Lettera ad ignoto per Anna Magnani

Chiamare Anna Magnani alla TV, farla uscire d’un colpo dalla sua reclusione, dal “ghetto” nel quale era stata relegata, è un atto d’amore dell’Italia

Annunci
Compagnia Totò Magnani 1944
Compagnia Totò Magnani 1944, caricature di Onorato

Illustre Signore,

io non conosco il suo nome, non so proprio a chi sia destinata questa lettera che sto scrivendo con tutto il cuore: sono sicuro però di scrivere ad un uomo degno, valoroso; dico di più, ad un italiano che ama questo Paese. Chiamare Anna Magnani alla TV, farla uscire d’un colpo dalla sua reclusione, dal “ghetto” nel quale era stata relegata, è un atto d’amore dell’Italia: e siamo un Paese che ha bisogno d’amore, pochi o nessuno ci ama al di fuori e fra noi, in casa, ci detestiamo.

Il caso di Anna Magnani è, appunto, una storia di disamore nazionale, perché questa meravigliosa italiana, questa attrice lodata, premiata in tutto il mondo, simbolo vivente di tanta storia nostra e della creatività italiana in arte, c’era, c’è stata sempre, per tutti gli anni del suo silenzio, in qualche angolo de Roma o in casa sua ar Circeo, l’ho sentito dire, non so dove; eppure Anna Magnani era dimenticata, in una prigionia di silenzio, lei con tutta la sua voce, nata per comunicare, dire, gridare le verità dell’arte scenica: e non è stata questa una esperienza da sottovalutare, bensì un gran fatto amaro da rifletterci sopra.

Un fatto analogo a quello d’una industria dello spettacolo che non seppe avvalersi di Totò (fino al suo incontro con Pasolini che non fu certo un fatto… industriale); con la differenza che Totò, negli ultimi anni, lavorava in condizioni fisiche difficoltose e l’aggiunta d’un’altra differenza, quella del significato più netto, più alto, direi (senza sminuire in nulla il valore e il caso di Totò), della presenza viva fra noi, con noi, in noi, nella storia nostra d’italiani di questo tempo, di Anna Magnani.

Chi era quella Magnani messa “fuori del giro”? Già, perché di questo si tratta, in questa società che noi tutti formiamo: a un certo punto uno si trova “messo fuori”; si faceva un gioco di società negli anni Sessanta, attorno a un tavolo, nei salotti, quando qualcuno pronunciava un nome di scrittore o pittore o artista o magari un filosofo, e gli altri decretavano a maggioranza “dentro” o “fuori”. E cioè “nel giro” o escluso ormai “dal giro”.

Per tanti anni la Magnani è stata “fuori”, fino a quando lei, amico sconosciuto, persona nobile e degna, ha deciso di chiamarla a interpretare spettacoli televisivi. Vorrei sottolineare addirittura a questo punto che la sua iniziativa è stata resa possibile anche dal fatto che la TV è azienda a capitale pubblico, statale: un caso palese di superiorità, di maggiore libertà nelle scelte a confronto con la celebrata, consacrata iniziativa “privata”. Quella stessa che fece tacere per anni la Magnani e ignorò Totò, e altri e altri, come cercheremo di dire più innanzi.

Si prova vergogna ricordando che Anna Magnani “esclusa” s’è trovata persino alla mercé delle furbizie di cronisti mondani che avevano l’aria di “proteggerla” o di “valorizzarla” parlando magari dei suoi gatti.

Ma non fu in cattiva compagnia, Anna Magnani, nella storia di questo nostro Paese, messa “fuori”, in disparte: in quel limbo del “fuori” incontrò di sicuro Italo Svevo che poté stampare il suo romanzo più importante soltanto a sue spese, magari anche Ezra Pound maestro di Elliot ma oggi ancora tenuto in sospetto, in un suo ghetto o gabbione particolare, qui da noi come nella grande America del Nord: ha certo incontrato in quel limbo Massimo Bontempelli maestro in “realismo magico” anche del postumo Vittorini (con Gente nel tempo, e nessuno se n’è accorto); tra i “fuori gioco”, Anna Magnani ha incontrato Corrado Alvaro, tanto per dirne un altro.

Così si vive qui da noi e fra noi: sempre nel pericolo di trovarsi “esclusi”, e nella necessità di rincorrere continuamente una “convalida”.

Nel campo della Magnani, e cioè dello spettacolo, l’esclusione, l’isolamento, è derivato, come in quello della letteratura, dell’invadente irruzione dell’ingombrante, prepotente presenza degli Azzeccagarbugli della sedicente “avanguardia”: avanguardia che tale non è, ma moda, epidermica prurigine, atre mercificata secondo le norme più sottili del consumismo, depravazione, in fondo.

Vogliamo completare il discorso sulla “esclusione” di Anna Magnani rilevando che il fenomeno si è verificato in concomitanza dell’irrompere di quell’Azzeccagarbugli avanguardiero con un distacco (una amnesia) dalla Resistenza: perché lei, Anna, resterà sempre legata alla coscienza della Resistenza e non soltanto per Città aperta ma per quanto ancora prima aveva fatto sulla scena. Io non rammento ora come si chiamava lo spettacolo al Cinema Savoia, verso piazza Fiume, a Roma, dato in piena occupazione nazista dalla Magnani e da Totò; so che siamo andati a vedere lo spettacolo, eravamo un gruppetto di clandestini, invitati non so neppure da chi: e nella grande sala fumosa presso Piazza Fiume la Magnani faceva d’un brano di D’Annunzio un grido della Resistenza, prima che Totò esclamasse: «Ma viva, chi? abbasso chi?». riuscendo a farci ridere!

Tu, Anna Magnani, in quello stesso spettacolo o avanspettacolo mettevi in caricatura un produttore o sovvenzionatore “amico”, nella parte d’una canterina o sciantosa, con una strofetta che ricordo ancora provata e riprovata per compiacere un direttore di scena, sempre fissando il “produttore”: «Qui nel cuor qui nel cuor, c’è il mio amor c’è il mio amor, qui sul sen qui sul sen, c’è il mio ben c’è il mio ben» e negli sguardi scambiati con “lui”, il ricco, il sovvenzionatore, c’erano i quattrini e il disprezzo: cara Anna Magnani, quella tua scenetta di venticinque anni fa basterebbe ancora adesso, essa sola, a far precipitare nel ridicolo tutto l’apparato del canzonettismo amorevole, che invece dura e tiene il campo, occupa il video e i festivals d’intere stagioni, e fa da lotteria nazionale delle passioni e del “destino”.

Grazie dunque a lei sconosciuto, nobile, colto dirigente della TV che ha tratto Anna Magnani fuori dalla prigione del silenzio ed evviva, evviva Nannarella nostra.

Roma, gennaio 1970

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.