Decadenza di Anna Magnani

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Anna Magnani nel film Molti soldi per le strade (1948)

Novembre 1948

Continuo a ricevere lettere a favore e contro il realismo: c’è chi mi scrive che il cinema deve gettarsi fra le braccia delle storie immaginose, c’è chi è stufo di vedersi narrare dei fatti inventati di sana pianta. Ma fra chi la vuole cotta e chi la vuole cruda, io credo che ci sia, soprattutto, un malinteso.
I lettori che si scherano contro il realismo dicono: basta con tante copie conformi a Roma città aperta, basta con queste storie intrise di politica, di “signorine”, di mercato nero, di tedeschi e di alleati. E concludono: finiamola col realismo.
D’accordo sul basta: ma la politica, le “signorine”, il mercato nero non sono affatto il realismo. Sono, tutt’al più, un aspetto infinitesimale del realismo cinematografico a modo nostro. È sempre la stessa tiritera fritta e rifritta in mille maniere, ma con l’identico sapore e colore. L’errore di questa interminabile serie di films italiani è appunto quello di credere che “il genere” sia commerciabile, che interessi al pubblico, soltanto perché i primi films con quel carattere hanno riscosso un “certo” successo e non più. E questo genere lo hanno chiamato “realismo”.
Si può tuttavia amare il genere realistico ed esser stufi dei films italiani ambientati nel “clima corrotto del dopoguerra”, con tutte le inzeppature retoriche che ne conseguono. ne volete un esempio? Avete visto, di recente, questi films americani: Chiamate Nord 777, La storia del dottor Wassel, Il massacro di Forte Apache? Ebbene fatevi un esame di coscienza e pensate se vi son piaciuti. Certamente sì: sono tre cose robuste, interessanti. C’è di più: non soltanto son vere le storie, di questi come di altri moltissimi films americani moderni, ma il modo come vengono presentate, lo stile della regia, la scelta dei personaggi, gli ambienti, la recitazione, tutto dà un senso di vita vissuta che non può dispiacere. Eppure sono tre “generi” diversi: uno piuttosto giallo, un altro a tinte avventurose, il terzo eroico ed un tantino romantico.
Niente politica, niente signorine, niente mercato nero.
Questo i nostri produttori ed i nostri registi non sembra l’intendano affatto. E non solo usano sempre i medesimi ingredienti, l’identico pasticciato di imbrogli, di prostituzione, di delinquenza occasionale, ma ora prendono un’altra cattiva piega: quella di far parlare, per tutto il film, un determinato dialetto agli interpreti. Nei films della Magnani la maggior parte degli interpreti, anche secondari, parlano il dialetto romano; idem nei films di Fabrizi; lo stesso dialetto è usato nel film Sotto il sole di Roma ed altrettanto accade nella recente produzione di De Sica Ladri di biciclette; e in molti altri films il dialetto napoletano è sparpagliato qua e là alla rinfusa, soltanto perché il pubblico ride ascoltando Eduardo o Peppino De Filippo, Nino Taranto, o il principe Totò. Ma i dialetti son sempre quelli: o romano o napoletano. E gli italiani sono divisi in queste due sole provincie.
E perché i dialetti son sempre gli stessi? Perché si sono affermati come quelli che riscuotono la simpatia del pubblico. La Magnani, (ma Petrolini prima di lei) col suo “romanaccio”, ha fatto ridere i milanesi, i sardi, i veneti, i napoletani, i genovesi: De Filippo, ed altri prima di lui, ha imposto il dialetto napoletano sui palcoscenici di tutta Italia. Tutto ciò è vero, ma è pericoloso, perché il pubblico, con questo abuso di “ma va a morì am…” o “dicitencello” a “sta cumpagna vista”, finirà col seccarsi e fischiare rumorosamente.
Ed è questa, non ultima, una delle cause di decadenza di Anna Magnani, che è, i fatti lo dimostrano, in fase calante. Con L’onorevole Angelina, Anna è arrivata al culmine della sua carriera: lo avevamo già scritto allora, alla prima visione del film. Ed il perché è logico, come poche cose nella vita.
Tutti sappiamo che l’ex marito della Magnani, il regista Goffredo Alessandrini, giudicò Anna non adatta per il cinema. E, anche se dirlo oggi può sembrare grottesco, aveva ragione. Infatti la Magnani, attrice intelligente ed emotiva, è riuscita, attraverso anni di esperienza e di lavoro, a crearsi “un tipo”: quello di Roma città aperta, di Abbasso la ricchezza! e di L’onorevole Angelina. Ma il tipo ch’ella ha creato è “uno”; sempre quello, fedele a se stesso.
Nelle varie interpretazioni ch’ella ci ha offerto di questo tipo, ha detto tutto ciò che poteva. Ormai comincia ripetersi: certo atteggiamenti del volto, certi gesti, certo toni di voce li abbiamo già visti e sentiti altre volte e ci siamo abituati al punto che non ci commuovono né ci divertono. È una prova Molti sogni per le strade in cui Anna Magnani “magnaneggia” a tutto spiano, quasi imitando se stessa, quella dei maggiori successi. Ma riesce sempre una copia, l’ombra di quella che fu per tutti una rivelazione: non perché sia meno brava di un tempo. Ma perché ciò che impressiona la prima volta, la seconda o terza lascia indifferenti. Ed in quell’ultimo film, la Magnani è superata da Girotti, assai più umano e meno “macchietta” di lei, anche se l’esser costretto a parlare il dialetto romanesco è d’impaccio alla recitazione di questo giovane attore.
Ma c’è di più: nel film Amore, Anna Magnani cadde negli stessi errori, specialmente durante l’interminabile telefonata (si racconta che alla fine di essa, la voce dall’altro lato dell’apparecchio avverte: “Guardi signora, ch’ella ha sbagliato numero!”, ma è una barzelletta, naturalmente) che dovrebbe rivelarci una nuova Magnani, scevra di atteggiamenti dialettali, umana, sincera e drammatica: invece è sempre lei, col suo tipo, che cerca di parlar “pulito” e di metter da parte il mestiere, ottimo per il palcoscenico, negativo per il cinema. Quello che diceva di lei Goffredo Alessandrini.
Oggi Anna Magnani se ne infischia, ha un sacco di soldi ed è, in questo senso, arrivata: d’accordo. E per questo Alessandrini aveva torto a sconsigliare di tentare il cinematografo. Ma la fortuna non arriva sempre al galoppo o al trotto, come al Totip o al Totocalcio. Qualche volta arriva anche col lavoro: ed è sempre meritata.

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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