Anna Magnani in America

“In America mi sentirei sola come un cane senza padrone. Spaesata, sola, indifesa. Hollywood divora gli attori, con le tendini, le ossa e il cuore”

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Anna Magnani ed il regista John Ford sull'Andrea Doria
Anna Magnani ed il regista John Ford sull’Andrea Doria

Aprile 1953

Anna Magnani è partita per Nuova York. Se le notizie diramate a proposito di questo viaggio sono esatte, l’attrice si ripromette il soggiorno di un mese in America, dove assisterà alla presentazione del film di Visconti, Bellissima, da lei interpretato. Altre notizie giunte da Genova (donde la Magnani è partita a bordo dell’Andrea Doria) aggiungono che non è da escludere una sua scrittura a Hollywood, dove la si vorrebbe protagonista di un film americano. Per quanto noi possiamo saperne, queste informazioni sono inesatte; saremmo più espliciti, asserendo che si tratta d’una sciocchezza.

Una sciocchezza, anzitutto, in linea di fatto: è noto che la Magnani ha assunto vari impegni a breve scadenza, in Italia, e fra l’altro, l’impegno di un ritorno agli spettacoli teatrali. (Come la Bergman, che sarà, quanto prima, al San Carlo di Napoli, la protagonista di Giovanna al rogo di Honegger, anche Nannarella è colta dalla nostalgia della ribalta). Ma si tratta, egualmente, d’una sciocchezza in linea d’ipotesi. Tempo fa, a Roma, in un colloquio che noi avemmo con la Magnani a proposito della possibilità di un suo temporaneo trasferimento all’estero, e particolarmente a Hollywood, appunto per partecipare all’uno o all’altro dei film che le erano stati proposti, ella ci disse un «no» che era una decisione definitiva. Definitiva e convincente.

«In America mi sentirei sola come un cane senza padrone. Spaesata, sola, indifesa. Hollywood, dice taluno, divora gli attori, con le tendini, le ossa e il cuore. Livella, sostengono, le personalità di ciascuno, togliendo loro i succhi vitali, ora, è chiaro che i miei succhi sono italiani e inaridirli significa inaridire tutta me stessa. Ammiro i film americani, quando sono belli, ma non vedo come possa inserirmi in essi. Comunque, se non ci andrò ad Hollywood — almeno se non ci andrò a lavorare — è principalmente per questo: per non sentirmi sola».

Chi conosce Anna Magnani — e conoscerla nell’arte sua significa un poco nella vita privata, tanto le due cose hanno modo di coincidere, in lei — non stenta a capire questo suo angoscioso timore della solitudine. Che abbia necessità, per esprimersi, di sentire fortemente avvinta alle sue radici è dimostrato dalla sua partecipazione a La carrozza d’oro, in cui la sua spontaneità, compromessa dal clima del film, a lei estraneo, fu messa a dura prova e si salvò, a stento, nelle risorse della classe. Pensiamo che, coerente con se stessa, ella non accetterà scritture americane. Che se invece cedesse alle lusinghe della tentazione sarebbe proprio lei a sbagliarsi. Ma non lo farà; è troppo accorta e giudiziosa per farlo.

Cronache indiscrete

New York, April 13, 1949. Director William Dieterle disclosed that he made a deal for three pics in three years with Italian distributor and financier Ferruccio Caramelli shortly before leaving for Europe on the Queen Elizabeth las night. Caramelli also in New York, departs homewards tomorrow to prepare the ground for Dieterle’s initialer for him, “Stromboli,” which will roll at Stromboli in the middle of May. Pic will star Italian actress Anna Magnani with dialog in English. 

Aprile 1949

Due figliuoli prodighi — o quasi — son tornati in Italia: Anna Magnani e Amedeo Nazzari. Nannarella s’era allontanata da Roma per pochi giorni, giusto per la presenziare alla prima londinese de L’onorevole Angelina. La Magnani ha spopolato, come si dice, ed eccitato il pubblico inglese, di solito così parco di entusiasmo. Ma è un fatto che i critici e i cronisti mondani non hanno risparmiato gli aggettivi per descrivere l’apparizione sullo schermo e in società dell’attrice romana. I capelli arruffati e le occhiaie della Magnani hanno fatto colpo sui londinesi, tutti concordi nell’esaltare questa donna italiana definita dal News Chronicle «l’attrice più poderosa dello schermo contemporaneo». I cronisti mondani che s’aspettavano l’irruzione di una popolana italiana urlante e gesticolante, nel vederla in abito da sera, dignitosa e riservata, coi capelli contenuti in un fazzoletto di pizzo, hanno esclamato: «Dio quanto è timida!» e han cominciato a chiamarla «signora». Il successo di Angelina s’è concluso con una scrittura: Anna Magnani, infatti, s’è accordata con Filippo del Giudice per la realizzazione di un film che dovrebbe essere girato in lingua inglese, ricavato da un soggetto di Fabrizio Sarazani e affidato alla regia del francese Claude Autant-Lara (già regista del Diavolo in corpo).

Massimo Serato, che sta interpretando il film di Capuano Rondini in volo nelle vesti di un aitante pilota, si è definitivamente riappacificato con Anna Magnani, dopo una “rottura” durata quasi tre anni. Il zazzeruto attore passa le sue domeniche a Fregene con Nannarella reduce dalle delusioni di Rossellini e dai successi londinesi. I maligni di dividono in due grandi categorie dopo questa notizia: quelli che dicono che Serato è un ripiego dopo l’affare Rossellini-Bergman e quelli che affermano che la Studebaker di Serato è un vantaggio dopo il sequestro governativo della Buick fuoriserie della diva, ridotta per breve periodo a girare in camioncino Topolino. Massimo Serato procede speditamente senza curarsi delle chiacchiere sul suo conto e, nonostante sia un simpatico ragazzo, per il suo modo di fare viene unanimemente creduto antipatico. La Magnani è caduta ammalata proprio mentre si accingeva a ripartire per Londra dove dovrebbe definitivamente concludere il contratto per un film italo-inglese. Intanto è stato ancora rimandato l’inizio di Aria di Roma, che verrà diretto da Bonnard.

Rossano Brazzi

Rossano Brazzi ritorna in Italia. Quando Brazzi partì per l’America gli augurammo molta fortuna. Poi, fra parentesi, dicemmo: «Rossano sta meglio fra noi: qui piace, è simpatico e popolare. Laggiù, forse, troverà difficoltà ad affiatarsi».
Oggi da Hollywood, giunge una notizia sorprendente: «A metà maggio Rossano Brazzi sarà a Roma per lavorare, come protagonista, nel film interpretato da Anna Magnani, film che si chiamerà Stromboli».
Il ritorno del figliol prodigo è probabilmente legato all’insuccesso di pubblico e di critica di Piccole donne, insuccesso dovuto, secondo noi, ad un malinteso fra Rossano ed il suo produttore. Brazzi non era tagliato per quella parte: scegliere un’interpretazione poco gradita all’attore non è stato certamente intelligente. Rossano ha dimostrato di avere qualità eccellenti: spettava al suo produttore, al regista, valorizzarlo nel migliore dei modi possibile. L’insuccesso è costato certamente caro al nostro giovane attore, che oggi fa la valigia e se ne torna, sia pur temporaneamente a girare sotto il nostro bel sole tiepido.
Ma la notizia è interessante per un altro verso. Anna Magnani sembrava aver incassato passivamente l’evasione di Rossellini, la Bergman, il film ai piedi del Vulcano e le maldicenze dei giornalisti. Evidentemente meditava un piano d’attacco a grande affetto.
Con l’annuncio di questa seconda edizione del film su Stromboli, che verrà girato negli stessi luoghi dove attualmente girano Rossellini e la Bergman, Anna Magnani ha lanciato una sfida alla bella svedese.
Sembra che Annetta nostra abbia ragionato così: «Rossellini farà un film a Stromboli? Anche io. Interprete del film di Rossellini sarà un’attrice famosa, una Giovanna d’Arco, ventesimo secolo? Interprete del mio film sarà io stessa, celebre anch’io, non come la Pulcella d’Orleans, ma come l’Onorevole Angelina, che può essere considerata l’emula in edizione popolare dell’eroica ed intraprendente Giovanna. Il protagonista maschile che agirà a fianco della bella svedese sarà un pescatore salernitano? I pescatori non m’interessano. Avrei forse potuto scegliere Massimo Serato; ho preferito invece Rossano Brazzi».
I due films, dunque, su Stromboli marceranno quasi contemporaneamente. Fra poco Nannarella e Rossano raggiungeranno Stromboli (l’isola, di punto in bianco, è al centro dell’attenzione mondiale) con la loro troupe e si incontreranno con la Bergman e Rossellini. Ma la Magnani ha già dichiarato: «Sono convinta che Ingrid ed io diverremo buone amiche».

È tornata Nannarella

Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno.

Anna Magnani rientrata a Roma 1949

“Dopo una breve permanenza a Londra, Anna Magnani è rientrata a Roma. Eccola sorpresa all’aeroporto di Ciampino subito dopo il lungo viaggio via Parigi. È stato il primo viaggio in aereo compiuto dalla diva, abituata a viaggiare sempre in treno. Questa volta ha scelto l’aereo perché importanti impegni richiedevano la sua presenza a Roma. L’aereo è giunto con due ore mezza di ritardo. A Londra la nostra attrice è stata molto ammirata e, prima di partire, gli esponenti del cinema inglese le hanno, in segno di omaggio, regalato un prezioso ritratto della Duse” 

Anna Magnani, dopo il suo breve soggiorno londinese è rientrata a Roma. L’attrice non aveva mancato, anche durante la sua assenza, di tenersi in contatto telefonico quotidiano con il regista Rossellini, che la metteva ogni sera al corrente delle ultime novità. La nostra attrice ha ricevuto un ampio successo nella capitale inglese per la presentazione de L’onorevole Angelina. Non contenta di ciò e volendo evidentemente impressionare il pubblico anglosassone, la Magnani ha tentato di avere per via aerea una copia del suo più recente film Amore. Per qualche sera Rossellini è stato tempestato di telefonate ma sembra che gli sia stato impossibile trovare le “pizze” da spedire. D’altra parte la presenza della Bergman e la preparazione del nuovo film gli hanno occupato quasi tutto il suo tempo. Nannarella nostra non si è arresa alla grande attrice americana e piuttosto che attendere qualche mese per il suo nuovo film ha preferito ripiegare: si annuncia infatti l’imminente inizio di Aria di Roma per la regia di Mario Bonnard e con la particolare supervisione di Roberto Rossellini. La notizia, ormai ufficiale, non ha bisogno di commenti. Rossellini intanto è partito per Stromboli, e Ingrid, che non è ancora riuscita a vedere una sola riga di copione, è stata soprannominata dai maligni “La grande ignara”. Si sa anche che il regista italiano ha ricevuto per la realizzazione del suo film un anticipo di cinquecentomila dollari, al cambio trecento milioni circa.

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Quando giunse in Italia Orson Welles, qualcuno dei soliti linguacciuti mise in giro la calunnia che l’attore americano non fosse esattamente qual che si dice un portafortuna. Anzi… Ebbene, durante la lavorazione di Cagliostro, interpretato dall’ex marito della futura sposa di Ali Khan, il caso volle che si contassero alcuni incidenti e questo valse a dar corpo al venticello calunnioso che già spirava insistente e perverso. In altro senso il regista Rossellini è stato bersagliato da una tenace schiera di malelingue che alimentano la favoletta, ormai vecchia come quella di Cappuccetto Rosso, d’una presunta persecuzione ad opera di Anna Magnani e ai danni del regista che si accinge a dirigere la Bergman. Con l’arrivo di Ingrid, poi, le storie fioriscono a mille e son tutte storie di gelosia, di scene drammatiche, di ripicchi. Storie, come abbiamo detto e ripetuto, che si susseguono prendendo spunto da ogni minimo particolare. Arriva la Bergman e la Magnani parte per Londra? Si dice che Rossellini l’abbia allontanata. Ritorna la Magnani e Rossellini parte con Ingrid per lo Stromboli a fare un sopralluogo dove si girerà il film? Si afferma che Rossellini fugge al riparo degli sfoghi di Nannarella. Ogni coincidenza è soggetto di critica e di rilievo. Il regista di Paisà non sa come salvarsi. Esce un modesto foglietto, redatto alla buona da una trentina di nomi del giornalismo e del mondo cinematografico, in difesa del cinema italiano e Rossellini scrive il suo punto di vista dando incautamente al suo brano questo titolo: “Primo, tranquillità di lavoro”. Non si può non sorridere indovinando che i soliti maligni vedranno, in quel titolo, una disperata invocazione di Rossellini ossessionato. Venne da sorridere pensando che Germania anno zero e La macchina ammazzacattivi sembra siano stati girati da Rossellini fra una telefonata e l’altra di Nannarella, fra una fuga e l’altra, a Roma, per calmare la Magnani, in un clima, cioè, perennemente burrascoso. “Tranquillità di lavoro”, chiede Rossellini nel suo trafiletto. Ma a chi è rivolto l’appello angoscioso? Questo si chiedono i maligni, i quali sono stati attivissimi in questi giorni in attesa del ritorno della Magnani da Londra.

“Scoppierà una bomba”, profetizzavano, fregandosi le mani. “È imminente uno scandalo”, annunciavano al colmo della gioia. Viceversa Anna Magnani è tornata, ma in viaggio deve aver meditato un’intelligente piano di battaglia. Infatti, subodorando ciò che tutti attendevano da lei, anziché dar fuoco alla miccia che avrebbe dovuto causare il tanto atteso scoppio della bomba scandalistica, Nannarella ha capito che il fragore avrebbe pubblicitariamente giovato Rossellini. E così sarebbe stato: la Magnani gelosa della Bergman, lascerebbe intuire che fra Ingrid e Rossellini corre del tenero. E allora ha scelto un’altra strada, comunicando così la sua decisione agli amici: «Quello», tutti sappiamo chi intende Anna, «sarebbe lieto di uno scandalo. Se lo vuole, deve darmi almeno dieci milioni». Decisione saggia: la pubblicità si paga.

Roberto Sgroj

Avio trasportato Rossellini torna a Roma

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani.

Rossellini all'aeroporto di Ciampino
Rossellini all’aeroporto di Ciampino in compagnia di Alfredo Guarini vice presidente dell’Enic

Marzo 1949
L’aereo della TWA che ha riportato Rossellini a Roma dopo 45 giorni hollywoodiani è atterrato a Ciampino quasi contemporaneamente agli apparecchi dai quali scesero il ministro degli esteri australiano Ewatt, a squadra turca di lotta ed il maraja di Batova. Al suo apparire sulla scaletta lampeggiarono i vacoblitz dei fotografi. Erano le 22 e 25. Un vento gelido spadroneggiava sulla pista di volo. Rossellini, sorridente come al solito, in cappotto di cammello dal bavero alzato aveva sotto il braccio un impermeabile, il romanzo Precious bane di Mary Webb, una civettuola scatola di Little Lulu (pure delicious pops), ed un pacco fitto di fogli rilegati: 130 pagine di contratto per il film con la Bergman, di cui l’indice ne occupa più di quattro e 32 pagine del soggetto in inglese. Sopra c’è scritto: Storia senza titolo da interpretarsi in Italia da Ingrid Bergman. Rossellini ha dovuto rimandare la partenza a causa di una tempesta di neve che lo ha bloccato a Los Angeles. Hanno viaggiato con lui soltanto tre passeggeri, uno dei quali era Alfredo Guarini, recatosi a Hollywood per conto dell’Enic. All’aeroporto erano infatti ad attendere Rossellini e Guarini, Isa Miranda con pelliccia di volpi nere e pantaloni color banana, Renzo e Marcella Rossellini, il direttore di produzione Gigetto Giacosi e il segretario particolare Alberto Manni. (…)

Rossellini è rimasto sbalordito e commosso al tempo stesso della accoglienza ricevuta in America. Quasi tutti i principali registi attori e giornalisti hanno voluto conoscerlo. Avendo espresso il desiderio di voler parlare con Bette Davis durante il party offerto da Ingrid, l’interprete di Jezabel disdisse un precedente impegno ed ingoiò tre ore di automobile per portarsi da Laguna dove abita alla villa della Bergman. «È una donna eccezionale, che sprizza intelligenza» ha detto di lei Rossellini. King Vidor lo ha colpito per la sua timidezza, per la sua umiltà, per la modestia. Cordialissimo Capra, gentilissimo Billy Wilder che ha organizzato un party in onore del regista di Paisà. Soffocato di complimenti e gentilezze da Marlene Dietrich, da John Huston, Olivia de Havilland, Edward G. Robinson, Jean Negulesco, Joan Bennett, da Hitchcock. In America ha ricevuto due premi, due pergamene, una dei critici di New York, l’altra del National Board of Review. Aline Mosby dell’United Press ha scritto: «Hollywood moriva dalla voglia di vedere da vicino questo regista che si definisce un dilettante, poiché gli unici due suoi film che si sono visti in America (Open City e Paisà) hanno collezionato più premi e diplomi di quanti sia riuscito ad ottenerne alcun altro regista americano in questi ultimi tempi». Rossellini pensa che non si adatterebbe allo stile di Hollywood: preventivi di film con numeri di sette cifre di dollari, squadroni di sceneggiatori e una produzione tiranneggiata dagli orari. Rossellini non vuol sapere di orari. «Io lavoro di notte» dice «se di giorno mi piace pescare». Ogni regina dello schermo americano avrebbe dato sei anni di vita per poter catturare Rossellini. La gara è stata vinta dalla Bergman solo perché Rossellini aveva in mente una trama che si adatta perfettamente al temperamento di questa attrice. Per avere la chiassosa pubblicità che ha ottenuto Rossellini in America, un giornalista americano ha scritto che un altro attore o regista americano avrebbe dovuto spendere due milioni di dollari. Impressioni hollywoodiane: la gente non vie nelle strade, vive nelle case, nei locali. Nei clubs bisogna andarci; in un certo senso, è un obbligo sociale.

Rossellini è tornato con una valigia in più. Una valigia gremita di regali per il figlio Renzino. La sera dell’arrivo, appena entrato nel suo appartamento all’Excelsior, camera n. 515, ha dato piglio ad una valigia di cuoio, l’ha aperta e ne ha tirato fuori un intero equipaggiamento da cow-boy con pantaloni, casacca, cinturoni, pistole, cappellone, lazo, speroni, gambiere di cuoio bianco, un giubbotto, una camicia a quadroni violenti che farebbe impazzire John Wayne e altri eroi della prateria, e, inatteso, festeggiatissimo un trofeo di piume nere e viola, un autentico trofeo Sioux. Renzino osservò ogni cosa. Giunto al cappello, nonostante il padre gli dicesse che il cow-boy Gary Cooper lo mandava a salutare, scelse il gran trofeo piumato.

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani. «A Hollywood» mi dice «esistono cinque o sei columnist corrosivi, specializzati in malignità sensazionali. Sono te al cubo» mi precisa gentilmente. «Però non hanno l’astio, la malvagità di taluni articolisti italiani. Smentisco recisamente di aver fatto a chicchessia dichiarazioni  anti-Magnani». Mi mostra un ritaglio del New York Times il quale riporta la seguente dichiarazione di Rossellini: «La Bergman non può essere paragonata ad Anna Magnani come prima attrice. La Magnani è così grande come non lo è nessun’altra». Del resto gli stessi critici di Hollywood invitati alla visione privata di Amore si sono trovati d’accordo nel definire la Magnani «the best actress in the world».
Nel corso di una delle visioni di Amore, un gruppo di personalità di Hollywood volle inviare un messaggio ad Anna Magnani: ciascuno scrisse un saluto, un apprezzamento, un giudizio ispirato dalla sua interpretazione. «Vi stimo moltissimo» scrisse Samuel Goldwyn; «Lei è magnifica» aggiunse Bette Davis. Particolarmente calorose le espressioni di Joan Bennett e Robert Montgomery: «siete una grande attrice: meravigliosa! Mi siete piaciuta moltissimo: vi ammiro». Frank Capra ed Edward G. Robinson vollero scrivere i loro messaggi in italiano: «con molta ammirazione (testuale) dal profondo del mio cuore», si espresse il gangster n. 1. «Carissima Anna, gran ammirazione e migliori auguri» scrisse il regista di Accadde una notte. Il messaggio si concluse con la entusiastica adesione della Bergman: «Attendo ansiosamente di conoscervi di persona».

Augusto Borselli

Ingrid ha scritto a Rossellini che sa dire ti amo in italiano

Roberto Rossellini, Olivia De Havilland e John Huston

Hollywood, Feb. 16, 1949. Samuel Goldwyn yesterday withdrew from the recently-announced deal with Ingrid Bergman and Roberto Rossellini for the production of the picture by the latter starring Miss Bergman in Italy this summer. Although Goldwyn declines comment on his withdrawal, it was reliably reported the move came when the impossibility of resolving certain details developed. The project had been launched with all principals presiding at an elaborate press conference on Feb. 2.
RKO entered the picture today, with negotiations reported to take over the financing and distribution of the film. Music Corp. of America is representing Rossellini and Miss Bergman in talks with Howard Hughes.

Con l’annuncio che Samuel Goldwyn si è ritirato dalla combinazione Bergman Rossellini, una certa confusione si è diffusa fra gli amici di Roberto. Che cosa si nasconde dietro l’improvviso voltafaccia di colui che viene ancora considerata la più astuta volpe di Hollywood? Sebbene Rossellini si mantenga in collegamento telefonico con i collaboratori più intimi, nessuno ha potuto sapere come stiano veramente le cose e le più contraddittorie ipotesi sono state, perciò, fatte da questo e da quello. C’è chi si rallegra per l’esclusione di Goldwyn che permetterebbe ai due artisti di essere i soli e diretti produttori del loro film e chi sene mostra preoccupato per le complicazioni finanziarie che potrebbero derivarne; c’è chi assicura che il film verrà cominciato e girato ai primi di aprile e chi sostiene che la lavorazione è stata rinviata di diversi mesi, c’è chi afferma che, ad ogni modo, l’accordo fra il nostro regista e l’attrice svedese è ormai perfezionato in tutti i particolari e chi dice, invece, che riveste ancora un carattere generico.
La verità è che Roberto Rossellini partì per Hollywood con un soggetto di otto pagine dattilografate che è piaciuto all’attrice ma che Goldwyn ha giudicato insufficiente per un impegno definitivo, tanto più che gli veniva rifiutata qualsiasi ingerenza nella sceneggiatura; che Rossellini e la Bergman stanno lavorando attivamente da più di venti giorni alla stesura del trattamento; e che al suo ritorno in Italia, previsto imminente, Rossellini, sebbene abbia l’impegno di dirigere Aria di Roma con Anna Magnani (alla cui preparazione ha lavorato per mesi fino al giorno della partenza per l’America), girerà Dopo l’uragano al più presto, non appena sarà pronta la sceneggiatura. In quanto all’accordo con Ingrid Bergman, la quale verrà fra un mese o due in Italia per mettersi al lavoro, era già concluso da tempo, da quando cioè il regista e l’attrice si incontrarono a Parigi nello scorso autunno. Ma questa è una storia che merita di essere raccontata.
Nella primavera dell’anno scorso, mentre stava sceneggiando La macchina ammazzacattivi, Rossellini fu intervistato da un giornalista inglese al quale dichiarò, fra l’altro, di non credere all’attore professionista, alla star concepita con la mentalità dei produttori americani, e che ad essi preferiva sempre l’uomo della strada. Se avesse dovuto fare un’eccezione a tale regola, avrebbe pensato ad Ingrid Bergman.
Qualche settimana dopo, Rossellini ricevette dall’America il ritaglio di un giornale che riportava le sue dichiarazioni, accompagnato dalla seguente lettera: «Caro signor Rossellini, ho visto con grande commozione i suoi magnifici Open City e Paisà. Le accludo questo ritaglio di giornale: non si se la notizia sia vera o se siano riportate esattamente le sue dichiarazioni. Comunque voglio dirle che c’è una piccola ragazza svedese la quale parla abbastanza correttamente il tedesco, conosce qualche parola di francese e sa dire “ti amo” in italiano, che sarebbe felice di poter lavorare con lei». La lettera era firmata Ingrid Bergman.
Per quanto sia abituato ai più allettanti omaggi, Rossellini rimase molto commosso dall’inattesa offerta: bisogna ammettere che l’insinuante civetteria con la quale la lettera è scritta non avrebbe potuto con colpire una fantasia calda come la sua. Rossellini rispose con un lungo telegramma dicendosi lusingato dalle parole dell’attrice e felice che la sorte gli consentisse di poter lavorare con lei. Poi, nei giorni seguenti, le telefonò promettendole di cercare un soggetto e invitandola a considerare la possibilità di un incontro. Pur cercando di mantenere segreta la cosa, Rossellini si buttò con entusiasmo in quella che doveva essere la più grande avventura della sua carriera: mentre passava parola a tutti gli amici compreso De Filippo, perché gli preparassero un soggetto adatto, avviava con l’attrice un laborioso scambio di lettere per chiarire i rispettivi punti di vista sulla progettata produzione in comune. E alla fine stabilirono di incontrarsi a Londra.
Rossellini già da tempo aveva capito che la formula attuale del film italiano non può reggere a lungo. A questo proposito aveva allora dichiarato: Aria di Roma sarà l’ultimo film a carattere nazionale che girerò: dopo lavorerò soltanto in combinazioni internazionali. Per questo, oltre all’impegno per due film con la Bergman, sono già in trattative con Charles Boyer e con altri attori capaci di assicurare i grandi circuiti americani.
Quando fece queste dichiarazioni, Rossellini si era già accordato con la Bergman; ma la cosa era stata tutt’altro che facile. Il progettato incontro a Londra non potè aver luogo perché Roberto arrivò nella capitale inglese (dove era stato invitato dal British Council per la presentazione di Germania anno zero) con tale ritardo che la Bergman era già ripartita. L’attrice, che non conosceva le svagate abitudini del regista italiano, si irritò a tal punto da fare una dichiarazione alla stampa smentendo che esistessero delle trattative con lui e lasciando senza risposta le sue lettere. Rossellini, che non aveva affatto rinunciato al progetto, ricorse allora ai buoni uffici del suo consocio americano, il produttore Lopert, il quale riuscì a combinare un nuovo incontro a Parigi.
Questa volta Rossellini fu puntale: accennò alla Bergman le linee generali del soggetto che stava concretando con Sergio Amidei e che narra la storia di una profuga lettone sposata ad un soldato italiano e trapiantata con lui nelle isole Eolie; e, avuta l’approvazione di massima, riuscì a fissare tutte le clausole della futura collaborazione. La Bergman avrebbe ricevuto per il film 175.000 dollari, dei quali 20.000 subito depositati in una banca a titolo di cauzione, e il 40% degli utili.
Mentre procedeva alla preparazione di Aria di Roma, in cui la Magnani avrebbe sostenuto ancora una volta la parte di una popolana, Rossellini definì con Amidei il soggetto di Dopo l’uragano: furono fatte molte stesure, fino a che fu scelta quella che imperniava il dramma della vicenda sull’ostilità degli abitanti delle Eolie per la bella straniera.
Frattanto la Bergman tempestava Rossellini di lettere e telegrammi incitandolo al lavoro; erano messaggi scritti con la stessa grazia insinuante ed ambigua della prima lettera. L’ultima arrivò poco prima di Natale. Diceva: «Caro signor Rossellini, io sfoglio un fiore e dico: Buon soggetto? Cattivo soggetto? Buon soggetto? Cattivo soggetto?… Sono felice. Molto sinceramente, Ingrid Bergman». Rossellini rispose che il soggetto era ormai pronto, che era buono e che l’avrebbe portato lui stesso in America mascherando il viaggio col pretesto di ricevere il Premio della critica assegnato a Paisà.
Ormai, dunque, il gioco è fatto. Quando Rossellini arriverà ne conosceremo i particolari. Ma di una cosa, frattanto, si può essere certi: che egli avrà saputo difendere e mantenere l’indipendenza della sua personalità di fronte alla gran macchina dell’organizzazione americana.

Ermanno Contini

 

 

Mentre Anna Magnani pensa alla regia, Luciano Emmer ripara gli errori di Rossellini

Anna Magnani pensa sempre a quella compagnia drammatica con la quale dovrebbe esibirsi a Parigi e Londra insieme a Vittorio Gassman e Walter Chiari

Marzo 1950

Anna Magnani pensa sempre a quella compagnia drammatica con la quale dovrebbe esibirsi a Parigi e Londra insieme a Vittorio Gassman e Walter Chiari; repertorio italo-franco-inglese: La signora dalle camelie, La figlia di Iorio, Pigmalione. Pare che Anna ha curato personalmente il montaggio del film Vulcano e da questo abbiamo capito che non le spiacerebbe assumere la regia di un film.

In questi giorni, Luciano Emmer, che ha diretto molti cortometraggi e recentemente un film, è partito alla volta di Maiori, sulla costa amalfitana, per riparare vecchi errori di Roberto Rossellini. Rossellini era stato a Maiori nel luglio del ’48 saturo di gloria e di celebrità recentissime, per girarvi La macchina ammazzacattivi. V’era stato un anno prima per girarvi Paisà e tutti lo conoscevano, i pescatori lo chiamavano confidenzialmente Berto. Aveva comperato una frazione rurale, tre casette aggrappate ad uno strapiombo sotto il paesino di Furore, proprio alla foce di un torrente che passa sotto un ponte di molte arcate e si getta nel mare davanti ad un banco di corallo e venti metri sul fondo. Tutto il giorno girava con la sua Chevrolet da Amalfi a Ravello, da Ravello a Maiori, passava il tempo all’albergo dei Capuccini, la sera ballava alla Marina. Era considerato il regista geniale che improvvisa. Di giorno in giorno, quando gli veniva l’estro, inventava un brano di sceneggiatura, chiamava d’un tratto tutti a raccolta dalle rupi e dalla spiaggia e ordinava di girare. Raccoglieva i discorsi dei paesani e li introduceva tali e quali nel film, ammirava i tipi più originali dei paesi e li scritturava facendoli recitare al naturale. Pensava ed era certo di fare un capolavoro. Un giorno, mentre al paese aspettavano che egli costruisse un orfanotrofio del quale era già pronto il progetto che lui stesso aveva sollecitato, montò con Anna Magnani sulla sua Chevrolet, disse «Arrivederci» e partì. Arrivato a Roma per dei mesi i più grandi esperti di montaggio esaminarono i brani di pellicola: era impossibile montare La macchina ammazzacattivi, girata disordinatamente e senza raccordi. Per un anno e mezzo le pizze della pellicola rimasero nei magazzini. In questi giorni, finalmente, anche per consiglio della Bergman, Rossellini ci ha ripensato: e Luciano Emmer è partito per Amalfi, per riparare agli errori di Rossellini.

Finalmente soli di Giacomo Gentilomo 1942

L’intreccio è ricco di situazioni paradossali, di fulminei colpi si scena e spassosi imprevisti, che si susseguono con ritmo celere.

Anna Magnani e Maria Mercader
Anna Magnani e Maria Mercader nel film “Finalmente soli” di Giacomo Gentilomo (1942)

Giugno 1941

Ho perduto mia moglie, è il titolo provvisorio di un nuovo brillantissimo film di produzione Incine, la cui lavorazione è stata iniziata in questi giorni, negli Stabilimenti Pisorno di Tirrenia, con la regia di Giacomo Gentilomo. La vicenda trae lo spunto da un celebre lavoro teatrale a grande successo, interamente rielaborato e adattato per lo schermo da Mino Cuadana, al quale si deve anche la sceneggiatura. L’intreccio è ricco di situazioni paradossali, di fulminei colpi si scena e spassosi imprevisti, che si susseguono con ritmo celere.

GiPer la interpretazione dei vari personaggi è stato chiamato un folto gruppo di ottimi attori tra i quali, principali, vi sono: Enrico Viarisio, Maria Mercader, Maurizio D’Ancora, Pina Renzi, Virgilio Riento, mentre in altri ruoli agiscono Dina Sassoli, Ernesto Almirante, Miguel Del Castillo, Eduardo Toniolo e numerosi altri.

Architetture e costumi sono stati disegnati da Veniero Colasanti; la fotografia è dell’operatore Peppino La Torre. Collaboratore alla regia è Mario Monicelli. L’organizzazione generale del film è curata dal Comm. Eugenio Fontana.

Mentre si gira alla Pisorno Tirrenia

Ecco Maria Mercader in un radioso abito nuziale coro rosa, audace creazione della moda del 1901. Sorrideva, felice, al fotografo: e nel suo sorriso ci sembrò di ritrovare quello della mamma, il giorno del matrimonio. Ecco Maurizio d’Ancora, bello e romantico, con la giubba a quattro bottoni e la cravatta a farfalla. Faceva roteare con maliziosa grazia un sottile bastoncino di bambù: proprio come doveva fare nostro padre, a vent’anni, sul Corso Vittorio Emanuele II, nell’ora del passeggio elegante.

Tutti li ritrovammo. Perfino il caro e scapestrato zio Giovanni, somigliantissimo a Riento. Perfino la canzonettista Lulù, identica ad Anna Magnani. Perfino il mite e morigerato cugino Filippo, autore di uno studio sulla poesia del Metastasio assolutamente inedito ed orgoglio della famiglia, in tutto simile ad Enrico Viarisio.

Non mancava nemmeno, impersonato da Lia Corelli, il “caro frugolino” (detto anche “vispo diavoletto”) che imperversava con le sue adorabili monellerie in tutti i salotti del 1900.

Negli interpreti di Ho perduto mia moglie, una farsa cinematografica che Giacomo Gentilomo sta realizzando con intelligente sensibilità per la Incine – Viralba e che Veniero Colasanti  ha gustosamente ambientato, non ci sembrò di vedere il solito gruppo di attori in attesa di girare, ma una serie di personaggi vivi e veri giunti, dopo un magico viaggia a ritroso nel tempo, dagli anni leggendari in cui nostra zia Grazia amoreggiava in segreto con il tenente del Nizza Cavalleria e nostra cugina Giuseppina confidava al diario rilegato in moirée i suoi peccaminosi rapporti epistolari con il poeta Giuseppe Bagnasco; in cui nostro padre discorreva in faglia della Bella Otero in modo tale da autorizzare in tutti il sospetto che fra lui e la maliarda fosse intercorsa una relazione, e nostro cugino Ferdinando percorreva una brillante carriera amministrativa ai Grandi Magazzini Bocconi.

Restammo a lungo a guardarli, i personaggi di un tempo che adoriamo perché vide la felicità di tante creature che ci sono, o ci furono, care. Fino al momento in cui l’energico richiamo del direttore di produzione non li strappò alla nostra fantasticheria.

Poi ce ne andammo, confortati dal pensiero che li ritroveremo tutti alla prima di Ho perduto mia moglie.

Quella sera ci parrà di essere accorsi ad un appuntamento con la nostalgia

Mino Caudana