di Hal Wallis, Obsession. Wallis è il produttore di La rosa tatuata, che ha procurato ad Anna Magnani il premio Oscar e la profonda simpatia del pubblico americano. Obsession, che è basato su un soggetto di Arnold Schulman, verrà diretto da John Sturges. Il protagonista maschile, per cui si era fatto il nome di Ernst Borgnine, non è stato ancora scelto. Anna Magnani ha poi detto di aver dovuto rifiutare, sebbene a malincuore, una offerta per recitare a Broadway nell’ultimo lavoro del suo autore preferito, Tennessee Williams, cui ella è legata anche dal successo del suo dramma La rosa tatuata.

Williams aveva scritto Orpheus Descending, pensando alla Magnani come interprete femminile, ma l’attrice avrebbe potuto firmare un contratto per soli tre mesi, anziché per l’intera durata delle rappresentazioni. «Non è comunque un sogno finito — ha dichiarato la Magnani, rispondendo con profondo sospiro; «meraviglioso», quando le è stato chiesto il suo giudizio sul lavoro.

Ad una giornalista che le chiedeva il suo parere sugli americani, Anna Magnani ha poi spiegato che le appare «troppo complicato» esprimere un giudizio sulle donne americane, data la sua limitata conoscenza del paese e della lingua. Quanto agli uomini, non ha avuto esitazioni nel definirli «simpatici».