La tv, i giovani registi, La ciociara, Filumena Marturano, la Medea di Pasolini

Per il debutto in TV penso a quello che mi ha scritto una donna: “Son così felice che tu vieni a recitare a casa mia”

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Anna Magnani "L'automobile" di Alfredo Giannetti 1970
Anna Magnani nell’episodio “L’automobile” di Alfredo Giannetti 1970)

Roma, giugno 1970

La TV le ha sempre fatto paura in quanto la giudicava un mezzo più tecnico che artistico. Come mai adesso si è decisa a comparire sul video?

Effettivamente io l’ho, questa paura. Perché so da miei colleghi che lavorare per la televisione in, come si dice?, “presa diretta” è legato a posizioni ben precise. Con dei segni in terra. Dei limiti prestabiliti. Una cosa, insomma, che mi paralizza. Se io mi sento condizionata in questo modo, non funziono più. Come un cavallo che deve correre, vede un’ombra davanti e si ferma. I motivi per cui adesso ho accettato? Perché non si tratta di televisione vera e propria, ma di girare quattro film. In pratica, siamo una “troupe” cinematografica alla quale la TV ha commissionato alcuni film. Poi diventeranno tante puntate su una serie di figure femminili, ma rimaniamo nel cinema. Che le posso dire… a me, fin da bambina, l’essere condizionata non è mai piaciuto. Sbaglierò, ma credo che sono stata la prima a contestare. Contestavo sempre le cose che non m’andavano dritte. Durante la guerra, per me, il fascino della rivista consisteva in questo. Entravo in scena e mi sentivo libera. Libera! Di sera in sera io, abituata al rigore del teatro, cambiavo tutto. Improvvisavo. Capovolgevo l’impostazione. Secondo l’umore. Secondo il pubblico.

Chi dirigerà questo film per la televisione?

Giannetti, il regista della serie della Famiglia Benvenuti. Il tema è… Insomma, si tratta di quattro figure di donne, che rispecchiano epoche diverse. A partire del 1870. Poi c’è Roma sotto i tedeschi, che rievoca il ’43. Anzi no, prima viene l’episodio di una sciantosa che non lavora più da due o tre anni. È un po’ finita, tanto che vanno a offrirle delle cose così, piuttosto ceppe, modeste. E lei rifiuta. Si dà ancora delle arie, convinta di essere sempre la diva di una volta. Sennonché le arriva dal Comando… perché siamo nel ’18, c’è la guerra… le arriva l’invito ad andare a cantare al fronte. Questo per lei significa proprio risalire la corrente, stare ancora sulla cresta dell’onda. Persino in prima linea, chi la tiene? Cerca il pianoforte. Dice: “Dove sono gli spartiti?” ai soldati, che rispondono: “Signò, noi la possiamo accompagnare con un mandolino. Con ‘na tromba!”. Poi si barda tutta, o meglio, vorrebbe, ma i costumi non le entrano più perché s’è ingrassata. Alla fine pensa di avere una idea geniale. Prende una mantella da ufficiale, mi mette un capello da bersagliere, apre questa specie di sipario che le hanno combinato… e cosa vede? Quello che ho visto io in uno spettacolo fatto durante la guerra e che non dimenticherò mai. Perché le prime cinque o sei file erano di ragazzi senza braccia, senza gambe. Ciechi. Di colpo, davanti a questo, la sciantosa diventa finalmente umana nel senso che le passano tutte le fisime. Le fantasie. Allora si leva la mantella e canta. Canta la canzonetta che le aveva chiesto un soldatino nel portarla al fronte su un’auto sgangherata. Questo è lo sketch. Il secondo, che si conclude con un bombardamento nel quale lei, vedendo arrivare un aereo in picchiata, si butta sul soldatino. Gli si butta addosso e si fa ammazzare. Perché l’ha visto così fresco, giovane, pieno di vita. Appena sposato… L’ultimo episodio è attuale, su una donna che fa un po’ il mestiere e la sua voglia grande è “de fasse ’n’automobile”. Ma questo è meglio che se lo vede: le gags, a raccontarle, perdono sapore.

Cosa ritiene che le porterà comparire in televisione?

Mah! Non ho idea. Penso a una cosa. A quello che m’ha scritto una donna. Perché su questo ricevo un sacco di lettere, ma una specialmente m’ha fatto tenerezza. Sa, c’è gente che vive in piccoli paesi. Che magari non ha mai visto i miei film e mi conosce solo per sentito dire. Questa donna scrive: “Son così felice che tu vieni a recitare a casa mia”. E finisce ripetendo: “L’idea che tu vieni a recitare in casa mia, mi riempie di emozione”. Questo mi ha già dato, per ora, la televisione.

Lavorerebbe con un giovane regista, magari con un esordiente?

Dipende dalla storia e dal modo in cui è impostata la sceneggiatura. Ma penso che avrei fiducia in un giovane. Credo di sì. Prima di tutto perché con i professionisti già affermati succede invariabilmente che vengono da me un pochino prevenuti. “Oddio” dicono fra sé “adesso la Magnani vuol fare questo, quello”, mentre io non domando niente di più di un dialogo. Un colloquio. Non si può adoperare un attore come se fosse, semplicemente, un oggetto qualunque. A un giovane questo non capiterebbe. Sono sicura che mi concederebbe un credito diverso. Chi, io? Schiacciarlo con la mia personalità? Ma qui non si tratta di schiacciare: qui, su di me, c’è un grosso equivoco. Quando esiste una sceneggiatura ben scritta, quadrata, con situazioni precise, qual è il mio problema? Interpretare il personaggio come lo sento. E un giovane, secondo me, avrebbe meno timori. Meno suscettibilità. Troverebbe naturale mettere l’attore, o l’attrice, in condizioni di fare il meglio di se stessi. Cara, film di giovani sono venuti a offrirmene, ma la storia non m’interessava. Perché purtroppo… ecco il rovescio della medaglia… spesso i giovani vogliono fare gli originali, inventare a tutti i costi il nuovo. E non sempre ci riescono. Io le stranezze di quelli che, pur di mettersi in mostra, tirano fuori un sistema tecnico di carrellate sventagliate, rapidissime, di qua di là, che alla fine gira la testa, non le capisco. Ma questo viene fuori dallo “script”. Cioè: che la faccenda non funziona.

È vero che avrebbe voluto fare La ciociara? E che, morta Titina De Filippo, anche Filumena Marturano era un personaggio destinato a lei?

Avrei voluto fare La ciociara? Me l’hanno offerta a me per prima, La ciociara. E io ho detto subito di sì. Sennonché il tutto era condizionato dall’avere la Loren come figlia. Io avevo letto il romanzo con avidità, perché è talmente bello! E Moravia descrive questa figlia come una capretta, una cosa… In modo che dopo, quando diventa prostituta, l’effetto risulta più scioccante. Ora, la Loren è una bellissima attrice, brava in certe parti, ma l’idea di avere una figlia alta, fiorente… non so, diventa tutta una faccenda ibrida. E allora ho rifiutato. Filumena Marturano? Guardi, io non voglio metter bocca, lì. Lì entrano questioni commerciali, di soldi. Sembra un personaggio tagliato su di me? E lo so, ma evidentemente s’è trattato di un affare grosso.

Nel suo repertorio figura Medea di Anouilh. Avrebbe interpretato questo personaggio nel film di Pasolini?

Beh, credo di sì. Anche nella sua chiave perché, in fondo, è un bel film. Con delle cose suggestive dentro. La stessa Callas in un paio di scene è molto… molto positiva, ecco. Ha lavorato proprio come ama Pasolini. I suoi personaggi sono sempre tutti un po’ ieratici e lei, in Medea, è così. Statica. Forse al momento del finale, della ribellione, si poteva fare qualcosa di più. Vedere una Medea scatenata: perché diventa come una belva, no? Però, per esempio, trovo molto bella l’uccisione dei bambini… con quella dolcezza. Senza violenza. La violenza è necessaria in ultimo, quando poi parla a Giasone. E lì Pasolini ha piuttosto sorvolato. Comunque, è un film che ho sentito. Che avrei accettato. Forse perché Medea è un personaggio che mi affascina.

(fine terza parte)

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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