Mamma Roma alla XXIII Mostra di Venezia

Venezia 31 Agosto 1962. L’interesse generale è rivolto alla serata che vedrà in lizza Pier Paolo Pasolini con Mamma Roma. Gran massa di giornalisti e invitati alla conferenza stampa seguito da cocktail offerto dalla produzione al Circolo degli Alberoni

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Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini alla XXIII Mostra di Venezia 1962

Venezia, 25 Agosto 1962. Mostra del trentennale. Da tempo si va ripetendo che questa edizione sarà eccezionale, che festeggerà in maniera degna la decana delle competizioni cinematografiche. Lo schieramento, sulla carta, favorisce rosee previsioni e sul traghetto del Lido già si fanno previsioni sulla battaglia finale per il Leone. Tornano ripetutamente, i nomi di Welles, di Zurlini, di Pasolini, e, in particolare, degli esordienti: Bertolucci, Visconti jr., Orsini. La 23a edizione propone 18 nuovi autori: le cifre sono qualcosa di più di una semplice curiosità statistica. Sul piazzale del Palazzo i primi arrivati passano ai nuovi le primizie: defezioni di Eva e del Processo, contrasti violenti in seno alla commissione di selezione, agitazione in alto loco per tappare le falle. Neppure questa sarà una Mostra tranquilla.

Venezia 31 Agosto 1962. L’interesse generale è rivolto alla serata che vedrà in lizza Pier Paolo Pasolini con Mamma Roma. Gran massa di giornalisti e invitati alla conferenza stampa seguito da cocktail offerto dalla produzione al Circolo degli Alberoni. Alla Mostra, Nannarella non aveva nessuna voglia di andarci. È noto che i festival l’annoiano e che sempre di meno sopporta l’invadenza di giornalisti e fotografi. Infatti appena arrivata a Venezia ha preferito chiudersi in albergo: inutile l’odio esploso tra due cronisti che erano accorsi per intervistarla. Nella sua stanza ha fatto salire soltanto due o tre amici. Nannarella giunge alla conferenza stampa con un’ora di ritardo; risponde distrattamente alle domande; si accosta al suo regista. Sembra intimidita e preoccupata dell’esito della sua rentrée. «Qual’è la più grande attrice straniera, secondo lei?», le ha chiesto uno. Anna Magnani si è aggiustata la spilla di brillanti e ha detto Edith Piaf. «E la più grande attrice italiana?». Altra pausa, poi la sua voce un pò bassa ha pronunciato il nome della Duse. Allora il giornalista ha cambiato argomento. «Ricorda qual’è stato il giorno più bello della sua vita?». «No». «E quello più triste?»; «Senta,» ha detto a questo punto Nannarella alzandosi per andarsene, «me lo ricordo benissimo, ma non glielo dico».

Al Palazzo del Cinema, quando appare tutta corvina, un’autentica ovazione l’accoglie. È sempre Nannarella e lei si sbraccia a salutare ed a gettare baci. Poi le luci si spengono, ed ancora piovono applausi. Alla fine il pubblico è tutto per lei; per questa ineguagliabile Mamma Roma cui si vorrebbe offrire una simbolica Coppa Volpi. Le polemiche, all’uscita, s’accendono più del consueto e il match AccattoneMamma Roma prosegue sino a notte alta nelle poltrone dell’Excelsior.

Mamma Roma è un film in certo modo complementare ad Accattone: dove là era istinto, fantasia, improvvisazione stilistica, colore, qui è costruzione meditata, ricerca di stile espressivo, dramma articolato. Ciò che questo film rivela di importante, Pasolini è un vero autore cinematografico, padrone del linguaggio: cosa su cui un’opera come Accattone, per il suo carattere, poteva lasciare qualche dubbio. Mamma Roma è un ottimo racconto: e di stupendo ha poi l’invenzione figurativa figurativa e psicologica del giovane protagonista, un ragazzo chiuso, introverso, sensibilissimo ricco di un nascosto calore.

Mamma Roma partecipa della stessa eccezionalità di Vivre sa vie. Perfettamente al suo posto in una selezione di film da Mostra d’Arte, non si può non rilevare la sua esuberanza, che in Pasolini è visiva, come nella allusione plastica — in lui frequente — al “povero” Cristo (del Mantegna) nell’episodio della della morte dei giovane detenuto (altrettanto ha fatto Godard paragonando Nanà a Giovanna d’Arco), ma soprattutto verbale, come nella stornellata nuziale: la cui intenzione spregiosa, in teoria al servizio esclusivo di una funzionalità drammatica, finisce per colpire anche il pubblico che al Palazzo del Cinema, in abito da sera, si è disposta ad assistere, compunto, a uno spettacolo contrappunto da una nobilissima musica di Vivaldi, ed ha finito per ascoltare un più prosaico “fiore”…

V’è una certa sciatteria nello scenario del film, con trapassi bruschi, capovolgimenti immotivati, personaggi incompleti (soprattutto quello di Franco Citti, le cui fugaci apparizioni non si capisce come riescano a piegare così rapidamente una virulenta, così difficilmente domabile Mamma Roma); ma, come in Vivre sa vie, esplode, a tratti, la genialità dell’autore: ad esempio nella straordinaria passeggiata-monologo della Magnani, che si accompagna e si accomiata, uno dopo l’altro, coi suoi clienti, che sono gli stessi della Nanà di Godard.

Anna Magnani aggiunge un altro “ritratto” eloquente alla galleria delle sue interpretazioni di popolana romana: da Angelina alla Maddalena di Bellissima, da Egle, inoubliable “monumento” alla carcerata romana, a Mamma Roma. È, qui, una popolana che cerca di conquistare, per amore del figlio, una dignità di mestiere — vorrebbe essere soltanto venditrice di frutta — e che vede il proprio figlio perdersi per sfiducia nella vita, nella società, e nella famiglia. naturalmente Pasolini la causa della morte del giovane Ettore — prima diventato ladruncolo, poi associato ad un carcere — non è condotta dalla madre, ma piuttosto va ricercata in una responsabilità collettiva.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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