Anna Magnani: Sono molto vulnerabile

Praticamente l’uomo di casa, diciamo, sono io. Devo mandare avanti la baracca. Difenderla.

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Anna Magnani

Roma, giugno 1970

Montanelli l’ha definita «una creatura timida, irresoluta, e umbratile».

Timida lo sono. Umbratile pure. Ma irresoluta? Forse come donna, come attrice no. Come attrice sono risolutissima, so quello che voglio. Ha detto giusto, però, Montanelli. Siccome lui non specifica fra la donna e l’attrice, la definizione è esatta. Ho due facce io e, sotto un certo aspetto, sono la persona più insicura del mondo. Da che cosa dipende? Ah, non lo so! E poi non amo parlare di me in quanto donna perché, a mio giudizio, non è assolutamente vero che il pubblico ha voglia e diritto di seguire un’attrice nella sua vita privata. Questo è un violentare una personalità, che non concepisco. Al pubblico interessa vedere se e come un’interprete funziona. Se dà delle emozioni. Non credo che lo riguardi sapere perché io sono così o perché ho questa maniera di vivere. No! Soprattutto, io sono molto gelosa della mia intimità. Non capisco i colleghi che raccontano tutto di sé. Della loro esistenza. Proprio non li capisco. Comunque, io le ho detto quello che sento.

«Voglio che si dica che la Magnani ha un cattivo carattere». A me, questa sua frase, sembra dettata soprattutto dal bisogno di difendersi attaccando. Dal fatto che dev’essere molto facile farle del male.

Siccome lo dicono tutti, tanto vale che lo dica anch’io. Ma ha ragione lei. A me è facile, sì, fare del male. Sono molto vulnerabile. Sensibile. Una piccola cosa mi può colpire infinitamente di più di un gesto… di un’azione, diciamo evidente. Perché l’azione spesso riesco a capirla. Magari le trovo delle attenuanti. La piccola cosa invece, nella quale d’altra parte non c’è — proprio come qualità umana —  quello che volevo, che pensavo io, mi ferisce. Oh, però, quando sono ferita oppure mi attaccano in maniera un po’ troppo… beh, allora mi difendo. Con un brutto carattere, veramente. Dopo, insomma, divento estremamente dura. No. Questo no, non mi fa male. C’è anche soddisfazione nel punire le persone.

I torti che subisce, in altre parole, non li dimentica; non li perdona ma, anzi, tende a…

No. Non mi vendico, se è questo che voleva dire. Non mi so vendicare. Gli individui che mi fanno certe cose, li allontano. E basta. Perché non ci posso più stare insieme. Non li sento nemmeno più proprio fisicamente. No, nessuna traccia. Quando è chiuso, è chiuso. Ossia: vedi la persona nella sua realtà e, com’è, non ti piace più. Forse me la sono immaginata io, con la fantasia. Magari questo è un po’ pirandelliano, ma è così. Me la sono fabbricata io, nel modo che l’avrei voluta: bella, nobile, affettuosa. Piena d’emozione. Poi di colpo avviene qualcosa — perché avviene sempre, quando il rapporto non è autentico — qualcosa per cui scopri dove sta l’errore. E te ne vai. Un po’ è colpa mia però perché, ripeto, io alla gente attribuisco troppi lati belli. Cos’è… cos’è che dicono? Che la mia autocritica sconfina sempre nell’autolesionismo? Oddio… Se faccio qualcosa che la mia coscienza non reputa giusta, mi torturo: questo sì. Mi giudico molto duramente. Se compio un’azione sgradevole… a tutti può succedere… non è che ci passo sopra. Mi sento in colpa, ecco. Ma questo avviene quando il mio gesto ormai è irreparabile. Allora mi viene una crisi. E questo mi crea… mi condanno molto severamente.

Come vive fuori dal set, fuori dal teatro?

Come? Eh, non ho una vita facile. Perché praticamente l’uomo di casa, diciamo, sono io. Devo mandare io avanti la baracca. Difenderla. Oggi è un po’ dura… con queste tasse balorde, specialmente. Con un sistema proprio da… che insomma, sì, esiste solo qui in Italia. Beh, questo mi crea una certa angoscia, sempre. «Volete prendervi le tasse?» dico io. «E pigliatevele quando dànno i soldi». Soprattutto a un attore che non fa un lavoro continuativo. «Levateglieli subito e basta». Invece no. Di colpo ti arriva roba da sei, sette anni fa! E questa è una. Poi le crisi domestiche: altra cosa che mi dà angoscia. Altrimenti oggi sarei una donna abbastanza tranquilla. Serena. Perché anche quando non lavoro davanti alla macchina da presa, il modo di occuparmi io lo trovo sempre. Faccio sempre qualcosa io. O innaffio la terrazza o metto in ordine i vestiti o scrivo delle lettere. Oppure leggo copioni. Insomma, non ho paura della solitudine perché fin da bambina adoravo stare per conto mio. Il mio più grande piacere era nascondermi in camera mia, sdraiarmi sul letto e a occhi chiusi cominciare a immaginare. A viaggiare con la fantasia. Anche adesso: passo giorni e giorni in casa. Non esco quasi mai. Ah no; io parlo della solitudine in senso mondano, mica della clausura. Non sono una che va fuori tutte le sere, che ha bisogno di dieci persone, della baraonda. Preferisco due gatti che giocano.

L’amicizia per lei che importanza, che significato ha?

Ah io, per un amico-amico che mi sento vicino, sono veramente capace di grossi gesti. Perché l’amicizia è un sentimento meraviglioso. Più che l’amore. Solo che oggi è molto rara. Non esiste, guardi. C’è troppo egoismo, calcolo. C’è troppo cinismo. Non si è più capaci di emozioni, capisce? Insomma, per me un’amica o un amico vero è l’essere al quale ti presenti disarmato senza bisogno del mitra in mano per difenderti. Invece di andare dallo psicoanalista, come preferisce in genere la gente, parli con un amico e ti senti, sollevato. Uno si apre. Si scarica. E fa bene. Fa bene a noi: ossia è una forma di egoismo, no? Dunque, pensi lei che miracolo! Ma amici così, dove stanno? Io non ne vedo in giro. Per lo meno io posso dire quasi di non averne, da quando l’unica amica mia — grande, emozionante — è morta. Ed è brutto, sa? È un brutto segno, questa scomparsa dell’amicizia.

(segue)

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

3 pensieri riguardo “Anna Magnani: Sono molto vulnerabile”

  1. Complimenti a chi gestisce questo blog dove uno può leggere interviste come questa. Grandissima donna oltreché attrice, ma questo lo sapevo già. Come ha detto il figlio Luca Magnani: Non penso ci sia nessuno paragonabile a lei.

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