A Castel Capuano si gira Assunta Spina

Antonio Centa e Anna Magnani in Assunta Spina, regia di Mario Mattoli
Antonio Centa e Anna Magnani in Assunta Spina, regia di Mario Mattoli

Napoli, ottobre 1947

In un angolo della 1 corte di Appello a Castel Capuano v’è un tavolo di legno grezzo con una sedia ed un paio di scanni attorno, alla parete pende un cartello con la scritta “Diodato Sgueglia ufficiale giudiziario”. Diodato Sgueglia vi si trova ad intervalli, ha un paio di baffoni corvini che gli fasciano mezzo viso e l’indolente e indifferente contegno di chi, a contatto per mestiere con l’umanità, ne conosce tutte le più intime debolezze. Il suo viso non è poi ignoto a buona parte dei napoletani, perché appartiene a Giovanni Amato, uno dei più efficaci attori della compagnia De Filippo, quello che recitò la parte del portiere in Questi fantasmi. Come si sa, nella gran sala della 1 Corte di Appello del Tribunale di Napoli si stanno girando alcune scene del film Assunta Spina ed il tavolo riservato a Don Diodato, l’impaziente ufficiale giudiziario del lavoro di Di Gacomo, è, in un certo modo, il punto di riunione di tutti quelli che partecipano all’azione, dal regista Mattoli ad Anna Magnani, da Eduardo a Titina De Filippo ad Antonio Centa e a buona parte degli attori della compagnia teatrale De Filippo tra cui i due Pisani, il Furia, e molti altri.
Intorno a quel tavolo, dunque, gli attori si danno consiglio, Mattoli elargisce i suoi sorrisi concilianti, Anna Magnani i suoi rabbuffi, quando le cose con vanno come lei desidera. In un vestito d’epoca, di un colore che va al marrone, stretto alla vita, Anna Magnani, l’ultima Assunta Spina del cinema, in parrucca, è sempre attenta con lo sguardo dritto e senza sottintesi, le sue improvvise risate, le sue inattese imbronciature. Quest’attrice, piena di personalità, dà l’impressione di sapere d’esser stata, non è molto, sia in America che in Europa, considerata come la più grande attrice cinematografica del tempo, ma della grande attrice non ha smarrito la più notevole e la più difficile qualità: una certa perplessità dinanzi al personaggio che deve interpretare, una continua ricerca di dare ad esso una particolare fisionomia, adatta al gusto dei tempi. “Dopo che il mondo ha subito tanti disastri — essa dice — dopo che intere famiglie sono state travolte dai malanni della guerra, anche le nostre tragedie sono andate in un certo modo sbiadendosi. L’Assunta Spina che vorrei creare deve, quando si costituisce alla giustizia per salvare Boccadifuoco, non sentirsi indirettamente colpevole dell’assassinio di Funelli, ma, in un certo modo, colpita essa stessa dal destino, per quanto è avvenuto”. Mentre parla si toglie lentamente parrucca e gli arruffati e corti capelli le si impennano dispettosamente sul capo, come ai tempi di Roma città aperta, la pronuncia che fino ad allora è stata volutamente ed apertamente napoletana (quasi tutto il film è girato in dialetto) riprende l’accento romanesco. La Magnani sembra non esser più perplessa, riacquista lo sguardo diritto e la risata aperta. Intanto intorno si girano le ultime scene a Castel Capuano. Oramai molti esterni sono terminati. Una processione in onore di S. Gennaro, intercalata nel lavoro cinematografico dalla sceneggiatura di Eduardo De Filippo, che recita la parte di Michele Boccadifuoco, sembra esser riuscita oltremodo efficace. Tanto che una popolana, mentre al statua del santo le passava accanto, volle offrire un suo obolo di dieci lire ed a chi le andava dicendo che la processione era una semplice finzione cinematografica spiegò: “Nun fa niente, ce’ ddongo o stesso, issa sape chelle ca fa”.

Paolo Palomba

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Autore: tributetoannamagnani

"Tribute to Anna Magnani" è un progetto ideato e realizzato per rendere omaggio ad Anna Magnani, a scopo didattico e senza fini commerciali. For Study Purposes Only.

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