Assunta Spina edizione 1947

Unica nota interessante del film la presenza di un’attrice del talento e la forza espressiva di Anna Magnani

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Assunta Spina di Mario Mattoli (1947)

Roma, marzo 1948

È stato giustamente osservato che il cinema italiano ha mancato, con Assunta Spina, un’ottima occasione. Nonostante  il nome della protagonista (Anna Magnani) e quello non meno importante di Eduardo De Filippo (attore e sceneggiatore), — e questa è la ragione che ci ha spinti ad occuparci di questo film — il regista Mattoli ha sacrificato i due bellissimi atti di Salvatore Di Giacomo in un’edizione cinematografica scadente e superficiale.

Ogni trasposizione sulla pellicola di opera letteraria o teatrale porta con sé molteplici problemi e soluzioni, ma in questo caso si direbbe che il regista non si sia preoccupato che di impressionare il negativo in stretta obbedienza alla sceneggiatura consegnategli. Non si tratta, tanto per intenderci, di un ossequio pedantesco all’opera originaria o di un completo abbandono dei motivi trattati nel dramma del Di Giacomo, (il problema non si risolve mai, in generale, in termini du pura tecnica o di metodo, ma soltanto sul piano dell’arte, e cioè del linguaggio cinematografico: si vede, a questo proposito, e tanto per fare un esempio recente, i difetti del pur ottimo film americano Le piccole volpi di William Wyler), ma piuttosto di trovare un accordo, un punto di sutura fra il mondo di Di Giacomo e un’interpretazione nello specifico linguaggio cinematografico. Invece la carica su cui lo sceneggiatore ha puntato, sbagliando nettamente la mira, ha provocato una smagliatura completa del dramma, ridotto a tante piccole e slegate scene teatrali cha hanno finito per disperdere le buone intenzioni e le trovate (poche, e quasi tutte di dialogo) del copione cinematografico. Il dramma di Di Giacomo è un condensato in due blocchi omogenei (il tribunale e la stireria) dove roteano magistralmente i personaggi; al contrario Mario Mattoli, che ha girato la sceneggiatura di Eduardo De Filippo meccanicamente e senza alcuna partecipazione, si è divagato in un seguito di ambienti disuniti, disperdendo via via tutte le magnifiche possibilità che il cinema poteva offrirgli. Anche il pezzo di bravura, se così è lecito chiamarlo, (la festa di San Gennaro), è avulso dalla storia e mira a effetti coloristici abusati.

Il dialogo del film, in un dialetto napoletano incomprensibile, è sovrabbondante e tutt’altro che funzionale. Unica nota interessante del film la presenza di un’attrice del talento e la forza espressiva di Anna Magnani; la quale, nonostante le difficoltà del dialetto, ha colorito il personaggio, gli ha donato un’incisività ed una vivezza che si ergono imperiosi fra le immagini piatte e trasandate. La sua recitazione risulta realistica  perché sottolineata, inquadratura per inquadratura, da una fantasia istintiva e toccante. Ed è la Magnani che riesce, malgrado tutto, a dare un po’ di ritmo alla statica ripresa. Teatrale invece De Filippo, che ha dimostrato anche in questa prova scarsa sensibilità cinematografica.

Un’occasione, dunque, perduta, ed anche una battaglia andata male per il cinema italiano.

m. m.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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