“So più io di Anita in pochi mesi che Garibaldi in sette anni di matrimonio”

San Marino, aprile 1951. Quasi alla fine della lavorazione, molto ancora non si può dire di Camicie rosse.

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Anita (Anna Magnani) e Garibaldi (Raf Vallone), Camicie rosse (1951)
Anita (Anna Magnani) e Garibaldi (Raf Vallone), Camicie rosse (1951)

San Marino, aprile 1951

Quasi alla fine della lavorazione, molto ancora non si può dire di Camicie rosse. Ma a chi capiti di trovarsi sul set, vien subito fatto notare un senso di attento raccoglimento che ha quasi del religioso: così la voce calma del regista, così la pronta sollecitudine degli attori, così il muoversi rapido e silenzioso di tutti i tecnici.

Da parte del pubblico un sempre maggiore interesse si è andato via via polarizzando intorno a questa ultima fatica di Alessandrini: prima, indiscutibile ragione, la novità del soggetto che — lunghi dal mostrarci Garibaldi splendente di gloria — ce lo offre spoglio di retorica, angosciato, umanissimo. Così lo vedremo, uomo fra uomini, dall’attimo in cui sottrae i volontari all’umiliazione della resa nella città di Roma, fino alla tragica notte nella pineta di Ravenna. Ma non è tanto l’episodio storico che si è mirato a ricostruire, quanto la figura di Anita in funzione di esso: in altri termini il nucleo drammatico dell’azione è rappresentato dalla prova suprema di amore e di dedizione che l’Eroe riceve dalla sua donna.

Ci dice testualmente Goffredo Alessandrini:

«Da parte di Anna Magnani, più che l’impegno di ricreare attraverso il tempo un personaggio storico — com’è stato fatto in passato per Marie Curie, Florence Nightingale e via dicendo — nasce la necessità di riportare alla superficie tutta quella gamma di stati d’animo e di reazioni che furono propri di Anita e che si estrinsecarono nel continuo eroico sacrificio di se stessa».

È chiaro che solo una grande attrice poteva accingersi ad un compito così arduo. Ma Anna Magnani ha fatto di più: definita e approvata la sceneggiatura, lei stessa volle rivederla insieme all’autrice Suso Cecchi d’Amico, documentandosi fra l’altro, con memorie e biografie, sul personaggio che avrebbe portato sullo schermo. Diceva ridendo allora: “So più io di Anita in pochi mesi che Garibaldi in sette anni di matrimonio”. Ma agli amici confessava che, nonostante tutto, aveva paura di quel personaggio ed uno strano senso di pudore che non aveva mai provato fino allora.

Un film d’impegno, dicevamo, Camicie rosse e non solo per il suo soggetto: intorno ad esso vi è tutta una cornice di tecnici e di artisti che ce lo fanno giudicare una delle opere di maggior richiamo della prossima stagione.

Stanziati 220 milioni per l’intera lavorazione, che comprende fra l’altro un notevole gruppo di esterni a San Marino, 5 milioni furono assorbiti da spese postali e telefoniche. Per quanto esagerata possa sembrare questa cifra, essa ha tuttavia ragione d’essere: prima e non ultima, la necessità di tenersi in contatto con Parigi per assicurarsi la partecipazione di due noti attori francesi. vedremo infatti Michel Auclair nelle vesti del maggiore Leggero, fedele e impetuoso compagno di Garibaldi, e Serge Reggiani in quelle del traditore Carini: due personaggi che si ritrovano più volte nelle memorie dell’Eroe e che insieme a quello leggendario di Ciceruacchio (impersonato da Carlo Ninchi), costituiscono il trait d’union fra realtà storica ed invenzione “romantica”.
Se si pensa poi che, per le scene di massa, sono state ingaggiate gente comparse da ricoprire ventimila presenze, non fa meraviglia che per i costumi, le divise e l’armamento siano stati già spesi oltre 30 milioni. Un particolare curioso: sempre per l’esercito di Garibaldi sono stati noleggiati tremila fucili, duemila sciabole e venticinque cannoni — quanti ne occorrerebbe in realtà per occupare l’intera Repubblica di San Marino!

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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