La Magnani riceve poco e malvolentieri

Anna Magnani vive, con sette gatti e una cameriera, in un attico di Palazzo Altieri, disperso fra i tetti e le cupole di Roma.

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Anna Magnani e Massimo Ranieri
Anna Magnani e Massimo Ranieri, La sciantosa (1971) realizzazione di Giovanni Bertolucci, regia di Alfredo Giannetti.

Roma, settembre 1971

«Perché mi sono decisa solo adesso a comparire sui teleschermi? Perché solo adesso mi hanno offerto un copione decente. Tutto ciò che mi è stato proposto prima non mi piaceva e non mi interessava. Volevano che rifacesse in TV La voce umana di Cocteau, che avevo interpretato in cinema: era uno dei due episodi del film Amore di Rossellini. Ho risposto che non vedevo la ragione di ripetere un’interpretazione su cui nessuno aveva trovato da ridire. “Prendete il film e mettetelo in onda”, ho detto al funzionario della Rai che mi aveva interpellata. Poi cosa crede che mi abbiano proposto? Mi hanno chiesto parecchie volte di fare l’ospite d’onore nei varietà musicali: cose senza senso, apparizioni inutili. Era logico che dicesse di no». Anna Magnani, che domenica 26 settembre è apparsa per la prima volta in TV, parla di sé e dei suoi rapporti con la televisione con la franchezza abituale, che le ha già procurato molti nemici e l’ha ridotta nella sua situazione attuale di attrice famosissima e praticamente disoccupata. L’ultimo film la Magnani l’ha girato tre anni fa; si chiamava Il segreto di Santa Vittoria.

Parla con entusiasmo dei film che il regista Giannetti ha scritto appositamente per lei e delle fatiche sostenute per portare a termine la lavorazione nei tempi prestabiliti. «Abbiamo lavorato eroicamente», spiega. «Venti giorni per ognuno dei quattro film: un ritmo di lavoro traumatizzante». Ricorda con cortesia i suoi partner: «Con Mastroianni e con Salerno qualunque impegno diventa facile; Ranieri è carino, sorridente, affettuoso. Farà bene anche come attore se gli affideranno parti adatte». Delle quattro storie girate per la TV (ma una apparirà prima nelle sale cinematografiche) dice di preferire quella intitolata L’automobile. «Ma sono soddisfatta anche degli altri film», precisa per non far torto a nessuno.

Anna Magnani vive, con sette gatti e una cameriera, in un attico di Palazzo Altieri, disperso fra i tetti e le cupole di Roma. Si tratta con tutta evidenza di una sopraelevazione aggiunta alle strutture dell’antico palazzo patrizio. In un altro appartamento contiguo, vive il figlio della Magnani, Luca.

Non ci vuol molto a capire che Luca, nonostante la sua intelligenza, la sua autonomia e la sua laurea, è ancora l’unica persona al mondo cui la Magnani dedichi la sua protezione e il suo affetto. Con il resto del mondo l’attrice ha tagliato i ponti. Sono poche, forse si contano sulle dita di una mano, le persone ammesse a frequentare l’attico di Palazzo Altieri: tutte derivano l’amicizia con la padrona di casa da anni lontani. Negli ultimi tempi la Magnani è diventata più difficile e polemica nei confronti del prossimo, ha reso più evidenti certe sue antiche ritrosie e gelosie, certe spigolosità ben note del suo carattere. Ha finito con l’asserragliarsi in casa come in un fortilizio, munito di diaboliche difese a cominciare dal cartello “fuori servizio” che preclude ai curiosi e ai disturbatori l’uso dell’ascensore che dal cortile porta all’ultimo piano. Si tratta di un cartello bugiardo: per i visitatori che dimostrino di aver già vinto la diffidenza della padrona di casa l’ascensore funziona benissimo. Ma per espugnare il fortilizio occorrono circostanziate domande e autorevoli raccomandazioni: la Magnani riceve poco e malvolentieri.

«Non mi piace parlare di me stessa e della mia vita privata», comincia tanto per scoraggiare la indiscrezione del visitatore. «Che cosa si può dire ancora sul conto di Anna Magnani? Che vuol sapere? Perché mi si vede così raramente sugli schermi? La spiegazione è semplice: lavoro poco perché nel più dei casi i film che mi propongono non mi sembrano adatti a me. Sarò viziata, forse, sarò più esigente e puntigliosa di altre: il fatto è che se un soggetto non mi convince del tutto preferisco rifiutare. Alla televisione si tentò tempo fa di realizzare una Madame Sans-Gêne con me nei panni della protagonista. Lessi la sceneggiatura e decisi che era meglio non farne niente. Non era una sceneggiatura da correggere o da rivedere: era una sceneggiatura da buttare».

Un progetto analogo fu realizzato, per la verità senza grandi risultati, da Carlo Ponti: il ruolo di Catherine Heubscher, la lavandaia diventata marescialla, fu affidato ovviamente alla Loren. Forse Anna Magnani rifiutò la proposta televisiva per evitare il sospetto d’aver preso l’imbeccata dalla collega di Pozzuoli? «Non diciamo sciocchezze», protesta «ed è inutile che lei faccia nomi e cognomi. Non riuscirà a farmi dire cose sgradevoli». Questa prudenza serve probabilmente a evitare che vecchi malumori tornino a galla: fece qualche rumore a suo tempo l’indignazione della Magnani per i soggetti che Sophia le aveva “soffiato” con l’aiuto dell’influente marito. «Da quando Ponti ha scoperto che i personaggi che ho sempre fatto io li può fare anche Sophia Loren, per me non c’è posto nel cinema», disse cinque anni or sono la Magnani e la sua protesta parve fornita di validi argomenti. Aveva rifiutato di fare Judith, e la Loren aveva preso il suo posto: le era stata offerta la parte della madre nella Ciociara, e alla fine l’offerta era stata accettata da Sophia; più o meno la stessa cosa era accaduta per l’edizione cinematografica di Filumena Marturano. Ma oggi la Magnani considera chiusa la polemica.

«Mi sono fatto molti nemici», spiega «e non è il caso che me ne procuri di nuovi. A molti non piace il mio carattere, lo so, ma non posso fare niente per cambiarlo», Proprio questo carattere difficile, questa sua riluttanza agli accomodamenti la isola dall’ambiente cinematografico; il cinema, com’è fatto oggi in Italia, le piace sempre meno. «A parte le opere di alcuni registi, Fellini, Antonioni, Visconti e qualche altro, la cinematografia italiana produce opere di qualità scadenti», dice la Magnani. «I produttori preferiscono ripetere fino all’esasperazione le formule e i generi che hanno avuto successo. Così c’è il filone western, il filone comico, il filone sexy: mi ci vede in un film di spogliarelli?». Pare di capire che Anna rimpianga altri tempi e altri registi: i tempi in cui il suo regista era Roberto Rossellini, per esempio. «Peccato», sospira «che Rossellini non faccia dei film, a parte certi lavori particolari come il Socrate televisivo». Lo vede ancora o l’ha perso di vista definitivamente? «L’ho visto tre o quattro anni fa per l’ultima volta», risponde. «Mi pare a Parigi. Siamo in ottimi rapporti, creda. È venuto molte volte qui a casa mia, anche con Sonali».

Quanti anni ha la Magnani? Certamente un’età in cui ogni domanda a riguardo è considerata indiscreta. Nell’enciclopedia dello spettacolo si può leggere una data di nascita: 7 marzo 1908. Se la data è esatta, sono sessantatré anni compiuti: ma egregiamente portati. Dall’epoca rosselliniana la Magnani è cambiata pochissimo, ha gli stessi occhi vivissimi, gli stesso capelli corvini, la stessa aggressività: solo i fianchi leggermente appesantiti testimoniano che tra Roma città aperta e La sciantosa sono trascorsi venticinque anni, l’arco di una generazione. Come vive, quali sono i suoi interessi, i suoi hobby, i suoi amici? «Vivo chiusa qui dentro», risponde. «Esco raramente di casa: uscire mi costa fatica, il traffico, il posteggio, gli ingorghi sono problemi per me gravissimi. Non mi piace neppure camminare a piedi in questo caos che è ormai Roma, centro e periferia. Quassù vivo in pace, la casa è silenziosa e il panorama riposante. Anche se lavoro poco, non ho tempo libero: devo leggere, occuparmi dei miei affari, esaminare i copioni che mi propongono. I miei amici? Sono pochi, sempre meno. Non credo all’amicizia, ho avuto abbastanza delusioni». Molte di queste delusioni hanno un volto e un nome: la storia sentimentale di Anna Magnani è del resto notissima, troppo lunga a complessa per essere rievocata a distanza di qualche decennio.

«Spero di cambiar casa presto», dice Anna Magnani. «Penso di trasferirmi in campagna, di abitare in una fattoria con i miei gatti, i cani, le galline. Voglio fare davvero la contadina». Il luogo è stato già scelto, è alla periferia di Roma, sulla via Laurentina, ma la data del trasloco è ancora da fissare. Dopo, sarà ancora più difficile rivedere questa attrice che è stata fra le più grandi del cinema e del teatro italiano e oggi rifiuta il cinema, il teatro, la gente fra cui è vissuta e si è affermata negli ultimi quaranta anni. Dice che il mondo è cambiato, che son cambiati i film, i produttori, i registi; ma è probabile che sia cambiata anche lei, che questa Magnani degli anni settanta sia ancora più intransigente, più fiera, più isolata di quella d’una volta. «Lo so», ripete «di avere un carattere difficile».

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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