Signora Magnani: sposerebbe un sacerdote?

Anna Magnani

Per niente al mondo. Non perché abbia qualcosa contro i preti, affatto! Solo che preti e non preti gli uomini sono tutti uguali ovvero… pessimi mariti. Da principio sono tutti rose e miele; dopo un po’ si stufano e ti piantano. Chi mi dice che anche il sacerdote, trasformato in marito, non rientri nella regola generale? Tutti i mariti ti fanno diventare matta, ti avvelenano la esistenza. Non posso soffrire i mariti, di ogni genere, come istituzione. Per questo io odio il matrimonio e, come ripeto, prete o non prete, non mi risposerò mai.

Anna Magnani

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La stella cometa

Anna Magnani

Nel firmamento d’Italia la cometa è senza dubbio lei, Anna Magnani, la vera stella-guida di Cinecittà…

La Magnani non è una delle tante. E nemmeno può essere considerata semplicemente come “una” delle grandi: lei è l’attrice al di sopra dei giochi, la donna-donna. L’anima pulsante dell’Italia del dopoguerra. Qualcosa di simile a ciò che Bette Davis è per l’America e che Jeanne Moreau sarà per la Francia: il simbolo di una nazione, l’immagine di un modo di vita, di uno stile.

(…)

Anna Magnani è l’attrice che, simbolicamente, apre (con Roma città aperta) e chiude (con Mamma Roma) la grande stagione del cinema del dopoguerra. Merita quindi, a pieno titolo, il ruolo di stella cometa del divismo italiano.

Stefano MasiEnrico Lancia
(Stelle d’Italia – Piccole e grandi dive del cinema italiano dal 1945 al 1968, Gremese Editore, Roma 1989)

Renato Castellani: Una presenza unica

Anna Magnani (La lupa di Giovanni Verga, regia di Franco Zeffirelli 1965)
Anna Magnani (La lupa di Giovanni Verga, regia di Franco Zeffirelli 1965)

Cosa dire ancora di Anna Magnani che non sia stato già detto? Che è un’attrice il cui istinto eguaglia l’intelligenza? Che possiede una tecnica così raffinata che, a volte, sembra persino recitare al di fuori di ogni tecnica?

Di Anna mi piace rammentare una cosa. Anna Magnani è una donna non molto alta. minuta, anzi direi quasi fragile e delicata. Ebbene, quando entra in scena, e me la rammento sempre quando faceva il suo ingresso nella Lupa, sembrava sopravanzare tutti in statura, sopravanzarli fisicamente. E sul palcoscenico non vi possono essere trucchi fotografici. Una “presenza” unica e straordinaria è forse il dono maggiore che la natura, già tanto prodiga con lei, le ha concesso.

Renato Castellani (1971)

Anna Magnani e Aldo Fabrizi

Aldo Fabrizi e Anna Magnani in Campo de' Fiori (1943)
Aldo Fabrizi, Anna Magnani nel film Campo de’ Fiori di Mario Bonnard (1943)

Se il cosiddetto neorealismo si è rivelato in modo più impressionante al mondo attraverso Roma città aperta, sta agli altri giudicare. Io vedo la nascita del neorealismo più in là: anzitutto in certi documentari romanzati di guerra, dove anche io sono rappresentato con Nave bianca; poi veri e propri film a soggetto, che mi hanno visto collaborare per lo scenario, come Luciano Serra pilota, o realizzatore come in L’uomo della croce; e infine e soprattutto in certi film minori, come Avanti c’è posto, L’ultima carrozzella, Campo de’ Fiori, in cui la formula, se così vogliamo chiamarla, del neorealismo, si viene componendo attraverso le spontanee creazioni degli attori: di Anna Magnani e di Aldo Fabrizi in particolare.
Chi può negare che sono questi attori a incarnare, per primi, il neorealismo? Che le scene di varietà dei forzuti o delle stornellate romane, giocate su un tappeto o con l’aiuto di una sola chitarra, come erano state inventate dalla Magnani, o la figura disegnata sui palcoscenici rionali da Fabrizi, già preludevano a momenti di taluni film dell’epoca neorealista? Il neorealismo nasce, inconsciamente, come film dialettale; poi acquista coscienza nel vivo dei problemi umani e sociali della guerra e del dopoguerra.

Roberto Rossellini

 

Anna Magnani secondo Totò

Anna Magnani e Totò
Anna Magnani e Totò

Della Magnani, Antonio aveva una stima smisurata, affermava che era una donna “di capa e di spada” vera signora, generosa, coraggiosa. Mai l’aveva sentita ribattere con una volgarità, neppure quando sarebbe scappata la pazienza a un santo. In camerino se ne stava riservata, si esprimeva in italiano perfetto, era pudica delle gioie e dei dolori suoi che nascondeva dentro come un patrimonio personale. L’Annarella sanguigna e popolana si materializzava solo sul proscenio.
Franca Faldini
(Totò l’uomo e la maschera, di Franca Faldini e Goffredo Fofi, L’ancora del mediterraneo, Napoli 2000)

Anna Magnani: Roma non la riconosco più

Roma, estate 1972

Sono amante del silenzio e della solitudine, perciò finirò per trasferirmi in campagna a fare la contadina. Roma non la riconosco più: è un caos e la gente nelle macchine ha sguardi da pazzi. Per la mia sensibilità è troppo sopportare una umanità che fa pena. Per questo trascorro gran parte del mio tempo al Circeo. Ora che Roma è deserta e che il Circeo è un caos, me ne sto qui, a casa mia.

Perché i giornali si ostinano a volermi vedere come una donna infelice, torva? Io ho avuto grandi successi anche nella mia vita di donna, non solo nella mia vita di attrice. E’ il mio temperamento che mi ha fatto e mi fa essere infelice perché mi basta un niente per rompere l’atmosfera. Mi basta una persona che nel subcosciente avverto non amica, non sincera, e io mi chiudo, oppure me ne vado, oppure ho delle reazioni che come vengono vengono.

I veri momenti infelici per me sono quando devo comportarmi da ipocrita, stringere per esempio la mano a qualcuno che non vorrei neanche salutare. Purtroppo nella vita di lavoro ogni tanto accade. Fortunatamente, per me l’more ha sempre avuto un posto importante nella vita. Anche quello che mi dà il pubblico è amore e io ci ho sempre tenuto tanto. Voglio essere amata perché quando mi sento voler bene mi sento più protetta, ed è per questo che accetto soltanto un lavoro se lo trovo giusto per me. Ma non so se valga la pena oggi. La produzione, salvo pochi film, è una produzione di consumo che arriva ad essere stomachevole.

Anna Magnani

Era la Magnani!

Come Greta Garbo, andava oltre la bravura, il talento, la professionalità. Era la Magnani!

Anna Magnani in Roma città aperta (1945)
Anna Magnani in Roma città aperta (1945)

Conobbi Anna nel 1948, durante le riprese di Amore, il film di Roberto Rossellini del quale era protagonista e nel quale faceva una parte anche Federico, che aveva scritto il secondo episodio, Il miracolo. La conobbi nell’Albergo dei Cappuccini di Amalfi, presso il quale furono girate le scene della processione. Anna era già famosa e io nutrivo per lei una grande ammirazione, fors’anche una grande invidia. Nel 1944 l’avevo vista in teatro, nel teatro di rivista, con Totò, in Che ti sei messo in testa? al Valle. Mi ci aveva portata Federico. Che presenza scenica! Che grinta! Poi l’avevo vista in Roma città aperta, il film che era stato sceneggiato anche da Federico. Era un’attrice superba, grandissima, sconvolgente.

Erano i due volti che sin da quando ero adolescente o giovanissima mi avevano come folgorata: il volto della Garbo in La regina Cristina e il volto della Magnani in Roma città aperta e altri film. L’una e l’altra erano lo schermo, lo schermo assoluto. Il cinema è nato muto, è immagine, è schermo: la Garbo e la Magnani riempivano lo schermo, si identificavano con lo schermo. Il volto della Magnani rappresentava la guerra, il dopoguerra, la sofferenza, il dolore, la catastrofe, ma era una faccia vitale, straordinariamente vitale. Come la Garbo, andava oltre la bravura, il talento, la professionalità. Era la Magnani!

Giulietta Masina