Anna Magnani trionfa in America

“È bello che siamo qui e che si dedichino tanti riconoscimenti alla sua arte. Questo però accade solo qui. L’Italia ha sempre fatto finta di non accorgersi di mia madre”

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Catalogo della rassegna Anna Magnani al Museum of Modern Art, New York 1988
Catalogo della rassegna Anna Magnani al Museum of Modern Art, New York 1988

New York novembre 1988

L’America impazzisce per Anna Magnani, la grande attrice scomparsa quindici anni fa. Al Museo d’Arte Moderna di New York, dove il dipartimento cinematografico ha organizzato un’ampia rassegna retrospettiva dei suoi film, non sanno come tenere a freno l’enorme massa di pubblico che cerca di conquistare un biglietto per assistere alle proiezioni. Tutta la stampa, intanto, coglie l’occasione per rievocare, con accenti entusiastici, la figura di Nannarella, la prima italiana a cui Hollywood ha attribuito l’Oscar come attrice protagonista per la sua stupenda interpretazione del personaggio di Serafine Delle Rose nel film La rosa tatuata di Daniel Mann, tratto dall’omonima commedia di Tennessee Williams, il famoso drammaturgo che fu uno dei più convinti ammiratori della stessa Magnani.

La rassegna del Museo d’Arte Moderna di chiude il 27 novembre, ma già altre città degli Stati Uniti l’hanno prenotata, Tra esse figurano Chicago, Houston e Los Angeles. E dovunque il successo è garantito in anticipo, perché il culto della Magnani qui è vivissimo e la gente è ansiosa di conoscere anche i vecchi film dell’attrice girati in Italia negli anni Trenta e Quaranta e mai giunti in America. Non a caso, uno dei mostri sacri di Hollywood, Katharine Hepburn, è sceso in campo per manifestare il suo entusiasmo. «È un grande onore per noi», ha detto «rendere omaggio all’arte di Anna Magnani». Le ha fatto eco il critico cinematografico Elliot Stein, il quale non si è lascito sfuggire l’occasione per lanciare una frecciata alle nuove dive di Hollywood, dicendo tra l’altro: «Meryl Streep è perfetta, ma è tutta costruita in studio. La Magnani, no. La Magnani era un vulcano».

Dunque non poteva andare meglio per Nannarella? Dal punto di vista americano non c’è dubbio. La rassegna ha infatti confermato il giudizio che un altro mostro sacro di Hollywood, Jack Lemmon, diede a suo tempo della Magnani: «È la più grande attrice che io abbia mai incontrato». Del resto, questo giudizio non faceva che riflettere quello già manifestato prima da Tennessee Williams, secondo il quale il cinema mondiale aveva espresso solo due grandi attrici: Greta Garbo, “il cui viso esprime una bellezza che è di questo mondo e di là da questo mondo”, e Anna Magnani, che è “di una bellezza così profonda da racchiudere insieme dolore ed estasi”.

Dove invece le cose non sono andate molto bene è dal punto di vista, diciamo così, italiano. È successo, per esempio, che uno dei film in programma, Davanti a lui tremava tutta Roma, ha dovuto essere cancellato dalla rassegna perché si è scoperto che non ne esisteva una copia. La stessa cosa è accaduta con un’altra pellicola che il Museo avrebbe voluto presentare, e cioè La principessa Tarakanova. Gli americani sono rimasti di sasso. E non hanno esitato a esprimere la propria meraviglia e la propria indignazione per le difficoltà che hanno incontrato nel reperire il materiale necessario alla rassegna. «Sono furibonda», ha dichiarato alla stampa la direttrice della sezione del museo del cinema, Adrienne Mancia. «Molti nostri progetti sono andati a monte perché le bobine delle pellicole non ci sono giunte in tempo».

Ma non è ancora tutto. Un’altra polemica, e ben più grave, è stata innescata da Luca Magnani, il figlio del”attrice. Durante un dibattito organizzato dall’Istituto Italiano di Cultura, egli non ha esitato e dichiarare fuori dai denti che la madre, in Italia, è “un personaggio scomodo”. E ha soggiunto: «È bello che siamo qui e che si dedichino tanti riconoscimenti alla sua arte. Questo però accade solo qui. L’Italia ha sempre fatto finta di non accorgersi di mia madre. Forse se ne accorgerà adesso, dato che la retrospettiva rimbalzerà in Italia, come sempre pronta ad accogliere a braccia aperte tutto quello che viene dall’America».

Udendo queste parole, agli americani è parso di sognare. Possibile che un’attrice della statura di Anna Magnani non abbia in patria quei riconoscimenti che, in un certo senso, le spettano di diritto? Eppure, a considerare bene le cose, Luca Magnani ha puntato il dito su una piaga ancora aperta. Perché sì, è proprio vero che la madre è un personaggio che “scotta” e con il quale l’Italia, quella cinematografica in particolare, ha quasi paura, un giorno o l’altro, di dover fare i conti. Il motivo? Dover riconoscere di averne snobbato per troppo tempo il talento fino a costringerla, negli ultimi anni della sua vita, a chiudersi in una specie di ringhiosa solitudine, dalla quale la trasse poi la televisione, facendole girare quattro modeste storie costruite apposta sulla sua “misura”.

Ed ecco il problema: chi è stata veramente Anna Magnani? Una grande attrice “dialettale”, tutta viscere e istinto, che in pratica non ha fatto altro che recitare sempre il medesimo personaggio, e cioè se stessa? È l’opinione che sta dietro il mito di Nannarella: un mito che la vuole perennemente scarmigliata, sboccata, “romana de Roma”, mammona possessiva e amante insaziabile. Ma questo mito risponde davvero alla realtà? Un giornalista scrittore che la conosceva bene, Indro Montanelli, non ne è affatto convinto. Secondo lui, Anna Magnani era una donna timida, colta, intelligente, sgobbona, di educazione borghese e di sentimenti squisiti. Insomma, esattamente il contrario del personaggio che rappresentava in pubblico e che l’aveva fatto definire “la Greta Garbo delle borgate”.

(…)

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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