Anna Magnani e la legge del mercato

È stata una grande attrice. Così grande che il cinema italiano le andava stretto.

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Correva l'anno di grazia 1870 (1972)

Roma, ottobre 1973

Anche i produttori piangono Anna Magnani. Il settimanale Cinema d’oggi, che è il loro portavoce, è uscito con un titolo a piena pagina: «Tutto il cinema italiano piange la scomparsa della sua più grande attrice». Bel titolo: giusto e commovente. Ma che cosa aveva offerto negli ultimi anni il cinema italiano alla sua più grande attrice? Se si toglie Mamma Roma (1962) di quel Pasolini che più tardi con Uccellacci e uccellini, diede al vecchio Totò una delle più belle occasioni della sua carriera, negli anni ’60 in Italia Anna Magnani interpretò soltanto un episodio di Made in Italy di Nanni Loy. Un po’ poco per una grande attrice. Da dieci anni e più nessuno voleva saperne, di “Nannarella”, nell’ambiente della Hollywood sul Tevere. I commercianti di cinema la consideravano «veleno per gli incassi». Ne ho avuto una conferma pochi giorni fa da Marcello Mastroianni che di lei ha parlato senza finta commozione, ma con grande rispetto e che, per spiegarmi il fascino che continuava a sprigionare anche nella vita, ha fatto un’osservazione acuta: «Sai perché? Aveva gli occhi giovani».

Mastroianni che fece coppia con lei in 1870, uno dei quattro film per la TV, raccontava che s’era trovato così in sintonia con la sua partner da progettare di fare insieme un altro film per il cinema. Non erano castelli in aria: aveva trovato un copione adatto per entrambi, tratto da Cin Cin, commedia di Billetdoux che aveva avuto un grande successo sulle scene parigine. Ma ogni volta che parlava con qualche produttore, gli ridevano in faccia.

Qualcuno potrebbe obiettare che, per quanto triste e crudele, è la legge del mercato: un’attrice sopra i cinquant’anni non chiama più. La risposta è facile: e Bette Davis e Joan Crawford, tanto per citare due coetanee della Magnani?

Il fatto è che gli ultimi suoi film di un certo peso — Nella città l’inferno (1958) con la Masina, Risate di gioia (1960) con Totò e lo stesso Mamma Roma — ebbero esiti commerciali mediocri.

La realtà trapela anche nelle dichiarazioni ufficiali di Mario Cecchi Gori, presidente dell’Unione nazionale produttori: «Alla nascita del nuovo cinema del dopoguerra… Anna Magnani ha dato il volto e l’anima… Volto e anima che identificano il momento fondamentale della ripresa della nostra produzione cinematografica». Ecco un modo involontario di storicizzare: per i produttori italiani la Magnani fu l’attrice di Roma città aperta e, forse, di qualche altro film, ma laggiù nel dopoguerra, nel passato remoto. Che cosa concludere? È stata una grande attrice. Così grande che il cinema italiano le andava stretto.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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