Amore e solitudine

Anna Magnani è una donna fragilissima nell’anima; una fragilità provocata dalle difficili esperienze di lavoro e di vita

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Enrico Maria Salerno, Anna Magnani e Alfredo Giannetti sul set di "1943: un incontro" (1969)
Enrico Maria Salerno, Anna Magnani e Alfredo Giannetti sul set di “1943: un incontro” (1969)

L’amore e la solitudine. Su questi due elementi si basano soprattutto i miei racconti televisivi che segnano il debutto di Anna Magnani in TV. Si tratta di tre storie legate ad altrettanti personaggi femminili a cui la Magnani dà vita, in ognuna, con sfumature ed angolazioni diverse, ma in tutte con una tendenza, una esigenza a manifestare questi due sentimenti. Le storie di Tre donne rappresentano tutti i ricordi veri, che si riferiscono alla mia visione forse spesso scolastica e di fantasia delle epoche in cui si svolgono, anche se non le ho naturalmente vissute materialmente. Nella Sciantosa, la guerra del ’15-’18, ma rivolta agli aspetti popolari, in mezzo ai soldati che l’hanno vissuta direttamente e in modo sofferto e tragico; e poi la retorica dell’intervento e l’eroismo manifestato attraverso le tavole di Beltrame nella Domenica del Corriere.

Nel secondo episodio, ho ripensato al 1943, che per gli uomini della mia generazione ha rappresentato un periodo storico particolarmente importante per i fermenti ed i valori che la Resistenza ha suscitato; infine i giorni d’oggi nell’Automobile, dove viene descritto il vizio degli uomini-consumatori della nostra civiltà. La storia racconta i momenti eccitanti di una donna semplice che dopo molte fatiche riesce ad acquistare un’utilitaria, nel confronti della quale inizia un rapporto di amore come per una cosa cara, come per un figlio; è un rapporto che fa sentire la protagonista — come lei stessa afferma nel film — una donna normale. Abbiamo realizzato questo lavoro sottoponendoci ad un ritmo stressante, girando anche per 12 ore al giorno, e realizzandolo in sedici settimane che è un record per una produzione di impegno come questa.

Devo affermare che Anna Magnani è stata anche questa volta veramente straordinaria, per la disponibilità, senso di responsabilità e per il contributo che ha fornito al lavoro, sia come idee che suggerimenti di alcune soluzioni sceniche, al limite del perfezionismo. Al termine di una faticosa giornata di lavoro, Anna ripeteva spesso: «Avrei potuto fare meglio». Non era mai contenta di se stessa.

Anna è una donna fragilissima nell’anima; una fragilità provocata dalle difficili esperienze di lavoro e di vita. È una donna che ha paura nel senso migliore: ha paura di sbagliare soprattutto nel lavoro, perché ha la grave responsabilità, alle spalle, di difendere una grande e sofferta carriera che ha raggiunto punte altissime. La rivista, il teatro, e il cinema, dove ha rappresentato il personaggio di punta del neorealismo. In tutto il mondo, ancora oggi Anna Magnani si identifica con il neorealismo, e con l’Oscar della Rosa tatuata. Anna Magnani è personaggio suo malgrado, anche se compie una vita riservatissima, lontana dai rumori sollecitati frequentemente, e spesso artificiosamente, dal mondo dello spettacolo. È un personaggio perché è stata ed è una protagonista della nostra epoca. Forse nei momenti di serenità e di simpatia, alla Magnani fa ancora piacere essere chiamata “Nannarella”, ma io credo che questo diminutivo affettuoso e familiare, non sempre sia una cosa positiva. Io nel periodo di lavoro insieme a lei, durante la realizzazione dello special televisivo ho tentato di contribuire a toglierle di dosso questo diminutivo, per farla essere soltanto Anna Magnani. Tre donne, infatti, ha una dimensione particolare, ma non a causa della sua destinazione televisiva, in quanto io ho scritto le storie come faccio per il cinema, senza preoccuparmi eccessivamente se lo schermo sul quale doveva essere proiettate sarebbe stato più piccolo del solito; ma perché conferma il mio discorso sulla TV. Io ritengo infatti che il pubblico si debba ritrovare nelle storie che vengono rappresentate. La televisione per me è una forma di spettacolo nel quale la gente oltre a divertirsi si deve ritrovare, riconoscere.

Ora che questo nostro lavoro sta per andare in onda, vorrei ricordare il contributo preziosissimo che vi ha apportato l’operatore Leonida Barboni scomparso da poco. Era malato, durante la lavorazione, ma nonostante il ritmo faticoso del nostro impegno, non ha fatto mai pesare la sua condizione. Ha lavorato con estrema serenità, portando la sua esperienza così preziosa, soprattutto nel riprendere la Magnani, che con il suo volto particolare ed unico ha delle precise esigenze fotografiche.

Alfredo Giannetti
Roma, settembre 1971

 

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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