La Lupa di Giovanni Verga al XXVIII Maggio Fiorentino

La Magnani torna alla prosa con La Lupa che Zeffirelli ha allestito con l’entusiasmo, il calore e il colore con cui, nel 1949, mise in scena Cavalleria e Pagliacci al Covent Garden di Londra

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Anna Magnani in La Lupa di Giovanni Verga
Anna Magnani in La Lupa di Giovanni Verga

Con successo e autorità, Anna Magnani è tornata al teatro di prosa interpretando La Lupa di Giovanni Verga, al XXVIII Maggio Fiorentino, per la regia di Franco Zeffirelli. Come molto frequentemente capita, nonostante la bravura, statura e larghi riconoscimenti internazionali — e forse proprio per questo — produttori e registi sembravano essersi dimenticati di un’attrice del calibro di Anna Magnani. Nonostante l’indimenticabile interpretazione di Roma città aperta, nonostante gli episodi di Amore di Rossellini-Fellini, Bellissima di Visconti, Nella città l’inferno di Castellani, nonostante l’Oscar americano per la migliore attrice, Anna Magnani era stata messa da parte oppure veniva invitata a esporsi in filmetti, che costituivano per l’attrice più umilianti infortuni che possibilità d’interpretazioni. Di questo passo sarebbe tornata agli stentati inizi dei film tipo La cieca di Sorrento, Teresa Venerdì, L’ultima carrozzella, Campo de’ fiori, ecc.

Il fatto è che in Italia per starsene al caldo dentro l’uovo occorre far parte di particolari sindacati cui si è ammessi soltanto se si dimostra di appartenere a un dato livello di aurea mediocritas non ché perfettamente omogeneizzati, condizionati, integrati e assimilabili. Chi possiede  forte e distinta personalità è obbligato a starsene fuori del guscio. Gli outsiders sono dunque destinati alla fame e all’oblio, fatta eccezione per coloro che resistono fino a sottomettere la massa degli integrati, sempre ben lieti, questi ultimi, di credere, obbedire e combattere per chi glielo imponga con le buone o, meglio, con le cattive. In Italia, il tempo, di solito, da ragione agli outsiders, a meno che questi non si addormentino, nel qual caso il brulicante lavorio dei topi finirà di nuovo per escluderli. È appunto il caso di Anna Magnani. Quando nella stagione 1939-40 Anton Giulio Bragaglia le affidò il ruolo di protagonista, a fianco di Carlo Tamberlani, in Anna Christie di O’Neill al Teatro delle Arti, il pubblico fu immediatamente conquistato ed esaltato dall’eccezionale forza drammatica dell’attrice che disegnò stupendamente quel personaggio (già interpretato in film da Greta Garbo nel 1930). Di fronte alla rivelazione di Anna Magnani, attrice drammatica, la critica del tempo non si sbilanciò; dopotutto — si disse — Anna Magnani proveniva dalla rivista e i suoi autori erano Biancoli, Falconi e Galdieri? Per sei anni Bragaglia di sbracciò nel vuoto affermando che la Magnani era una grandissima attrice. Il tempo, come al solito, gli diede ragione, anche se l’altrui senno di poi è sempre più amaro del proprio.

Dopo venticinque anni, dunque, la Magnani torna alla prosa con La Lupa che Zeffirelli ha allestito con l’entusiasmo, il calore e il colore con cui, nel 1949, mise in scena Cavalleria e Pagliacci al Covent Garden di Londra; spettacoli quelli che sbalordirono gli inglesi e che gli aprirono le gelose porte dell’Old Vic. Da quel momento Zeffirelli, dopo quindici anni di oscuro e durissimo tirocinio, in gran parte agli ordini di Visconti, entrò nella King’s society’s dei registi, dimostrando, in seguito, con Romeo e Giulietta e con Chi ha paura di Virginia Woolf?, di valere assai più dello stesso Visconti. Se il conte maestro esauriva il suo genio quasi esclusivamente nello splendore veristico della scenografia, Zeffirelli usciva dai troppo facili schemi della recitazione naturalistica e nervosa per obbligare gli attori non più a recitare ma a interpretare i loro personaggi. Per il personaggio di ‘gna Pina (cioè La Lupa) il nome di Anna Magnani veniva spontaneo a Zeffirelli (che nel 1947 era stato oscuro attore a fianco dell’attrice nel film L’onorevole Angelina) l’ha chiamata rompendo con spontaneità, coraggio e fantasia quei diaframmi mentali che impediscono i normali rapporti di lavoro con gli outsiders.

Franco Zeffirelli, affascinato dalla verità delle passioni che agitano i personaggi della tragedia, non ha voluto porsi a priori problemi d’indole filologica estetica e storica. Ha messo da parte ogni diatriba  sul Verismo e sul Naturalismo e si è gettato alla realizzazione guidato unicamente dal suo istinto. N’è sortito uno spettacolo indubbiamente affascinante cui però non giova la scena dello stesso Zeffirelli pedissequamente veristica nei particolari (stile viscontiano) non ché un piglio ch’è più vicino al melodramma (del resto la prima stesura de La Lupa era in versi e destinata alla musica di Puccini) che alla tragedia rusticana; i personaggi arrivano a conclusioni che non sembrano del tutto giustificate almeno sul piano drammaturgico. ma questo s’è detto, è un difetto del testo tra l’altro manipolato dal regista. Lo spettacolo è ricco, mosso e colorato con lampi sgargianti e morbide venature, zone d’ombra, trasalimenti, furori e chiaroscuri. Di statura imponente, la Magnani si mangia tutti gli altri interpreti, dalla labile, artefatta e sofisticata Anna Maria Guarnieri — sua figlia e rivale in amore — al belloccio e burbanzoso Osvaldo Ruggieri — marito e genero animato da un moralismo contadino così esplosivo da costringerlo alla fine spaccare la testa con una scure alla suocera provocante, lupigna, ingorda e passionale. Molto bene Ave Ninchi (in una parte comica), Giannini, Mantesi, Duse e tutti gli altri, paesani, villani, coristi, danzatori, pifferai e scacciapensieristi su musiche di Testa e Nicolaj. Naturalmente i consensi sono stati trionfali.

Alberto Perrini
Firenze, Maggio 1965

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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