Anna del miracolo

Anna Magnani: con la chioma di capelli che sono vivi e parlanti, gli occhi che ti osservano senza malizia ma scrutatori e implacabili, parla senza concedere un attimo alla etichetta, alle convenzioni cerimoniose.

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Anna Magnani (Foto Roberto Biciocchi)
Anna Magnani (Foto Roberto Biciocchi)

Roma, marzo 1966

In un palazzo della vecchia Roma, fra cortili dai muri scorticati e le muffe, i gatti, gli scalini enormi, il silenzio e una atmosfera fuori dal tempo, vive Anna Magnani. Il trillo del campanello quasi non arriva nelle stanze dagli alti soffitti, ovattate dai muri spessi e immerse in una ombra riposante. La casa dell’attrice ci dà subito una sensazione di ricca fantasia, di vita, tappezzata com’è di quadri, con una Magnani che rimbalza dalle tele tormentate di Vespignani e degli altri neo-realisti o che ci abbaglia con un dipinto di lei, bellissima, greco profilo dalle tinte morbide. In fila stanno le statuette, l’Oscar e gli altri premi, ma messe senza evidenza, dentro a un salotto e uno studio lussureggiante, agitato e pieno di cose, ma non poste alla rinfusa, piuttosto ordinate secondo una precisa volontà e gusto estetico.

Anna Magnani: incredibile ogni volta con la chioma di capelli che sono vivi e parlanti, gli occhi che ti osservano senza malizia ma scrutatori e implacabili, parla senza concedere un attimo alla etichetta, alle convenzioni cerimoniose. Dice di lei e dei suoi personaggi. Parla di istinto, odio, amore, sangue, pazzia. Ripete: «In quel personaggio non c’era abbastanza pazzia». Vuol dire che bisognava dare al personaggio più vigore, una intensità drammatica che non possedeva. Farlo uscire dalla indeterminatezza. Precisa: «Mamma Roma era una sceneggiatura perfetta, bellissima, ma anche qui la pazzia avrebbe dovuto esplodere più intensamente».

Gli chiediamo: «È vero che fra lei e i suoi personaggi v’è stata sempre identità?».

Risponde senza dubbi: «Non in tutti, credo. Sa, è così difficile essere se stessi nella realtà che s’immagini nella finzione artistica. Credo comunque che tre personaggi, anche se molto diversi tra loro, possono definirsi molto vicini ciò che io sono o sento: Roma città aperta, Nella città l’inferno e adesso La lupa che ho fatto per il teatro. Nel film di Rossellini ero dolce, buona, umanissima, mentre nel film di Castellani piena d’odio, di passioni represse. Credo che La lupa conchiuda l’intero arco della mia esperienza di attrice e mi abbia permesso di approfondire un personaggio in ogni sfumatura. Tutto istinto appunto, capace di amare e di odiare con la stessa intensità, sensuale, cupo ma anche allegro, fatto di sangue, di nervi e di sentimenti estremi».

«Come mai ha deciso di fare del teatro?»

«Beh, pensi di essere sopratutto una attrice di teatro. Io voglio che sulla carta l’idea sia chiara, poterla studiare, sviluppare dentro. Pasolini c’era quasi riuscito ma, poi, non mi ha lasciato sempre lo spazio sufficiente per dominare il personaggio. Viene fuori soltanto nelle due carrellate che sento mie: quella allegra e quella tragica in cui monologo e posso dare tutta me stessa. Ma il cinema dà scarse possibilità per approfondire i personaggi. Si ripete la scena due tre volte e non basta. In teatro invece tu lo costruisci col pubblico, lo perfezioni veramente il personaggio. E in più bisogna dire che il cinema è orientato troppo verso il senso bassamente commerciale, per cui quasi più nessun regista ha il coraggio di buttar fuori quello che ha veramente dentro. E io ho bisogno di personaggi che nascano da questo sforzo di verità».

«A proposito di commercialismo, qual’è il suo giudizio su questa ondata di erotismo, di violenza e di sadismo nel cinema?».

«Sono tutti bubboni che dovevano scoppiare prima o poi. Presto andranno in putrefazione e allora anche per James Bond sarà finita. Ma dico io ci sono tanti soggetti che si prestano ad essere realizzati al cinema: soggetti fantastici, favole moderne bellissime. Pensi a Verne e alla fantascienza. Almeno si darebbe libero sfogo alla fantasia!».

«Vuol dirci qualcosa dei suoi rapporti con Hollywood, visto che lei è senz’altro l’anti-diva per eccellenza?».

«Io a Hollywood sono stata rispettata sempre. Tennessee Williams m’ha detto: noi non vogliamo una Anna Magnani hollywodizzata, sii te stessa. S’immagini non sapevo l’inglese e avrei dovuto impararlo così da un giorno all’altro. Non so come fu. Avvenne un miracolo. Le dico che il doppiaggio in inglese è tanto più convincente della versione italiana. Amo il personaggio della Rosa Tatuata e, anche gli altri due, in Come è selvaggio il vento e Pelle di Serpente. Certo che Hollywood per me non è un mito. Recentemente m’offersero un film ma, era stupido, e preferii naturalmente La lupa con Zeffirelli».

Lasciamo Anna Magnani con il suo immenso gatto, nella penombra dello studio, in attesa di tante telefonate, con gli occhi ancora fermi sulla sua immagine, che non sbiadisce, che non muore. Anna Magnani: un miracolo!

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

2 pensieri riguardo “Anna del miracolo”

  1. Leggendo queste interviste non posso fare a meno di rimpiangere una donna e un’attrice come lei. Ammirazione infinita per un personaggio della sua taglia. Grazie infinite per mettere a disposizione queste interviste. Un patrimonio.

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