La stella cometa

Anna Magnani

Nel firmamento d’Italia la cometa è senza dubbio lei, Anna Magnani, la vera stella-guida di Cinecittà…

La Magnani non è una delle tante. E nemmeno può essere considerata semplicemente come “una” delle grandi: lei è l’attrice al di sopra dei giochi, la donna-donna. L’anima pulsante dell’Italia del dopoguerra. Qualcosa di simile a ciò che Bette Davis è per l’America e che Jeanne Moreau sarà per la Francia: il simbolo di una nazione, l’immagine di un modo di vita, di uno stile.

(…)

Anna Magnani è l’attrice che, simbolicamente, apre (con Roma città aperta) e chiude (con Mamma Roma) la grande stagione del cinema del dopoguerra. Merita quindi, a pieno titolo, il ruolo di stella cometa del divismo italiano.

Stefano MasiEnrico Lancia
(Stelle d’Italia – Piccole e grandi dive del cinema italiano dal 1945 al 1968, Gremese Editore, Roma 1989)

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Anna Magnani secondo Totò

Anna Magnani e Totò
Anna Magnani e Totò

Della Magnani, Antonio aveva una stima smisurata, affermava che era una donna “di capa e di spada” vera signora, generosa, coraggiosa. Mai l’aveva sentita ribattere con una volgarità, neppure quando sarebbe scappata la pazienza a un santo. In camerino se ne stava riservata, si esprimeva in italiano perfetto, era pudica delle gioie e dei dolori suoi che nascondeva dentro come un patrimonio personale. L’Annarella sanguigna e popolana si materializzava solo sul proscenio.
Franca Faldini
(Totò l’uomo e la maschera, di Franca Faldini e Goffredo Fofi, L’ancora del mediterraneo, Napoli 2000)

Anna Magnani nel ricordo di Paul Ronald

Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano (Centro Cinema Città di Cesena 2003)
Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano (Centro Cinema Città di Cesena 2003)

Sul set di Bellissima ho conosciuto Anna Magnani, che stimavo molto, perché era un’attrice vera. Abbiamo simpatizzato subito grazie anche all’amore comune per i gatti. Lei ne teneva tanti in casa. Abitava vicino a Piazza Venezia. Il rapporto amichevole si è consolidato tra noi grazie ai gatti. Ricordo che finito Bellissima, la Magnani, — forse per un’assenza legata a un film — ha portato i suoi gatti da noi, affidati alle cure di Huguette. Una volta rientrata, glieli abbiamo riconsegnati. Io e Huguette siamo stati varie volte a casa sua. La Magnani era simpaticissima. Quando si arrabbiava, diventava una belva. Ma la sua rabbia era sempre indirizzata ad una persona ben precisa. Quando lanciava le cose, mirava dritto. (…) Della Magnani ho un ricordo bellissimo, di un’attrice vera, generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri.

Il direttore della fotografia era Piero Portalupi. Una persona gentile, colta, che conosceva benissimo il mestiere. Visconti lo licenziò perché era troppo tecnico. (…) Visconti non ha cercato un altro direttore della fotografia. Ha detto semplicemente: «Adesso il film lo termina Paul», senza chiedere il mio parere. Io non volevo ma non c’è stato niente da fare. Così mi sono ritrovato direttore della fotografia.

Durante la lavorazione i rapporti tra la Magnani e Visconti furono sufficientemente cordiali, anche se non mancarono episodi poco simpatici. Ci fu un episodio in cui Visconti la volle umiliare in odo eccessivo. Si preparava una scena dietro al teatro cinque di Cinecittà, allora una landa deserta. C’era un praticabile con la macchina da presa, molte comparse, tutto era pronto. E la Magnani non arrivava. Allora stava al Circeo, aveva problemi con il figlio poliomielitico. Si poteva scusare. Visconti mi invita a seguirlo e raggiungere a piedi la portineria di Cinecittà. Lì si piazza in piedi, con le braccia incrociate, a mo’ di duce. L’ambiente era adatto. Dopo un po’ arriva la Magnani con la Buick rossa, decappottabile. Appena vede Visconti, si scusa immediatamente per il ritardo. Lui secco: «Vai». Senza aggiungere altro. Lei un po’ rasserenata — si aspettava ben di peggio — va a prepararsi. Quando è pronta in scena, lui, dall’alto del praticabile, su cui eravamo anche io e l’operatore alla macchina, ha cominciato ad aggredirla in modo feroce, davanti a tutta la troupe e alle tante comparse. Un’aggressione così plateale che la Magnani è svenuta. In questo modo abbiamo perso un’altra ora.

Paul Ronald
(dal volume Paul Ronald un fotografo francese nel cinema italiano, a cura di Antonio Maraldi; Centro Cinema Città di Cesena – Società Editrice Il Ponte Vecchio 2003)