Ingrid ha scritto a Rossellini che sa dire ti amo in italiano

Roberto Rossellini, Olivia De Havilland e John Huston

Hollywood, Feb. 16, 1949. Samuel Goldwyn yesterday withdrew from the recently-announced deal with Ingrid Bergman and Roberto Rossellini for the production of the picture by the latter starring Miss Bergman in Italy this summer. Although Goldwyn declines comment on his withdrawal, it was reliably reported the move came when the impossibility of resolving certain details developed. The project had been launched with all principals presiding at an elaborate press conference on Feb. 2.
RKO entered the picture today, with negotiations reported to take over the financing and distribution of the film. Music Corp. of America is representing Rossellini and Miss Bergman in talks with Howard Hughes.

Con l’annuncio che Samuel Goldwyn si è ritirato dalla combinazione Bergman Rossellini, una certa confusione si è diffusa fra gli amici di Roberto. Che cosa si nasconde dietro l’improvviso voltafaccia di colui che viene ancora considerata la più astuta volpe di Hollywood? Sebbene Rossellini si mantenga in collegamento telefonico con i collaboratori più intimi, nessuno ha potuto sapere come stiano veramente le cose e le più contraddittorie ipotesi sono state, perciò, fatte da questo e da quello. C’è chi si rallegra per l’esclusione di Goldwyn che permetterebbe ai due artisti di essere i soli e diretti produttori del loro film e chi sene mostra preoccupato per le complicazioni finanziarie che potrebbero derivarne; c’è chi assicura che il film verrà cominciato e girato ai primi di aprile e chi sostiene che la lavorazione è stata rinviata di diversi mesi, c’è chi afferma che, ad ogni modo, l’accordo fra il nostro regista e l’attrice svedese è ormai perfezionato in tutti i particolari e chi dice, invece, che riveste ancora un carattere generico.
La verità è che Roberto Rossellini partì per Hollywood con un soggetto di otto pagine dattilografate che è piaciuto all’attrice ma che Goldwyn ha giudicato insufficiente per un impegno definitivo, tanto più che gli veniva rifiutata qualsiasi ingerenza nella sceneggiatura; che Rossellini e la Bergman stanno lavorando attivamente da più di venti giorni alla stesura del trattamento; e che al suo ritorno in Italia, previsto imminente, Rossellini, sebbene abbia l’impegno di dirigere Aria di Roma con Anna Magnani (alla cui preparazione ha lavorato per mesi fino al giorno della partenza per l’America), girerà Dopo l’uragano al più presto, non appena sarà pronta la sceneggiatura. In quanto all’accordo con Ingrid Bergman, la quale verrà fra un mese o due in Italia per mettersi al lavoro, era già concluso da tempo, da quando cioè il regista e l’attrice si incontrarono a Parigi nello scorso autunno. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata.
Nella primavera dell’anno scorso, mentre stava sceneggiando La macchina ammazzacattivi, Rossellini fu intervistato da un giornalista inglese al quale dichiarò, fra l’altro, di non credere all’attore professionista, alla star concepita con la mentalità dei produttori americani, e che ad essi preferiva sempre l’uomo della strada. Se avesse dovuto fare un’eccezione a tale regola, avrebbe pensato ad Ingrid Bergman.
Qualche settimana dopo, Rossellini ricevette dall’America il ritaglio di un giornale che riportava le sue dichiarazioni, accompagnato dalla seguente lettera: «Caro signor Rossellini, ho visto con grande commozione i suoi magnifici Open City e Paisà. Le accludo questo ritaglio di giornale: non si se la notizia sia vera o se siano riportate esattamente le sue dichiarazioni. Comunque voglio dirle che c’è una piccola ragazza svedese la quale parla abbastanza correttamente il tedesco, conosce qualche parola di francese e sa dire “ti amo” in italiano, che sarebbe felice di poter lavorare con lei». La lettera era firmata Ingrid Bergman.
Per quanto sia abituato ai più allettanti omaggi, Rossellini rimase molto commosso dall’inattesa offerta: bisogna ammettere che l’insinuante civetteria con la quale la lettera è scritta non avrebbe potuto con colpire una fantasia calda come la sua. Rossellini rispose con un lungo telegramma dicendosi lusingato dalle parole dell’attrice e felice che la sorte gli consentisse di poter lavorare con lei. Poi, nei giorni seguenti, le telefonò promettendole di cercare un soggetto e invitandola a considerare la possibilità di un incontro. Pur cercando di mantenere segreta la cosa, Rossellini si buttò con entusiasmo in quella che doveva essere la più grande avventura della sua carriera: mentre passava parola a tutti gli amici compreso De Filippo, perché gli preparassero un soggetto adatto, avviava con l’attrice un laborioso scambio di lettere per chiarire i rispettivi punti di vista sulla progettata produzione in comune. E alla fine stabilirono di incontrarsi a Londra.
Rossellini già da tempo aveva capito che la formula attuale del film italiano non può reggere a lungo. A questo proposito aveva allora dichiarato: Aria di Roma sarà l’ultimo film a carattere nazionale che girerò: dopo lavorerò soltanto in combinazioni internazionali. Per questo, oltre all’impegno per due film con la Bergman, sono già in trattative con Charles Boyer e con altri attori capaci di assicurare i grandi circuiti americani.
Quando fece queste dichiarazioni, Rossellini si era già accordato con la Bergman; ma la cosa era stata tutt’altro che facile. Il progettato incontro a Londra non potè aver luogo perché Roberto arrivò nella capitale inglese (dove era stato invitato dal British Council per la presentazione di Germania anno zero) con tale ritardo che la Bergman era già ripartita. L’attrice, che non conosceva le svagate abitudini del regista italiano, si irritò a tal punto da fare una dichiarazione alla stampa smentendo che esistessero delle trattative con lui e lasciando senza risposta le sue lettere. Rossellini, che non aveva affatto rinunciato al progetto, ricorse allora ai buoni uffici del suo consocio americano, il produttore Lopert, il quale riuscì a combinare un nuovo incontro a Parigi.
Questa volta Rossellini fu puntale: accennò alla Bergman le linee generali del soggetto che stava concretando con Sergio Amidei e che narra la storia di una profuga lettone sposata ad un soldato italiano e trapiantata con lui nelle isole Eolie; e, avuta l’approvazione di massima, riuscì a fissare tutte le clausole della futura collaborazione. La Bergman avrebbe ricevuto per il film 175.000 dollari, dei quali 20.000 subito depositati in una banca a titolo di cauzione, e il 40% degli utili.
Mentre procedeva alla preparazione di Aria di Roma, in cui la Magnani avrebbe sostenuto ancora una volta la parte di una popolana, Rossellini definì con Amidei il soggetto di Dopo l’uragano: furono fatte molte stesure, fino a che fu scelta quella che imperniava il dramma della vicenda sull’ostilità degli abitanti delle Eolie per la bella straniera.
Frattanto la Bergman tempestava Rossellini di lettere e telegrammi incitandolo al lavoro; erano messaggi scritti con la stessa grazia insinuante ed ambigua della prima lettera. L’ultima arrivò poco prima di Natale. Diceva: «Caro signor Rossellini, io sfoglio un fiore e dico: Buon soggetto? Cattivo soggetto? Buon soggetto? Cattivo soggetto?… Sono felice. Molto sinceramente, Ingrid Bergman». Rossellini rispose che il soggetto era ormai pronto, che era buono e che l’avrebbe portato lui stesso in America mascherando il viaggio col pretesto di ricevere il Premio della critica assegnato a Paisà.
Ormai, dunque, il gioco è fatto. Quando Rossellini arriverà ne conosceremo i particolari. Ma di una cosa, frattanto, si può essere certi: che egli avrà saputo difendere e mantenere l’indipendenza della sua personalità di fronte alla gran macchina dell’organizzazione americana.

Ermanno Contini

 

 

Annunci

Nannarella non sei più tu!

La cura di Hollywood ha cambiato la Magnani

Anna Magnani 1959
Anna Magnani 1959

Roma, ottobre 1959

Se non fosse stato per gli occhi, forse non la avrei riconosciuta. Ma come? Era Anna Magnani quella distinta signora vestita a nero, ben pettinata, piena di sussiego, che mi veniva incontro sorridendo garbatamente? O non era piuttosto la moglie di un vecchio generale a riposo, una di quelle signore della nostra buona borghesia, che dividono il loro tempo fra canaste di beneficenza, riunioni di dame della carità e visite  agli asili infantili delle borgate? No; era Anna Magnani. Me lo dissero gli occhi, i suoi grandi occhi profondi; quegli occhi che sanno parlare anche se la bocca resta muta. Gli indimenticabili occhi di Nannarella ai quali sembra dedicata quella stupenda canzone napoletana che dice: «Uocchie che arraggiunate…».

Della Magnani che noi tutti conosciamo ed amiamo, Hollywood ci ha restituito questa volta soltanto gli occhi. Tutto il resto è cambiato. Non c’è più l’Anna Magnani esplosiva, interprete de L’Onorevole Angelina; non c’è più l’Anna Magnani piena d’umanità popolare che ha interpretato Bellissima; non c’è più l’Anna sguaiata, violenta, simpaticamente volgare, che tutti ricordiamo. Hollywood l’ha cambiata. Sono bastati tre films negli Stati Uniti, per darci una Magnani nuova, paziente, affabile, senza scatti e senza impennate; e per di più una Magnani che parla un italiano a bocca stretta, come se prima di parlare la avessero costretta ad addentare un limone.

Anche fisicamente è cambiata: ha il viso scavato, i lineamenti tirati: e gli occhi campeggiano su questo viso sempre mobilissimo; e dicono a volte più di quanto la bocca non voglia dire.

Le domande che le si vogliono rivolgere, quando si parla con Anna Magnani, sono tante che fanno ressa sulla bocca; e ciascuna vorrebbe uscire per prima.

— Che ne dice di Marlon Brando?

— È un delizioso compagno di lavoro ed un attore insuperabile…

Anna ha girato accanto a Marlon Brando il suo ultimo film americano, tratto come i precedenti, da una commedia di Tennessee Williams,

—  È vero che ha un mucchio difetti?

Ecco; adesso sono i suoi occhi a parlare; prima che la bocca vi dia una risposta. Ammiccano con malizia, quegli occhi; ed Anna Magnani risponde:

— Anche io sono piena di difetti… Ma ad un grande artista come Marlon Brando, si perdona volentieri qualunque cosa…

— Ha sentito parlare, ad Hollywood, di Sophia Loren?

È senza dubbio una domanda a doppio taglio: serve anche a saggiare il terreno; la risposta confermerà la prima impressione, mi dirà se la Magnani è affettivamente cambiata o no.

— Ad Hollywood, durante le riprese del mio ultimo film, lavoravo dalle sette della mattina fino alle sette della sera. Tutti avevamo, quindi, troppo da fare per occuparci di Sophia Loren

L’ha detto con naturalezza; e con quel suo accento italiano da vecchio zio di America.

Proviamo ancora a punzecchiarla? Benissimo; ecco la domanda:

— È vero che girerà in Italia un film diretto da Rossellini?

Non si scompone, non si inalbera, non ribatte con una rispostaccia. È sempre molto pacata e molto composta.

— L’avete scritto voi giornalisti… — Dice. E dopo un attimo aggiunge: — Girerei volentieri un film diretto da Rossellini, se si presentasse l’occasione per fare un grande film, poiché ritengo Rossellini un grandissimo regista…

Toccati! No; Anna Magnani non è più lei. Ma ecco, improvvisamente, riaffiorare Nannarella.

— Del resto, — conclude — penso che Rossellini, dal canto suo, abbia una gran voglia di fare un film con me…

E ride: ma pianamente, discretamente. Non è più la sua risata larga, sincera, spontanea; quella risata di un tempo, che ricordava una cascatella alpina, tanto era fresca e chiara.

— Si fermerà molto in Italia?

— Girerò un film diretto da Monicelli: un film comico, tratto da due racconti dello scrittore Alberto Moravia. Dopo non so. Comunque più in là tornerò ad Hollywood. V’è, ad attendermi; una commedia si Tennessee Williams, che attualmente si recita a Broadway con enorme successo. Gli sceneggiatori sono già al lavoro: appena tutto sarà pronto, partirò.

— E il teatro? Non tornerà mai più a recitare in teatro?

— Sarebbe necessaria una lunga preparazione: manco da troppo tempo dal palcoscenico, e senza una preparazione adeguata non mi sentirei di affrontare il giudizio del pubblico…

Questa volta è lei; è l’attrice cosciente, che ha un grande senso della responsabilità, che ha il massimo rispetto per il pubblico, che ha una vera e propria venerazione per l’arte.

— È contenta di essere di nuovo a Roma?

Allarga le braccia: come se volesse abbracciarla, la sua città. E gli occhi, i suoi occhi espressivi si riempiono di lacrime: commozione, gioia, affetto: c’è tutto questo, e c’è altro ed altro ancora in quello sguardo. E mi sembra di veder riflessi negli occhi profondi di Anna, Trinità dei Monti e Santa Maria in Trastevere, il Pincio, il Campidoglio e San Pietro.

— Qual’è il suo programma per i prossimi giorni?

— Parto subito per il Circeo. Ho tanto bisogno di riposo e tranquillità; ho tanto desiderio di azzurro…

La chiacchierata è finita. Mentre mi congedo da Anna Magnani, qualcuno, passando la urta inavvertitamente. Ecco — penso — ora esplode; adesso torna ad essere Nannarella… Invece niente. L’uomo che l’ha urtata si scusa; e Nannarella lo guarda e sorride, come per dire: «Non è niente, le pare?».

È un’altra. Decisamente è un’altra. Ma no! Non è così! Non ho tenuto conto degli occhi. Nannarella ha sorriso, è vero; ha mormorato anche, a mezza bocca, con il suo nell’accento verniciato da esotismo «Ma le pare?»; però i suoi occhi, gli occhi di Nannarella, hanno detto qualche altra cosa. I sembra — o mi sbaglio? — che abbiano mandato il passante distratto e frettoloso, a…

Avrei voluto incominciare il pezzo, scrivendo: Nannarella non sei più tu! Ma dopo quell’occhiata, penso che ciò non sia più possibile. Sì, è vero, è cambiata. Può sembrare la moglie di un vecchio generale, dedita alle canaste di beneficenza, ed alla raccolta di fondi per i cagnolini orfani. Ma gli occhi di Anna Magnani, hanno sempre lo sguardo ironico di Nannarella. E, forse, tra un mese o due, quando i suoi polmoni avranno immagazzinato un po’ di quest’aria del Cupolone, tornerà ad essere lei, Nannarella, anche nel modo di parlare, e nelle esplosioni di collera.

Mamma Magnani

There is nothing, nothing in the world that would take me away from my son Luca on Christmas

Anna Magnani and Luca 1956
Anna Magnani and Luca, Rome 1956

Two weeks before The Rose Tattoo was scheduled to be premiered, its brilliant leading lady, Anna Magnani, received a phone call in Rome.

“Annarella,” began Pilado Levi, Paramount’s representative in Italy, “the studio is opening Rose Tattoo in New York. They want to fly you there.”

“It’s impossible,” Anna Magnani said.

“But it’s very important,” Pilado Levi said. “You are the star. You must be at the premiere. They will pay everything.”

There was a pause, and then Annarella shouted, “You must be crazy. Christmas is coming. Christmas I spend with Luca. There is nothing, nothing in the world that would take me away from my son on Christmas.”

Anna Magnani has a thirteen-year-old boy named Luca, living with the family of Nina Gravatti in Lausanne, Switzerland. Luca is badly crippled, the result of a polio attack when he was two.

The boy cannot walk without heavy steel braces, and the doctors, for the most part, have given up hope that he ever will. But Anna Magnani fiercely insists that sometime her Luca will walk again.

Last December after she turned down the appearance at the New York premiere of Tattoo, she and a girl friend left for Switzerland.

They arrived the day before Christmas and were met at the Lausanne station by Professor Nicod and Luca. A few weeks previously, the professor had operated on the boy. As Magnani stepped down from the train Luca held out his arms. Magnani ran to him, covered his face with kisses. Excitedly Luca told about his latest operation. His feet, formerly pointing outward, were now straight. With leg braces he would soon be able to stand for longer periods of time.

Anna suggested an immediate celebration, but Professor Nicod told her the boy was too tired. Why not postpone the party until after Christmas?

Reluctantly, Magnani agreed. But on Christmas Eve, dining with her friend in one of Lausanne’s best restaurants, Anna was seized by a sudden, uncontrollable desire to see her boy, to be with him, to have Luca next to her. Jumping to her feet, she announced sharply, “It is impossible to be here without my son.” And with that she bustled out of the restaurant.

Less than an hour later, Anna Magnani and her smiling Luca were sitting in the Grappe D’Or. Luca ordered a chocolate sundae and downed it rapidly.

Next day at Gravatti’s, Luca opened the Christmas presents from his mother: books, clothes, and best of all a pellet-shooting air pistol. Watching her boy, Anna shamelessly shed tears of happiness. Bringing joy to her son meant so much more than any possible trip to New York, any joy to herself.

Christmas over, Anna Magnani returned to Rome, where much to her surprise she learned that a news magazine had awarded her “the golden violet” for being Italy’s most exemplary mother.

And then when she heard she’d won the coveted Oscar, Anna in her excitement said, “Everything I have done is for my Luca.” Whereupon she immediately put in a long-distance call to him, saying, “He’ll be crazy about this. It will be his greatest Easter present.”

Magnani’s First Trip to New York

She talks as she acts, with her whole body. As the famous staccato poured forth, now clipped, now torrential, one expression mercurially blotted the next.

 

Anna Magnani and Lillian Gish, New York 1953
Anna Magnani and Lillian Gish, New York 1953

New York, April 1953

In her comfortable hotel suite, a conservatively clad Miss Magnani smilingly indicated a seat and balanced herself rather tentatively against a chair near the window. Humbly apologizing for her unfamiliarity with English, the actress shot a hopeful look across the room at her interpreter-companion, a pleasant, alert lady who immediately proceeded to set the actress in speech and, unsurprisingly, motion.

She talks as she acts, with her whole body. As the famous staccato poured forth, now clipped, now torrential, one expression mercurially blotted the next. Fingers stabbed the air, interlaced and locked in concentration. Above the wide, mobile mouth and straight, generous nose, the Magnani eyes reflected childlike trust and the stark inscrutability of tenement windows.

“Bella, bella,” she crooned, peering out over the mid-town roof tops. “New York is in some ways like Rome. And I love Rome, especially at night when the city is alive and throbbing. But the noise here is bad. I didn’t sleep at all the first two nights. The hotel moved me up here yesterday. And now more noise. This morning — here,” she said, pointing to the ledge outside, “two pigeons woke me up fighting. Husband and wife. If it had been a man I wouldn’t have minded.” Miss Magnani exploded with laughter. Subsiding, she patted a dislodged thatch of shaggy hair.

“On my first night here, I walked along Broadway, looking at everything. Like this.” The actress twisted, turned and gaped. “I will keep that picture as a photograph in my eyes for a long time.” She listened placidly to a translated resume of her first week’s activities: a mass interview aboard the Andrea Doria; a harbor farewell reception for Ambassador Clare Booth and Geraldine Brooks (with whom she made one film), fourteen interviews, three evenings at the theatre, another at El Morocco, tea with Bette Davis (her idol along with John Ford and Henry Fonda) and an official cocktail party for the press.

(…) Had Miss Magnani a favorite screen characterization? “Many. ‘Open City‘ —the part was written for me. ‘The Miracle,’ of course. No, I wasn’t surprised by the censorship trouble here. Every country has its own laws.”At the moment, “since I am identified with drama,” she prefers comedy.

“Do I live my parts?” Magnani brooded, pursing her lips. “I feel that both as a woman and as an actress, I put my all into any part. The director is a painter. The actor’s success depends on his strength and the extent to which the personality is allowed to come forth.”

Miss Magnani sat up straight. “Do you know Julie Harris?” she demanded intensely. “I saw ‘Member of the Wedding‘ on the boat. Wonderful. Talk, talk, talk. I didn’t understand a word. But I predict an extraordinary career for that girl. That delicate body, the great spirituality of the face.”

Was the film’s projection of isolated childhood perhaps suggestive of Miss Magnani‘s own? “No, no similarity,” she decided, shaking her head. “I am a very courageous woman. In real life I always have done what I pleased.”