Anna Magnani: La morte a me fa paura

Io sto molto più a mio agio in mezzo ai giovani che non con la gente matura

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Anna Magnani

Roma, giugno 1970

La vecchiaia, ha detto una volta, non la spaventa, mentre teme “le grinze al cervello”. Non pensa che queste “grinze” vengano per il fatto non fosse altro di non capire più i giovani?

Cara, le grinze al cervello ce le creiamo noi con le angosce perché, se no, non esisterebbero. Alcune purtroppo le dà l’età avanzando, ma le atre… eh, quelle ce le vogliamo noi! A me le angosce vengono dall’insicurezza. Oppure mi prendono… ecco, se faccio qualcosa che poteva essere diversa. Ma poi io direi che l’angoscia è davvero in tutti. Oggi la vita non è delle più rosee e certo vent’anni fa io non mi tormentavo allo stesso modo. In quanto ai giovani, non è vero che da un certo momento in poi non si riesce più a seguirli. Io sto molto più a mio agio in mezzo a loro che non con la gente matura. Con gente cioè già egoista, già corazzata, prudente. Esseri diplomatici, calcolatori, mentre i ragazzi — comunque agiscano, anche negli errori — sono sempre freschi. Li capisci meglio. Almeno: io li capisco subito.

In che misura tiene ai vestiti, al denaro, alle comodità? E, su un altro piano, che graduatoria stabilisce tra i valori come: amore, famiglia, lavoro e successo?

Guardi, io ai vestiti non ci tengo per niente. Quanto ai soldi… eh, purtroppo la vita deve camminare. Diciamo che ci tengo in misura di non essere in imbarazzo. Di avere una esistenza tranquilla. Lussuosa no, perché del lusso non me ne importa assolutamente. Certo che, di fronte ai soldi e a una grande soddisfazione artistica, prendo i pochi soldi. È già successo. Io, per fare il teatro, ho rifiutato l’offerta di un grosso produttore e il teatro, lei lo sa, non rende certo quanto un film. Gli altri valori? Sono un po’ tutti sullo stesso piano. Anche se la mia… se il mio più grande difetto è il bisogno di sentirmi voler bene. Perciò ho delusioni. Ho… che oggi l’unico a non avermi mai deluso è il pubblico. L’amore? Ma, cara, se io avessi trovato veramente il grande amore, avrei rinunciato benissimo a lavorare. Ah, se me l’avesse chiesto, sì. Gliel’ho spiegato. Io l’ho chiamato difetto, ma sarebbe la mia più grande ambizione, la più grande gioia sentirmi voler bene.

La dicono incapace di accettare “un vero uomo” accanto a sé. Non è in contrasto, questo, con il suo bisogno d’affetto, con la ricerca del grande amore?

Ma io posso anche sembrare una contraddizione, cara. Quando parlo di avere un affetto, di qualcuno che mi ami, non penso affatto a una vita in comune. Perché la mia casa è un mondo che mi appartiene e non posso dividerla. La mia casa… Diciamo, la mia atmosfera. D’altra parte, se è vero che ho questa grossa personalità, vicino a un uomo di altrettanto peso cosa succederebbe? Che sarebbe lui a essere disturbato da me. Per questo è un’unione che non vedo facile. Ed è per questo, anche, che non credo al grande amore. Perché quand’è che una si sente donna? Quando si sente dominata. Allora è piacevole la femminilità, no? Ma chi si avvicina a donne con una forte impronta personale, sono sempre persone che non… Sono uomini carucci, insomma.

“Qualche lacrima” allora “e li hai già dimenticati.” Soprattutto se veramente l’amore, secondo lei, “è un girare a vuoto, una cosa che disturba.”

Qualche lacrima molto lunga, però! Poi alla fine ti accorgi che erano sproporzionate ma, mentre piangi, sono sempre lacrime. Un po’ lunghe ugualmente. L’amore disturba? Beh, in fondo sì. Perché sai già che finirà. Per questo è un girare a vuoto. Logicamente è un rischio che bisogna correre ma, anche se sei innamorata, dentro di te lo sai. Del resto, cos’è che dura in eterno? Niente. E allora? Si spera sempre, d’accordo, ma senza fondamento. Nel tuo subcosciente, ripeto, anche quando credi in una possibilità di durata, lo senti che un giorno finirà.

Amore e morte sono i poli intorno ai quali in genere ruota l’arte. Anche quella dei grandi interpreti…

Non… non mi è chiara la domanda. Perché? Come donna, in me, questi temi ricorrono. Come attrice, no. La morte a me, essere umano, fa paura in quanto la trovo ingiusta. È ingiusta soprattutto la maniera in cui si muore. Si viene al mondo con tanta facilità e c’è gente che, per andarsene, veramente… Tutti santi dovrebbero poi diventare, quando fanno certe morti! L’amore. Certo è importante nella vita, ma non credo che oggi ci sia più dell’amore autentico. Ho la sensazione… sì, che non ce n’è. Tra i giovani? Questo non lo so, perché è una cosa di cui non mi sono mai occupata. Perciò, parlo di me. Io l’amore vero, ripeto, non l’ho mai incontrato. Me l’immaginavo! Lo creavo io nella fantasia come avrei voluto che fosse: siamo sempre lì. Le ricorda Alla ricerca di Gregory, questo? Che però era un brutto film. Balordo. Perché lei, la protagonista, chi sogna? Un Gregory che, fisicamente, sia come quello visto sopra un manifesto. Allora, è una stupida, ‘sta ragazza. Se “vole” un dato fisico: ecco, ce l’ha lì. Lo incontra persino. Cosa pretende ancora? Il discorso mio è più importante perché io vedo, cerco e immagino un essere con quella sensibilità, con quella… Che penso abbia certe emozioni. È la ricerca, insomma, di qualcosa che faccia parte di noi. Comunque, l’amore lo si trova più in loro — nei giovani, dico — che nelle persone adulte. Nei giovani può esistere l’amore. Esiste senz’altro. C’è. Ogni tanto di dànno un’aria da cinici, però sono convinta che, quando poi prendono una scuffia, ci finiscono dentro fino al collo. Ma se Dio “vole”. Se Dio “vole”. Noi… mah, forse noi eravamo più romantici. Ed è un male.

Avrebbe desiderato degli altri figli?

Eh, sì. Sì, perché uno solo non è facile… Si viziano. Magari! Sì. Sarebbe stato meglio. Forse, con molti figli, veniva fuori una vera famiglia. Molti… Almeno altri due, ecco.

Floriana Maudente

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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