Anna la solitaria

Perché la Magnani s’è chiusa nelle proprie fortezze, accentuando di anno in anno la propria volontà di restare sola con se stessa?

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Anna Magnani

Roma, Giugno 1962

All’età di cinquant’anni, Anna Magnani è la donna più sola del cinema italiano. Gli amici, naturalmente, non le mancano e fra questi i più affezionati sono Mario Monicelli, Piero Mele, Pier Paolo Pasolini, Renato Castellani, Alberto Sordi, Suso Cecchi d’Amico, Marisa Merlini, Alberto Moravia, Renato Guttuso, Roberto Rossellini e Antonello Trombadori. L’attrice, però, questi amici non li vede quasi mai. Preferisce rimanere tenacemente chiusa nella sua solitudine e passare anche le sue serate a casa, leggendo libri d’astronomia o ascoltando dischi di musica classica.

La Magnani abita in una sopraelevazione di palazzo Altieri, a piazza del Gesù, nel centro di Roma. Il palazzo è vecchio, ma il suo appartamento è nuovo, con le pareti zeppe di quadri moderni, fra cui alcune belle tele di Guttuso e Vespignani, oltre ad un gran numero di ritratti della padrona di casa. Assieme a lei abitano suo figlio Luca (diciotto anni e mezzo, studente al liceo artistico: un ragazzo molto bello e molto intelligente) e, secondo i periodi, una o due persone di servizio. In più ci sono tre bassotti a pelo lungo, un altro cane, un gatto birmano, due gatti persiani, e un certo numero di gatti randagi, ospiti vaganti, che vanno e vengono, si fermano a mangiare e qualche volta a passare la notte. Qui l’attrice trascorre la maggior parte del suo tempo, quando non lavora o non si trova nella sua villa del Circeo, anche questa abbondantemente fornita di cani e di gatti. Un po’ dappertutto nell’appartamento, ma soprattutto sul caminetto del soggiorno, stanno i premi: Oscar, Grolle d’oro, Orsi d’argento, medaglie coppe, statue. Non sono soltanto i ricordi di un passato glorioso, ma una vera collezione, che probabilmente non è stata ancora completata.

Perché la Magnani s’è chiusa nelle proprie fortezze, accentuando di anno in anno la propria volontà di restare sola con se stessa? Perché riceve così poco? Perché si mostra tanto diffidente verso i giornalisti? Sono domande a cui è facile rispondere. La ragione principale è che la Magnani si considera una incompresa. Lei ama il paese in cui è nata e vive, ma le sembra che gli italiani non l’amino. E non l’amano perché non la capiscono.

Queste sensazioni nascono nella Magnani soprattutto dall’insuccesso dei suoi film nel nostro paese. Insuccesso commerciale, naturalmente: perché, invece, i critici la trattano quasi sempre bene. È il pubblico che, da una decina d’anni a questa parte, sembra fermamente deciso a rifiutare ogni film che porti la Magnani sullo schermo. Grosse produzioni americane come Rosa tatuata e Pelle di serpente hanno registrato da noi un incasso infimo: il secondo anzi, è, di tutti i film di Marlon Brando, quello che ha fatto meno soldi. Degli ultimi film italiani della Magnani, la gente non sa o non ricorda neanche il titolo. C’è chi non ha dimenticato Bellissima, che tuttavia è ritenuto il più debole di tutti i film diretti da Luchino Visconti.

La Magnani dunque ha l’impressione di trovarsi in mezzo a gente che rifiuta sistematicamente ogni prodotto alla cui confezione abbia partecipato anche lei. Questo le sembra una grossa ingiustizia. Quando va a Parigi o a New York, la Magnani si sente un personaggio importante e riceve accoglienze trionfali. A Roma, invece, le sue apparizioni in pubblico non sollevano grande curiosità ed è perfino raro che le chiedano un autografo.

A tutto questo bisogna aggiungere la questione della sincerità della Magnani. L’attrice dice: «Non dico bugie manco se m’ammazzi». Ed è vero: la Magnani, nei rapporti umani, ama dire sempre la verità e riesce a tener fede a questo programma. Si tratta di un atteggiamento come un altro, ed è difficilmente criticabile. L’errore l’attrice lo commette credendo che un simile atteggiamento sia una qualità, anzi la sua migliore qualità. In nome di questa sua dedizione alla verità, la Magnani è capace di ferire profondamente anche qualcuno a cui vuole bene. Un giorno, per esempio, una sua amica gli si presenta davanti tutta contenta, orgogliosa del suo vestito nuovo fiammante: «Ti piace?», le chiede. La Magnani dà una occhiata da sotto in su e poi: «No, manco pe’ gnente». L’amica si rattrista tutta, di colpo, e se ne va con l’aria di un cane frustato. L’abito non piaceva alla Magnani, e va bene. Ma c’era proprio bisogno di dirlo, proprio così?

Succede dunque che, a forza di frasi del genere, gli amici si diradano intorno all’attrice. C’è chi la sopporta così e la trova divertente, ma c’è anche chi pensa che non è molto educata. La Magnani, dal canto suo, non si sente sgarbata, ma soltanto sincera. E ancora una volta, scopre che la gente non la capisce se la respinge proprio a causa di quella che, secondo lei, è la sua migliore qualità.

In realtà, nelle rare volte in cui esce, la Magnani non perde un’occasione di essere mordace e sgarbata con la gente. Gli unici che si salvano dalla sua offensiva sono i suoi compagni di lavoro, e in questo termine l’attrice racchiude tanto Charlot quanto il chitarrista che dice gli stornelli in un ristorante. Sono tutti uomini di spettacolo come lei, e dunque meritano il suo rispetto e la sua considerazione. Gli altri, invece, fanno parte, eccetto un gruppo ristrettissimo di amici, o del pubblico che non va a vedere i suoi film, o dei conoscenti che non apprezzano la sincerità. E quindi vengono duramente puniti.

I lati migliori del carattere della Magnani sono quelli che la gente meno conosce. Neanche i suoi amici più intimi, per esempio, sanno che, quando il suo autista s’ammalò di cancro, l’attrice spese un paio di milioni nel tentativo di strapparlo alla morte, chiamando chirurgi illustri come Valdoni. I cordoni della borsa della Magnani sono sempre molto tirati, ma lei non esita a scioglierli quando si tratta di fare della beneficenza o dell’elemosina. Tutto, naturalmente, senza nessuna pubblicità. Quando regala una carrozzella ad un ragazzo poliomielitico, non solo non chiama i fotografi ma non si fa accompagnare neanche dagli amici intimi. A questi amici, poi, l’attrice dà la propria fedeltà in maniera totale. Resta solidale con loro, voglio dire, anche se tutto il mondo li accusa. Quando l’arredatore Cesare Pavani venne arrestato su denuncia di Francesca Ruspoli per il furto di un gioiello, la Magnani si rifiutò di credere alla sua colpevolezza e lo difese in ogni occasione. Così, quando gli americani iniziarono una grande campagna contro Roberto Rossellini, a causa dell’affare Bergman, la Magnani — che pure aveva delle ottime ragioni di rancore contro di lui — andava in giro affermando: «Dite quel che volete dell’uomo, ma non toccate il regista perché è un grande artista».

Oggi Rossellini è tornato ad essere uno dei grandi amici dell’attrice, dopo essere stato un uomo importante del suo passato di protagonista cinematografica ma soprattutto di donna. Dopo il fallito matrimonio con Goffredo Alessandrini, quattro sono stati infatti i corteggiatori più assidui della Magnani: l’attore Massimo Serato, il regista Rossellini, un giovane elettricista e l’attore Gabriele Tinti. Tre di questi sono abbastanza noti, il quarto, invece — l’elettricista — è meno famoso, anche se è apparso al fianco della Magnani per quattro anni di seguito. Si trattava di un uomo tozzo, dalla mascella quadrata, i capelli biondi, gli occhi chiari. Era sempre quieto, non parlava mai, s’animava soltanto quando, qualche volta, si recava da solo alle corse di cavalli. In quelle occasioni raccontava agli amici scommettitori di interminabili serate passate assieme ad una Magnani e ad un Tennessee Williams immersi in una conversazione intellettuale che lo escludeva completamente. Con gli occhi ancora sbarrati di terrore, dava descrizioni apocalittiche di quelle ore e della sua fatica per tenere le palpebre sollevate.

Oggi l’uomo della vita della Magnani è certamente suo figlio. Nel desiderio di sfuggire gli altri c’è soprattutto il piacere di potersi dedicare di più a Luca. Nella propria intimità l’attrice, infatti, non è quella che appare in pubblico, cioè sgarbata e facile ai gesti violenti, ma è una donna di gusto, capace di arredare con intelligenza le proprie case e di ricevere la gente con grande signorilità. Per quanto piena di faccia tosta, la Magnani infatti diventa timida davanti ad una vera intelligenza, verso cui è capace di provare un rispetto quasi reverenziale. Ha la fortuna di avere oggi vicino un figlio ricco di intelligenza e di sensibilità, già autore di disegni e di quadri che mostrano un temperamento d’artista. Col buon senso di donna romana, che in questi anni di successo non le è mai mancato, la Magnani capisce che è giunto il momento di godersi il più bel premio della sua vita e cioè suo figlio.

In questi giorni la Magnani sta girando Mamma Roma. Molto ha raccontato intorno ai suoi pretesi contrasti col regista, lo scrittore Pier Paolo Pasolini; in realtà questi litigi non sono esistiti. Forse il modo di girare di Pasolini, che spezzetta tutte le scene, e non le dà mai tempo di mostrarsi spiritualmente, può anche sembrare alla Magnani assai diverso da quello degli altri registi con cui è abituata a lavorare, ma comunque, non mostra di essere urtata. Appena finito questo film, l’attrice tornerà sotto la direzione dell’uomo che le ha dato, con Roma città aperta, il suo più grande successo. Si ricostruirà  una coppia famosa del cinema italiano, a quindici anni di distanza: Rossellini-Magnani. Se anche questo film non riusciranno a sanare quel disaccordo che sembra esserci fra l’attrice e il pubblico italiano, la Magnani ha un progetto a cui pensa già da qualche tempo. Vuol prendere cioè di petto questo pubblico che non la comprende. Lo vuol guardare in faccia dal palcoscenico di un teatro.

Mino Guerrini

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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