Anna di Roma

Tutti conoscono ormai la nostra attrice oltre che per la sua bravura anche per il suo buon cuore.

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Dicembre 1948

Anna Magnani non poteva non far parlare di sé anche durante queste feste. Tutti conoscono ormai la nostra attrice oltre che per la sua bravura anche per il suo buon cuore. Appena due giorni prima di Natale l’attrice faceva sapere alle famiglie che abitano alcune baracche nelle grotte di Caracalla che avrebbe loro portato doni. La mattina del 25 tre lussuose macchine americane  (una dell’attrice, le altre due di proprietà di suoi amici) si fermavano davanti alle catapecchie di quella povera gente e prelevavano, in più viaggi, una sessantina di bambini. Inseguite dai ringraziamenti e dagli applausi delle madri, le macchine se sono dirette all’Osteria del Moro, in via delle Bollette, dove un fantastico pranzo attendeva i piccoli. L’oste aveva voluto associarsi all’attrice  contribuendo alla gioia degli ospiti.

Alla fine del pranzo a ciascuno dei bimbi la Magnani ha consegnato una busta con denaro, dispensando un totale di 110 mila lire, che divise  tra i bambini di quindici famiglie hanno costituito per ciascuno un dono di 1700 lire. La famiglia più numerosa, composta di dieci figli, ha ricevuto in tal modo 17 mila lire. Il denaro devoluto dall’attrice era stato da lei guadagnato con una prestazione per un documentario.

I milioni della Magnani e De Sica

Domenica 20 febbraio, alle ore 11, migliaia di persone affollavano Piazza del Popolo. Per la massima parte curiosi che venivano a vedere i divi. Hanno poi parlato al microfono Blasetti, De Sica ed altri. Poi la Magnani che era emozionatissima, e non ha saputo dire altro che «Aiutateci! Aiutateci! Aiutateci!». Non ha detto in che cosa dovevano aiutarla. Forse a guadagnare i quaranta milioni sfumati con la partenza di Rossellini, poiché il film Aria di Roma sembra non si faccia più.

Gli esercenti invece hanno convocato i giornalisti per tentar di far comprendere a tutti che loro farebbero molto volentieri i film italiani, ma non è possibile programmarli a sala vuota. E quando la sala è vuota bisogna cambiare film sia esso cinese o italiano.
Roberto Rossellini, parlando in America dello scarso successo in Italia del cinema italiano (invece lodatissimo all’estero), ha detto: «Gli italiani, eccetto gli intellettuali, non vogliono veder ricordare sullo schermo le loro quotidiane sofferenze. Ed è per questo che preferiscono Betty Grable». Quindi la faccenda sta solo nelle mani dei produttori che fanno film che il pubblico non vuol vedere!
Cosa hanno fatto produttori e registi? Si sono preoccupati gli uni e gli altri di far milioni. Hanno scacciato letteralmente il pubblico italiano, dalle sale dove si proietta un film italiano. E lo hanno scacciato infischiandosi di ciò che desiderava, negandogli qual poco che chiedeva. E quando stufo, questo pubblico, si è rivolto alla produzione straniera, allora, produttori e registi, affamati di milioni, hanno bussato alle Casse dello Stato. Ottenuti milioni hanno ancora fame. Battono ancora credendo che anche per gli usurpatori valga il vangelo “bussate e vi sarà aperto”. E, trattandosi di vangelo, il Governo democristiano che si compiace del fatto che in una capitale dopo quattro anni dalla fine della guerra non si possa telefonare, non vi sia gas, non vi sia luce, le strade siano rotte e sporche come in un lazzaretto, questo Governo democristiano, trionfo ed apoteosi del capitalismo, questo Governo si accinge ad elargire milioni ai milionari, e tasse e limitazioni all’esercizio ed al pubblico.
Basterebbe l’intervista concessa a Momento Sera da Vittorio De Sica ed Anna Magnani che si sono messi a capo del Comitato pro-cinema italiano. Dice Anna Magnani che lei, De Sica e tanti altri si sono sacrificati (è scritto “sacrificati”) per il cinema italiano. Ma non dice come. Chiedendo venti, venticinque milioni per fare un film, per lavorare venti o venticinque giorni. Si sono sacrificati intascando un milione al giorno. Questo non lo dicono. Ladri di biciclette è costato è costato 90 milioni. Bisogna chiedere a De Sica se è giusto che lui solo gravi sul costo del film oltre il 25 %.
I due intervistati, De Sica e la Magnani, chiedono quindi sacrifici all’esercizio ed al noleggio quando vogliono arginare e soffocare l’importazione e quando parlano di provvedimenti da prendere contro quelle sale che non programmano film italiani. Citano che vi sono sale che hanno avuto multe, che non sono state pagate (1). Essi vogliono i sacrifici altrui perché — ribatte la Magnani — «Facciamo tutti dei sacrifici, per esempio Vittorio — vero Vittorio? — ha rifiutato un contratto di sette anni offertogli da una Casa Americana».
Quando poi la Magnani dice che «Il Governo dovrebbe pensare che le nostre pellicole sono ambasciatrici di italianità», la cosa diventa disgustosa perché gli italiani si vergognano di come sono rappresentati sui film italiani. Dopo il nome generico di “maccheroni” e “chitarre e mandulini” i film italiani ci vogliono affermare quali pezzenti, ladri, prostitute, delinquenti.
Ma il cinema italiano di deve comunque salvare. E per salvarlo bisogna toglierlo dalle mani di queste sanguisughe! Comincino la Magnani e De Sica a prendere tre o quattro milioni per un film. Anche facendo un film l’anno, con 4 milioni si può vivere e bene. Chi ha mai detto che per aver fatta una parte d pupazzetta di un lavoro bisogna vivere in un Grand Hotel? Che bisogna viaggiare in vagone letto, che bisogna vivere una vita dispendiosa e dissipatrice? Chi lo ha detto che un attore possa giocarsi milioni alla roulette perché possa chiedere 15 milioni per un film?
Bisogna salvare il cinema italiano e quindi bisogna che lo Stato intervenga per salvarlo. Occorre dare premi al film italiano ma occorre premiare il film italiano per quello che di buono ha fatto e non per quel che “ha fatto”.

(1). Una legge approvata dalla Costituzione stabilisce che almeno 20 giorni al trimestre ogni sala cinematografica rappresenti pellicole italiane. Se la legge fosse applicata, ciò consentirebbe di fare in Italia un centinaio di film all’anno, lasciando al mercato straniero di rifornire tutta la merce necessaria a raggiungere la media di 390 film attualmente consumati in 12 mesi. In pratica le cose vanno diversamente. I trasgressori della legge sono puniti con una ammenda di 10.000 lire; le trasgressioni quindi costano tanto poco (e spesso qualche esattore neppure si sforza di incassarle) che i gestori delle sale e lo stesso ENIC, che pure dipende dallo stato, ne usano e abusano con la stessa strapotenza con cui impongono ai produttori quelle intitolazioni alla Carolina Invernizio, che fanno arrossire di ridicolo e di vergogna la maggior parte degli spettatori. I film italiani vengono sabotati con ogni espediente. Opere che potrebbero far “pieno” per due settimane, vengono ritirate dopo quattro giorni. Alcuni gestori arrivano al punto di pagare il noleggio e di tener chiusa la sala, piuttosto che far proiettare prodotti nazionali.