Cronache indiscrete

New York, April 13, 1949. Director William Dieterle disclosed that he made a deal for three pics in three years with Italian distributor and financier Ferruccio Caramelli shortly before leaving for Europe on the Queen Elizabeth las night. Caramelli also in New York, departs homewards tomorrow to prepare the ground for Dieterle’s initialer for him, “Stromboli,” which will roll at Stromboli in the middle of May. Pic will star Italian actress Anna Magnani with dialog in English. 

Aprile 1949

Due figliuoli prodighi — o quasi — son tornati in Italia: Anna Magnani e Amedeo Nazzari. Nannarella s’era allontanata da Roma per pochi giorni, giusto per la presenziare alla prima londinese de L’onorevole Angelina. La Magnani ha spopolato, come si dice, ed eccitato il pubblico inglese, di solito così parco di entusiasmo. Ma è un fatto che i critici e i cronisti mondani non hanno risparmiato gli aggettivi per descrivere l’apparizione sullo schermo e in società dell’attrice romana. I capelli arruffati e le occhiaie della Magnani hanno fatto colpo sui londinesi, tutti concordi nell’esaltare questa donna italiana definita dal News Chronicle «l’attrice più poderosa dello schermo contemporaneo». I cronisti mondani che s’aspettavano l’irruzione di una popolana italiana urlante e gesticolante, nel vederla in abito da sera, dignitosa e riservata, coi capelli contenuti in un fazzoletto di pizzo, hanno esclamato: «Dio quanto è timida!» e han cominciato a chiamarla «signora». Il successo di Angelina s’è concluso con una scrittura: Anna Magnani, infatti, s’è accordata con Filippo del Giudice per la realizzazione di un film che dovrebbe essere girato in lingua inglese, ricavato da un soggetto di Fabrizio Sarazani e affidato alla regia del francese Claude Autant-Lara (già regista del Diavolo in corpo).

Massimo Serato, che sta interpretando il film di Capuano Rondini in volo nelle vesti di un aitante pilota, si è definitivamente riappacificato con Anna Magnani, dopo una “rottura” durata quasi tre anni. Il zazzeruto attore passa le sue domeniche a Fregene con Nannarella reduce dalle delusioni di Rossellini e dai successi londinesi. I maligni di dividono in due grandi categorie dopo questa notizia: quelli che dicono che Serato è un ripiego dopo l’affare Rossellini-Bergman e quelli che affermano che la Studebaker di Serato è un vantaggio dopo il sequestro governativo della Buick fuoriserie della diva, ridotta per breve periodo a girare in camioncino Topolino. Massimo Serato procede speditamente senza curarsi delle chiacchiere sul suo conto e, nonostante sia un simpatico ragazzo, per il suo modo di fare viene unanimemente creduto antipatico. La Magnani è caduta ammalata proprio mentre si accingeva a ripartire per Londra dove dovrebbe definitivamente concludere il contratto per un film italo-inglese. Intanto è stato ancora rimandato l’inizio di Aria di Roma, che verrà diretto da Bonnard.

Rossano Brazzi

Rossano Brazzi ritorna in Italia. Quando Brazzi partì per l’America gli augurammo molta fortuna. Poi, fra parentesi, dicemmo: «Rossano sta meglio fra noi: qui piace, è simpatico e popolare. Laggiù, forse, troverà difficoltà ad affiatarsi».
Oggi da Hollywood, giunge una notizia sorprendente: «A metà maggio Rossano Brazzi sarà a Roma per lavorare, come protagonista, nel film interpretato da Anna Magnani, film che si chiamerà Stromboli».
Il ritorno del figliol prodigo è probabilmente legato all’insuccesso di pubblico e di critica di Piccole donne, insuccesso dovuto, secondo noi, ad un malinteso fra Rossano ed il suo produttore. Brazzi non era tagliato per quella parte: scegliere un’interpretazione poco gradita all’attore non è stato certamente intelligente. Rossano ha dimostrato di avere qualità eccellenti: spettava al suo produttore, al regista, valorizzarlo nel migliore dei modi possibile. L’insuccesso è costato certamente caro al nostro giovane attore, che oggi fa la valigia e se ne torna, sia pur temporaneamente a girare sotto il nostro bel sole tiepido.
Ma la notizia è interessante per un altro verso. Anna Magnani sembrava aver incassato passivamente l’evasione di Rossellini, la Bergman, il film ai piedi del Vulcano e le maldicenze dei giornalisti. Evidentemente meditava un piano d’attacco a grande affetto.
Con l’annuncio di questa seconda edizione del film su Stromboli, che verrà girato negli stessi luoghi dove attualmente girano Rossellini e la Bergman, Anna Magnani ha lanciato una sfida alla bella svedese.
Sembra che Annetta nostra abbia ragionato così: «Rossellini farà un film a Stromboli? Anche io. Interprete del film di Rossellini sarà un’attrice famosa, una Giovanna d’Arco, ventesimo secolo? Interprete del mio film sarà io stessa, celebre anch’io, non come la Pulcella d’Orleans, ma come l’Onorevole Angelina, che può essere considerata l’emula in edizione popolare dell’eroica ed intraprendente Giovanna. Il protagonista maschile che agirà a fianco della bella svedese sarà un pescatore salernitano? I pescatori non m’interessano. Avrei forse potuto scegliere Massimo Serato; ho preferito invece Rossano Brazzi».
I due films, dunque, su Stromboli marceranno quasi contemporaneamente. Fra poco Nannarella e Rossano raggiungeranno Stromboli (l’isola, di punto in bianco, è al centro dell’attenzione mondiale) con la loro troupe e si incontreranno con la Bergman e Rossellini. Ma la Magnani ha già dichiarato: «Sono convinta che Ingrid ed io diverremo buone amiche».

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Angelina: this admirable woman

Angelina is one of those happy pictures in which everything seems to have gone right, from script to screening.

Angelina (Anna Magnani)
Anna Magnani (Angelina)

London, April, 1949

At last, with the first quarter of the year behind us, we have 1949’s first major film. It comes from Italy, where they have a knack, just now, of making pictures that make pictures really seem to matter. The star is Anna Magnani, whom British audiences saw in Open City. The director is Luigi Zampa, who made Vivere in pace. The script — and even with a very small knowledge of Italian, hardly more than a mixture of half-remembered Latin, the Italian of the opera scores, and happy guesswork, it is possible to appreciate that the script is keen and delicate — is by the young writer Piero Tellini, who was responsible for the screen-writing of Vivere in pace and Four Steeps in the Clouds.

A lot of talent may add up to a very small result in the cinema, where so many imponderables can dull the bright edge of imagination, but Angelina is one of those happy pictures in which everything seems to have gone right, from script to screening.

Angelina is a comedy, which is not to say that it is either a romp or a trifle. Its pace is tremendously fast, and its tone is predominantly light, but it is full of moments when humour is very close to pathos. Director and script-writer have done here for urban folk very much what they did for country people in Vivere in pace.

The scene is a derelict housing estate on the out-skirts of Rome; not the heady Rome of the sight-seer, nor the grand Rome of history, but the poor slum district of Pietralata. Angelina is the wife of a local police-sergeant and mother of many children, who is gradually edged into the position of a sort of housewifely agitator for her neighbours. Because she can shout loud, talk volubly, and is utterly fearless; because she has no malice in her bones and not a scrap of self-consciousness in her body, she becomes the terror of black marketeers, grasping landowners and civil authorities, and official spokesman for all the wives and mothers of Pietralata. For a time her successful efforts to get the workers moved out of their flooded houses, into a vast new block of luxury flats, put her under suspicion and conniving with the landlord, a suspicion that is heightened by her son’s hanky-panky with some free medical supplies, and the fact that the landlord’s son is in love with Angelina’s daughter. For a few weeks she goes to gaol, but to everybody’s intense relief, the film ends happily; and the men in the audience will be delighted to find that this admirable woman eventually gives up politics and decides that her real place is with her husband and children.

For her performance in this piece Anna Magnani was awarded the International prize for the best actress of the year at a recent Venice festival. I can only say that the award has my loudest cheers, for Mme. Magnani is one of the very few ladies of the screen, at any time, in any country, who can fairly be described as a great actress. A slight, dark woman, with strong features and no remarkable beauty, she suggests a combination of our Gracie Fields and a minor Duse. It would be hard to say which she has studied the more deeply, the technique of acting or human nature. This is one of the rare, real performances that enrich the screen, and gives films the sort of prestige the often seen so willfully anxious to avoid.

A. Lejeune

È tornata Nannarella

Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno.

Anna Magnani rientrata a Roma 1949

“Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno. Questa volta ha scelto l’aereo perché importanti impegni richiedevano la sua presenza a Roma. L’aereo è giunto con due ore mezza di ritardo. A Londra la nostra attrice è stata molto ammirata e, prima di partire, gli esponenti del cinema inglese le hanno, in segno di omaggio, regalato un prezioso ritratto della Duse” 

Anna Magnani, dopo il suo breve soggiorno londinese è rientrata a Roma. L’attrice non aveva mancato, anche durante la sua assenza, di tenersi in contatto telefonico quotidiano con il regista Rossellini, che la metteva ogni sera al corrente delle ultime novità. La nostra attrice ha ricevuto un ampio successo nella capitale inglese per la presentazione de L’onorevole Angelina. Non contenta di ciò e volendo evidentemente impressionare il pubblico anglosassone, la Magnani ha tentato di avere per via aerea una copia del suo più recente film Amore. Per qualche sera Rossellini è stato tempestato di telefonate ma sembra che gli sia stato impossibile trovare le “pizze” da spedire. D’altra parte la presenza della Bergman e la preparazione del nuovo film gli hanno occupato quasi tutto il suo tempo. Nannarella nostra non si è arresa alla grande attrice americana e piuttosto che attendere qualche mese per il suo nuovo film ha preferito ripiegare: si annuncia infatti l’imminente inizio di Aria di Roma per la regia di Mario Bonnard e con la particolare supervisione di Roberto Rossellini. La notizia, ormai ufficiale, non ha bisogno di commenti. Rossellini intanto è partito per Stromboli, e Ingrid, che non è ancora riuscita a vedere una sola riga di copione, è stata soprannominata dai maligni “La grande ignara”. Si sa anche che il regista italiano ha ricevuto per la realizzazione del suo film un anticipo di cinquecentomila dollari, al cambio trecento milioni circa.

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Quando giunse in Italia Orson Welles, qualcuno dei soliti linguacciuti mise in giro la calunnia che l’attore americano non fosse esattamente qual che si dice un portafortuna. Anzi… Ebbene, durante la lavorazione di Cagliostro, interpretato dall’ex marito della futura sposa di Ali Khan, il caso volle che si contassero alcuni incidenti e questo valse a dar corpo al venticello calunnioso che già spirava insistente e perverso. In altro senso il regista Rossellini è stato bersagliato da una tenace schiera di malelingue che alimentano la favoletta, ormai vecchia come quella di Cappuccetto Rosso, d’una presunta persecuzione ad opera di Anna Magnani e ai danni del regista che si accinge a dirigere la Bergman. Con l’arrivo di Ingrid, poi, le storie fioriscono a mille e son tutte storie di gelosia, di scene drammatiche, di ripicchi. Storie, come abbiamo detto e ripetuto, che si susseguono prendendo spunto da ogni minimo particolare. Arriva la Bergman e la Magnani parte per Londra? Si dice che Rossellini l’abbia allontanata. Ritorna la Magnani e Rossellini parte con Ingrid per lo Stromboli a fare un sopralluogo dove si girerà il film? Si afferma che Rossellini fugge al riparo degli sfoghi di Nannarella. Ogni coincidenza è soggetto di critica e di rilievo. Il regista di Paisà non sa come salvarsi. Esce un modesto foglietto, redatto alla buona da una trentina di nomi del giornalismo e del mondo cinematografico, in difesa del cinema italiano e Rossellini scrive il suo punto di vista dando incautamente al suo brano questo titolo: “Primo, tranquillità di lavoro”. Non si può non sorridere indovinando che i soliti maligni vedranno, in quel titolo, una disperata invocazione di Rossellini ossessionato. Venne da sorridere pensando che Germania anno zero e La macchina ammazzacattivi sembra siano stati girati da Rossellini fra una telefonata e l’altra di Nannarella, fra una fuga e l’altra, a Roma, per calmare la Magnani, in un clima, cioè, perennemente burrascoso. “Tranquillità di lavoro”, chiede Rossellini nel suo trafiletto. Ma a chi è rivolto l’appello angoscioso? Questo si chiedono i maligni, i quali sono stati attivissimi in questi giorni in attesa del ritorno della Magnani da Londra.

“Scoppierà una bomba”, profetizzavano, fregandosi le mani. “È imminente uno scandalo”, annunciavano al colmo della gioia. Viceversa Anna Magnani è tornata, ma in viaggio deve aver meditato un’intelligente piano di battaglia. Infatti, subodorando ciò che tutti attendevano da lei, anziché dar fuoco alla miccia che avrebbe dovuto causare il tanto atteso scoppio della bomba scandalistica, Nannarella ha capito che il fragore avrebbe pubblicitariamente giovato Rossellini. E così sarebbe stato: la Magnani gelosa della Bergman, lascerebbe intuire che fra Ingrid e Rossellini corre del tenero. E allora ha scelto un’altra strada, comunicando così la sua decisione agli amici: «Quello», tutti sappiamo chi intende Anna, «sarebbe lieto di uno scandalo. Se lo vuole, deve darmi almeno dieci milioni». Decisione saggia: la pubblicità si paga.

Roberto Sgroj

Avio trasportato Rossellini torna a Roma

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani.

Rossellini all'aeroporto di Ciampino
Rossellini all’aeroporto di Ciampino in compagnia di Alfredo Guarini vice presidente dell’Enic

Marzo 1949
L’aereo della TWA che ha riportato Rossellini a Roma dopo 45 giorni hollywoodiani è atterrato a Ciampino quasi contemporaneamente agli apparecchi dai quali scesero il ministro degli esteri australiano Ewatt, a squadra turca di lotta ed il maraja di Batova. Al suo apparire sulla scaletta lampeggiarono i vacoblitz dei fotografi. Erano le 22 e 25. Un vento gelido spadroneggiava sulla pista di volo. Rossellini, sorridente come al solito, in cappotto di cammello dal bavero alzato aveva sotto il braccio un impermeabile, il romanzo Precious bane di Mary Webb, una civettuola scatola di Little Lulu (pure delicious pops), ed un pacco fitto di fogli rilegati: 130 pagine di contratto per il film con la Bergman, di cui l’indice ne occupa più di quattro e 32 pagine del soggetto in inglese. Sopra c’è scritto: Storia senza titolo da interpretarsi in Italia da Ingrid Bergman. Rossellini ha dovuto rimandare la partenza a causa di una tempesta di neve che lo ha bloccato a Los Angeles. Hanno viaggiato con lui soltanto tre passeggeri, uno dei quali era Alfredo Guarini, recatosi a Hollywood per conto dell’Enic. All’aeroporto erano infatti ad attendere Rossellini e Guarini, Isa Miranda con pelliccia di volpi nere e pantaloni color banana, Renzo e Marcella Rossellini, il direttore di produzione Gigetto Giacosi e il segretario particolare Alberto Manni. (…)

Rossellini è rimasto sbalordito e commosso al tempo stesso della accoglienza ricevuta in America. Quasi tutti i principali registi attori e giornalisti hanno voluto conoscerlo. Avendo espresso il desiderio di voler parlare con Bette Davis durante il party offerto da Ingrid, l’interprete di Jezabel disdisse un precedente impegno ed ingoiò tre ore di automobile per portarsi da Laguna dove abita alla villa della Bergman. «È una donna eccezionale, che sprizza intelligenza» ha detto di lei Rossellini. King Vidor lo ha colpito per la sua timidezza, per la sua umiltà, per la modestia. Cordialissimo Capra, gentilissimo Billy Wilder che ha organizzato un party in onore del regista di Paisà. Soffocato di complimenti e gentilezze da Marlene Dietrich, da John Huston, Olivia de Havilland, Edward G. Robinson, Jean Negulesco, Joan Bennett, da Hitchcock. In America ha ricevuto due premi, due pergamene, una dei critici di New York, l’altra del National Board of Review. Aline Mosby dell’United Press ha scritto: «Hollywood moriva dalla voglia di vedere da vicino questo regista che si definisce un dilettante, poiché gli unici due suoi film che si sono visti in America (Open City e Paisà) hanno collezionato più premi e diplomi di quanti sia riuscito ad ottenerne alcun altro regista americano in questi ultimi tempi». Rossellini pensa che non si adatterebbe allo stile di Hollywood: preventivi di film con numeri di sette cifre di dollari, squadroni di sceneggiatori e una produzione tiranneggiata dagli orari. Rossellini non vuol sapere di orari. «Io lavoro di notte» dice «se di giorno mi piace pescare». Ogni regina dello schermo americano avrebbe dato sei anni di vita per poter catturare Rossellini. La gara è stata vinta dalla Bergman solo perché Rossellini aveva in mente una trama che si adatta perfettamente al temperamento di questa attrice. Per avere la chiassosa pubblicità che ha ottenuto Rossellini in America, un giornalista americano ha scritto che un altro attore o regista americano avrebbe dovuto spendere due milioni di dollari. Impressioni hollywoodiane: la gente non vie nelle strade, vive nelle case, nei locali. Nei clubs bisogna andarci; in un certo senso, è un obbligo sociale.

Rossellini è tornato con una valigia in più. Una valigia gremita di regali per il figlio Renzino. La sera dell’arrivo, appena entrato nel suo appartamento all’Excelsior, camera n. 515, ha dato piglio ad una valigia di cuoio, l’ha aperta e ne ha tirato fuori un intero equipaggiamento da cow-boy con pantaloni, casacca, cinturoni, pistole, cappellone, lazo, speroni, gambiere di cuoio bianco, un giubbotto, una camicia a quadroni violenti che farebbe impazzire John Wayne e altri eroi della prateria, e, inatteso, festeggiatissimo un trofeo di piume nere e viola, un autentico trofeo Sioux. Renzino osservò ogni cosa. Giunto al cappello, nonostante il padre gli dicesse che il cow-boy Gary Cooper lo mandava a salutare, scelse il gran trofeo piumato.

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani. «A Hollywood» mi dice «esistono cinque o sei columnist corrosivi, specializzati in malignità sensazionali. Sono te al cubo» mi precisa gentilmente. «Però non hanno l’astio, la malvagità di taluni articolisti italiani. Smentisco recisamente di aver fatto a chicchessia dichiarazioni  anti-Magnani». Mi mostra un ritaglio del New York Times il quale riporta la seguente dichiarazione di Rossellini: «La Bergman non può essere paragonata ad Anna Magnani come prima attrice. La Magnani è così grande come non lo è nessun’altra». Del resto gli stessi critici di Hollywood invitati alla visione privata di Amore si sono trovati d’accordo nel definire la Magnani «the best actress in the world».
Nel corso di una delle visioni di Amore, un gruppo di personalità di Hollywood volle inviare un messaggio ad Anna Magnani: ciascuno scrisse un saluto, un apprezzamento, un giudizio ispirato dalla sua interpretazione. «Vi stimo moltissimo» scrisse Samuel Goldwyn; «Lei è magnifica» aggiunse Bette Davis. Particolarmente calorose le espressioni di Joan Bennett e Robert Montgomery: «siete una grande attrice: meravigliosa! Mi siete piaciuta moltissimo: vi ammiro». Frank Capra ed Edward G. Robinson vollero scrivere i loro messaggi in italiano: «con molta ammirazione (testuale) dal profondo del mio cuore», si espresse il gangster n. 1. «Carissima Anna, gran ammirazione e migliori auguri» scrisse il regista di Accadde una notte. Il messaggio si concluse con la entusiastica adesione della Bergman: «Attendo ansiosamente di conoscervi di persona».

Augusto Borselli

L’odissea americana di Rossellini

Questa è la vera storia di un contratto e di molte malignità circolate sul conto di Ingrid Bergman e di Anna Magnani

Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Peter Lindstrom
Hollywwod, febbraio 1949. Roberto Rossellini, Ingrid Bergman ed il marito Dr. Peter Lindstrom assistono alla prima visione di “Paisà”.

Roma, Marzo 1949

Questa che io mi accingo a raccontare è la storia vera di un grande regista e di due grandi attrici contemporanee: il grande regista è Roberto Rossellini, le due grandi attrici sono Ingrid Bergman ed Anna Magnani: personaggi, tutti e tre, di primissimo piano nel campo cinematografico mondiale. La storia che leggerete è una semplice cronaca degli interessi che hanno legato negli ultimi tempi questi tre personaggi, attirando su di loro l’attenzione del mondo.
Roberto Rossellini ventilava da tempo d’idea di un film con la Bergman, ma non riuscì per ovvie ragioni ad incontrarsi con lei finché non andò in America per ricevere il premio internazionale di Paisà. Roberto partì in aereo e giunse in America come un trionfatore, facendo intendere tra l’altro che egli avrebbe voluto prendere due piccioni con una fava: cioè che non sarebbe tornato in Italia senza un contratto con Ingrid. Gli americani sono facili agli entusiasmi improvvisi e accolsero Rossellini nella maniera migliore, con parate di fotografi e di giornalisti, pranzi in suo onore, serate di gala, visioni speciali e promesse latenti. Roberto Rossellini che era partito dall’Italia alla vigilia dell’inizio di un altro film con Anna Magnani, si guardò intorno e fece il suo gioco.

I giornali già annunciavano l’incontro Bergman-Rossellini e parlavano ormai apertamente della partecipazione del produttore Goldwyn. Né Rossellini, né la Bergman, né lo stesso produttore pensarono a smentire questa notizia, ancora ufficiosa, che però presto sarebbe divenuta ufficiale. Poi Goldwyn, che evidentemente vedeva in questa combinazione un grosso interesse, iniziò una rapidissima campagna pubblicitaria sul binomio Bergman-Rossellini. Il mondo cinematografico internazionale sembrava aspettare solo questo e rimase in attesa di una conclusione. Goldwyn combinò una grande conferenza stampa con discorsi augurali del regista, della Bergman e suoi: Conferenza che si concluse con un brindisi augurale. Rossellini aveva capito gli americani, la loro impulsività, la loro rapidità negli affari e si lasciò fotografare accanto all’attrice e al produttore, in atto di firmare il contratto, serio e sorridente, con e senza la penna in mano. Qualche ora dopo i giornali di tutto il mondo riportavano quelle fotografie a davano il contratto già per firmato. In America le cose si fanno a questa maniera: la firma vera e propria viene messa dopo, alla presenza di avvocati ferratissimi e senza troppa pubblicità. Evidentemente il gioco di Rossellini era quello di mettere il produttore davanti al fatto compiuto per poi ricavare il massimo a proprio vantaggio. Perciò solamente quando i tre grandi del cinema si riunirono per la firma definitiva, saltò fuori che la Bergman chiedeva il quaranta per cento sugli incassi e Rossellini il venticinque. A Goldwyn, che avrebbe messo nell’affare i cinquecento milioni o più di lire occorrenti per la realizzazione del film, non rimaneva che un misero quarantacinque per cento. «Cosa fatta capo ha», dice un noto proverbio. Ma indubbiamente questo detto non si presta alle nuove generazioni e tanto meno a quella americana. Tanto è vero che dopo aver invano discusso a lungo per venire ad un ulteriore accordo, al produttore non rimase che fare una controdichiarazione alla stampa, spiegando le ragioni che avevano determinato questa rottura un attimo prima della firma.

Per un giornale americano è importante la grossa notizia, ma è altrettanto importante la grossa smentita, specialmente se, come questa, darà luogo a molte chiacchiere. Gli americani accusarono il colpo di Rossellini ma non esitarono a criticarlo duramente, come non avevano esitato a elogiarlo qualche giorno prima. E il 17 febbraio l’United Press diramò da Hollywood in tutto il mondo un commento sulle divergenze tra Goldwyn e Rossellini.

Fin qui la verità sul mancato accordo con Goldwyn. Ma poiché i produttori crescono come i funghi anche in California, Rossellini e la Bergman non hanno tardato a trovare un altro finanziatore. Il film verrà prodotto sotto la sigla Be-Ro (prima sillaba dei nomi dell’attrice e del regista) e sarà distribuito in tutto il mondo dalla RKO. Di questo nuovo accordo stipulato con Howard Hughes non si conoscono troppi particolari né le percentuali che legano attrice, regista e produttore: si sa soltanto che il contratto (firmato questa volta con ben minore campagna pubblicitaria) consta di 180 pagine dattiloscritte, mentre il treatment del film raggiunge a malapena le 46.

Secondi i dispacci dall’America e secondo quanto ha riferito Rossellini, Ingrid Bergman giungerà in Italia nella prossima settimana e il film dovrebbe iniziare il primo aprile improrogabilmente per durare quattro mesi. Ragione per cui il preannunciato film che Rossellini doveva fare con Anna Magnani non andrà più in porto. Rossellini da quando è partito per l’America non ha fatto che telefonare o telegrafare giornalmente rassicurando che il film Aria di Roma l’avrebbe cominciato a portato a termine. L’ultimo telegramma ricevuto dal produttore Barattolo dave per giorno d’inizio il 25 febbraio. Ragione per cui la Magnani si credette in dovere di inviare all’Europeo una lettera che non venne pubblicata. Scornata da questo fatto la diva ne inviò copia a un settimanale romano che finalmente la pubblicò. La riportiamo qui sotto:

Gent. Direttore, leggo nell’Europeo del 20 febbraio una cronaca che mi riguarda dal titolo La Magnani è gelosa di Ingrid Bergman, con relativa interpretazione del signor Gino Visentini. Tengo a precisarle quanto segue: tanto io quanto la signora Bergman abbiamo l’una dall’altra la più grande considerazione e la più alta stima. Nel caso proprio che il signor Visentini ci tenesse, le dirò allora che per me sarebbe sempre un onore essere gelosa di una grande attrice. Questo già che avete voluto taccare la questione con così poco tatto. E per finire le dirò che, per quanto mi riguarda, sono assolutamente convinta che il signor Rossellini, da vero artista e da galantuomo, non verrà a meno ai suoi doveri nei riguardi di un’artista, soprattutto italiana. Per il resto deploro ecc.

Anna Magnani non era all’aeroporto di Ciampino la sera dell’arrivo di Rossellini dall’America: c’erano ad attenderlo giornalisti, fotografi, il fratello e il figlio. Si trattò di un ritorno in famiglia. Il bambino rimproverò il papà di non essere tornato in tempo per carnevale e Rossellini per tutta risposta gli aprì seduta stante una valigia contenente un costume completo da pellerossa.

Anna Magnani vide il regista solo l’indomani: che cosa si siano detto non si sa, fatto si è che sembrano tornati di buon accordo.

Un ultimo fatto non è stato smentito né dal regista né dall’attrice svedese: il romanzo d’amore che sarebbe rapidamente fiorito e maturato fra i due durante il breve soggiorno americano di Rossellini: ne hanno parlato ininterrottamente i cronisti pettegoli di Hollywood.

Rimane da dire che il nostro regista è tornato dall’America soddisfatto di sé: ha dichiarato di aver speso, solo nel primo giorno di permanenza, 167 dollari e di aver scelto la Bergman perché è l’attrice che attira più pubblico in tutto il mondo. Il miglior film che ha veduto durante il suo soggiorno è Johnny Belinda, diretto da Negulesco con interprete Jane Wyman nella parte di una sordomuta.
Rossellini è diminuito di cinque chili a causa degli strani pasti che gli davano. Ha però reagito vivamente quando si è visto presentare una insalata con fagioli, noci, carotine e panna montata.
Al Mocambo, come era prevedibile, ha conosciuto quasi tutti i personaggi più importanti del cinema americano. Trova che negli Stati Uniti i marciapiedi potrebbero essere aboliti senza che nessuno ne risenta, dato che, a sentir lui, tutti vanno in macchina e non gli è riuscito di vedere un pedone.
Giorgio Salvioni

Ingrid ha scritto a Rossellini che sa dire ti amo in italiano

Roberto Rossellini, Olivia De Havilland e John Huston

Hollywood, Feb. 16, 1949. Samuel Goldwyn yesterday withdrew from the recently-announced deal with Ingrid Bergman and Roberto Rossellini for the production of the picture by the latter starring Miss Bergman in Italy this summer. Although Goldwyn declines comment on his withdrawal, it was reliably reported the move came when the impossibility of resolving certain details developed. The project had been launched with all principals presiding at an elaborate press conference on Feb. 2.
RKO entered the picture today, with negotiations reported to take over the financing and distribution of the film. Music Corp. of America is representing Rossellini and Miss Bergman in talks with Howard Hughes.

Con l’annuncio che Samuel Goldwyn si è ritirato dalla combinazione Bergman Rossellini, una certa confusione si è diffusa fra gli amici di Roberto. Che cosa si nasconde dietro l’improvviso voltafaccia di colui che viene ancora considerata la più astuta volpe di Hollywood? Sebbene Rossellini si mantenga in collegamento telefonico con i collaboratori più intimi, nessuno ha potuto sapere come stiano veramente le cose e le più contraddittorie ipotesi sono state, perciò, fatte da questo e da quello. C’è chi si rallegra per l’esclusione di Goldwyn che permetterebbe ai due artisti di essere i soli e diretti produttori del loro film e chi sene mostra preoccupato per le complicazioni finanziarie che potrebbero derivarne; c’è chi assicura che il film verrà cominciato e girato ai primi di aprile e chi sostiene che la lavorazione è stata rinviata di diversi mesi, c’è chi afferma che, ad ogni modo, l’accordo fra il nostro regista e l’attrice svedese è ormai perfezionato in tutti i particolari e chi dice, invece, che riveste ancora un carattere generico.
La verità è che Roberto Rossellini partì per Hollywood con un soggetto di otto pagine dattilografate che è piaciuto all’attrice ma che Goldwyn ha giudicato insufficiente per un impegno definitivo, tanto più che gli veniva rifiutata qualsiasi ingerenza nella sceneggiatura; che Rossellini e la Bergman stanno lavorando attivamente da più di venti giorni alla stesura del trattamento; e che al suo ritorno in Italia, previsto imminente, Rossellini, sebbene abbia l’impegno di dirigere Aria di Roma con Anna Magnani (alla cui preparazione ha lavorato per mesi fino al giorno della partenza per l’America), girerà Dopo l’uragano al più presto, non appena sarà pronta la sceneggiatura. In quanto all’accordo con Ingrid Bergman, la quale verrà fra un mese o due in Italia per mettersi al lavoro, era già concluso da tempo, da quando cioè il regista e l’attrice si incontrarono a Parigi nello scorso autunno. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata.
Nella primavera dell’anno scorso, mentre stava sceneggiando La macchina ammazzacattivi, Rossellini fu intervistato da un giornalista inglese al quale dichiarò, fra l’altro, di non credere all’attore professionista, alla star concepita con la mentalità dei produttori americani, e che ad essi preferiva sempre l’uomo della strada. Se avesse dovuto fare un’eccezione a tale regola, avrebbe pensato ad Ingrid Bergman.
Qualche settimana dopo, Rossellini ricevette dall’America il ritaglio di un giornale che riportava le sue dichiarazioni, accompagnato dalla seguente lettera: «Caro signor Rossellini, ho visto con grande commozione i suoi magnifici Open City e Paisà. Le accludo questo ritaglio di giornale: non si se la notizia sia vera o se siano riportate esattamente le sue dichiarazioni. Comunque voglio dirle che c’è una piccola ragazza svedese la quale parla abbastanza correttamente il tedesco, conosce qualche parola di francese e sa dire “ti amo” in italiano, che sarebbe felice di poter lavorare con lei». La lettera era firmata Ingrid Bergman.
Per quanto sia abituato ai più allettanti omaggi, Rossellini rimase molto commosso dall’inattesa offerta: bisogna ammettere che l’insinuante civetteria con la quale la lettera è scritta non avrebbe potuto con colpire una fantasia calda come la sua. Rossellini rispose con un lungo telegramma dicendosi lusingato dalle parole dell’attrice e felice che la sorte gli consentisse di poter lavorare con lei. Poi, nei giorni seguenti, le telefonò promettendole di cercare un soggetto e invitandola a considerare la possibilità di un incontro. Pur cercando di mantenere segreta la cosa, Rossellini si buttò con entusiasmo in quella che doveva essere la più grande avventura della sua carriera: mentre passava parola a tutti gli amici compreso De Filippo, perché gli preparassero un soggetto adatto, avviava con l’attrice un laborioso scambio di lettere per chiarire i rispettivi punti di vista sulla progettata produzione in comune. E alla fine stabilirono di incontrarsi a Londra.
Rossellini già da tempo aveva capito che la formula attuale del film italiano non può reggere a lungo. A questo proposito aveva allora dichiarato: Aria di Roma sarà l’ultimo film a carattere nazionale che girerò: dopo lavorerò soltanto in combinazioni internazionali. Per questo, oltre all’impegno per due film con la Bergman, sono già in trattative con Charles Boyer e con altri attori capaci di assicurare i grandi circuiti americani.
Quando fece queste dichiarazioni, Rossellini si era già accordato con la Bergman; ma la cosa era stata tutt’altro che facile. Il progettato incontro a Londra non potè aver luogo perché Roberto arrivò nella capitale inglese (dove era stato invitato dal British Council per la presentazione di Germania anno zero) con tale ritardo che la Bergman era già ripartita. L’attrice, che non conosceva le svagate abitudini del regista italiano, si irritò a tal punto da fare una dichiarazione alla stampa smentendo che esistessero delle trattative con lui e lasciando senza risposta le sue lettere. Rossellini, che non aveva affatto rinunciato al progetto, ricorse allora ai buoni uffici del suo consocio americano, il produttore Lopert, il quale riuscì a combinare un nuovo incontro a Parigi.
Questa volta Rossellini fu puntale: accennò alla Bergman le linee generali del soggetto che stava concretando con Sergio Amidei e che narra la storia di una profuga lettone sposata ad un soldato italiano e trapiantata con lui nelle isole Eolie; e, avuta l’approvazione di massima, riuscì a fissare tutte le clausole della futura collaborazione. La Bergman avrebbe ricevuto per il film 175.000 dollari, dei quali 20.000 subito depositati in una banca a titolo di cauzione, e il 40% degli utili.
Mentre procedeva alla preparazione di Aria di Roma, in cui la Magnani avrebbe sostenuto ancora una volta la parte di una popolana, Rossellini definì con Amidei il soggetto di Dopo l’uragano: furono fatte molte stesure, fino a che fu scelta quella che imperniava il dramma della vicenda sull’ostilità degli abitanti delle Eolie per la bella straniera.
Frattanto la Bergman tempestava Rossellini di lettere e telegrammi incitandolo al lavoro; erano messaggi scritti con la stessa grazia insinuante ed ambigua della prima lettera. L’ultima arrivò poco prima di Natale. Diceva: «Caro signor Rossellini, io sfoglio un fiore e dico: Buon soggetto? Cattivo soggetto? Buon soggetto? Cattivo soggetto?… Sono felice. Molto sinceramente, Ingrid Bergman». Rossellini rispose che il soggetto era ormai pronto, che era buono e che l’avrebbe portato lui stesso in America mascherando il viaggio col pretesto di ricevere il Premio della critica assegnato a Paisà.
Ormai, dunque, il gioco è fatto. Quando Rossellini arriverà ne conosceremo i particolari. Ma di una cosa, frattanto, si può essere certi: che egli avrà saputo difendere e mantenere l’indipendenza della sua personalità di fronte alla gran macchina dell’organizzazione americana.

Ermanno Contini

 

 

Anna Magnani in Angelina

There will be many who will doubt this story of petticoat politics, but no true film-lover will doubt the excellence of Miss Magnani and her supporting artists.

Angelina (Anna Magnani)
Anna Magnani (Angelina)

London, 24 March 1949 

At the height International Film Festival in Venice in 1947, the Italian actress Anna Magnani won an award for being the best actress of the year.

It was the film Angelina that she used as a field from which to pluck this formidable bouquet. The film has just arrived in London and the only regret one feels about its arrival is that its journey was so long delayed.

Angelina has Rome as its back-cloth — not the picture postcard Rome of the tourists, but the slum Rome, the over-crowded district of Pietralata. It is just after the war, and black marketeering and bad housing conditions lead to discontent, but little action until Angelina rebels. She leads her own “war” against the Black Market; she crusades for her  neighbourhood; but when she reaches the zenith of her power, a potential politician she realises that it is her home which should her Parliament.

Now, Miss Magnani cannot be called physically beautiful. She has a profile just on the attractive side of “homely,” and for the best part of the film she is content to allow herself to be dressed in rags and a soiled apron. How many English-speaking film players would regard the disadvantages of this equipment as insurmountable, as obstacles to be shied at?

Anna Magnani turns these things into auxiliary weapons for her part; she turns them into implements to be wielded with a sometimes terrifyingly efficient power.

She makes her Angelina a formidable character, but a character which is warm and human. Observe the meaning she puts into a grimace a shrug, a stare. It is not Anna Magnani you are watching; it is Angelina the embittered, tired housewife of the slums.

There will be many who will doubt this story of petticoat politics, but no true film-lover will doubt the excellence of Miss Magnani and her supporting artists.