Anna Magnani in sei episodi per cento anni

avete pensato quanto il viso della Magnani e la sua recitazione non siano “datati”, appunto perché non è una diva né il volto di un’epoca, ma una grande attrice?

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Anna Magnani 1969

Roma, dicembre 1969

E così, vedremo Nannarella in televisione. Snobbata dal teatro, dimenticata dal cinema, farà la sua rentrée più degna — con il mezzo, e ne sono sicuro da tempo, che le è più congeniale — davanti alle telecamere. Conoscendola, sono convinto che non si offuscherà se ho detto snobbata e dimenticata dal teatro e dal cinema italiani: non ci sono giustificazioni per la sordità, l’apatia e la mancanza di sensibilità dimostrate nei confronti di Anna Magnani, l’attrice più autentica e completa che abbiamo. Né valgono le accezioni, che semmai, come sempre, confermano la regola. So già che cosa potrebbe rispondere la cattiva coscienza di registi e produttori, impresari e capocomici: che la Magnani è un mostro sacro, che la sua presenza è così autorevole e straripante da mettere in imbarazzo e in soggezione, che è difficile perciò trovare ruoli adatti per lei, per il suo temperamento, eccetera. Sciocchezze. Il mito Magnani, alla rovescia, è nato proprio da tanta imprevidenza e aridità: il suo antidivismo e la sua naturale ritrosia sono stati contrabbandati come sdegnoso arroccamento di un carattere difficile, così come si è accreditata la convinzione (anche se non dichiarata) che fosse un’attrice a senso unico, di una esasperata, incoercibile drammaticità che le precludeva altri ruoli, più sommessi, più sfumati, meno viperini. Proprio a lei che aveva fatto anche anni e anni di sanguigna e sardonica rivista, a lei la cui risata omerica e irriverente potrebbe farla individuare fra mille, insieme con la cupa, fulminea dolorosità dello sguardo.

Del resto non è un caso se il primo personaggio femminile del rinnovato cinema italiano doveva essere suo, in Ossessione di Visconti (ma era in attesa di un figlio, e il ruolo fu dato alla Calamai), e se la grande stagione del nuovo realismo si aprì con la Magnani di Roma città aperta di Rossellini, fino alla Maddalena Cecconi di Bellissima, sempre di Visconti. Ritratti di donne vere. (Avete mai pensato quanti pochi ritratti femminili — di donne vere, dico, nelle quali le italiane abbiano potuto identificarsi — ci sono nel nostro cinema che pure ha lasciato largo spazio alle donne e, più recentemente all’erotismo e al sesso?). Scriveva Corrado Alvaro: «Ella può darci un ritratto esemplare di donna italiana, di quelle che hanno spazientito tanta letteratura e che è stato sempre ambizione di scrittori italiani e stranieri poter raffigurare». Che splendido verbo quello spazientire riferito, sia pure indirettamente, a Nannarella: quel suo essere, insieme, personaggio semplice e scomodo, estroverso e spigoloso, aperto come un cielo sereno e pieno di lampi, corrucci e bagliori.

Come in fondo tutto ha una sua logica interna, una estrema coerenza: ancora una volta non fu un caso che Pasolini, il quale aveva attinto quasi sempre a volti presi dalla strada, a un certo momento ricorresse proprio alla Magnani per Mamma Roma. Scrive di lei in un suo diario lo scrittore-regista: «Stava davanti allo specchio, con la sua angosciata tranquillità, la sua scontentezza, il suo impeto. Quello che doveva chiedermi era se quel giorno poteva recitare senza la parrucca (che di solito si mette, per comodità), in quanto voleva avere la faccia “sua”, completamente “sua” per recitare l’ultima scena del film. La scena in cui le viene annunciato che suo figlio Ettore è morto e lei fugge urlando verso casa. Voleva chiedermi solamente questo. E l’ha fatto con un’aria talmente infantile, talmente sospesa, che mi ha commosso. Aveva capito perfettamente il mio desiderio di vederla ingenuamente così com’è — quasi senza trucco, con la sua faccia vera — nel momento più tragico e doloroso del film».

«Io non sono un’attrice», dice spesso la Magnani, «detesto questa parola, io sono un animale istintivo». Un animale istintivo della razza dei Gabin, per intenderci, come una sorta di viscerale tumulto espressivo inalveato nei canali del raziocinio. Ecco perché, a un certo momento, Strehler aveva pensato a lei per quella Madre coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht tante volte annunciata e altrettante rimandata. L’annuncio dei telefilm che farà per la televisione italiana è una bella notizia: non è solo una valutazione e rivalutazione doverose della «attualità» di Anna Magnani (avete pensato quanto il viso della Magnani e la sua recitazione non siano “datati”, appunto perché non è una diva né il volto di un’epoca, ma una grande attrice?), ma può essere anche la ripresa di un discorso col quale ampliare la galleria di “ritratti” femminili di cui ha tanto bisogno la nostra cultura. Le premesse sono stimolanti: sei momenti della storia e della società italiane visti attraverso la tipicità di una donna del tempo, appunto Anna Magnani. Insomma, una verifica, attraverso la bussola Magnani, del costume inquieto o tempestoso di cento anni di vita italiana. Non è facile, né semplice: ma a Nannarella, che ha sempre rifiutato le offerte di ordinaria amministrazione, le banali attrazioni del cinema di routine o le ovvie comparse in palcoscenico, piacciono appunto le imprese facili né semplici.

Il primo episodio è datato 1870, l’anno della formazione del Regno d’Italia. Anna Magnani è una popolana romana convinta che i piemontesi che stanno per prendere Roma siano dei diavoli. Un personaggio assolutamente negativo, che non ha capito niente né di Dio né del diavolo.

1910 – Anna Magnani sarà una contadina calabrese in procinto di seguire il marito giovane e entusiasta sulla strada dell’emigrazione. Ma l’attaccamento della donna per la sua terra sarà così forte da impedirle di partire.

1915-1918 – Un personaggio buffo per un momento tragico della storia d’Italia. Protagonista di questo episodio sarà una cantante di caffè-concerto senza scritture e affamata, invitata a cantare per i soldati al fronte. Convinta che questo sarà il suo grande ritorno alle scene, la cantante accetta, portando in prima linea i suoi capricci e le sue manie. Ma si troverà a cantare davanti ad una platea composta da mutilati, di soldati ciechi e senza gambe né braccia. E lei canta, ma solo dopo essersi spogliata di tutti i fronzoli che porta addosso.

1930 – Isola di Lipari. Un confinato politico riesce a intrecciare una storia d’amore con la proprietaria di uno spaccio nell’isola, una donna ignorante, sola con un figlio. Lei crede a questo amore, e continuerà a crederci anche quando capirà quali sono i motivi che hanno spinto l’uomo a interessarsi di lei: un tentativo di fuga che potrà avverarsi solo con l’aiuto della donna. E il confinato politico lascerà l’isola portando con sé non solo l’amore della donna, ma anche suo figlio, lasciandola completamente sola.

1944 – Occupazione tedesca. Anna Magnani sarà al centro di un gruppo di sbandati, che lei nasconde e sfama. Ma durante una di queste spedizioni alla ricerca di cibo per tutti, il gruppo di sbandati si ricongiunge con un gruppo di partigiani e, mentre gli uomini andranno a combattere sulle montagne, la donna tornerà sola a Roma e senza carne, per non aver avuto il coraggio di uccidere l’unica mucca che avrebbe potuto assicurarle di che mangiare da tanto tempo.

Giorni nostri – Personaggio principale è una vecchia e malandata donna di strada convinta che, dentro un’automobile, magari piccola, potrebbe ancora trovare dei clienti. Con questa speranza compra un’utilitaria che diventa la sua vera casa. La lava, mette le tendine ai finestrini, i fiori finti, la riempie di cuscini. Ma durante un’uscita domenicale, la donna resta vittima di un incidente stradale che blocca il traffico della via al mare. E, nonostante i lamenti della proprietaria che avrebbe bisogno solo di un po’ di comprensione e di pazienza per dimostrare che ha ragione, prima che sgombrino la strada del relitto che è ormai la sua automobile, l’utilitaria viene sollevata dalla marea di gitanti e gettata nel fosso.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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