Anna Magnani una commediante nelle vesti di Maddalena Cecconi

Anna Magnani nelle semplici vesti di Maddalena Cecconi dà forse la misura più completa della sua arte.

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Anna Magnani
“Acting, what’s there to it?”

Roma, settembre 1951

Luchino Visconti s’è preso il gusto di mettere davanti alla macchina da presa coloro che di solito ci stanno dietro. Il regista Blasetti in primis, eppoi tecnici, sceneggiatori, aiuto registi, amici di registi, amici di aiuto registi. Il mondo pittoresco e anche un po’ scialbo che gravita intorno agli stabilimenti cinematografici compare per la prima volta sullo schermo in veste di protagonista.

La vera protagonista è però Anna Magnani. Abbiamo avuto occasione di vedere proiettate recentemente alcune brevi sequenze di Bellissima. Se tanto mi dà tanto, da quelle brevi sequenze si deve dedurre che la Magnani realizza un personaggio con una potenza e un’efficacia espressive come forse non le è mai toccato finora, nemmeno in Roma città aperta, di realizzare. Popolana senza iattanza, schietta nell’espressione ardita, accecata dall’amor materno, viv e vibrata, con una recitazione che non ricerca effetti particolari, ma si affida a un sicuro istinto controllato dall’intelligenza e dalla sensibilità, Anna Magnani nelle semplici vesti di Maddalena Cecconi dà forse la misura più completa della sua arte. Almeno in quel poco che ci è stato offerto come primizia. Ma è difficile che la Magnani realizzi soltanto dei frammenti di bei film. O li fa del tutto brutti o si impegna talmente che la sua interpretazione non può avere fratture, alti e bassi nel corso della stessa opera.

Dai piccoli numeri di rivista, di cui Cappuccetto Rosso è restato il più famoso, Anna Magnani passò ad interpretare, da Scampolo ad Anna Christie, personaggi più significativi che tuttavia fossero in chiave col suo estroso temperamento. Giacché la Magnani, personaggio in sé stessa, non è il docile strumento interpretativo capace di piegarsi a una convenzione sia pure la più nobile e la più alta: ella ha bisogno di essere in qualche modo se stessa, di togliere o di aggiungere secondo il proprio estro o temperamento. Già in Cappuccetto Rosso appuntava al posto della tradizionale bambinetta la “regazzina romana”, audace e battagliera, abituata a districarsi da sola dai cattivi incontri e a mettere in imbarazzo i prepotenti; un’eco aggiornato della Magnani bambina come appare in una foto formato gabinetto, in cui Nannarella in pelliccetta posa con l’atteggiamento di sfida di fronte al fotografo. Ci fu, prima di posare, una scena piuttosto tempestosa perché il fotografo voleva mettere come sfondo il Vesuvio e Nannarella pretendeva invece un paravento giapponese che, infatti, a testimonianza della sua vittoria, fa da scenario al ritratto.

Così Scampolo, lunghi dal riprodurre l’ormai classica ragazzina di Niccodemi, aveva gli scatti e le impennate e il precoce buonsenso di una piccola trasteverina alle prese con un mondo sconosciuto che in sostanza non la intimidiva per nulla. Anna Christie era depurata dal mondo puritano per accogliere, sotto le sgarberie del carattere, una quasi materna femminilità. E così Maya, la mistica prostituta di Gantillon, entrava in una dimensione umana, accogliente e sofferta, come una icona bizantina che fiorisca in un plastico modellato. Personaggi d’eccezione, come si vede, ricreati da una interprete d’eccezione; moderna e tuttavia classica come una figura del Belli.

Questo spiega la difficoltà di formare un repertorio per la Magnani che finora ha dato il meglio di sé al cinema, dove è più facile ritagliarle un personaggio su misura: dall’amante del partigiano in Roma città aperta, all’on. Angelina, ad Assunta Spina, a Anita Garibaldi, alla protagonista di Bellissima di Luchino Visconti.

Ma che la Magnani sia autentica commediante e non soltanto una maschera da primo piano cinematografico, lo prova anche al cinema il suo difficile “a solo” nella Voce umana, che mandò in visibilio un intellettuale teatrante come Cocteau. Perennemente in bilico, anche nel corso di una conversazione tra la più schietta e spregiudicata vena popolare e una classicità scontrosa e dolente, non meraviglia che gli inglesi l’abbiano definita durante il suo soggiorno londinese “the first lady of Italian movie picture”; e che un regista come Visconti, la cui ambizione e di assumere il realismo nella più raffinata letteratura teatrale e cinematografica, abbia intenzione di tentare con la Magnani un repertorio che va dalla Medea di Euripide, la donna che sacrifica i propri figli alla sua dignità di regina barbarica, alla Signora dalle camelie, in cui sarà tentata una moderna interpretazione del romanticismo, a Cavalleria rusticana e La lupa di Verga, classici del verismo italiano, cui lontanamente si riallaccia — a parte certe contingenze moralistiche e sociali —,  il moderno movimento del neorealismo. È certo che dall’incontro Visconti-Magnani, per la diversità dei temperamenti, che tuttavia si incontrano nella loro singolarità, può scaturire qualcosa di importante, certamente di inedito per il nostro teatro.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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