L’ultima carrozzella 1943

La Magnani, che non recita ma vive la sua parte come se si trattasse di un caso suo personale, s’è sfogata e «ci ha dato dentro» fino che ha avuto fiato in gola

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Ultima carrozzella

Venezia, Maggio 1944

Con L’ultima carrozzella seguita la serie dei film che non bisogna, a mio avviso, giudicare su un piano d’arte. Non voglio con questo negare che il regista Mario Mattoli e l’attore-autore-sceneggiatore Aldo Fabrizi siano artisti. Infatti il primo è un regista che con la sua flemma, con la sua arguzia, con la sua esperienza fa indubbiamente dell’arte; e Fabrizi, con quel suo volto da ranocchio tutto cuore, con quella sua vocina ingozzata da romano che si infischia del cielo, delle stelle, degli elementi tutti perché il cielo, le stelle, gli elementi tutti hanno, prima o poi, da obbedire al suo Cupolone, è un artista fuori giudizio, cioè fuori concorso. Ma l’arte è misura ed è proporzione, e nell’Ultima carrozzella la misura e la proporzione è meglio lasciarle col pastrano in guardaroba. In alcune scene non c’è più limite all’istrionismo e al «soggetto»; chi più ne ha, più ne mette. Tino Scotti fa, strafà, ristrafà, senza che una sola voce si sia mai alzata per frenare il suo impeto; e la Magnani, che non recita ma vive la sua parte come se si trattasse di un caso suo personale, s’è sfogata e «ci ha dato dentro» fino che ha avuto fiato in gola. Chi s’è contenuto quasi sempre — figuriamoci — è proprio Fabrizi, il protagonista, il deus ex machina del film. Infatti la sua abilità, la sua comunicativa, nascono proprio da questo grande pregio, il pregio del romano che non si sbraccia, che non si scompone, che in mezzo alle grida di tutti sbotta in una parola sola e chiude la bocca a cento persone. Fabrizi, purtroppo, è anche il soggettista del film; peccato, perché avrebbe dovuto tenere più fede alla grandezza di Roma e del romano e non fare, come spesso gli accade in questa vicenda, con rispetto parlando e con buona pace di coloro che arrossiranno leggendo questa parola, il «troppo buono». Generoso ha da essere il romano, sì, generoso fino alla follia, ma mai, mai, e poi mai troppo buono. E qui Fabrizi ha tradito sé stesso. Il protagonista di un film realizzato sotto quel cielo, tra quelle mura, con quella luce, nel miracolo di quella Roma che mai come adesso, che ne siamo lontani e che la sentiamo vivere la sua giornata più grave, abbiamo adorato tanto, non può farsi prendere in giro dal suo prossimo.

Paola Ojetti

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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