La battaglia per la Magnani è cominciata

Spentasi l’eco del boato di Vulcano, Anna Magnani credeva di poter affrontare un nuovo film, non diciamo silenziosamente ma almeno serenamente

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Anna Magnani e Raf Vallone
Raf Vallone consegna un bel mazzo di rose alla sua partner in Camicie Rosse

Roma, dicembre 1950

Spentasi l’eco del boato di Vulcano, Anna Magnani credeva di poter affrontare un nuovo film, non diciamo silenziosamente — giacché ogni suo impresa è sempre circondata dalla curiosità di chi vive intorno al cinema e per il cinema — ma almeno serenamente. Sono quattro mesi che si parla di Anita Garibaldi e di Camicie rosse: quattro mesi di passione, di incertezze, di dubbi, di timori, di conferme e di smentite; comunque, quattro mesi di lungo e faticoso lavoro per la prima attrice, per i produttori, per gli sceneggiatori. Ed ecco che, alla vigilia del primo giro di manovella, l’attrice stanca, contesa tra la sceneggiatrice Suso Cecchi, l’organizzatore Domenico Forges Davanzati, il produttore Giovagnoli, il regista Alessandrini, i giornalisti, i fotografi e i maestri di equitazione, un bel giorno apre un giornale e legge una grossa quantità di pettegolezzi, di bugie, di malignità e di gratuite indiscrezioni sul suo conto. In un giornale torinese, insomma, colei che gli inglesi chiamano « la prima signora dello schermo italiano » viene definita « avida quarantenne, piena di capricci e di milioni, tutta occupata a contare i suoi soldi e le sue rughe ». La Magnani allibisce e poi domanda agli amici che le stanno attorno: « Ma cosa ho fatto per meritare tutto questo? ». Non ha fatto nulla; qualcuno, però, le spiega che un giorno la segretaria ha fatto sapere all’autore di quell’articolo, che « la signora Magnani, essendo stanca, non poteva ricevere i giornalisti ». Tutto qui? Tutto.

A parte il fatto che un’attrice può permettersi la libertà di non ricevere, specialmente se si sente stanca, la reazione del nostro collega sembra esagerata. Anna Magnani fa un cicchetto alla segretaria, la segretaria va a trovare il giornalista per chiedergli spiegazioni, i produttori scrivono una lettera al direttore del giornale torinese, non tanto per difendere la loro serietà — elegantemente presa in giro fra le righe del servizio — ma soprattutto per il buon nome di un’industria e di colei che ritengono la più rappresentativa attrice del cinema italiano. La segretaria della signora Magnani — che conosce il giornalista — va a trovarlo per chiedergli la ragione di quel attacco; ma non riesce a parlare con l’autore dell’articolo, giacché al suo posto le si presenta un altro signore che giura di poter documentare la sua falsa identità. La segretaria mangia la foglia, sta per piangere dalla rabbia, ma se ne torna sui suoi passi, decisa a non più rivolgere la parola a un rappresentante della stampa, fosse pure Scarfoglio, miracolosamente tornato in vita.

Intanto, mentre sta per iniziare la lavorazione del film — che, secondo le ultime notizie, si chiamerà Anita mia! — e non più Camicie rosse — altri giornalisti, che hanno letto il violento e sorprendente attacco del giornale torinese, scendono in campo, la penna in pugno, per difendere il buon nome e il diritto alla libertà di Nannarella nostra. In breve, a Roma si trascura che c’è una guerra nel Pacifico, si dà fuoco alle polveri e la guerra per la difesa di Anna Magnani incomincia. Al momento in cui scriviamo, già tre o quattro giornali si sono schierati dalla parte di lei, mentre il collega del giornale torinese è solo: solo coi suoi piccoli rimorsi, ma non privo di iniziativa e di cartucce. Se dobbiamo credere al buon senso che di solito distingue la stampa italiana, c’è da supporre che il nostro collega rinunzierà alla lotta — non per viltà ma per cavalleria — e finirà con lo schierarsi anche lui al fianco di Anna Magnani.

Mentre ferve la battaglia cartacea, l’esercito di Garibaldi, guidato da Goffredo Alessandrini, ha lasciato Roma e marcia verso la Romagna per sfuggire alle insidie del nemico. Dopo quattro mesi di preparazione, di dubbi, di incertezze, di timori, di prove e di controprove, la macchina di Anita mia! s’è messa in moto. Per la prima volta nella loro carriera — escludendo una breve apparizione, quasi un cameo, in Cavalleria del 1936 — Anna Magnani e Goffredo Alessandrini, già uniti in matrimonio e in procinto di divorziare, lavorano insieme in un film. Come si sia giunti a questo accoppiamento, solo Alberto Giovagnoni e Domenico Forges Davanzati lo sanno. Qualcuno dubitava che regista e attrice accettassero una proposta del genere; ma si trattava soltanto di un’offerta di lavoro; e siccome ad Anna Magnani piaceva molto il ruolo di Anita e Alessandrini non vedeva l’ora di manovrare grandi masse in campo aperto, la combinazione cinematografica fu conclusa senza troppe difficoltà.

Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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