Triangoli di Dino Falconi e Oreste Biancoli

Triangoli, fantasia in tre sogni e otto quadri di Dino Falconi e Oreste Biancoli. Milano, Teatro Manzoni 18 gennaio 1930

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Milano, 19 gennaio 1930

Personaggi principali: Elsa Merlini, Ruggero Lupi e Luigi Cimara, in persona. Li vediamo in palcoscenico, mentre provano qualche scena e attendono un attore che verrà a leggere una nuova commedia. Intanto la stanchezza e il tedio di vivere sempre allo stesso modo, recitando sempre parti che si assomigliano, li assalgono. Soprattutto da loro fastidio quella perenne fissità dei ruoli, che finisce a caratterizzarli anche fuori della scena; l’uno reciterà sempre parti di marito ingannato, l’altro sempre parti di amante, e la signora sarà sempre la moglie dell’uno e l’amante dell’altro. Ah, uscire da questo triangolo sul quale il repertorio teatrale poggia! Ma come? Cimara vorrebbe fare un viaggio lungo, addirittura fuori della realtà, nel mondo delle belle antiche mitologie, anche a costo di non restare in pianta stabile sull’Olimpo, e di dare qualche capatina, giù, nell’inferno rovente. Lupi è più fedele al teatro; gli piacerebbe rimanerci, ma cambiar genere. Sogna il circo equestre, oppure il teatro americano, tipo Broadway, dove il formidabile triangolo non ci deve essere. Quanto alla signora Merlini, ha innocentissimi gusti arcadici. Gusterebbe la campagnetta, la casettina, il giardinetto, l’orticello e la basse-cour, con le galline, le oche, il tacchino pettoruto e rabbioso e il porcellino color rosa.

I tre attori sognano così, a occhi aperti, ciò che non hanno, mentre il sopraggiunto autore legge gli atti lunghetti del suo capolavoro; ma finiscono a continuare il sogno a occhi chiusi, perché si addormentano profondamente.

Li vediamo allora nei vari mondi e nei diversi luoghi che avevano vagheggiati. Ecco l’Olimpo. Pare un palazzo di banchieri. Vi si trovano raccolti i Numi, ma non si sente spirar l’ambrosia. Sembrano gente dei tempi nostri. Giove è un finanziere ribassista , Giunone, una dama matura che compera la tenerezza dei giovanotti, Marte, un ufficiale di cavalleria, Venere, una signora fedele fino a un certo punto, Vulcano, un marito utilitario e accomodante, Apollo, un tenore spropositone, Dionisio, un americano ubriaco. E il triangolo c’è anche qui: Vulcano, Venere e Marte. Giù all’inferno, dunque, che è un grande albergo che accoglie ospiti d’ogni qualità, da Salomé a Petronio arbitro, da Paganini a Rasputin; e anche qui il triangolo si forma, perché Cimara vi fa la conoscenza del fatalissimo Don Giovanni Tenorio e gli seduce l’amante prediletta, Ines de Ulloa, la figlia del convitato di pietra.

Vediamo se Lupi ha migliori fortune. Eccolo nel circo, tra ginnasti giocolieri, che fanno con pittoresca e stilizzata acrobazia le piccole cose di buono e cattivo gusto che si compiono in società. Ed ecco anche qui il terzetto: la moglie, che solleva i pesi, se la intende col giovane che si fa sollevare, che è Cimara, volante come un cherubino, tirato su da un filo di acciaio. Balziamo nel teatro americano. Assistiamo all’Otello, ridotto a spettacolo poliziesco con apaches e con girls. Triangolo anche qui: Otello, Desdemoda e il povero Cassio; terzetto innocente; ma le apparenze ci sono.

Tra i fiori e le bestie, le cose non vanno meglio. Il sole adora la campanula, e la campanula non sogna che quel pallido Pierrot dei cieli che è la luna; e la rondinella tradisce il suo legittimo rondone con un rondinino più snello e galante. triangoli, triangoli! I tre attori se lo sentono ripetere, quando, alla fine della lettura della commedia, si risvegliano, da un signore che sta in platea: la vita si basa sul tre, il più bel numero e il più perfetto. Sulla canzone del tre cala la tela.

Questo è la fantasia a caratteri di rivista che iersera la Compagnia Niccodemi ha rappresentato. Spettacolo piacevole, sebbene non senza difetti e non senza qualche prolissità nel primo atto; spettacolo ricco di particolari, con un secondo atto particolarmente vivace, rivestito da un dialogo festoso, di musiche e di danze, e messo in scena con ricchezza e artistico splendore di costumi e di scenari del pittore Abkasi. La dimostrazione del persistere del triangolo in cielo, in terra e in ogni luogo è fatta con gioconda fantasia specialmente nei quadri del circo e del teatro americano. La parodia mitologica, che ha tanta parte nel prim’atto, è apparsa troppe volte sulle scene, da Offenbach in poi; e si è sempre basata sull’anacronismo. È quindi una comicità già nota e superata. Ciò ha fatto sì che il primo atto mancasse di sorprese vere e proprie, sebbene vi abbondino i tratti allegri e le composizioni graziose. Trattando una più fresca materia, nei due quadri del secondo atto, gli autori hanno avuto la mano più fresca e l’estro più vario e più gaio. Il quadro del circo è tutto ridente di burla felice; la fusione dell’Otello con Broadway è fatta con buonissima malizia caricaturale. Il terz’atto ha toni più tenui, morbidezze più eleganti e languide e cerca solo i mezzi toni; ma l’ultimo quadro, che ci presenta il risveglio dei tre attori, è, come già era stato il prologo, animato, spiritoso, colorito, e si chiude con strepitosa allegria.

Triangoli manca di un poco di pepe in certi quadri e di quella precisione dei bersagli che rende brillante la satira. Fin che si sta sulle generali e si deridono i vizi della società, si moralizza senza pizzicare. Questo non continua aderenza a cose conosciute, si è sentita talvolta ieri sera; e si sarebbe anche desiderato che le belle musiche che il maestro Ermete Liberati ha scritte fossero più sbrigliate, e le altre, di canzoni, d’operette e d’opere che ha adattato alle strofe e ai couplets, fossero scelte tra le più burlesche. Il pubblico ha applaudito le arie del maestro Liberati carezzevolissime, ma più delicate che frizzanti; e questo genere le vuole soprattutto frizzanti.

La Compagnia Niccodemi, passando dal suo solito repertorio a questo genere di teatro leggero e spregiudicato, ha mostrato una straordinaria duttilità. Ieri, al Manzoni, tutti hanno recitato benissimo e tutti hanno cantato con brio e con un’aria di lieta canzonatura divertentissima. Elsa Merlini ha conquistato subito il pubblico. Deliziosa attrice  comica, fine e spontanea, d’una misura piena di garbo e di leggiadria, dicitrice di canzoni squisita, fu continuamente applaudita con calore e viva simpatia. Il Cimara trovò una buffoneria semplice, signorile e disinvolta, saporitissima; il Lupi, una fiera comicità, in modo di ridere col broncio, di molto effetto; il Besozzi, in cinque o sei personificazioni, recitò con una gaiezza eccezionale e con versatile talento di imitazione e di caricatura; il Brizzolari recitò e cantò anch’esso inappuntabilmente. Sono poi da ricordare le signorine Puccini, Magni e Magnani, le signore Conti e Donadoni, il Marini, il De Luca, il Meneghetti.

Al primo atto ci furono applausi a scena aperta alla fine del primo quadro e due chiamate al calar della tela, con qualche contrasto; nel secondo atto, furono interrotti da ripetuti applausi, tanto il quadro del circo che quello dell’Otello, e poi ci furono ancora due chiamate alla fine; due applausi a scena aperta e due chiamate finali nel terz’atto.

Renato Simoni

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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