Avio trasportato Rossellini torna a Roma

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani.

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Rossellini all'aeroporto di Ciampino
Rossellini all’aeroporto di Ciampino in compagnia di Alfredo Guarini vice presidente dell’Enic

Marzo 1949
L’aereo della TWA che ha riportato Rossellini a Roma dopo 45 giorni hollywoodiani è atterrato a Ciampino quasi contemporaneamente agli apparecchi dai quali scesero il ministro degli esteri australiano Ewatt, a squadra turca di lotta ed il maraja di Batova. Al suo apparire sulla scaletta lampeggiarono i vacoblitz dei fotografi. Erano le 22 e 25. Un vento gelido spadroneggiava sulla pista di volo. Rossellini, sorridente come al solito, in cappotto di cammello dal bavero alzato aveva sotto il braccio un impermeabile, il romanzo Precious bane di Mary Webb, una civettuola scatola di Little Lulu (pure delicious pops), ed un pacco fitto di fogli rilegati: 130 pagine di contratto per il film con la Bergman, di cui l’indice ne occupa più di quattro e 32 pagine del soggetto in inglese. Sopra c’è scritto: Storia senza titolo da interpretarsi in Italia da Ingrid Bergman. Rossellini ha dovuto rimandare la partenza a causa di una tempesta di neve che lo ha bloccato a Los Angeles. Hanno viaggiato con lui soltanto tre passeggeri, uno dei quali era Alfredo Guarini, recatosi a Hollywood per conto dell’Enic. All’aeroporto erano infatti ad attendere Rossellini e Guarini, Isa Miranda con pelliccia di volpi nere e pantaloni color banana, Renzo e Marcella Rossellini, il direttore di produzione Gigetto Giacosi e il segretario particolare Alberto Manni. (…)

Rossellini è rimasto sbalordito e commosso al tempo stesso della accoglienza ricevuta in America. Quasi tutti i principali registi attori e giornalisti hanno voluto conoscerlo. Avendo espresso il desiderio di voler parlare con Bette Davis durante il party offerto da Ingrid, l’interprete di Jezabel disdisse un precedente impegno ed ingoiò tre ore di automobile per portarsi da Laguna dove abita alla villa della Bergman. «È una donna eccezionale, che sprizza intelligenza» ha detto di lei Rossellini. King Vidor lo ha colpito per la sua timidezza, per la sua umiltà, per la modestia. Cordialissimo Capra, gentilissimo Billy Wilder che ha organizzato un party in onore del regista di Paisà. Soffocato di complimenti e gentilezze da Marlene Dietrich, da John Huston, Olivia de Havilland, Edward G. Robinson, Jean Negulesco, Joan Bennett, da Hitchcock. In America ha ricevuto due premi, due pergamene, una dei critici di New York, l’altra del National Board of Review. Aline Mosby dell’United Press ha scritto: «Hollywood moriva dalla voglia di vedere da vicino questo regista che si definisce un dilettante, poiché gli unici due suoi film che si sono visti in America (Open City e Paisà) hanno collezionato più premi e diplomi di quanti sia riuscito ad ottenerne alcun altro regista americano in questi ultimi tempi». Rossellini pensa che non si adatterebbe allo stile di Hollywood: preventivi di film con numeri di sette cifre di dollari, squadroni di sceneggiatori e una produzione tiranneggiata dagli orari. Rossellini non vuol sapere di orari. «Io lavoro di notte» dice «se di giorno mi piace pescare». Ogni regina dello schermo americano avrebbe dato sei anni di vita per poter catturare Rossellini. La gara è stata vinta dalla Bergman solo perché Rossellini aveva in mente una trama che si adatta perfettamente al temperamento di questa attrice. Per avere la chiassosa pubblicità che ha ottenuto Rossellini in America, un giornalista americano ha scritto che un altro attore o regista americano avrebbe dovuto spendere due milioni di dollari. Impressioni hollywoodiane: la gente non vie nelle strade, vive nelle case, nei locali. Nei clubs bisogna andarci; in un certo senso, è un obbligo sociale.

Rossellini è tornato con una valigia in più. Una valigia gremita di regali per il figlio Renzino. La sera dell’arrivo, appena entrato nel suo appartamento all’Excelsior, camera n. 515, ha dato piglio ad una valigia di cuoio, l’ha aperta e ne ha tirato fuori un intero equipaggiamento da cow-boy con pantaloni, casacca, cinturoni, pistole, cappellone, lazo, speroni, gambiere di cuoio bianco, un giubbotto, una camicia a quadroni violenti che farebbe impazzire John Wayne e altri eroi della prateria, e, inatteso, festeggiatissimo un trofeo di piume nere e viola, un autentico trofeo Sioux. Renzino osservò ogni cosa. Giunto al cappello, nonostante il padre gli dicesse che il cow-boy Gary Cooper lo mandava a salutare, scelse il gran trofeo piumato.

Rossellini si è dichiarato «amaramente sbalordito e sinceramente disgustato» dei pettegolezzi gettati in pasto ai lettori italiani, durante la sua assenza, nei riguardi suoi e della Magnani. «A Hollywood» mi dice «esistono cinque o sei columnist corrosivi, specializzati in malignità sensazionali. Sono te al cubo» mi precisa gentilmente. «Però non hanno l’astio, la malvagità di taluni articolisti italiani. Smentisco recisamente di aver fatto a chicchessia dichiarazioni  anti-Magnani». Mi mostra un ritaglio del New York Times il quale riporta la seguente dichiarazione di Rossellini: «La Bergman non può essere paragonata ad Anna Magnani come prima attrice. La Magnani è così grande come non lo è nessun’altra». Del resto gli stessi critici di Hollywood invitati alla visione privata di Amore si sono trovati d’accordo nel definire la Magnani «the best actress in the world».
Nel corso di una delle visioni di Amore, un gruppo di personalità di Hollywood volle inviare un messaggio ad Anna Magnani: ciascuno scrisse un saluto, un apprezzamento, un giudizio ispirato dalla sua interpretazione. «Vi stimo moltissimo» scrisse Samuel Goldwyn; «Lei è magnifica» aggiunse Bette Davis. Particolarmente calorose le espressioni di Joan Bennett e Robert Montgomery: «siete una grande attrice: meravigliosa! Mi siete piaciuta moltissimo: vi ammiro». Frank Capra ed Edward G. Robinson vollero scrivere i loro messaggi in italiano: «con molta ammirazione (testuale) dal profondo del mio cuore», si espresse il gangster n. 1. «Carissima Anna, gran ammirazione e migliori auguri» scrisse il regista di Accadde una notte. Il messaggio si concluse con la entusiastica adesione della Bergman: «Attendo ansiosamente di conoscervi di persona».

Augusto Borselli

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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