Nel Bandito di Lattuada la Magnani si salva

Questa artista indiavolata trova sempre un minuto secondo per guardare fuori scena, dare intorno un’occhiata d’intesa, alzare un sopracciglio

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Anna Magnani 1946

Luglio 1946

(…) A voler leggere il film come l’interpretazione d’una crisi sociale in cui il nostro paese ancora si dibatte, è probabile si finirebbe a giudicare il film con severità. Dopo le prime sequenze  nella tradotta, col loro schietto sapore di documentario (che restano sempre le migliori), la pittura degli ambienti (case equivoche, covi di gangsters, ecc.), nonostante sforzi palesi per sostenersi, scivola in aspetti convenzionali. E la grande scena del colpo di mano nel tabarin a mezzo della quadriglia, è proprio uno tra i momenti meno persuasivi del film.

Lattuada è un regista che i suoi pregi e difetti porta con uguale ostinatezza. Gelido come un capo della Ceka, anche lui è fortemente dotato di quell’astratto spirito di crudeltà che sovrabbonda fra i giovani della sua generazione. Poiché da questa parte è così ferrato, si vedrebbe assai più volentieri che attendesse a caratterizzare con più versatilità e verità. Deve senza dubbio essergli tenuto conto d’aver lavorato su una mediocre sceneggiatura, tanto mediocre che a certi punti, quando più ci si accosta alla fine, sembra quasi di non potere assumerla che in una trasposizione umoristica. Taluni attori ne escono alla peggio: per esempio, l’ottimo Campanini. Invece, la Magnani si salva. Perché  questa artista indiavolata trova sempre un minuto secondo per guardare fuori scena, dare intorno un’occhiata d’intesa, alzare un sopracciglio. A volte non siete sicuri che essa non reciti una delibera parodia del proprio personaggio. Il pubblico intelligente, allora, si disinteressa del film, per godersi questa sottile superfetazione, E all’altro pubblico, tutto fa brodo.

Non si creda per questo che Il bandito non abbia i suoi meriti. Ad offrir loro il giusto risalto, basterà semplicemente, come già si è accennato, astenersi dal prendere il film troppo sul serio. Astenersi, intendo dire, dall’attribuirgli quel significato e quella portata di testimonianza sociale che il Lattuada, un po’ ingenuamente, gli avrebbe voluto dare. Personaggi come il bandito di questo film non sono reali, né storicamente, né in una loro esemplare consistenza lirica, portata fuori dei rapporti di tempo e di luogo. Lo stesso dicasi di tante figure che lo circondano. Sono vignette fotografiche da giornale illustrato: appostavi qualche generica didascalia, che si scorre senza farvi troppa attenzione. Ma in questo aspetto, il regista è riuscito a muoverli, anche se con il freddo distacco ch’è nel suo temperamento, con notevole bravura. E di film in film la sua mano si scioglie, il suo modo di raccontare diventa più rapido. Si capisce che non è lontano il momento in cui egli avrà dato la piena misura di sé.

(…)

Emilio Cecchi

 

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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